Cronache

Ultimatum

“Il tempo della collera divina è arrivato (…) se la faccia della terra non cambia, Dio si vendicherà contro il popolo ingrato e schiavo del demonio: il mio Figlio sta per manifestare la sua potenza”

La Salette, 19 settembre 1846

È dieci giorni che tento di scrivere questo pezzo, che inizialmente voleva essere quell’approfondimento promesso nell’ultimo articolo sulle grandi apparizioni degli anni ottanta, ma poi, facendo ricerche tra i libri ed i files raccolti negli ultimi anni su questi argomenti, mi sono ritrovato tra le mani tanto di quel materiale che solo il pensiero di metterlo un po’ a posto mi ha fatto salire lo sbattimento e mi sono dovuto subito saccàre sul divano un attimino (giusto quei cinque/sei giorni).

E la cosa incredibile è che tutte ‘ste profezie di santi, visioni di beati, segreti svelati e messaggi della Madre di Dio dati nelle innumerevoli sue apparizioni dell’ultimo secolo, sono tutte legate tra loro, tutte concordi nel richiamare a Dio un’umanità sbandata e ribelle, nell’ammonire (anche piuttosto severamente) una Chiesa che ha perso la bussola del mandato divino affidatole e si è mischiata troppo col secolo perverso.

In particolare, quasi tutte le apparizioni mariane del secolo scorso si rifanno direttamente (con richiami espliciti) o indirettamente (per consonanza di contenuti) alle apparizioni di Fatima, sviluppandone il tema centrale (la riconversione a Dio del mondo per evitarne l’incombente catastrofe) in un canovaccio che si snoda in evidente sincronia con la storia di cui la generazione a cui appartengo è purtroppo testimone.

Ad esempio, come all’inizio delle apparizioni in portogallo fu San Michele Arcangelo ad introdurre la Vergine consegnando ai veggenti una preghiera di riparazione per le offese al Santissimo Sacramento, anche ad Itapiranga il Principe delle Milizie Celesti ha riassunto in un messaggio le ragioni dell’urgenza dei richiami della Madre Celeste all’umanità: “Vengo dal Cielo per ordine di Gesù e di Maria. I peccati del mondo stanno traboccando dalla coppa della giustizia Divina, l’umanità si sta lasciando corrompere dalle illusioni che il demonio gli offre, per portare un numero più grande di anime nell’abisso della perdizione eterna. Gesù ha mandato la sua Santissima Madre in tanti luoghi del mondo, ma gli uomini rimangono sordi, loro desiderano solo ascoltare i rumori del mondo, ma non la voce della Santissima Vergine che acclama, che piange e che invita insistentemente ad una vita più santa. Parla all’umanità, dì loro di pregare e fare atti di riparazione per i loro innumerevoli peccati, affinchè possano ottenere da Dio il perdono, e la misericordia. Molti ministri di Dio colpiscono gravemente il Signore, con delle loro irriverenze e per la loro mancanza di fede, tanti non credono più nella presenza del Signore nella Santissima Eucaristia, e conducono migliaia di anime sulla via che porta alla perdizione. La Santissima Vergine chiede dai ministri di Dio, e da tutti i fedeli, la fede, l’adorazione, l’amore e il rispetto per suo Figlio Divino, il Signore del Cielo e della terra” (5 agosto 2016).

Contenuti che riprendono gli ammonimenti già dati dalla Santissima Vergine, ben prima di Fatima, a Rue du Bac e a La Salette, e ripresi con forza anche dopo a Tre Fontane, dove già fin dalla primissima apparizione del 12 aprile 1947 la Madonna ammoniva: “Ora è che volge il tempo della fine d’ogni cosa del mondo, la Parola di Colui che fece ogni cosa è verace. Preparate i vostri cuori, accostatevi con più fervore al Sacramento Vivente tra voi, l’Eucaristia, che sarà un giorno dissacrata e non più creduta la presenza reale di mio Figlio, “La Chiesa tutta subirà una tremenda prova, per pulire il carname che si è infiltrato tra i ministri, specie fra gli Ordini della povertà: prova morale e prova spirituale”, “Vi saranno giorni di dolori e lutti. Dalla parte d’oriente un popolo forte, ma lontano da Dio, sferrerà un attacco tremendo e spezzerà le cose più sacre, quando gli sarà dato di farlo”, “L’ira di satana non è più mantenuta: lo Spirito di Dio si ritira dalla terra, la Chiesa sarà lasciata vedova, sarà lasciata in balia del mondo”.

Tema, questo, che come si vede, nel segreto in tre parti rivelato a Lucia, Giacinta e Francesco, ha trovato la sua drammatica esplicitazione, ma che successivamente, mano a mano che il rotolo della storia contemporanea si stava svolgendo, è stato più volte ripreso e dettagliato, con messaggi sempre più particolareggiati, profezie già avveratesi e da avversarsi, ed ulteriori segreti sul futuro del mondo dati in altre apparizioni.

A Kibeho, nel comunicare coi veggenti, Maria usò come a Fatima la modalità della “visione” delle realtà future, spiegandole poi con messaggi che ricalcano gli avvertimenti dati in altri luoghi sempre nei medesimi anni: “Io mi rivelo dove voglio, quando voglio e a chi voglio. Io non vengo soltanto per Kibeho, ma per il mondo intero”, “Sono venuta per preparare la strada a mio Figlio per il vostro bene e voi non volete capire: il tempo rimasto è poco e voi siete distratti”, “Il mondo è sull’orlo di una catastrofe” (1982).

Come si vede, il tono ricorda molto quello dei messaggi di Civitavecchia.

La modalità fatimìta dei segreti profetici, invece (dopo essere stata inaugurata a La Salette), viene ripresa alla grande proprio negli anni ottanta, dove a Medjugorje, già nel 1982, una delle veggenti venne fatta depositaria di dieci avvenimenti riguardanti il futuro della Chiesa (i primi due), un segno prodigioso (il terzo) e sette presunti castighi per il mondo.

Ad El Cajas, proprio come in Portogallo, la Madonna ha consegnato alla veggente un segreto diviso in tre parti, sul contenuto del quale ella avrebbe avuto il permesso di rivelare che si tratta di «brutte cose che stanno per accadere nel mondo» e per le quali «quella che viene chiesta è la conversione» poiché “Dipende da voi se il castigo sarà forte quanto lo è il dolore che mio Figlio prova, o che invece venga placato con la preghiera”.

