Libri

Come la trama per l’ordito

Il Vangelo di Maria - Miniatura

È curioso constatare come, in retrospettiva, alla fine tutti i fili del tessuto trovino il loro posto in una composizione omogenea e coerente: così è stato anche per il modo in cui è nato questo libro.

Tutto è cominciato nella preghiera, durante la meditazione dei Misteri della vita di Cristo: l’esigenza di non perdere nulla di quei pensieri che solo la Parola può sussurrare, mi ha costretto ad annotare ogni cosa, con l’idea di compilare in futuro una sorta di “diario spirituale” a cui poter ricorrere per porre rimedio ai cedimenti della memoria.

Lentamente ha preso corpo un manoscritto voluminoso, sempre più organico, sempre più strutturato. La fatica più grave è stata perseverare nell’impresa e più volte ho invocato l’aiuto celeste per portare a termine un capitolo. Evidentemente la Regina del Rosario non disdegnava l’opera del mio cimento, tanto che alla fine mi son ritrovato tra le mani un libro già pronto. Giunto a quel punto perché non provare a proporlo per la stampa? E la conferma del compiacimento di Maria venne quasi subito, con la proposta di pubblicazione delle Edizioni Segno.

Ora che la tela è composta sembrano volati i due anni trascorsi a scrivere questo libro, tra le pieghe del cui testo, rileggendolo, noto affiorare stralci di esperienza personale: il tocco freddo ed interlocutorio della sofferenza, la gioia appagante delle piccole soddisfazioni, il dibattimento delle fatiche quotidiane, l’esaltante comprensione della beatitudine nel sacrificio d’amore.

Ed oggi che è tolta dal telaio l’opera risulta uno scritto versatile ed originale, che si presta bene ad essere cadenzato nella lettura: proposta personale d’aiuto a coloro che, come me, sono avventurati nell’indagine di quell’affascinante mistero che è Gesù.

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Cronache

Segni nel Cielo

«Un segno grandioso apparve nel cielo: una Donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto.»

(Apocalisse 12,1-2)

Il vantaggio di non contare un cacchio è che puoi dire quello che vuoi che tanto non ti si fila più o meno nessuno, così, se sbagli, non hai fatto grossi danni, mentre se c’azzecchi puoi sempre vantarti dicendo (con il tuo bel ditino indice alzato): “Io ve l’avevo detto, ma non mi siete stati a sentire”; il che, detto tra noi, dà sempre una certa soddisfazione.

È il bello di non avere una reputazione da difendere, di godere di quella povertà di spirito che ti rende davvero libero di fronte all’altrui giudizio: un po’ come quei pastori betlemmiti che se ne stavano all’aperto nella notte in cui Nostro Signore venne nel mondo la prima volta, loro malgrado svegli a contemplar le stelle, e per questo sono stati fatti depositari della gloriosa rivelazione.

Tanto quanto quei tre Magi, che anche loro scrutavano il Cielo, proprio in cerca di un segno che confermasse le profezie, e che quando finalmente credettero di averlo trovato non si tirarono indietro, rimanendo nella comodità dei loro osservatori, ma si misero in gioco, prestando fede a ciò che videro nelle stelle, e per ciò furono resi degni della divina manifestazione.

E già che siamo in tema d’Epifania (che per chi ancora non lo sapesse, significa appunto “manifestazione”), mi prendo ancora un po’ di spazio per rilanciare sul piatto della congiuntura dell’anno che verrà, con un’altra singolare curiosità.

Ma prima di sfornare la polpetta occorre fare un piccolo preambolo. Perché se è vero che dar credito agli oroscopi è mera superstizione, è altresì vero che nella storia della Salvezza Dio si è espresso anche col movimento dei corpi celesti, dei quali è pur sempre Re e Creatore, e che perciò talvolta essi si fanno segno della Sua Presenza.

Come d’altronde ci insegna proprio l’episodio evangelico dei Magi, i quali non senza ragione se ne stavano col naso all’insù, ma come molti altri loro contemporanei, erano in attesa del compimento di ciò che era stato predetto proprio per i tempi in cui si ritrovarono a vivere, e perciò vigilavano.

