Paternità

La mano di Dio

Ieri pomeriggio mi trovavo immerso, come un fungo del legno, nel mio consueto, domenicale, stato simbiotico col divano, quando ad un tratto mi ha raggiunto la mia pargoletta.

Di primo acchito mi è preso il terrore che, sulle orme materne, vedendomi divanato, volesse scalzarmi dal mio torporoso stato di letargica quiescenza per impegnarmi in qualche laboriosa, quanto inutile, tribolazione domestica (che chissà perché le mogli fanno così di solito: appena possono si sentono come investite di un ancestrale mandato divino a dissodarti da ogni principio di stato vegetativo).

E invece no: evidentemente in preda ad una reminiscenza di coccolite, la mia bambina mi si è arrampicata addosso e si è comodamente apparecchiata sul mio corpulento petto, dandomi in tal modo un pretesto inossidabile alle muliebri manie di reattività.

Saldamente agganciata al suo pupazzetto di Tigro e con il suo pollicino (tanto usurato da essere ormai ridotto ad un unico corpo calloso) in bocca, la mia patacchina se ne stava lì, spalmata su di me, in attesa di massicce dosi di grattini.

Figuriamoci: con me ha sfondato una porta aperta, ed infatti me la sono abbracciottata stretta ed ho iniziato a carezzarle il crapino, proprio come facevo quando era piccina (cioè: più piccina di adesso, intendo).

E lo confesso: mi sono scoperto gongolantemente compiaciuto nel tenere la testolina della mia bimba nella mia manona, coprendone letteralmente il capo. Ché con questo gesto ho avuto come la sensazione di “comprenderla”. E per il coccoloso sollazzo che ho intuito ne avesse anche lei, mi piace immaginare che pure la mia figlioletta si sia sentita in tal modo “compresa”.

Perciò mi sono lasciato interloquire da ‘sta cosa, intuendo forse come anche al Padre piaccia tale gesto, che anch’Egli so per certo pratica coi Suoi di figli, e mi sono dato così la spiegazione del motivo per cui Lui abbia ostinatamente tenuto la Sua mano sulla testa del sottoscritto per tutti i suoi quarant’anni suonati di vita, anche (e forse soprattutto) in quei frangenti in cui costui tentava di sottrarGlisi.

Ed ammaliato da cotanta sovrabbondanza di misericordia, ne sono rimasto una volta di più riconoscente.

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Paternità

Girinbici

L’altra mattina sono andato in centro per delle commissioni e vista la bella giornata ho deciso di prendere la bici e di portarmi dietro la piccolina, la quale da par suo si godeva l’arietta nel suo seggiolino attaccato al manubrio.

Visto che eravamo in zona l’ho portata al Disney Store a rifarci un po’ gli occhi e lì la piccola miss ha dato spettacolo vero: pareva drogata.

Fattostà che al ritorno, quando per fortuna eravamo vicini a casa, la mia bimba mi si è addormentata nel seggiolino, evidentemente sfiancata dalla performance della mattinata.

Solo che alla poveretta le ciondolava la testolina da tutte le parti, ma d’altronde io non avevo altra alternativa che pedalare il più velocemente possibile per giungere al più presto a casa.

Allora, mosso a compassione di quel piccolo metronomo umano, ho tentato il numero circense: con una mano tenevo il manubrio e con l’altra tenevo la testina della mia bambina dormiente, che appoggiatasi ad essa ha potuto finalmente ronfare tranquilla, ed in tali condizioni abbiamo proseguito fino all’arrivo.

Ecco: questo fatto mi ha dato da pensare a come anche a me, quando sul cammino rimango spossato e finisco per cedere, il Padre mi sorregga con la Sua mano, mentre mi guida sulla strada di casa, finché mi ridesti e riprenda il mio percorso.

E ciò mi riempie di riconoscente confidenza.

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