Cronache

Quella fretta del diavolo

Certo che, oh: qui ogni giorno ce n’è una (e certi giorni anche due o tre).

Le unioni sodomite non sono ancora legge (perché per quanto se ne dia già per scontata l’approvazione, fino a prova contraria NON sono ancora legge) e già si parla di un ddl “adozione per tutti” da proporre per settimana prossima.

Ma tutta ‘sta fretta?
Qui prodest?
Vendola a parte, intendo.

Nemmeno ci fosse una scadenza dettata da chissà chi.

No perché nel caso non lo si fosse notato, ce ne sono anche altri di problemini, eh.

Tipo giusto qualche milionata di profughi che stanno pressando sui confini d’europa, ad esempio, oppure quella manciata di nazioni dell’eurozona (quelle scrause, beninteso) sull’orlo di una crisi di nervi (ribaltoni in Irlanda, golpe in Portogallo, guerra civile in Grecia).

O ancora la situazione economico-finanziaria internazionale destinata ad una prossima, devastante, deflagrazione.

Poi ci sarebbe anche la questioncina turco-siriana, volendo, con un clima da guerra fredda che manco nei ruggenti anni ’60 e/o nei favolosi anni ’80, e gli ultimi atomici acquisti degli sceicchi sauditi: una vera bomba.

E in Amerika pare che in corsa per la presidenza ci siano seriamente Trump e la Clinton; e c’è poco da stare allegri.

Ce lo vedete il primo a trattare delicate questioni di diplomazia internazionale?

E riguardo la seconda che dire: non è che l’anticristo è femmina?

Per fortuna che per distrarsi un po’ ci sono gli Oscar.

Quest’anno il premio per il miglior film è stato assegnato ad una pellicola con un cast ultraterreno che parla, guarda caso, della pedofilia nella Chiesa. E guarda caso proprio in questi giorni è stato interrogato su questo argomento il cardinale Pell che (guarda caso) è lo stesso della lettera “complottosa” al Papa durante il sinodo conclusosi da nemmeno quattro mesi.

Ma si sa che lo scandalo dei “preti pedofili” è come il nero: va su tutto ed è sempre di moda (anche se è tutta roba di trenta e passa anni fa).

Epperò il partito pedofilo belga, quello va bene, eh? E sulle proposte scandinave di legalizzare necrofilia ed incesto, niente da dire, vero?

Tutto normale.

Vabbé: l’importante è che Di Caprio abbia finalmente vinto ‘sta benedetta statuetta, così almeno la smette di piagnucolare e torna a fare film decenti.

Ah, e comunque, giusto per tornare alla questione iniziale: tutta ‘sta fretta di mandare il mondo a rotoli, sia chiaro, è perché colui il quale ne è il principe (e vero occulto mandante di quell’oligarchia contemporanea che manipola le masse) ormai ha il fiato corto, e quindi schiaccia sull’acceleratore.

Perché il suo tempo sta per scadere.

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Cronache

È guerra

Allora: non stiamo a prenderci in giro, il tempo del dibattimento è finito, il dialogo non è mai stato un’opzione, è rimasto ormai solo lo scontro.

E lo scontro a muso duro è già in atto, lo stiamo consumando.

Però tranquilli ragazzi: sono alla frutta. Anzi: oltre.

Poiché anche se faticoso e paradossale, il bello di dover spiegare l’ovvio, di dover difendere la Verità, è che poi arriva il momento in cui la macchina schiacciasassi dell’ideologia si spatàscia sul muro della realtà.

Ed il segnale che quel momento è giunto è l’isteria di massa.

È l’ora che stiamo vivendo: ci sono tutti i sintomi. Gli schemi della propaganda stanno saltando come miccette: dalla “figura contenitiva” al “concetto antropologico”, dalle reclàme con brugole, biciclette e cinture di sicurezza alla martellante frenesia con cui stanno inflazionando il palcoscenico mediatico. Una sconnessa serie di deliranti autogol.

Tutto secondo copione: finiti gli argomenti (se mai ne hanno avuti) ora passeranno alla violenza, ma a quel punto, seppur apparentemente vincenti, avranno già perso.

D’altronde gli schieramenti sono scesi sul campo: il loglio si sta separando da solo dal buon grano, semplicemente emarginandolo.

Coloro che si ostineranno a non prendere posizione verranno rigurgitati, quindi non si perda tempo ad occuparsi di loro.

Abbiamo dato la nostra bella testimonianza, i porci hanno ricevuto fin troppe perle, ora cominceranno a rivoltarcisi contro. Ma niente paura: la grande bugia contemporanea ha le gambe troppo corte per continuare ad avanzare, si trascina esausta su moncherini ormai consumati.

Attenzione, però: ciò non significa che la battaglia legale sarà sicuramente vinta.

Anzi, siccome quella si gioca sul terreno colluso della politica, gli sciacalli faranno i loro giochi sporchi fino alla fine e c’è una seria probabilità che la menzogna verrà normatizzata.

Non sarà però che una vittoria apparente.

Certo la violenza dilagherà (già siamo ai cori da stadio ed agli oscuramenti telematici, prepariamoci ad una ritorsione di stampo persecutorio), e ci saranno vittime innocenti, purtroppo. Ma il tempo del nemico sta davvero per scadere, ecco perché si accanisce con maggior virulenza.