Va detto infatti che, proprio nel centinaio d’anni a cavallo della nascita di Gesù, in Israele, ma non solo, l’attesa della venuta del Messia annunciato dalle Scritture era grandissima. Ed è storicamente appurato che, a partire dall’area compresa tra i fiumi Tigri ed Eufrate, ma in generale in tutta la regione babilonese, gli astrologi attendevano l’avvento di un “dominatore del mondo” che doveva giungere proprio dalla Palestina.

Ecco perché, quando i Magi videro profilarsi nel Cielo una particolare congiunzione planetaria (che né di stella, invero, né tantomeno di cometa si trattava), vi colsero il segno tanto atteso: nell’anno settecentoquarantasette dalla fondazione di Roma, il pianeta Giove, il quale secondo l’astrologia antica era il pianeta dei Re, entrò in congiunzione con Saturno, il pianeta sotto cui cadeva la protezione di Israele, nella costellazione dei Pesci, considerata il segno zodiacale della fine dei tempi, dando origine nel cielo ad un punto di luminosità pari ad una stella brillante e ben visibile su tutta la regione mediterranea.

Secondo la credenza ebraica la venuta del tanto atteso Messia sarebbe coincisa proprio con questa congiunzione, ed evidentemente i Magi questo lo sapevano, visto che proprio all’apparire di questa luce celeste si misero in cammino in cerca del neonato Re.

Detto questo veniamo al nostro di tempo, che come quello in cui visse il terzetto di evangelici astronomi, è parimenti un tempo di fremente attesa, in cui non pochi sono coloro che in silenzio vigilano, cercando tra le pieghe del proprio quotidiano vivere, i segni annunciati da antiche (e moderne) profezie.

E che quello in cui viviamo paia proprio essere il tempo descritto al capitolo dodici dell’Apocalisse, il sottoscritto l’aveva già paventato nel suo primo libro (pagina 481, per gli eventuali curiosi), e a tutt’oggi ne è sempre più convinto.

Così càpita che proprio un mesetto e mezzo fa, il giorno 20 novembre del 2016 (per coincidenza festa di Cristo Re), è iniziato un evento astronomico il quale pare senza precedenti nella storia, che ha visto il pianeta Giove entrare nella costellazione della Vergine e, a causa del suo moto retrogrado, ivi resterà per nove mesi e mezzo.

Il 23 settembre del 2017, quindi, Giove uscirà dalla costellazione della Vergine, lasciando quest’ultima in una posizione del tutto particolare: dietro di essa sorgerà infatti il sole, sotto di essa si troverà la luna, mentre sopra di essa si troveranno disposte, oltre alle consuete nove stelle della costellazione del Leone, anche i tre pianeti Mercurio, Venere e Marte, per un totale di dodici corpi luminosi.

Ora: il fatto che tutto ciò avvenga nell’anno del centenario delle apparizioni di Fatima (apparizioni che, tra l’altro, furono contraddistinte da straordinari segni nel Cielo, come quello del celebre “miracolo del Sole”), a me personalmente fa drizzare le antenne (e i peli sugli avambracci), perché anche ad un rimbambito come me risultano evidenti alcuni collegamenti.

Come ad esempio il fatto che sia proprio Giove, il pianeta dei Re, ad entrare nel corpo della Vergine, rimanendo nel suo “grembo” per il tempo esatto della gestazione di un bambino, e quando il “Re” uscirà dalla Vergine, questa sarà circonfusa dalla luce del sole nascente, con la luna sotto i suoi “piedi” e cinta da una “corona” di dodici “stelle”.

Dunque: sono solo io a vedere in tutto ‘sto popò di “epifania celeste” il riverbero dell’immagine di una “Vergine Trionfante” come quella il cui Cuore Immacolato è descritto nel famoso segreto di Fatima?

E stupisce soltanto me che l’inizio della “gestazione” del “Re” nel grembo della “Vergine”, la quale quindi comincerà a gemere «per le doglie e il travaglio del parto», sia coinciso con il giorno in cui è terminato il pubblicizzatissimo “Anno della Misericordia”?

Che me la ricordo solo io quella dichiarazione di Nostro Signore segnata da Santa Faustina Kowalska nel suo celeberrimo diario in cui Egli sollecita: «Parla al mondo della Mia Misericordia… Questo è un segno per gli ultimi tempi, dopo i quali arriverà il Giorno della Giustizia. Fintanto che c’è tempo ricorrano alla sorgente della Mia Misericordia» (Diario, pag. 309)?

