Cronache

Segni nel Cielo

«Un segno grandioso apparve nel cielo: una Donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto.»

(Apocalisse 12,1-2)

Il vantaggio di non contare un cacchio è che puoi dire quello che vuoi che tanto non ti si fila più o meno nessuno, così, se sbagli, non hai fatto grossi danni, mentre se c’azzecchi puoi sempre vantarti dicendo (con il tuo bel ditino indice alzato): “Io ve l’avevo detto, ma non mi siete stati a sentire”; il che, detto tra noi, dà sempre una certa soddisfazione.

È il bello di non avere una reputazione da difendere, di godere di quella povertà di spirito che ti rende davvero libero di fronte all’altrui giudizio: un po’ come quei pastori betlemmiti che se ne stavano all’aperto nella notte in cui Nostro Signore venne nel mondo la prima volta, loro malgrado svegli a contemplar le stelle, e per questo sono stati fatti depositari della gloriosa rivelazione.

Tanto quanto quei tre Magi, che anche loro scrutavano il Cielo, proprio in cerca di un segno che confermasse le profezie, e che quando finalmente credettero di averlo trovato non si tirarono indietro, rimanendo nella comodità dei loro osservatori, ma si misero in gioco, prestando fede a ciò che videro nelle stelle, e per ciò furono resi degni della divina manifestazione.

E già che siamo in tema d’Epifania (che per chi ancora non lo sapesse, significa appunto “manifestazione”), mi prendo ancora un po’ di spazio per rilanciare sul piatto della congiuntura dell’anno che verrà, con un’altra singolare curiosità.

Ma prima di sfornare la polpetta occorre fare un piccolo preambolo. Perché se è vero che dar credito agli oroscopi è mera superstizione, è altresì vero che nella storia della Salvezza Dio si è espresso anche col movimento dei corpi celesti, dei quali è pur sempre Re e Creatore, e che perciò talvolta essi si fanno segno della Sua Presenza.

Come d’altronde ci insegna proprio l’episodio evangelico dei Magi, i quali non senza ragione se ne stavano col naso all’insù, ma come molti altri loro contemporanei, erano in attesa del compimento di ciò che era stato predetto proprio per i tempi in cui si ritrovarono a vivere, e perciò vigilavano.

Va detto infatti che, proprio nel centinaio d’anni a cavallo della nascita di Gesù, in Israele, ma non solo, l’attesa della venuta del Messia annunciato dalle Scritture era grandissima. Ed è storicamente appurato che, a partire dall’area compresa tra i fiumi Tigri ed Eufrate, ma in generale in tutta la regione babilonese, gli astrologi attendevano l’avvento di un “dominatore del mondo” che doveva giungere proprio dalla Palestina.

Ecco perché, quando i Magi videro profilarsi nel Cielo una particolare congiunzione planetaria (che né di stella, invero, né tantomeno di cometa si trattava), vi colsero il segno tanto atteso: nell’anno settecentoquarantasette dalla fondazione di Roma, il pianeta Giove, il quale secondo l’astrologia antica era il pianeta dei Re, entrò in congiunzione con Saturno, il pianeta sotto cui cadeva la protezione di Israele, nella costellazione dei Pesci, considerata il segno zodiacale della fine dei tempi, dando origine nel cielo ad un punto di luminosità pari ad una stella brillante e ben visibile su tutta la regione mediterranea.

Secondo la credenza ebraica la venuta del tanto atteso Messia sarebbe coincisa proprio con questa congiunzione, ed evidentemente i Magi questo lo sapevano, visto che proprio all’apparire di questa luce celeste si misero in cammino in cerca del neonato Re.

Detto questo veniamo al nostro di tempo, che come quello in cui visse il terzetto di evangelici astronomi, è parimenti un tempo di fremente attesa, in cui non pochi sono coloro che in silenzio vigilano, cercando tra le pieghe del proprio quotidiano vivere, i segni annunciati da antiche (e moderne) profezie.

E che quello in cui viviamo paia proprio essere il tempo descritto al capitolo dodici dell’Apocalisse, il sottoscritto l’aveva già paventato nel suo primo libro (pagina 481, per gli eventuali curiosi), e a tutt’oggi ne è sempre più convinto.