In queste apparizioni equadoregne la Madonna definisce se stessa come “Guardiana della Fede” e mette in guardia dal maligno che: “Vuole distruggere la Chiesa, ma i suoi tentativi saranno vani se vi convertirete. Pregate il Rosario, che è uno scudo contro il male. Usate lo scapolare, che vi proteggerà. Ponete il Sacro Cuore di Gesù nelle vostre case perché esso vi manterrà uniti e in pace. Fate penitenza e digiunate, e con la preghiera raggiungerete il Cuore di mio Figlio. Andate a Messa e visitate il Santissimo Sacramento”, aggiungendo, “Pregate molto per i sacerdoti perché satana sta penetrando in profondità nella Santa Chiesa”, e che “L’umanità deve pregare e sacrificarsi in riparazione dei peccati del mondo. Vengono sul mondo giorni di tribolazione tanto grande come non se ne sono mai conosciuti dall’inizio dei tempi”.

Medesimo tenore hanno i messaggi dati nelle apparizioni di Maria Santissima a San Nicolàs, in Argentina, dove, sempre nell’arco degli anni ottanta, la Madre di Dio ancora una volta viene a richiamare la Chiesa ed il mondo dal pericolo degli assalti del maligno, in piena concordanza con quel periodo di “libertà d’azione” concessogli a causa del pervicace allontanamento dell’umanità da Dio.

Battaglia del demonio alla Sposa di Cristo di cui Maria, come Madre e Maestra, si prende instancabilmente cura, denunciando di come tali attacchi: “Colpiscono ripetutamente il mio Cuore. È questo che sento ogni volta che viene offeso Gesù Cristo. Il nemico mi sta sfidando senza pietà: sta tentando apertamente i miei figli. È un combattimento fra la Luce e le tenebre, una costante persecuzione alla mia cara Chiesa. Dio dà la libertà e non impedisce a nessuno di fare le proprie scelte: purificarsi o vivere in continuo peccato, crescere in Cristo o annientarsi. Io dico ai miei figli: allontanatevi dalla notte oscura, presto spunterà l’Aurora; lasciatevi preparare in questo tempo da vostra Madre, mettete i vostri cuori in quest’Arca mandata da Gesù”.

Poiché anche qui il tema è il medesimo inaugurato a Fatima e proseguito con appelli dalle tinte più lievi (come a Medjugorje) o più drammatiche (come ad Anguera), ma sempre maternamente accorati: “Affrettatevi, perché la notte sta arrivando; sappiate approfittare del giorno” (1/12/1983), “Tutta l’umanità è contaminata, non sa che cosa vuole e questa è l’occasione buona per il maligno, ma non ne uscirà vittorioso. Gesù Cristo vincerà la grande battaglia, non bisogna lasciarsi cogliere di sorpresa, dovete stare all’erta” (27/12/1983), “Sono preoccupata per il mondo intero; ricordatevi che soltanto il Signore vi salverà” (30/12/1983), “In questo momento l’umanità è appesa a un filo. Se quel filo si rompe, molti non avranno salvezza. Per questo motivo chiamo alla riflessione. Affrettatevi, perché il tempo sta terminando. Non ci sarà posto per chi arriverà in ritardo” (8/1/1984), Le mie parole non sono di scoraggiamento né devono essere motivo di pena. Dovete essere convinti che il futuro sarà migliore del presente e attendere Gesù Cristo con tutto il vostro amore. Il Signore non delude i Suoi figli” (4/2/1984), “La terra tutta è in pericolo in mano agli uomini. Aprite gli occhi e vedrete che il perseguire chimere vi ha resi ciechi” (13/8/1984), “L’uomo può evitare oggi la sua caduta, ma si ostina, si chiude nei suoi vizi, si lascia trascinare, vive le chimere che gli offre satana e non vede che sono la sua perdizione” (3/1/1985), “Il maligno vuole attaccare la Chiesa, la sua muraglia è il mio manto protettivo. Il Signore mi pone come scudo, come guardiana, io vi difenderò figli miei” (5/2/1985), “Il principe del male oggi rovescia il suo veleno con tutte le forze, perché vede che sta terminando il suo triste regno: gli rimane poco, la sua fine è vicina” (7/3/1986), “Non rifiutate mai le Sacre Scritture, perché contengono la Parola di Dio: siano per voi il timone in questi tempi” (13/4/1986) [alla facciazza di quelli che: “non sappiamo cosa ha detto veramente Gesù, perché a quel tempo non c’erano registratori” n.d.a.], “Tenebre e smarrimento sono dappertutto, il male continua a diffondersi: è il maligno nella sua apparente vittoria” (23/7/1986), “Il maligno sta sì trionfando in questo tempo, ma è una vittoria che durerà poco. Il Signore gli sta dando tempo, lo stesso che dа all’uomo perché torni a Dio. È per questo che aumentano sempre più i vizi e le pazzie mondane” (11/10/1986), “La terra è abitata, ma sembra disabitata, un’oscurità molto grande la sovrasta. L’avvertimento di Dio è sul mondo! Non deve temere niente chi rimane nel Signore, deve temere chi nega ciò che proviene da Lui” (14/10/1986).

E per inciso: le apparizioni di San Nicolàs, così come quelle di Tre Fontane, Itapiranga, Kibeho, La Salette (ed ovviamente Rue du Bac e Fatima) hanno tutte avuto il riconoscimento della Chiesa, come minimo con l’imprimatur episcopale, ma ciò che più colpisce, in realtà, è il fatto che nonostante tutti questi interventi della Madre Celeste in terra si siano verificati in contesti, luoghi e tempi tanto differenti, abbiano un’estrema coincidenza di contenuto; una sorta di “ultimatum” divino che, seppur mediato dalla materna supplica di Maria, riverbera il monito evangelico del Cristo: «se non vi convertirete, perirete tutti» (Luca 13,3).

Ecco l’urgenza verace degli appelli della Madre di Dio, ella che si presentò piangente a La Salette per la sorte incombente sui suoi figli e che ancora oggi, come a Civitavecchia, ha lacrime di sangue per l’indifferenza con cui viene offeso il suo Divin Figlio; perché non c’è nulla da fare: tutte le circostanze materiali trovano la loro origine e causa in quelle spirituali, sicché la realtà devastata in cui oggi l’umanità si ritrova è null’altro che il consequenziale risultato di quell’annoso processo di demoralizzazione etica a sua volta degenere derivato di un’assidua inculturazione della morte che muove dall’aver scientemente rimosso il divino dall’orizzonte umano nella luciferina illusione di poterne prendere il posto.

È l’orgogliosa riproposizione di una Babele riletta in chiave moderna, tecnologica e globalizzata e quindi potenzialmente estintiva di un genere umano che ha perduto lo sguardo della trascendenza per finire appiattito su di un’immanenza senza sbocco e priva di ogni senso.