E per inciso: la Donna vestita di sole del Libro della Rivelazione, non è figura soltanto di Maria Santissima, eh, ma anche, ed inscindibilmente, della Chiesa.
Ma di questo magari ne parliamo la prossima volta.

To be continued…

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Libri

Ho letto un libro per bambini

Il Vangelo di Maria - Miniatura

di Massimo Micaletti

Ormai siamo tutti cattolici adulti, tutti abbiamo una nostra “idea” – e sottolineo “idea”, non “giudizio” – sulla Fede, sul Magistero, sul Papa e via dicendo.

Il cattoadultismo prende tutti, dal topo di biblioteca alla parrucchiera, dal cattolico della Domenica al signor quattro-Rosari-al-dì, dal kattolico a quello che: “cattolico ormai non ha significato, meglio cristiano”.

Ma qualcuno è rimasto bambino, o meglio è abbastanza maturo da poter scrivere un libro per cattolici bambini: mi riferisco ad Andrea Torquato Giovanoli e al suo Il Vangelo di Maria.

Ora: di solito non faccio recensioni, non ne ho le qualifiche, non ne ho il tempo, non penso interessi poi a molti sapere cosa leggo e che ne penso, e poi sembra sempre che t’abbiano pagato o promesso un contraccambio, ma faccio un’eccezione per questo libro.

E a dire il vero non so manco se tecnicamente questa possa definirsi “recensione”.

Mi interessa farvi sapere che l’ottica nella quale Giovanoli scrive non è quella del maestro, né quella dello studioso, bensì quella di chi condivide non solo un pensiero sui Misteri del Rosario, ma anche e soprattutto di chi vuol condividere un modo di vedere le cose.

Non è un “punto di vista”, è letteralmente uno sguardo, che poi è quello che forse dovrebbe essere proprio di ogni fede: quello del bambino.

È un modo di vedere le cose molto difficile da sperimentare, soprattutto per come viene vissuta la fede ora: da un lato, anche per chi si ammanta di umiltà, il Magistero diventa solo un punto di partenza per speculazioni e raffronti con “altre fonti”, spesso tutt’altro che oggettive, nei confronti della Chiesa, la Sposa di Cristo; dall’altro, la fede diventa un’esperienza emotiva, in definitiva chiusa in se stessa, una sorta di balsamo per un malessere esistenziale e nulla più, ed il Magistero una raccolta di autorevoli aforismi dai quali piluccare quelli più gustosi ed adatti all’umore del momento.

Ne Il Vangelo di Maria, dinanzi al Mistero dell’Incarnazione, al dramma della Crocifissione, alla gioia della Santa Vergine e di San Giuseppe per il ritrovamento di Gesù al Tempio, così come al dolore immenso di Maria per il proprio Figlio sfigurato, insultato e deriso sulla via del Calvario, lo sguardo è sempre di chi si fida e si affida. Di chi si fa un sacco di domande, ma non perché non creda a chi gli sta parlando, bensì perché, con umiltà e curiosità, vuol sapere perché e percome succedono certe cose meravigliose e tremende.

E le risposte si trovano nei dettagli e nelle digressioni che Giovanoli tratteggia e colma attingendo a piene mani dal Magistero e dalla storia della Chiesa, con amore tangibile per Gesù e per la Vergine, ma senza fantasticare o perdersi in suggestioni sentimentali.

Così pure, ad esempio, il soffermarsi sulle torture e sofferenze che Gesù patì mi fa pensare a quel bimbo che dinanzi ad una scena paurosa non distoglie lo sguardo, ma si aggrappa con tutte le sue forze al papà o alla mamma pur continuando a fare capolino. Il patimento ed il dolore di Gesù vengono descritti vivamente e crudamente, ma sempre alla luce della Resurrezione del Cristo e della presenza di Maria. Le parole sono semplici, i periodi netti, ma incisivi.

Si tratta, in buona sostanza, di un libro di grande profondità e di altrettanto efficace immediatezza: un bel dono alla devozione a Maria, Madre ed Avvocata di tutti noi cattolici.

Perciò leggerlo è stata una bella esperienza, che si può rinnovare ad ogni meditazione dei Misteri del Rosario.

Ed è per questo che ringrazio Andrea, a cui sono, in qualche modo, debitore.