Così càpita che proprio un mesetto e mezzo fa, il giorno 20 novembre del 2016 (per coincidenza festa di Cristo Re), è iniziato un evento astronomico il quale pare senza precedenti nella storia, che ha visto il pianeta Giove entrare nella costellazione della Vergine e, a causa del suo moto retrogrado, ivi resterà per nove mesi e mezzo.

Il 23 settembre del 2017, quindi, Giove uscirà dalla costellazione della Vergine, lasciando quest’ultima in una posizione del tutto particolare: dietro di essa sorgerà infatti il sole, sotto di essa si troverà la luna, mentre sopra di essa si troveranno disposte, oltre alle consuete nove stelle della costellazione del Leone, anche i tre pianeti Mercurio, Venere e Marte, per un totale di dodici corpi luminosi.

Ora: il fatto che tutto ciò avvenga nell’anno del centenario delle apparizioni di Fatima (apparizioni che, tra l’altro, furono contraddistinte da straordinari segni nel Cielo, come quello del celebre “miracolo del Sole”), a me personalmente fa drizzare le antenne (e i peli sugli avambracci), perché anche ad un rimbambito come me risultano evidenti alcuni collegamenti.

Come ad esempio il fatto che sia proprio Giove, il pianeta dei Re, ad entrare nel corpo della Vergine, rimanendo nel suo “grembo” per il tempo esatto della gestazione di un bambino, e quando il “Re” uscirà dalla Vergine, questa sarà circonfusa dalla luce del sole nascente, con la luna sotto i suoi “piedi” e cinta da una “corona” di dodici “stelle”.

Dunque: sono solo io a vedere in tutto ‘sto popò di “epifania celeste” il riverbero dell’immagine di una “Vergine Trionfante” come quella il cui Cuore Immacolato è descritto nel famoso segreto di Fatima?

E stupisce soltanto me che l’inizio della “gestazione” del “Re” nel grembo della “Vergine”, la quale quindi comincerà a gemere «per le doglie e il travaglio del parto», sia coinciso con il giorno in cui è terminato il pubblicizzatissimo “Anno della Misericordia”?

Che me la ricordo solo io quella dichiarazione di Nostro Signore segnata da Santa Faustina Kowalska nel suo celeberrimo diario in cui Egli sollecita: «Parla al mondo della Mia Misericordia… Questo è un segno per gli ultimi tempi, dopo i quali arriverà il Giorno della Giustizia. Fintanto che c’è tempo ricorrano alla sorgente della Mia Misericordia» (Diario, pag. 309)?

E per inciso: la Donna vestita di sole del Libro della Rivelazione, non è figura soltanto di Maria Santissima, eh, ma anche, ed inscindibilmente, della Chiesa.
Ma di questo magari ne parliamo la prossima volta.

To be continued…

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Cronache

L’anno che verrà

Alla fine è giunto.

Ci ha messo un anno intero, ma alla fine è arrivato, ‘sto (letteralmente) fatidico 2017.

E mai come quest’anno, gli auguri per quest’anno entrante, mi vengono fuori così sentitamente sinceri.

Perché mi sa che di ogni augurio di celeste benedizione, in ‘sto (letteralmente) fatidico 2017, ne avremo un gran bisogno.

E lo confesso: è un sacco di tempo che avevo intenzione di scrivere questo pezzo, ma poi, tra una cosa e l’altra, ho continuato a procrastinare, dicendo a me stesso che c’era ancora tempo per essere preso per matto, e così ho traccheggiato fino ad ora. Ma adesso di tempo non ce n’è più.

Andiamo però con ordine (e mettetevi comodi, che mi sa che questa volta sarò particolarmente prolisso), perché per capire quello che ci attende nei prossimi mesi occorre fare una piccola premessa: voltarsi un attimino indietro, diciamo di un paio di centinaia d’anni, o giù di lì.

Siamo nel 1820, anno in cui alla beata Anna Caterina Emmerick venne rivelato in visione mistica che, circa ottant’anni prima dell’anno duemila, a satana sarebbe stato concesso di essere liberato dalle sue catene, e di agire quindi con ampia libertà di male sulla terra, per un periodo di un secolo.