Ecco perché la Madre Celeste è così instancabile e ripetitiva nel richiamare i suoi figli ormai giunti sull’orlo dell’autodistruzione e, soprattutto, ad un passo dalla perdizione eterna, a rimettersi a fuoco su quelle realtà letteralmente essenziali, unica arma efficace per poter resistere e contrastare quel movente di natura spirituale che ha blandito l’animo umano nella ricaduta del peccato originale fino agli estremi limiti odierni, in cui tutte le circostanze, se osservate con un briciolo di realismo, assumono invero le tinte drammatiche dell’apocalisse.

Ecco le ragioni di quegli appelli imploranti della “Guardiana della Fede” verso la Sposa del suo Figlio che ha dimenticato la sua vocazione mistica, dismettendo quelle armi che sole, in questa battaglia escatologica contro le forze scatenate del principe di questo mondo, possono assicurarle quella vittoria già ottenuta dall’Agnello Immolato: la centralità dell’Eucaristia e la potenza miracolosa del Rosario.

È, quello della Madonna, un ripetuto ultimatum ad un ritorno esistenziale alla Verità incarnata del suo Figlio, unica Via per la Vita vera, in questo e nell’altro mondo, così come già richiamò nei messaggi di Tre Fontane, dove si presentò propriamente come la Vergine della Rivelazione: “Gli uomini di Dio, coloro che sono chiamati a salvare gli uomini, incontreranno degli impedimenti per compiere il loro dovere e non parleranno di Dio, di Gesù Cristo, né dello Spirito Santo. Non potranno parlare neppure di me, che sono vera Madre di Dio, vera Sposa di Dio, vera Figlia di Dio. Saranno impediti e non potranno parlare dei Sacramenti, né dei sacramentali. Coloro che parleranno di queste cose saranno martirizzati, moralmente e fisicamente, e diventeranno veri confessori di Gesù Cristo” (1 gennaio 1990), “Falsi profeti cercano con tutti i mezzi di avvelenare le anime, cambiando la dottrina di Gesù, mio amato Figlio, in dottrine sataniche, e toglieranno il Sacrificio della Croce che si ripete sugli altari del mondo” (31 dicembre 1990) e, riproponendo in una nuova prospettiva quella profezia della mistica tedesca Teresa Neumann su quel “Tempo di Caino” che in questo 2017 dovrebbe vedere il termine, ma che quei primi giorni di gennaio di diciotto anni fa era proprio al momento della sua inaugurazione: “L’anno 1999 è l’anno dei dolori e degli assalti del nemico, rafforzato da coloro che hanno il potere di esorcizzare. Essi potevano farlo per allontanare il male, ma non l’hanno fatto e le anime sono sovrastate dal male di molti di coloro protetti da voi [sacerdoti], perché preparate le anime alla perdizione e non alla salvezza, perché non propinate la Verità, ma le false dottrine eretiche ed idolatriche, che negano la vera fede per difendere le false fedi che portano alla perdizione” (4 gennaio 1999).

E niente: sono andato lungo anche ‘sta volta, quindi quello che volevo scrivere sulle apparizioni di Itapiranga non ce la faccio a farcela ad aggiungerlo qui, per cui mi sa che slitta al prossimo articolo…

To be continued…

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Sisma (con la “c”)

No, non sono scappato, è solo che sono stato impegnato in un giro di conferenze stampa fatte tra me e me, mentre in questi giorni me ne stavo al balcone ad osservare quegli eventi epocali, accadimenti che sono vere e proprie svolte storiche, a cui l’anziana generazione a cui appartengo ha la dolente opportunità di assistere.

Ma adesso sono ancora qui (scroscio di applausi in sottofondo) a fare nuovamente il profeta di sventura, giusto per il gusto di espormi ancor più al pubblico ludibrio.

Il fatto è che arieggia ormai palpabile un plumbeo sentore (giuro: non sono stato io) e per chi non si tappa gli occhi e tura le orecchie, ma esercita un minimo di discernimento (e se riesce a farlo il sottoscritto è davvero alla portata di chiunque), risultano ormai evidenti tutti i segni della catastrofe imminente.

Sono infatti davvero in molti oggi a pensare che all’interno della Chiesa sia in atto un vero e proprio scisma, e che tale situazione abbia reali possibilità di divenire formale e conclamata.

Alcuni si limitano a paventare silenziosamente tale possibilità, taluni ne parlano come un’inevitabile eventualità, altri paiono persino auspicare che ciò accada, ed accada al più presto, quasi potesse essere l’ultima medicina da somministrare in extrema ratio ad un paziente in fase ormai terminale.

In un numero sempre più allargato di ambienti se ne discorre con disinvoltura, come se non si comprendesse la portata di drastica gravità di una separazione scismatica all’interno della Chiesa: si tratta invero di una lacerazione dolorosissima del Corpo Mistico di Cristo, una vera e propria riproposizione della Sua Passione a livello ecclesiale, al cui solo pensiero dovrebbero tremare le vene nei polsi.

Anche perché, se è vero (come è vero) che, come afferma perentoriamente il Catechismo della Chiesa Cattolica all’articolo 7, la storia della Chiesa negli ultimi tempi è destinata a seguire le orme del suo Signore nel rivivere la Sua Pasqua prima del Suo Ritorno, ecco che in uno scisma di tale portata essa realmente sperimenterebbe quella medesima lacerazione delle carni patita dal Cristo durante la Sua atroce flagellazione, quella medesima dolorosissima mortificazione subìta con la Sua incoronazione di spine, quel medesimo estenuante Calvario che vide Gesù finire inchiodato sul legno della Croce.

Allo stato attuale delle cose pare proprio che si debba constatare come ultimamente l’umanità abbia speso il proprio libero arbitrio a conforto di quel piano che il demonio fu costretto a rivelare nell’ormai noto esorcismo praticato quell’11 febbraio del 2013, quando suo malgrado dovette confessare: “La Chiesa Cattolica è sotto attacco! Le potenze delle tenebre sono scatenate contro la Sposa di quello che abbiamo appeso alla Croce. È l’ultimo assalto che stiamo portando alla sua Chiesa. Le dimissioni del Pontefice, prese in piena libertà e coscienza, aprono la strada al nostro ultimo attacco frontale. Quello lassù sta per ritornare sulla terra, non so né il dove né il quando, ma sento che quel giorno è molto, molto, molto vicino. Le mie stesse forze vanno sempre più affievolendosi, pertanto devo concentrarmi e ricuperare tutte le energie per convogliare i miei miliardi di demòni contro la Sede Apostolica. Non basta la corruzione, non basta l’avidità di denaro, non basta suscitare gli scandali, bisogna condurre una battaglia che abbia come esito finale la distruzione della cosiddetta Chiesa di Roma.”