Perciò restiamo saldi nell’orazione e perseveranti nella testimonianza. Ostinatamente resilienti nella serena consapevolezza: che per quante battaglie sembrerà che perderemo, la guerra è già vinta.

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Cronache

Io ci sarò

Lo confesso: non ho un temperamento molto incline all’attivismo. Mi ritengo più un contemplativo. Perciò difficilmente mi lascio mobilitare, anche per le cause giuste preferisco stare in casa a dire un Rosario piuttosto che scendere in piazza.

Mia moglie direbbe che preferisco stare in casa: punto.

Ok, va bene: sul divano, preferisco stare sul divano. D’altronde sono un uomo.

Però stavolta non ho proprio potuto declinare: questo appuntamento è troppo importante. Per cui ho deciso di aderire all’iniziativa, anche solo per il gusto di poter poi dire: “Io c’ero”.

Poiché nonostante la scettica riluttanza di alcuni benpensanti, il momento è pregnante: forse sintetico di un declino cominciato da lontano, a cui occorre oggi opporsi in extrema ratio a muso duro, per evitare il definitivo tracollo di una deriva ormai apparentemente senza più limite.

Perciò perfino io, esemplare emerito per capacità simbiotica col divano, mi sono lasciato scalzare dall’urgenza e parteciperò, fisicamente, alla mobilitazione.

Insieme a tanti altri, peraltro, tutti uniti come piccoli mattoni di una diga, nel tentativo di arginare quell’ideologia mefistofelica dilagante e tanto avversaria dell’umano, la quale dietro la menzogna di una “demografia pianificata” è in realtà tesa più che all’affermazione di una “teoria dei generi”, all’estinzione di entrambi, quegli unici due sessi in cui Dio creò l’uomo.

Che attraverso la promozione inculcata e globale di una “cultura della morte” già ramificata nell’anticoncepimento, nell’omicidio prenatale e nel suicidio assistito ora tenta di aprirsi la strada verso la dissoluzione di una famiglia naturale primigenio alveo di fertilità, contrastando la realtà del binomio uomo-donna con la falsa quanto contraddittoria propaganda del “matrimonio” costituzionalmente sterile.

Ecco perché il sottoscritto ci sarà.

In quel Circo Massimo capitolino, un sabato di fine gennaio, con la sua dolce metà (e con un paio di milioni di altri amici) a ribadire l’ovvio: che l’unica unione degna di riconoscimento è quella tra un uomo ed una donna, giacché la specie umana è sessuata e la sua genitalità è finalizzata alla procreazione. Innegabile evidenza naturale, questa, persino per l’onesto non credente, il quale, a rigor di logica, non può non attribuire la specificazione della sessualità all’evoluzione dell’uomo, e che conseguentemente ritiene che ogni vizio di tale legge costituisca aberrazione e vada deprecata poiché estintiva per la specie.

Ciò ancor più per il credente, il quale attribuisce la medesima specificazione alla volontà creativa di Dio, e che concordemente ritiene che ogni perversione di questa originalità costituisca peccato e vada aborrita poiché, oltre che essere contraria alla vita, è svilente per il corpo e mortifera per l’anima.

Tale è l’importanza d’esser presenti quel giorno: perché mercificare la persona umana (così come negarne le radici) è un delitto, tanto più esecrabile quando questa persona non è in grado di difendersi.

Ed in piazza ci sarà con le moltitudini anche una testimone d’eccezione, che eretta ed indefessa alla fine prevarrà sulla falsità ideologica che la contrasta: la realtà.

Quella realtà che afferma il diritto di ogni figlio a crescere con un padre ed una madre, e preferibilmente con coloro che lo hanno procreato secondo natura.

Quella natura che se oggi sembra sopraffatta, domani si manifesterà con ancor più evidenza: quando anche il sedicente “variosessuato” si troverà nella cogenza di uno stato di salute precario, il quale l’obbligherà a sottoporsi all’esame di quella medicina che per prestargli cura dovrà conoscerne il sesso, quello originario. Allora solo una sarà la sua risposta: o maschio o femmina, con buona pace di tutti gli altri chimerici neologismi.

Poiché ecco che al di là di ogni superfluo dibattimento, a confutare la “teoria del genere” si staglia evidente e poderosa la piccola realtà dell’ombelico, muto ed incontestabile testimone di un fatto: che siamo tutti nati da una donna, con il concorso di colpa di un uomo.

Per questo ritengo fondamentale esserci: personalmente. Perché anche se non servirà allo scopo, e l’iniquità dovesse in ogni caso prevalere, potrò dire di non aver ceduto ad una più comoda omissione, ma di aver dato testimonianza alla Verità.

Per questo sarò presente. Perché se un domani dovessi trovarmi davanti ad una delle vittime di questa proposta di legge luciferina (uno di quegli innocenti nei quali il Dio in cui professo di credere e che prego, maggiormente s’identifica) ed essa guardandomi negli occhi mi domandasse: “E tu dov’eri, il giorno in cui ratificavano tale inaudita violenza?”.

Non voglio dover abbassare lo sguardo e rispondere: “Ero sul divano”.

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