Questa profezia è stata confermata più volte nel corso della storia da altre fonti secondo varie modalità, cito brevemente qui le più attendibili: il 13 ottobre del 1884 al termine della Santa Messa, Papa Leone XIII ebbe una visione analoga, della quale raccontò di aver assistito ad una specie di colloquio tra Gesù ed il maligno, il quale sfidava Nostro Signore affermando che, se avesse avuto maggior potere su coloro tra gli uomini che avrebbero scelto di servirlo ed una più ampia libertà d’azione per un centinaio di anni, avrebbe sicuramente distrutto la Chiesa. Nella visione il Signore concesse a satana quanto questo gli chiedeva, ma per tutta risposta affermò che non avrebbe prevalso sulla Sua Chiesa.

Durante le sue numerose apparizioni dell’epoca moderna, anche la Madonna confermò la veridicità di questo “incontro” tra suo Figlio ed il nemico. Nelle apparizioni canonicamente riconosciute di Tre Fontane, per esempio, al veggente Bruno Cornacchiola, il 12 aprile 1947, dichiarò tra l’altro: “Le potenze malefiche opereranno nei vostri cuori e satana è sciolto, da promessa divina, per un periodo di tempo: accenderà fra gli uomini il fuoco della protesta, per la santificazione dei santi”.

Ora, se è vero che tre indizi fanno una prova, direi che a questa profezia occorre accordare una certa credibilità, e di conseguenza riconsiderare il contesto storico degli ultimi cento anni anche in questa prospettiva, diciamo, mistica, o no?

E se questo non bastasse (ma personalmente io ero già convinto fin da quella del 1947), pure a Medjugorje, in un messaggio dato il 14 aprile del 1982, la Madre di Dio ribadì l’urgenza di accogliere questa profezia: «Dovete sapere che satana esiste. Egli un giorno si è presentato davanti al trono di Dio ed ha chiesto il permesso di tentare la Chiesa per un certo periodo con l’intenzione di distruggerla. Dio ha permesso a satana di mettere la Chiesa alla prova per un secolo, ma ha aggiunto: “Non la distruggerai!”. Questo secolo in cui vivete è sotto il potere di satana ma, quando saranno realizzati i segreti che vi sono stati affidati, il suo potere verrà distrutto. Già ora egli comincia a perdere il suo potere e perciò è diventato ancora più aggressivo: distrugge i matrimoni, solleva discordie anche tra le anime consacrate, causa ossessioni, provoca omicidi. Proteggetevi dunque con il digiuno e la preghiera, soprattutto con la preghiera comunitaria. Portate addosso oggetti benedetti e poneteli anche nelle vostre case. E riprendete l’uso dell’acqua benedetta!».

Ora, taluni potrebbero obiettare che le controverse apparizioni della Madonna in terra slava non possono essere tenute in considerazione poiché non riconosciute ufficialmente dalla Chiesa.

Ok, concesso, ma si tenga per lo meno in debita considerazione che nelle apparizioni di Maria Santissima ad Itapiranga (avvenute dal maggio del 1994 al maggio del 1998), le quali invece sono state ufficialmente riconosciute dalla Chiesa e godono dell’imprimatur del vescovo locale, nel messaggio dell’8 dicembre del 1996 afferma tra le altre cose che «Itapiranga è unita alle mie rivelazioni date a Fatima ed anche alle mie ultime rivelazioni donate a Medjugorje, dove sto apparendo da lungo tempo».

Evidentemente in Cielo si conferma ciò che in terra si esita a riconoscere…

Comunque: fatta questa premessa necessaria (ve l’avevo detto che stavolta sarebbe stata più lunga del solito), risulta abbastanza evidente come le implicazioni di questa profezia conducano ad un diretto collegamento con le apparizioni di Maria Santissima a Fatima, in quel memorabile 1917, di cui quest’anno ricorre il centenario.

Diversi invero sono gli indizi che ci portano a questa conclusione.