“Dobbiamo arrivare ad occupare il trono del Vicario di quello inchiodato alla Croce. Con le buone o con le cattive. Costi quel che costi.”


“Posso dirti, brutto pretaccio, che provocheremo un attacco terribile contro la Chiesa romana, faremo tremare le sue mura, ma non scalfiremo la sua stabilità. Abbiamo fatto nascere la crisi economica per impoverire la popolazione mondiale, scoraggiare chi prega e infondere il veleno dell’allontanamento da Lui. Non lasciamo nulla di intentato pur di separare la creatura dal suo Creatore. Tutto ciò che può rovinarvi eternamente lo attuiamo. Ma ora ci stiamo concentrando sulla Chiesa e, sino a quando il nostro lavoro distruttore non sarà compiuto, non le daremo pace. Ho chiesto degli anni a Quello lassù. Ora è il nostro tempo, quindi siamo scatenati, ben sapendo che il periodo concesso sta per terminare. Sento il tuono dell’Onnipotente che mi ricorda il mio nulla e l’obbedienza che, anche contro la mia volontà, gli devo. Quel papa della Rerum Novarum vide, mentre celebrava la Messa, i demòni fuoriuscire dalle viscere della terra e diffondersi dappertutto. Così scrisse quell’odiosa preghiera al Principe delle Milizie celesti, che noi, però, abbiamo fatto abolire al termine della celebrazione. Oggi la terra è completamente invasa dai miei angeli decaduti e, se riusciste a vedere con gli occhi dello spirito, vi accorgereste che è tutto buio. Totalmente buio. Se vedeste i mostri infernali aggirarsi per il mondo, morireste di paura per la forma orribile che hanno. Eppure non ci credete.”


“Devo provocare guerre, devastazioni, catastrofi, portandovi all’esasperazione e alla bestemmia. La crisi devo aggravarla, ridurre in miseria sempre più persone, conducendole alla disperazione di non potersi liberare. Poi devo trasformare radicalmente la vostra cosiddetta società civile in una grossa rolla per porci. Vi ci faccio sguazzare dentro, per poi perdervi all’Inferno. I miei servi sono già all’opera, molti devono fare il lavoro sporco che io ho comandato loro di fare, sino alla fine. La terra deve essere un enorme cimitero, dove i pochi sopravvissuti saranno costretti ad adorarmi e servirmi come un dio. È questo il mio fine: essere dio al posto di Lui. Molti mi celebrano il culto, altri mi invocano, altri ancora mi adorano. Ma non sanno che sono già dannati. Per una manciata di euro e qualche piacere si concedono a me, finendo per consegnarsi ai miei artigli. Vedrete cosa farò alla vostra Chiesa, che scisma provocherò, peggiore di quelli passati. Vedremo quanti sono dalla Sua parte e quanti dalla mia. Il tempo sta per finire e io sono tutto preso dall’aumentare il numero di coloro che passano dalla nostra parte. Tutti devono riconoscermi come unico signore, anche se sono un nulla.”

Epperò, come ogni volta, il senso recondito (oltreché etimologico) della crisi è quello di un’occasione di conversione.

“Krisis” come opportunità dunque: persino quella dei movimenti ecclesiali, i quali hanno il pregio di approfondire carismaticamente aspetti della fede, ma comportano il rischio di addormentare le coscienze di coloro che, per quella natura umana ferita dal peccato originale che la porta ad accomodarsi nella scontatezza, finiscono per succhiare il latte delle linee direttive senza farsi più interloquire dalla presenza dell’incontro con Gesù, il quale vuole sempre e prima di tutto una relazione personale con ciascuno che sia veramente tale, coltivata quotidianamente in ogni frangente della propria vita, anche, e soprattutto, quelli apparentemente più banali, e non si accontenta di un rapporto formale, anche di qualità intellettuale, ma assunto come “pappa pronta” dall’alto, senza un trasporto che sia realmente individuale.

Giacché la domanda ad ogni credente è sempre quella medesima che, rivolta ai primi due discepoli mandati dal Battista ad accodarsi al Suo seguito, li interloquì a mettersi personalmente in gioco, entrando in relazione immediata con Lui: “Che cercate?… Venite e vedete” (cfr. Giovanni 1,38-39).

Così la crisi del clero serve a riportarci all’essenziale, a lasciare i fronzoli di una religiosità formale, di una fede preconfezionata, e ritornare alle basi: la vita di comunità, in un tempo in cui la “ekklēsía” si sfalda, va riassunta nella chiesa domestica innanzitutto, e più profondamente nella relazione sponsale, prima ed unica vera vocazione a cui abbiamo risposto e che ci convoca ad una responsabilità che occupa ogni aspetto della nostra vita, la quale in questi tempi più che mai ci richiama ad un impegno totalizzante, ma che vale ogni pena, poiché veicolo privilegiato della relazione con Cristo e strumento per la nostra salvezza personale.

Ed in questo tempo di confusione diffusa una cosa è certa: non c’è più spazio per la tiepidezza.

Non è più possibile titubare senza schierarsi, poiché le contingenze sono stringenti e nell’esasperazione delle circostanze ciascuno è costretto a prendere, volente o nolente, una posizione.

Si tratta, a ben guardare, del modo in cui il Padre Eterno giudica i suoi figli, quello che ponendo davanti al Figlio crocifisso convoca a svelare i pensieri del cuore, e così si palesa chi, come i due ladroni, anche affranto da una situazione insostenibile, si irrigidisce nell’incredulità, e chi invece si abbandona alla speranza e morendo in Cristo diviene con Lui germe di vita nuova.

Perché le realtà escatologiche si estrinsecano nel quotidiano: nella scelta, istante per istante, tra il bene ed il male, anche, e soprattutto, nelle piccole vicende del quotidiano, laddove, decisione dopo decisione, si forma per l’anima quell’habitus di tomistica memoria, che struttura il cammino dell’uomo in questa vita verso quel destino che lo attenderà poi, consequenzialmente, nell’altra.

È il Giudizio di Dio che si attua nella separazione spontanea della gramigna dal buon grano, il quale viene ghettizzato e per contrasto emerge, anche in liste di proscrizione, che pur compilate con malevola intenzione tornano invece utili a coloro che sono oggetto di discriminazione per potersi individuare al fine di creare una rete: quel “resto” chiamato ad essere germe sotto le ceneri di una civiltà in fiamme per la ricostruzione post-apocalittica, identificandosi, nella confusione che accompagna ogni volta il crollo di un impero, nell’attaccamento all’essenziale, che in questi tempi ultimi rimangono i Sacramenti e la preghiera.