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Libri

Con gli occhi della Madre

Il Vangelo di Maria - Miniatura

di Paolo Pugni

Le Scritture, quelle Sacre, sono come un videogame: quando pensi di essere arrivato in fondo si spalanca un nuovo livello.

E questo lo si dovrebbe sapere, così come che ogni singolo versetto della Bibbia parla in modo personale ad ognuno di noi e poi ce n’è uno in particolare che ti va diretto al cuore e si installa lì, e ti tormenta.

Per tacer di quelli che poi si insinuano nella ragione e scavano dentro di te fino a trovare quel senso, quella lucidità, quel colore che ti rende tutto terso: come una mattina d’estate che il giorno prima ha piovuto a dirotto e il vento ha soffiato in un temporale da aver paura anche adesso, non solo quando eri bambino, e il cielo è bello come quando è bello qui in Lombardia, e vedi le montagne e tutto ti sembra felice, di quella felicità profonda che non finisce mai.

Ecco: lo sai, ma ogni volta che ti si squaderna davanti questa verità la guardi come un bambino sorpreso, con quello stupore che fa saggi e candidi, perché il cuore di pietra è quello di coloro che ormai non sanno più spalancare gli occhi e chiedere scusa al mondo.

Ora io non è che sempre riesca a schierarmi nelle fila di coloro che guardano il mondo con gli occhi puliti, con lo sguardo alla giovane Holden direbbe Baricco, ma spesso anzi me li vedo cisposi questi occhi, avvolti dai miei pregiudizi e più ancora dalle mie presunzioni, di uomo che ha letto, e anche se non è mai stato a Cuneo, il mondo, anche quello dei libri, un po’ l’ha girato.

Perciò ogni tanto ci vuole una tirata d’orecchi, uno spintone, uno schiaffetto che ti faccia svegliare e gettare via il mantello dell’orgoglio per startene, coi pantaloncini corti del bambino che eri, per poter rivedere la vita in filigrana, la realtà in trasparenza, come albero e foglia.

Così mi scrive su Facebook un signore che ho visto qualche volta anche nella vita reale e mi propone di leggere un suo libro, che vuole sapere che ne penso. Accetto con riserva di tempo, e ci diamo appuntamento all’uscita da Messa, come in un romanzo manzoniano. Un incrocio rapido. Secco. Da uomini.

Poi scopri un po’ della sua vita, dalla famosa quarta di copertina, e la prima cosa che salta agli occhi è che ha lo slancio del genio, se si descrive come “autore inedito”, però poi l’umorismo entra nella durezza della vita che passa dalla perdita di tre figli e dall’ultimo, che è così gravemente malato da spingerlo a chiedere preghiere.

E allora capisci: capisci da dove nasce quella saggezza che si dispiega nelle pagine del saggio, un criterio temprato nella sofferenza che gli ha dischiuso i sentieri della Scrittura per rivelare a chi accetti di mettersi in gioco cosa nascondono le pieghe tra un versetto e l’altro.

Il Vangelo di Maria si intitola e no, non è una di quelle opere pretenziose e saccenti che ti dicono, alla Dan Brown, cose che solo gli illuminati sanno. È piuttosto la vita vista con gli occhi di Madre, e segnata dai venti misteri del Rosario, pregati prima che descritti, con una luce da far piangere, da sprigionare amore.

Perché qui c’è il segno del mistico avvolto nella sapienza di chi studia e tira fuori l’esegesi che non ti annoia, ma ti spalanca quegli hyperlink che connettono Antico e Nuovo, come lo scriba saggio, e che disvelano quel divino gioco che anticipa e rivela la storia di Cristo.

Leggo e piango, di gioia, di dolenza sana, quella che nasce dal timore, e capisco. Infatti Andrea Torquato Giovanoli (questo il nome dell’autore, ma prima ancora del padre dei dolori) ti guida dentro la verità con pennellate che spalancano, come quella domanda secca e nuova: come faceva Elisabetta a sapere che Maria era incinta prima ancora che quest’ultima aprisse bocca?

C’è un legame a doppio taglio tra la felicità e il dolore, perché bisogna sempre passare dalla croce.

Ma c’è così tanta luce che abbevera il cuore e trabocca sino a colmare anche l’intelletto.

E ve lo dovevo dire per condividere le cose belle e sante della vita.

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