In primo luogo il periodo indicato nella visione della Emmerick che inquadra l’inizio del secolo di satana intorno agli anni ’20. Poi la data della visione di Papa Leone XIII avvenuta il 13 ottobre, proprio il giorno dell’ultima apparizione di Fatima (quella del celebre “miracolo del sole”). Quindi lo stesso contenuto del messaggio dato dalla Madonna ai tre pastorelli, con la visione della realtà dell’inferno, la richiesta urgente della consacrazione del mondo al suo Cuore Immacolato e la profezia apocalittica sul futuro della Chiesa (un po’ come dire che l’inferno in terra è la conseguenza del regno di satana sui cuori degli uomini, per esorcizzare il quale è necessario fare una scelta di campo drastica e definitiva, come consacrarsi a Maria Regina e a Suo Figlio Cristo Re, altrimenti ciò che attende l’uomo, prima dell’inevitabile trionfo del Regno di Dio, è una grande tribolazione unita al martirio: tutte cose a cui, peraltro, abbiamo avuto modo di assistere in questo ultimo centinaio d’anni del millennio passato).

E se è vero (come è vero) che questo, il cui termine stiamo vivendo, è stato il secolo concesso al maligno (come affermato a Tre Fontane e ribadito esplicitamente a Medjugorje), allora è chiaro che basta fare due conti per inquadrare esattamente il contesto storico attuale.

Ipotizziamo infatti che a Fatima la Madonna sia apparsa, diciamo in via preventiva, per mettere l’umanità in guardia dal secolo satanico che sarebbe sopraggiunto e darle i rimedi necessari per contrastarlo (cosa che tra l’altro Maria Santissima è maternamente adusa fare, come dimostrano le sue numerose apparizioni durante l’epoca moderna – si veda, per un approfondimento, L’ora della Donna), il mese in cui ha fatto la sua ultima apparizione, quindi, potrebbe essere anche quello in cui si è inaugurato il centennio maledetto, il quale perciò si sarebbe protratto dall’ottobre del 1917 fino all’ottobre del 2017.

E sapendo che, come afferma unanimamente il consesso degli esorcisti, la notte del 31 ottobre coinciderebbe con il “capodanno del diavolo”, potremmo anche ipotizzare che proprio in questo giorno cadrebbero gli estremi del tempo concesso al principe di questo mondo per tentare di distruggere la Chiesa.

A ciò si aggiungano altri due dati. Anzi tre. Anzi quattro.

Per coincidenza, nel 2017, ricorrono una manciatina di anniversari piuttosto particolari, segno che il diciassettesimo anno del secolo parrebbe sotto una particolare influenza supernaturale: abbiamo l’ormai noto cinquecentenario dell’eresia scismatica luterana (che per combinazione cade il giorno del 31 ottobre del 1517). Due secoli dopo, nel 1717, ricorre la fondazione ufficiale della prima Gran Loggia della Massoneria, in quel di Londra, il 24 giugno (toh: proprio il giorno in cui è avvenuta la prima apparizione della Madonna a Medjugorje). Infine, duecento anni più tardi, ecco lo scoppio della rivoluzione comunista, ancora una volta in quel famigerato mese di ottobre del 1917, chiamato “rosso” non solo per il simbolico colore che contraddistingue la mortifera ideologia atea marxista, ma anche e soprattutto, per il colore di tutto il sangue il cui spargimento proprio il variegato mondo dei socialismi, nazionali e non, è stata la causa principale nel secolo passato.

Poi c’è la famosa profezia della mistica stigmatizzata bavarese Teresa Neumann, la quale, al termine della seconda guerra mondiale, mentre i popoli esultavano per la fine dei conflitti, disse: “È giustificata la gioia, perché l’incubo è finito… Ma la grande piaga si aprirà nel 1999 e sanguinerà per diciotto anni: sarà questo il tempo di Caino”, periodo durante il quale la veggente affermò di avere visto «rovesciare sulla terra ceste piene di serpenti, che strisciavano sulle città e sulle campagne, distruggendo tutto. E quando l’opera di distruzione è stata compiuta ho visto scendere sulla terra degli angeli, sotto forma di uomini».

Ora, facendo finta d’ignorare che il numero 18, tra le altre cose, sia dato dalla somma di tre volte 6, rimane il fatto che questo “Tempo di Caino” andrebbe a coincidere con il periodo finale del secolo concesso al maligno, quello in cui, secondo le parole della Madonna, egli, sentendo scadere il suo momento, si spenderebbe in una sorta di “sprint finale” in cui si giocherebbe il tutto-per-tutto.