Ma nonostante al prossimo orizzonte si addensi una caligine oscura, così come in quell’Ora delle Tenebre che vide il Cristo patente sul legno, Dio non ci ha affatto abbandonato, anzi (e come sempre nella storia della Redenzione), quando i Suoi figli si ostinano nell’allontanarsi da Lui, Egli manda loro come ultima risorsa la Madre, la quale, dobbiamo ammetterlo, in quest’era è realmente scatenata nei suoi appelli alla conversione (e di questo magari ne riparleremo in maniera più specifica prossimamente).

Tant’è che persino il demonio stesso, in conclusione di quel famoso esorcismo di quattro anni or sono, ha dovuto ammetterlo: “Quella lassù è triste perché vede ogni giorno molti suoi figli precipitare all’Inferno, nonostante le sue continue apparizioni, a cui non crede quasi nessuno.
 Le sue lacrime, versate per lo stato pietoso in cui molte anime vivono, stanno per terminare e lasceranno spazio ai castighi del Cielo”.

To be continued…

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Segni nel Cielo

«Un segno grandioso apparve nel cielo: una Donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto.»

(Apocalisse 12,1-2)

Il vantaggio di non contare un cacchio è che puoi dire quello che vuoi che tanto non ti si fila più o meno nessuno, così, se sbagli, non hai fatto grossi danni, mentre se c’azzecchi puoi sempre vantarti dicendo (con il tuo bel ditino indice alzato): “Io ve l’avevo detto, ma non mi siete stati a sentire”; il che, detto tra noi, dà sempre una certa soddisfazione.

È il bello di non avere una reputazione da difendere, di godere di quella povertà di spirito che ti rende davvero libero di fronte all’altrui giudizio: un po’ come quei pastori betlemmiti che se ne stavano all’aperto nella notte in cui Nostro Signore venne nel mondo la prima volta, loro malgrado svegli a contemplar le stelle, e per questo sono stati fatti depositari della gloriosa rivelazione.

Tanto quanto quei tre Magi, che anche loro scrutavano il Cielo, proprio in cerca di un segno che confermasse le profezie, e che quando finalmente credettero di averlo trovato non si tirarono indietro, rimanendo nella comodità dei loro osservatori, ma si misero in gioco, prestando fede a ciò che videro nelle stelle, e per ciò furono resi degni della divina manifestazione.

E già che siamo in tema d’Epifania (che per chi ancora non lo sapesse, significa appunto “manifestazione”), mi prendo ancora un po’ di spazio per rilanciare sul piatto della congiuntura dell’anno che verrà, con un’altra singolare curiosità.

Ma prima di sfornare la polpetta occorre fare un piccolo preambolo. Perché se è vero che dar credito agli oroscopi è mera superstizione, è altresì vero che nella storia della Salvezza Dio si è espresso anche col movimento dei corpi celesti, dei quali è pur sempre Re e Creatore, e che perciò talvolta essi si fanno segno della Sua Presenza.

Come d’altronde ci insegna proprio l’episodio evangelico dei Magi, i quali non senza ragione se ne stavano col naso all’insù, ma come molti altri loro contemporanei, erano in attesa del compimento di ciò che era stato predetto proprio per i tempi in cui si ritrovarono a vivere, e perciò vigilavano.

Va detto infatti che, proprio nel centinaio d’anni a cavallo della nascita di Gesù, in Israele, ma non solo, l’attesa della venuta del Messia annunciato dalle Scritture era grandissima. Ed è storicamente appurato che, a partire dall’area compresa tra i fiumi Tigri ed Eufrate, ma in generale in tutta la regione babilonese, gli astrologi attendevano l’avvento di un “dominatore del mondo” che doveva giungere proprio dalla Palestina.

Ecco perché, quando i Magi videro profilarsi nel Cielo una particolare congiunzione planetaria (che né di stella, invero, né tantomeno di cometa si trattava), vi colsero il segno tanto atteso: nell’anno settecentoquarantasette dalla fondazione di Roma, il pianeta Giove, il quale secondo l’astrologia antica era il pianeta dei Re, entrò in congiunzione con Saturno, il pianeta sotto cui cadeva la protezione di Israele, nella costellazione dei Pesci, considerata il segno zodiacale della fine dei tempi, dando origine nel cielo ad un punto di luminosità pari ad una stella brillante e ben visibile su tutta la regione mediterranea.

Secondo la credenza ebraica la venuta del tanto atteso Messia sarebbe coincisa proprio con questa congiunzione, ed evidentemente i Magi questo lo sapevano, visto che proprio all’apparire di questa luce celeste si misero in cammino in cerca del neonato Re.

Detto questo veniamo al nostro di tempo, che come quello in cui visse il terzetto di evangelici astronomi, è parimenti un tempo di fremente attesa, in cui non pochi sono coloro che in silenzio vigilano, cercando tra le pieghe del proprio quotidiano vivere, i segni annunciati da antiche (e moderne) profezie.

E che quello in cui viviamo paia proprio essere il tempo descritto al capitolo dodici dell’Apocalisse, il sottoscritto l’aveva già paventato nel suo primo libro (pagina 481, per gli eventuali curiosi), e a tutt’oggi ne è sempre più convinto.

Così càpita che proprio un mesetto e mezzo fa, il giorno 20 novembre del 2016 (per coincidenza festa di Cristo Re), è iniziato un evento astronomico il quale pare senza precedenti nella storia, che ha visto il pianeta Giove entrare nella costellazione della Vergine e, a causa del suo moto retrogrado, ivi resterà per nove mesi e mezzo.

Il 23 settembre del 2017, quindi, Giove uscirà dalla costellazione della Vergine, lasciando quest’ultima in una posizione del tutto particolare: dietro di essa sorgerà infatti il sole, sotto di essa si troverà la luna, mentre sopra di essa si troveranno disposte, oltre alle consuete nove stelle della costellazione del Leone, anche i tre pianeti Mercurio, Venere e Marte, per un totale di dodici corpi luminosi.

Ora: il fatto che tutto ciò avvenga nell’anno del centenario delle apparizioni di Fatima (apparizioni che, tra l’altro, furono contraddistinte da straordinari segni nel Cielo, come quello del celebre “miracolo del Sole”), a me personalmente fa drizzare le antenne (e i peli sugli avambracci), perché anche ad un rimbambito come me risultano evidenti alcuni collegamenti.

Come ad esempio il fatto che sia proprio Giove, il pianeta dei Re, ad entrare nel corpo della Vergine, rimanendo nel suo “grembo” per il tempo esatto della gestazione di un bambino, e quando il “Re” uscirà dalla Vergine, questa sarà circonfusa dalla luce del sole nascente, con la luna sotto i suoi “piedi” e cinta da una “corona” di dodici “stelle”.

