Cronache

Scacco al Re

Verrà la guerra.

Non durerà a lungo, ma sarà atroce e spietata: farà un sacco di morti e lascerà dietro di sé una devastazione mai vista prima.

Non è un oracolo, questo, né una profezia, ma l’epilogo umanamente prevedibile di questo tempo perverso.

Alla luce dei numerosi indicatori ormai evidenti, infatti, non è più tanto una questione di “se”, ma piuttosto di “quando” comincerà il conflitto armato.

I segnali certi sono noti ed elencabili quanto innegabilmente concomitanti ed ordinati a tale conclusione, e cercheremo di esporli in ordine sparso qui, dimenticandocene sicuramente qualcuno (e ragazzi: se persino il sottoscritto se ne è accorto ed è riuscito a metterli insieme, significa che sono davvero eclatanti).

La perniciosa campagna mediatico-economica statunitense ed europea contro la Russia di Putin è sotto gli occhi di tutti, e che essa sia pregiudiziale e propagandistica è un fatto, ma con il passare del tempo si sta acuendo in maniera ideologicamente drastica e dissennatamente falsa (tanto da ottenere in molti quasi l’effetto opposto a quello desiderato) e questo è un segnale preoccupante.

All’ultimo concilio di sicurezza delle Nazioni Unite, ad esempio, l’invettiva del rappresentante britannico Matthew Rycroft contro l’operato della Russia in Siria (basata tutta sulla pretestuosa questione delle inesistenti armi chimiche) è stata talmente astiosa e provocatoria da scatenare la reazione del rappresentante russo Vladimir Safronkov che ad un certo punto ha avvertito il (poco) diplomatico inglese con un testuale e perentorio: “Non osate offendere la Russia”.

Questo è soltanto un segno di quanto aperta e feroce sia diventata la campagna denigratoria anti-russa, tanto che persino il presidente americano, non più tardi di quattro giorni fa, davanti ai leaders dell’Alleanza Atlantica ha parlato di “minacce dalla Russia alle frontiere orientali e meridionali della NATO”.

Peccato però che sia la Russia ad essere premuta sui suoi confini europei da un vero e proprio esercito dotato persino di mezzi pesanti e difese anti-missile, dislocato sfacciatamente con la complicità delle nazioni limitrofe all’ex unione sovietica.

Ed anche questo è un fatto: le armate atlantiche sono già posizionate ed in assetto di guerra, non solo sul suolo europeo, ma anche lungo le coste del pacifico.

È di tre giorni fa la notizia che il Ministero della Difesa cinese ha nuovamente esortato la marina USA a porre fine alle provocazioni nel mar Cinese Meridionale. E se è vero che le portaerei americane si trovano al largo delle coste cinesi per via delle tensioni con la Corea del Nord, è altrettanto vero che, a tutti gli effetti, la marina statunitense si trova già dislocata lungo i confini marittimi del più sicuro alleato della Russia in caso di un conflitto armato (e comunque in una posizione già avvantaggiata nel caso di ricollocamento lungo le coste orientali della Russia, eventualmente).

Vien quasi da pensare che l’inconcludente crisi con la Corea del Nord possa essere stata una scusa per avvicinare la marina americana ai confini oceanici della Russia.

Ed il tour di visite di Donald Trump di quest’ultima settimana non ha fatto altro che conclamare l’esacerbazione di un clima già esasperato a Washington: il contratto miliardario stipulato coi sauditi è il sintomo di quanto l’economia americana sia ad un passo dal tracollo; un ventennio di politica economica basata sul debito e speculazioni finanziarie selvagge hanno atrofizzato la capacità produttiva del paese, lasciando un’unica industria florida, quella degli armamenti.

E siccome d’abitudine l’America risolve le sue crisi economiche “esportando la sua democrazia” in qualche paese (tendenzialmente lontano dai patrii confini e militarmente insignificante), anche a questo giro s’è inventato un nemico con cui entrare in guerra, solo che stavolta hanno fatto male i conti: la Russia di Vladimir Putin non è l’Unione Sovietica, e se fino adesso l’orso russo ha sopportato pazientemente tutte le provocazioni di USA ed UE, non significa affatto che non sia pronto ad entrare in conflitto aperto in maniera poderosa, se messo in condizioni di doverlo fare (per la cronaca: nel Mar Mediterraneo sono cominciate le esercitazioni della Marina Russa).

La storia insegna che la Russia non ha mai iniziato le guerre, ma le ha sempre concluse, e l’escalation di provocazioni fatte nei suoi confronti sta raggiungendo i limiti dell’assurdo (di cui l’espulsione dei suoi diplomatici dalla Moldavia e l’Estonia è solo l’ultima).