Per chi non l’avesse ancora notato: millenovecentonovantanove più diciotto fa giusto-giusto duemiladiciassette.

Quindi abbiamo quell’enigmatico auspicio dell’attuale Papa Emerito Benedetto Decimosesto, personaggio noto per la parsimonia calcolata con cui si spendeva in esternazioni, le cui parole da pontefice egli ha sempre elargito pesandole con il bilancino del farmacista e sempre pregne di significati profondi, anche quando, come in questo caso, si esprimeva a braccio.

Ebbene, durante il suo viaggio apostolico in Portogallo per celebrare il decimo anniversario della beatificazione dei due veggenti Giacinta e Francesco Marto, a proposito della terza parte del segreto di Fatima ha affermato che «solo nel corso della storia possiamo vedere tutta la profondità che era per così dire “vestita” in questa visione», che in essa «sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano», che in essa «si vede la necessità di una passione della Chiesa», come predetta anche da Gesù per la fine dei tempi, e che «naturalmente si riflette nella persona del Papa».

Aggiungendo anche che: “Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio è che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Questo lo vediamo sempre, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione alla Chiesa non viene dai nemici di fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa, e che la Chiesa quindi ha profondo bisogno di reimparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare il perdono, ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia”.

Ma soprattutto, il 13 maggio, nell’omelia durante la celebrazione della Santa Messa alla Spianata del Santuario (quindi non proprio un contesto privato ed informale) chiarì ed auspicò: “Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa…” e “Possano questi sette anni che ci separano dal centenario delle Apparizioni affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità”.

Mica che il Papa sappia qualcosa a riguardo e ce l’abbia discretamente ventilato? Una roba del tipo: «chi ha orecchie per intendere, intenda»?

A questo punto io qualche domanda avrei iniziato a farmela, e mi sarei anche già dato qualche risposta, ma per mettere in qualche modo un sigillo a tutta questa faccenda ecco che veniamo all’ultima polpetta (almeno per questa volta) sull’argomento.

Ci sono infatti le affermazioni di un certo Fabio Gregori, capo di quella famiglia di Civitavecchia prima proprietaria della Madonnina che ha lacrimato sangue ed in seguito depositaria dei messaggi che la Madonna ha lasciato sempre in quel contesto di apparizioni, le quali, per inciso, sono riconosciute dalla Chiesa e da cui è nato anche un libro che li raccoglie tutti.

Quindi a parlare non è proprio un chiunque chicchessia, e a chi va in pellegrinaggio a quel Santuario eretto alle porte di Roma, egli testualmente ricapitola che, in tali apparizioni la nostra Madre Celeste «ci ha messo in guardia dall’attacco di satana alla famiglia, dagli scandali e dell’apostasia, ossia dal rinnegamento della dottrina nella Chiesa romana per colpa di “molti sacerdoti” che avrebbe fatto scorrere il sangue di Gesù nella terra e nella croce», e che occorre, in questi tempi realmente ultimi, consacrarsi al suo Cuore Immacolato, come estrema ratio per rimanere custoditi sotto il suo manto materno, ora che «satana vuole distruggere l’umanità colpendo la famiglia, fonte della vita e della fede. La Madonna chiede questo anche per proteggerci dal grande e finale attacco del 2017, centenario di Fatima», sicché consacrarsi a Maria «significa farsi condurre a Lui (Dio, n.d.r.) tramite lei, che, come Chiesa, ci porterà alla vittoria sotto la sua protezione nello scontro finale fra bene e male»; poiché «siamo in tempi eccezionali, ed anche per questo, come ha chiarito lei stessa nel messaggio del 26 agosto del 1995, sta parlando in ogni parte del mondo per aiutarci a superare il dramma attuale che precede la seconda venuta di Cristo annunciata nei messaggi».

Eccallà: papale-papale.

E a questo punto, io ve lo dico fuori dai denti, anche a rischio di venire smentito dalla storia e ricoprirmi di ridicolo, ma ho l’intima (oltreché ragionevole) certezza che l’anno che comincia oggi sarà quello che vedrà spiegarsi l’apoteosi del nemico, il suo colpo di coda prima di ricadere nell’abisso.