Dunque: sono solo io a vedere in tutto ‘sto popò di “epifania celeste” il riverbero dell’immagine di una “Vergine Trionfante” come quella il cui Cuore Immacolato è descritto nel famoso segreto di Fatima?

E stupisce soltanto me che l’inizio della “gestazione” del “Re” nel grembo della “Vergine”, la quale quindi comincerà a gemere «per le doglie e il travaglio del parto», sia coinciso con il giorno in cui è terminato il pubblicizzatissimo “Anno della Misericordia”?

Che me la ricordo solo io quella dichiarazione di Nostro Signore segnata da Santa Faustina Kowalska nel suo celeberrimo diario in cui Egli sollecita: «Parla al mondo della Mia Misericordia… Questo è un segno per gli ultimi tempi, dopo i quali arriverà il Giorno della Giustizia. Fintanto che c’è tempo ricorrano alla sorgente della Mia Misericordia» (Diario, pag. 309)?

E per inciso: la Donna vestita di sole del Libro della Rivelazione, non è figura soltanto di Maria Santissima, eh, ma anche, ed inscindibilmente, della Chiesa.
Ma di questo magari ne parliamo la prossima volta.

To be continued…

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Cronache

L’anno che verrà

Alla fine è giunto.

Ci ha messo un anno intero, ma alla fine è arrivato, ‘sto (letteralmente) fatidico 2017.

E mai come quest’anno, gli auguri per quest’anno entrante, mi vengono fuori così sentitamente sinceri.

Perché mi sa che di ogni augurio di celeste benedizione, in ‘sto (letteralmente) fatidico 2017, ne avremo un gran bisogno.

E lo confesso: è un sacco di tempo che avevo intenzione di scrivere questo pezzo, ma poi, tra una cosa e l’altra, ho continuato a procrastinare, dicendo a me stesso che c’era ancora tempo per essere preso per matto, e così ho traccheggiato fino ad ora. Ma adesso di tempo non ce n’è più.

Andiamo però con ordine (e mettetevi comodi, che mi sa che questa volta sarò particolarmente prolisso), perché per capire quello che ci attende nei prossimi mesi occorre fare una piccola premessa: voltarsi un attimino indietro, diciamo di un paio di centinaia d’anni, o giù di lì.

Siamo nel 1820, anno in cui alla beata Anna Caterina Emmerick venne rivelato in visione mistica che, circa ottant’anni prima dell’anno duemila, a satana sarebbe stato concesso di essere liberato dalle sue catene, e di agire quindi con ampia libertà di male sulla terra, per un periodo di un secolo.

Questa profezia è stata confermata più volte nel corso della storia da altre fonti secondo varie modalità, cito brevemente qui le più attendibili: il 13 ottobre del 1884 al termine della Santa Messa, Papa Leone XIII ebbe una visione analoga, della quale raccontò di aver assistito ad una specie di colloquio tra Gesù ed il maligno, il quale sfidava Nostro Signore affermando che, se avesse avuto maggior potere su coloro tra gli uomini che avrebbero scelto di servirlo ed una più ampia libertà d’azione per un centinaio di anni, avrebbe sicuramente distrutto la Chiesa. Nella visione il Signore concesse a satana quanto questo gli chiedeva, ma per tutta risposta affermò che non avrebbe prevalso sulla Sua Chiesa.

Durante le sue numerose apparizioni dell’epoca moderna, anche la Madonna confermò la veridicità di questo “incontro” tra suo Figlio ed il nemico. Nelle apparizioni canonicamente riconosciute di Tre Fontane, per esempio, al veggente Bruno Cornacchiola, il 12 aprile 1947, dichiarò tra l’altro: “Le potenze malefiche opereranno nei vostri cuori e satana è sciolto, da promessa divina, per un periodo di tempo: accenderà fra gli uomini il fuoco della protesta, per la santificazione dei santi”.

Ora, se è vero che tre indizi fanno una prova, direi che a questa profezia occorre accordare una certa credibilità, e di conseguenza riconsiderare il contesto storico degli ultimi cento anni anche in questa prospettiva, diciamo, mistica, o no?

E se questo non bastasse (ma personalmente io ero già convinto fin da quella del 1947), pure a Medjugorje, in un messaggio dato il 14 aprile del 1982, la Madre di Dio ribadì l’urgenza di accogliere questa profezia: «Dovete sapere che satana esiste. Egli un giorno si è presentato davanti al trono di Dio ed ha chiesto il permesso di tentare la Chiesa per un certo periodo con l’intenzione di distruggerla. Dio ha permesso a satana di mettere la Chiesa alla prova per un secolo, ma ha aggiunto: “Non la distruggerai!”. Questo secolo in cui vivete è sotto il potere di satana ma, quando saranno realizzati i segreti che vi sono stati affidati, il suo potere verrà distrutto. Già ora egli comincia a perdere il suo potere e perciò è diventato ancora più aggressivo: distrugge i matrimoni, solleva discordie anche tra le anime consacrate, causa ossessioni, provoca omicidi. Proteggetevi dunque con il digiuno e la preghiera, soprattutto con la preghiera comunitaria. Portate addosso oggetti benedetti e poneteli anche nelle vostre case. E riprendete l’uso dell’acqua benedetta!».

Ora, taluni potrebbero obiettare che le controverse apparizioni della Madonna in terra slava non possono essere tenute in considerazione poiché non riconosciute ufficialmente dalla Chiesa.

Ok, concesso, ma si tenga per lo meno in debita considerazione che nelle apparizioni di Maria Santissima ad Itapiranga (avvenute dal maggio del 1994 al maggio del 1998), le quali invece sono state ufficialmente riconosciute dalla Chiesa e godono dell’imprimatur del vescovo locale, nel messaggio dell’8 dicembre del 1996 afferma tra le altre cose che «Itapiranga è unita alle mie rivelazioni date a Fatima ed anche alle mie ultime rivelazioni donate a Medjugorje, dove sto apparendo da lungo tempo».

Evidentemente in Cielo si conferma ciò che in terra si esita a riconoscere…

Comunque: fatta questa premessa necessaria (ve l’avevo detto che stavolta sarebbe stata più lunga del solito), risulta abbastanza evidente come le implicazioni di questa profezia conducano ad un diretto collegamento con le apparizioni di Maria Santissima a Fatima, in quel memorabile 1917, di cui quest’anno ricorre il centenario.

Diversi invero sono gli indizi che ci portano a questa conclusione.