Si pensi solo a quell’ottobre del 1962, quando l’istallazione sovietica di una base missilistica a Cuba portò le allora due superpotenze tanto vicine ad un conflitto nucleare, e poi si confronti quella provocazione con le numerose basi missilistiche della NATO piazzate nei paesi dell’est Europa, o il vero e proprio esercito dislocato lungo i confini Russi impegnato in continue esercitazioni militari: a parti invertite gli Stati Uniti avrebbero già sparato missili a tappeto da un pezzo (visto che sono bastate due lacrimucce di Ivanka Trump alla vista del fake-movie sui bambini siriani gassati col sarin per far sparare al presidente una sessantina di Tomahawk su di un inutile bersaglio, così, a mo’ di rappresaglia).

Ma non si creda che la pazienza di Putin durerà in eterno: è di un mese fa (26 aprile) la notizia che il Tenente Generale Viktor Poznihir, Vicecapo del Direttorato Principale delle Operazioni delle Forze Armate Russe, alla Conferenza Internazionale sulla Sicurezza a Mosca ha dichiarato che il Comando Operazioni dello Stato Maggiore Generale russo ha concluso che Washington, nella ricerca di un’egemonia globale, stia implementando un sistema missilistico anti-missile che possa impedire una risposta nucleare russa ad un attacco preventivo di tipo nucleare da parte degli Stati Uniti.

Ovviamente la cosa è stata completamente ignorata da tutti i media occidentali: soltanto Russia Today e la Times-Gazette di Ashland (Ohio) hanno coperto la notizia, che però è comunque girata sui vari siti internet, venendo alla luce a dispetto dell’ostracismo mediatico mainstream.

Ora: non si creda che, nel momento in cui la Russia si vedesse realmente in pericolo di attacco, non esiterebbe ad anticipare l’avversario, con effetti devastanti non solo per gli USA, ma anche, se non soprattutto, per l’Europa.

Questa è la situazione ad oggi, ed un’ulteriore conferma delle reali intenzioni dei neocon americani di muovere una guerra totale contro la Russia è emersa anche dal dossier di Germano Dottori riportato dalla più autorevole testata italiana nel settore della geopolitica (Limes di aprile), da cui emergerebbe la strategia americana più che ventennale nel contrastare il rinascimento della superpotenza euroasiatica su ogni fronte, dallo scatenamento delle “primavere arabe”, alle dimissioni forzate di Berlusconi (reo di intrecciare forti relazioni politico-economiche con Putin) e fino a provocare l’abdicazione di Benedetto XVI (reo di perseguire con efficacia la riunificazione con la Chiesa Ortodossa).

Tutto questo suffragato anche dalle mails della ex-candidata alla presidenza Hillary Clinton rese pubbliche da Wikileaks, in cui emergerebbe palesemente la ferma posizione anti-russa di Obama e della stessa Clinton, inclusiva dell’intenzione di un  cambio di regime in Vaticano (per un eventuale approfondimento si legga qui).

Ed è proprio per perseguire questo annoso piano che a Washington lo “Stato Profondo” non cessa la campagna infamante contro l’eletto presidente Trump, (il quale da par suo si è dato un bel daffare per crearsi il vuoto intorno) e che ora, pur essendosi lasciato addomesticare non poco, verrà comunque segato da un ormai inevitabile impeachment organizzato pretestuosamente ai suoi danni proprio sul fake-dossier del Russiagate (le ultime dichiarazioni della Merkel sull’attuale temporanea inaffidabilità degli Stati Uniti suonano tanto come una sentenza per Trump in questo senso), per poter rimettere ai vertici degli USA un burattino dei neocon che possa portare a termine quell’agenda pluriennale che mira al conflitto con la Russia.

E la cosa potrebbe essere più imminente di quanto non si pensi, poiché le micce accese per il deflagrare di una terza guerra mondiale (che vedrebbe schierati sui due fronti principalmente USA ed Europa contro Russia e Cina) sono parecchie: una schermaglia aerea in Siria (o l’assassinio di Assad) ad esempio, oppure una provocazione di troppo degli ukronazi nel Donbass o in Crimea; un gesto pazzo da parte di una a scelta tra Estonia, Lettonia o Lituania, ma anche un’improvvisa esasperazione della “crisi coreana”, od un tentativo serio di “primavera russa” (a proposito: occhio che per il 12 giugno sono previste manifestazioni in 212 città russe, tra cui Mosca, organizzate dal movimento dissidente sponsorizzato Soros&Co di quella risibile marionetta di Alexei Navalni).

E non si dimentichino i Balcani: nonostante quasi nessuno ne parli, lì la situazione sta diventando incandescente, con il ritorno di voglie espansionistiche dell’Albania, la riottosità anti-russa del Montenegro, e soprattutto la resistenza della Serbia ad un arruolamento coatto nella NATO che, nel caso avvenisse, costringerebbe proprio la Russia ad intervenire pesantemente.

Tutto questo riporta indietro l’orologio della storia a quei momenti in cui la terza guerra mondiale pareva inevitabile, come nel ’62 con la “crisi cubana”, oppure come nel 1983 con l’esercitazione Able Archer e l’escalation missilistica nella Germania ancora divisa.