Che vedrà l’umanità protagonista di una grande tribolazione, il cui svolgersi non so come sarà (anche se qualche sospetto ce l’ho, e mi riservo di ritornarci sopra, magari nei prossimi articoli), ma che temo sarà davvero sconvolgente per molti aspetti.

Un anno di dura prova che forgerà testimoni della fede in chi si attaccherà con le unghie e con i denti a quelle due colonne che, come descritto nel celebre sogno di San Giovanni Bosco, sole potranno salvare la nave della Chiesa travolta da immane tempesta: la preghiera Mariana del Santo Rosario e l’assidua frequentazione del Cristo Eucaristico.

Lunghi mesi che saranno scanditi da una battaglia su tutti i piani dell’umano, a cominciare da quello spirituale, ma che, per quanto sarà cruenta, nella sua conclusione ci farà assistere finalmente a ‘sto benedetto trionfo del Cuore Immacolato di Maria.

To be continued…

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Vita

Il luogo della Donna

“Je suis l’Immaculée Conception”

Esiste un luogo su questa terra nel quale domina la pace, dove anche il trambusto è silenzioso.

Un luogo ameno, accoccolato ai piedi della montagna ed abbracciato dalle rive placide di un fiume.

Un luogo dove l’opera laboriosa ed ispirata dell’uomo si accompagna armoniosamente alla natura e tende supplice verso il Cielo.

Un luogo dove il paradosso celeste trova compimento e la logica del mondo è rovesciata: qui i relitti dell’umanità regnano ed i forti li servono con amore.

Un luogo dove persino il colorito mercanteggio è discreto e sa convivere con levità insieme alla devota contemplazione del sacro.

Un luogo nel quale, come due millenni fa, in una grotta, il Cielo discende sulla terra e l’amore materno di Dio tocca ogni cuore.

Un luogo dove la miseria dell’uomo si reca per cercare senso e ristoro, e la speranza trova sempre una risposta piena, poiché se il miracolo è per pochi, la grazia è invece per tutti: il Padre, infatti, non ha tolto il Figlio dalla croce, ma lo ha risuscitato il terzo giorno e così ha reso divina la sofferenza e la morte.

Esiste un luogo su questa terra chiamato Lourdes.

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Cronache

La verità, vi prego, su Medjugorje

Facciamo finta.

Facciamo finta che ciò che accade da circa un trentennio a Medjugorje sia tutto autentico.

Facciamo finta che davvero la Madonna appaia, fin dal 1981, a sei ragazzi (che oramai ragazzi non sono più), dando loro messaggi pubblici e privati con cadenza a taluni giornaliera, ad alcuni mensile e ad altri annuale. E che a tutti abbia consegnato dieci segreti sulla sorte della Chiesa e del mondo prossimi al verificarsi.

Ammettendo (senza concedere) che tutto ciò che si dice sia accaduto ed accada in quell’anfratto valligiano della Bosnia-Erzegovina sia vero, certo è che assumerebbe una certa coerenza il fatto che, in almeno tre occasioni diverse e a distanza di anni, equipes di studiosi di nazionalità differente, dopo aver sottoposto a studi e test tutti i veggenti prima, durante e dopo le cosiddette apparizioni, abbiano concordato che tali personaggi siano spontanei nelle loro reazioni ad un fenomeno che risulta alla scienza inspiegabile; che davvero vedano qualcosa o qualcuno e s’intrattengano con esso.

Epperò questa personalità che essi affermano di vedere, questa sedicente “Regina della Pace”, ma quanto chiacchera! Come se dopo essere stata zitta per duemila anni ora dovesse recuperare il tempo perduto in un periodo relativamente breve come lo sono trent’anni. E dà messaggi manco fosse la Donna dell’Apocalisse, confida segreti manco fosse a Fatima, media persino qualche miracolo manco fosse a Lourdes, si comporta, insomma, manco fosse la Madonna.