In primo luogo il periodo indicato nella visione della Emmerick che inquadra l’inizio del secolo di satana intorno agli anni ’20. Poi la data della visione di Papa Leone XIII avvenuta il 13 ottobre, proprio il giorno dell’ultima apparizione di Fatima (quella del celebre “miracolo del sole”). Quindi lo stesso contenuto del messaggio dato dalla Madonna ai tre pastorelli, con la visione della realtà dell’inferno, la richiesta urgente della consacrazione del mondo al suo Cuore Immacolato e la profezia apocalittica sul futuro della Chiesa (un po’ come dire che l’inferno in terra è la conseguenza del regno di satana sui cuori degli uomini, per esorcizzare il quale è necessario fare una scelta di campo drastica e definitiva, come consacrarsi a Maria Regina e a Suo Figlio Cristo Re, altrimenti ciò che attende l’uomo, prima dell’inevitabile trionfo del Regno di Dio, è una grande tribolazione unita al martirio: tutte cose a cui, peraltro, abbiamo avuto modo di assistere in questo ultimo centinaio d’anni del millennio passato).

E se è vero (come è vero) che questo, il cui termine stiamo vivendo, è stato il secolo concesso al maligno (come affermato a Tre Fontane e ribadito esplicitamente a Medjugorje), allora è chiaro che basta fare due conti per inquadrare esattamente il contesto storico attuale.

Ipotizziamo infatti che a Fatima la Madonna sia apparsa, diciamo in via preventiva, per mettere l’umanità in guardia dal secolo satanico che sarebbe sopraggiunto e darle i rimedi necessari per contrastarlo (cosa che tra l’altro Maria Santissima è maternamente adusa fare, come dimostrano le sue numerose apparizioni durante l’epoca moderna – si veda, per un approfondimento, L’ora della Donna), il mese in cui ha fatto la sua ultima apparizione, quindi, potrebbe essere anche quello in cui si è inaugurato il centennio maledetto, il quale perciò si sarebbe protratto dall’ottobre del 1917 fino all’ottobre del 2017.

E sapendo che, come afferma unanimamente il consesso degli esorcisti, la notte del 31 ottobre coinciderebbe con il “capodanno del diavolo”, potremmo anche ipotizzare che proprio in questo giorno cadrebbero gli estremi del tempo concesso al principe di questo mondo per tentare di distruggere la Chiesa.

A ciò si aggiungano altri due dati. Anzi tre. Anzi quattro.

Per coincidenza, nel 2017, ricorrono una manciatina di anniversari piuttosto particolari, segno che il diciassettesimo anno del secolo parrebbe sotto una particolare influenza supernaturale: abbiamo l’ormai noto cinquecentenario dell’eresia scismatica luterana (che per combinazione cade il giorno del 31 ottobre del 1517). Due secoli dopo, nel 1717, ricorre la fondazione ufficiale della prima Gran Loggia della Massoneria, in quel di Londra, il 24 giugno (toh: proprio il giorno in cui è avvenuta la prima apparizione della Madonna a Medjugorje). Infine, duecento anni più tardi, ecco lo scoppio della rivoluzione comunista, ancora una volta in quel famigerato mese di ottobre del 1917, chiamato “rosso” non solo per il simbolico colore che contraddistingue la mortifera ideologia atea marxista, ma anche e soprattutto, per il colore di tutto il sangue il cui spargimento proprio il variegato mondo dei socialismi, nazionali e non, è stata la causa principale nel secolo passato.

Poi c’è la famosa profezia della mistica stigmatizzata bavarese Teresa Neumann, la quale, al termine della seconda guerra mondiale, mentre i popoli esultavano per la fine dei conflitti, disse: “È giustificata la gioia, perché l’incubo è finito… Ma la grande piaga si aprirà nel 1999 e sanguinerà per diciotto anni: sarà questo il tempo di Caino”, periodo durante il quale la veggente affermò di avere visto «rovesciare sulla terra ceste piene di serpenti, che strisciavano sulle città e sulle campagne, distruggendo tutto. E quando l’opera di distruzione è stata compiuta ho visto scendere sulla terra degli angeli, sotto forma di uomini».

Ora, facendo finta d’ignorare che il numero 18, tra le altre cose, sia dato dalla somma di tre volte 6, rimane il fatto che questo “Tempo di Caino” andrebbe a coincidere con il periodo finale del secolo concesso al maligno, quello in cui, secondo le parole della Madonna, egli, sentendo scadere il suo momento, si spenderebbe in una sorta di “sprint finale” in cui si giocherebbe il tutto-per-tutto.

Per chi non l’avesse ancora notato: millenovecentonovantanove più diciotto fa giusto-giusto duemiladiciassette.

Quindi abbiamo quell’enigmatico auspicio dell’attuale Papa Emerito Benedetto Decimosesto, personaggio noto per la parsimonia calcolata con cui si spendeva in esternazioni, le cui parole da pontefice egli ha sempre elargito pesandole con il bilancino del farmacista e sempre pregne di significati profondi, anche quando, come in questo caso, si esprimeva a braccio.

Ebbene, durante il suo viaggio apostolico in Portogallo per celebrare il decimo anniversario della beatificazione dei due veggenti Giacinta e Francesco Marto, a proposito della terza parte del segreto di Fatima ha affermato che «solo nel corso della storia possiamo vedere tutta la profondità che era per così dire “vestita” in questa visione», che in essa «sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano», che in essa «si vede la necessità di una passione della Chiesa», come predetta anche da Gesù per la fine dei tempi, e che «naturalmente si riflette nella persona del Papa».

Aggiungendo anche che: “Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio è che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Questo lo vediamo sempre, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione alla Chiesa non viene dai nemici di fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa, e che la Chiesa quindi ha profondo bisogno di reimparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare il perdono, ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia”.

Ma soprattutto, il 13 maggio, nell’omelia durante la celebrazione della Santa Messa alla Spianata del Santuario (quindi non proprio un contesto privato ed informale) chiarì ed auspicò: “Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa…” e “Possano questi sette anni che ci separano dal centenario delle Apparizioni affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità”.

Mica che il Papa sappia qualcosa a riguardo e ce l’abbia discretamente ventilato? Una roba del tipo: «chi ha orecchie per intendere, intenda»?

A questo punto io qualche domanda avrei iniziato a farmela, e mi sarei anche già dato qualche risposta, ma per mettere in qualche modo un sigillo a tutta questa faccenda ecco che veniamo all’ultima polpetta (almeno per questa volta) sull’argomento.

Ci sono infatti le affermazioni di un certo Fabio Gregori, capo di quella famiglia di Civitavecchia prima proprietaria della Madonnina che ha lacrimato sangue ed in seguito depositaria dei messaggi che la Madonna ha lasciato sempre in quel contesto di apparizioni, le quali, per inciso, sono riconosciute dalla Chiesa e da cui è nato anche un libro che li raccoglie tutti.