Vabbé, ma facciamo finta che sia tutto vero: l’annuncio anticipato di una decina d’anni della guerra di secessione nella ex-Jugoslavia (con il corollario di vaticinii sul suo andamento, la sua durata e sul tempo in cui sarebbe terminata), e poi i messaggi alla parrocchia, i gruppi di preghiera, le varie vocazioni individuali affidate ai vari veggenti, e i Rosari, le richieste di penitenza, i digiuni e tutta la paccottiglia vetero-cristiana.

Passi anche lo stile di vita dei veggenti, i quali tengono tutti famiglia, contrariamente alla carriera religiosa che contraddistingue di solito i veggenti delle altre apparizioni (quelle vere: tipo Bernadette per Lourdes e Lucia per Fatima). Certo che questi qua danno una bella testimonianza di famiglia “tradizionale”, in tempi come gli attuali in cui il consorzio famigliare è forzatamente in via d’estinzione, almeno qui in occidente. Chi l’avrebbe mai detto negli anni ottanta?

Ciò che pare realmente inverosimile, però, è tutta ‘sta storia dei dieci segreti.

Perché qui bisogna far finta tanto, eh: 10 segreti 10 sul futuro della Chiesa e del mondo, confidati a sei veggenti, ad una delle quali, in maniera specifica, con l’assegnazione del compito di comunicarli pubblicamente tre giorni prima che si avverino.

Maddài: eccerto che di questa cosa qui persino i fanatici di Medjugorje non vanno tanto in giro a dirlo, anzi, persino i veggenti stessi sono riluttanti a parlarne, poiché è quantomeno imbarazzante!

Qui c’è infatti tutto il punto della questione, perché van bene i Rosari e le penitenze, al limite va bene persino il digiuno due volte alla settimana, che guarda caso cade negli stessi giorni in cui lo faceva la Chiesa primitiva: il mercoledì (in riparazione al tradimento di Giuda) ed il venerdì (in commemorazione della passione di Gesù). Ma i segreti no, eh, perché dopo tutto il canàio che s’è fatto per quell’unico dato a Fatima, adesso altri dieci dalle tinte addirittura apocalittiche mettono troppa pressione: ché poi si rischia di pensare alle cose escatologiche in una società, come quella contemporanea, in cui ci piace vincere facile, senza troppo ragionare sul perché si sta al mondo.

Spiacenti, ma la cosa dei segreti non si può proprio far finta che sia vera.

Anche se, a ben guardare, qualcosina che non quadra c’é.

Ad esempio la dinamica con cui essi dovrebbero essere divulgati al pubblico.

Una dei sei veggenti, tale Mirjana Dragicevic, pare sia stata scelta come depositaria ufficiale dei dieci segreti (che afferma di conoscere tutti fin dal 1982), con il compito di scegliere a sua volta un sacerdote, nella fattispecie tale padre francescano Petar Ljubicic, il quale dovrebbe a sua volta divulgare, a tempo debito, ciascun segreto all’umanità intera tre giorni prima che esso si verifichi, dando tutti i dettagli del caso.

Ora vien da chiedersi: perché inventarsi dei segreti sul futuro del mondo e dichiarare di annunciarli prima che si verifichino, esponendosi così al rischio del ridicolo davanti alla loro inattuazione?

Ma non solo: perché aggravare la situazione mettendo in mezzo un sacerdote cattolico, il quale, come tale, ha dovere di obbedienza alla Chiesa e che pertanto dovrà fare prima di tutto rapporto ad essa, rischiando così che non possa svolgere tale compito di divulgazione perché interdetto dall’autorità papale, o in alternativa rimetterci il sajo disobbedendo apertamente alla gerarchia?

Ma poi anche la tempistica lascia perplessi: tre soli giorni di anticipo nel rendere pubblico ciascun segreto prima ch’esso si realizzi.

Che senso aveva decidere un così breve termine nel 1982?

A quei tempi non solo non esisteva ancora internet, ma persino la telefonia fissa era poco diffusa (almeno nella ex-Jugoslavia), la diffusione televisiva era ancora abbastanza abbozzata e la realizzazione di un qualsiasi progetto di diffusione mondiale di un’informazione, per quanto importante, richiedeva un’organizzazione piuttosto complessa e comunque tempi biblici di attuazione.

Tre soli giorni d’anticipo sono una barzelletta pensando a quegli anni: mica come oggi, che se scoreggi lo sanno in tempo reale in tutto il mondo, grazie alla rete.

Un’altra cosa che lascia quantomeno sconcertati è il contenuto dei presunti segreti.

Fin da subito, ossia fin dal momento in cui s’é visto Mirjana piangere di terrore dopo aver ricevuto il settimo segreto, chiedendo se non ci fosse il modo di evitarlo, si è quantomeno intuito che gli avvenimenti legati a tali segreti non dovessero poi essere cagione di letizia per la Chiesa ed il mondo. Molto presto, infatti, c’è stata la conferma che i primi due segreti sarebbero stati degli “avvertimenti”, mentre il terzo sarebbe stato un “segno” inequivocabile sull’origine soprannaturale di tutta la faccenda, di seguito i restanti sette, di cui nulla ancora si sa, ma che comunque fanno quantomeno pensare alle sette trombe dell’Apocalisse.

Eppure nel 1982 le cose non andavano poi così male, almeno rispetto ad oggi. D’accordo, erano gli anni della droga, del comunismo e della guerra fredda, ma l’olocausto atomico avrebbe potuto tutt’al più argomentare un unico segreto, come lo scoppio della seconda guerra mondiale era il contenuto minaccioso del segreto di Fatima: dopo che ti esplode la bomba atomica che te ne fai degli altri nove segreti se non rimane più nessuno a cui annunciarli?

Mica come nei tempi attuali, nei quali assistiamo ormai quasi impotenti allo sfaldamento della società, ad un’eugenetica fuori controllo, ad una propaganda martellante di ogni disvalore, al disgregamento sistematico della famiglia naturale, ad un’economia globalizzata costruita su bolle in via di esplosione (laddove non già esplose), a tonnellate di armi di distruzione di massa accessibili praticamente a chiunque, al pansessualismo libero per tutti che manco a Sodoma & Gomorra. Altro che dieci: oggigiorno ci sarebbero argomenti per impacchettarne una trentina di segreti sulla fine del mondo.

Infine un’ultima perplessità: una questione puramente matematica che induce qualche sospetto.

Nel 1982 la depositaria dei segreti fu chiamata a scegliere il sacerdote che avrebbe dovuto, a tempo debito, divulgare i segreti. Costei, che affermava di conoscere già con precisione la data di attuazione di ciascun segreto, optò per il più giovane tra i sacerdoti a disposizione nella sua parrocchia: padre Petar appunto. Tale fraticello è classe 1946 e ad oggi ha 69 anni e, per ciò che se ne sa, gode di ottima salute, quindi si può tranquillamente supporre che abbia davanti, a Dio piacendo, ancora una dozzina d’anni da campare, almeno facendo riferimento agli standard odierni di aspettative medie di vita maschili.

Ora, tale sacerdote, dopo aver trascorso oltre un decennio in Svizzera e Germania, è stato rispedito dai suoi superiori a Medjugorje, vicino quindi a Mirjana: vuoi dire che sotto-sotto i due si stiano accordando per una ritrattazione, o quantomeno una rinegoziazione delle scadenze o del metodo di divulgazione? Poiché le alternative sono soltanto due: o siamo davvero vicini al cosiddetto “Tempo dei Dieci Segreti”, oppure c’è la possibilità che il fraticello slavo salga al Padre prima di aver l’opportunità di espletare il compito assegnatogli.

Certo è che la questione dei segreti è inquietante, poiché ti fa sentire un pochino appeso, come quelli che vissero poco prima del Diluvio: anche quelli se la ridevano del buon Noé, mentre costruiva la sua barchetta alle pendici del monte, almeno fino a quando non ha cominciato a piovere.

Peccato che oggi, per come va il mondo, sembra già venir giù un acquazzone…

Comunque, restiamo coi piedi per terra e, massì: facciamo finta che ciò che accade a Medjugorje sia tutto vero. Tanto poi, se non ci penserà prima il Papa, si scoprirà ch’era tutto inventato quando i dieci segreti, non attuandosi, si riveleranno una colossale bufala, mandando in frantumi questo annoso e dibattuto castello di carte.

O magari anche no.

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