Quindi a parlare non è proprio un chiunque chicchessia, e a chi va in pellegrinaggio a quel Santuario eretto alle porte di Roma, egli testualmente ricapitola che, in tali apparizioni la nostra Madre Celeste «ci ha messo in guardia dall’attacco di satana alla famiglia, dagli scandali e dell’apostasia, ossia dal rinnegamento della dottrina nella Chiesa romana per colpa di “molti sacerdoti” che avrebbe fatto scorrere il sangue di Gesù nella terra e nella croce», e che occorre, in questi tempi realmente ultimi, consacrarsi al suo Cuore Immacolato, come estrema ratio per rimanere custoditi sotto il suo manto materno, ora che «satana vuole distruggere l’umanità colpendo la famiglia, fonte della vita e della fede. La Madonna chiede questo anche per proteggerci dal grande e finale attacco del 2017, centenario di Fatima», sicché consacrarsi a Maria «significa farsi condurre a Lui (Dio, n.d.r.) tramite lei, che, come Chiesa, ci porterà alla vittoria sotto la sua protezione nello scontro finale fra bene e male»; poiché «siamo in tempi eccezionali, ed anche per questo, come ha chiarito lei stessa nel messaggio del 26 agosto del 1995, sta parlando in ogni parte del mondo per aiutarci a superare il dramma attuale che precede la seconda venuta di Cristo annunciata nei messaggi».

Eccallà: papale-papale.

E a questo punto, io ve lo dico fuori dai denti, anche a rischio di venire smentito dalla storia e ricoprirmi di ridicolo, ma ho l’intima (oltreché ragionevole) certezza che l’anno che comincia oggi sarà quello che vedrà spiegarsi l’apoteosi del nemico, il suo colpo di coda prima di ricadere nell’abisso.

Che vedrà l’umanità protagonista di una grande tribolazione, il cui svolgersi non so come sarà (anche se qualche sospetto ce l’ho, e mi riservo di ritornarci sopra, magari nei prossimi articoli), ma che temo sarà davvero sconvolgente per molti aspetti.

Un anno di dura prova che forgerà testimoni della fede in chi si attaccherà con le unghie e con i denti a quelle due colonne che, come descritto nel celebre sogno di San Giovanni Bosco, sole potranno salvare la nave della Chiesa travolta da immane tempesta: la preghiera Mariana del Santo Rosario e l’assidua frequentazione del Cristo Eucaristico.

Lunghi mesi che saranno scanditi da una battaglia su tutti i piani dell’umano, a cominciare da quello spirituale, ma che, per quanto sarà cruenta, nella sua conclusione ci farà assistere finalmente a ‘sto benedetto trionfo del Cuore Immacolato di Maria.

To be continued…

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Cronache, Fede, Vita

Morte e Tasse

Che poi la cosa brutta è che uno alla fine si abitua un po’ a tutto.

Tipo che senti dell’ennesima strage in camioncino e la prima cosa che ti chiedi è per distrarti da che cosa questa volta hanno organizzato lo spettacolino di morte.

Perché ormai sei oltre lo scandalo, ma anche oltre la credulità: troppe le volte in cui il fantomatico Pierino Globale ha gridato “Al lupo! Al lupo!” per non pensare subito che sia un altro teatrino dei potentati per alimentare quella strategia della tensione con cui (fin da quel settembrino undecimo die) aggiogano le nazioni occidentali.

E ti dispiace solo per quei poveretti che hanno reso l’anima a Dio, ma per il resto non cambierai di una virgola il tuo modo di vivere né di pensare, perché ormai non ti si attacca più addosso niente.

Il che è piuttosto triste, perché forse è proprio questo lo scopo ultimo: renderti assuefatto all’angoscia e al terrore, cosicché ogni volta che ti mettono davanti a decisioni improponibili, quali esse siano, non ti senti nemmeno più tanto a disagio nel dovere scegliere il male minore.

A furia di spauracchi, pensi, alla fine nella melma ti ci ritrovi lo stesso, e allora vieni pervaso da questo disperante senso di ineluttabilità: ormai il mondo è colluso a tal punto con il suo indegno principe che ogni stortura pare davvero inevitabile, e finisci non solo per aspettarti il peggio, ma quando questo càpita, non ti scuote neanche più di tanto.

Proprio come la morte e le tasse: il male impera incontrastato e tu non sei che un misero pedone sulla scacchiera, e per quanto tu ti possa dibattere per tentare di  preservare almeno il tuo angolino di umanità, di vita, di famiglia, prima o poi verrai investito dalla piena e spazzato via.

Un po’ come con i Borg di trekkiana memoria: «ogni resistenza è inutile», è solo questione di tempo.

E invece no: ma proprio per un cacchio!

Per quanto spalmato di melma io me ne sbatto e la speranza non me la lascio rubare: perché la mia vita è stata intersecata da Uno che al male ha già schiacciato la testa sotto il tallone, che alla morte gli ha fatto cippirimerlo per conto di tutti e che pure per le tasse gli basta mandare uno dei suoi in riva al lago che gli salta in braccio il pesce con in bocca l’obolo (quando si dice la Provvidenza).

E quindi nulla è ineluttabile, nemmeno il male più strafottente, poiché quest’Uno ha promesso che sarebbe tornato ed io Gli credo, e così Lo aspetto, anche se si fa attendere.

E vorrei tanto rispondere a quelli che “nessuno conosce il giorno, né l’ora” (Cfr. Matteo 24,36) di stare attenti, perché accoccolandosi su di una comoda ignoranza alla fine ci si addormenta e poi il ladro ti sorprende nella notte (Matteo 24,43), e se è pur vero che Lui non ha segnato in calendario l’appuntamento, ci ha pur sempre (e più volte) ammonito di restare svegli e vigilanti, scrutando i segni della Sua venuta come si guarda al ramo del fico, che se butta i germogli l’estate è vicina (Marco 13,28).

Che poi ce lo ha anche detto che i tempi che precederanno il Suo ritorno non saranno contrassegnati dalla fede, ma dall’infedeltà; non dalla ricerca di Lui, ma dall’averLo abbandonato, non da serenità e pace, ma da guerra e tribolazione.

Per questo la mia speranza non può morire, ma anzi viene ancor più ravvivata in questo tempo di Avvento: poiché tutto va male, ma ben venga tutto ciò che concorre ad accellerare il ritorno di Cristo.

Giacché stiamo in terra come in una sala d’attesa ed è poi solo questa la tensione base e primaria del cristiano: alla fine ciò che realmente conta, e a cui tutto è funzionale, è l’incontro con Gesù.

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