Tuttavia la differenza con lo stato attuale è che allora le classi politiche di entrambi i paesi erano consapevoli degli effetti apocalittici di un conflitto nucleare e, assennatamente, ebbero fino all’ultimo la volontà di evitarlo.

Oggi, invece, pare al contrario evidente una ferma volontà, sia da parte americana che da parte europea, di scatenare uno scontro bellico con la Russia (è di oggi la notizia che il senatore capo della Commissione per i Servizi Armati Americani John McCain, durante un intervista alla ABC ha dichiarato che: “il pericolo più grande per la democrazia e per il mondo occidentale è rappresentato dalla Russia”), e fino ad ora, soltanto il polso fermo e la freddezza da navigato stratega di Putin ha saputo resistere all’escalation di provocazioni occidentali. Costui, sembra invero essere l’unico capo di stato ad aver chiaro che una terza guerra mondiale consisterebbe nel suicidio dell’umanità e nella sostanziale distruzione del pianeta.

Alla luce di tutto ciò capite bene che un tale investimento di soldi, armamenti, propaganda, energie e tempo non verrà certo vanificato, ed è proprio per questo motivo che la guerra, alla fine, ci sarà.

Poiché al di là dei fatti fin qui elencati che dimostrano come ci sia una premeditata, condivisa ed ossessiva volontà di conflitto da parte dell’occidente, questa partita a scacchi per le sorti del mondo è giocata, in realtà e prima di tutto, su di un piano che trascende il materiale, ma che ha origine e causa movente nello spirituale.

Le mire del principe di questo mondo, che in questo secolo ha avuto modo di scatenare tutte le sue legioni, proprio da un ventennio a questa parte ha incrudito la sua azione con un giro di vite di quei poteri al suo servizio che controllano il globo proprio verso l’estinzione del genere umano su tutti i fronti: con la promozione massiva dell’aborto, della contraccezione, dell’eutanasia, ma anche dei disordini della sessualità contronatura (e quindi costituzionalmente infertile) ed in generale con la diffusione di una cultura mortifera dominante che tende alla disperazione e all’annichilimento.

Però, siccome l’astio dell’angelo ribelle verso Dio non si limita all’odio contro l’uomo, ma anche contro la Creazione stessa, ecco che esso infine, allo scadere di questo tempo di tenebra concessogli, muove i suoi pezzi sulla scacchiera nell’attentato finale a Colui che di questo mondo e di tutto il Creato è il solo e vero Re.

Poiché, come detto in precedenza, più volte, nel corso di questo secolo anticristico, tentò invano lo scacco, ma questa volta, che è anche l’ultima, ho l’impressione che la Regina non interverrà in favore dei pedoni, poiché questi hanno lasciato pervicacemente cadere nel vuoto tutti i suoi avvertimenti, cosicché lo scacco parrà essere matto.

E nella passione che contraddistingue questo nostro tempo, soltanto dopo che il calice amaro sarà stato bevuto fino all’ultima goccia, quando la morte sembrerà aver trionfato, avverrà l’eucatastrofe, e per quel resto di umanità purificata nel fuoco ci saranno «cieli nuovi e terra nuova».

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Cronache

Keep calm and òcio…

Ok, lo confesso: sapere per certo che quel simulacro luciferino della Killary non prenderà le redini del paese più armato del globo è una gustosa soddisfazione.

Stamattina appena alzati non avete notato anche voi come il sole splendesse luminoso nel cielo, gli usignoli cantassero allegri, i bimbi saltassero giocosi per le strade e persino l’aria sembrasse nuovamente pulita, senza più quell’intenso odore di zolfo che aleggiava da oltreoceano?

Ahh, un vero sollievo…

Adesso però occorre calmare gli entusiasmi e ritornare a guardare le cose con un po’ di obiettività.

Già, perché è pur comprensibile che, in tempi come quelli odierni in cui regna una sempre più spessa coltre di confusione, ed ormai sostanzialmente deprivati di modelli di riferimento solidamente cattolici, coloro i quali (come il sottoscritto) rimangono ostinatamente attaccati a vetusti principi non-negoziabili possano soccombere alla tentazione di guardare a quelle rare figure che emergono dalla melma del politicamente corretto come a novelli salvatori della patria, finendo poi, erroneamente, per osannarli.

E non è per fare il guastafeste, sia chiaro, ma occorre ammettere che a ben guardare non è che Trump sia proprio un Elia redivivo, eh: è più che altro un’incognita in realtà, e che davvero attenda alle belle speranze a cui ha dato adito di pensare (principalemnte agli americani) è ancora tutto da dimostrare.

Si pensa forse infatti che quei leviatanici poteri forti che hanno sponsorizzato a suon di milioni e milioni di dollari la campagna della Clinton, davanti alla disfatta nell’avere il loro burattino finalmente insediato alla presidenza statunitense, si ritireranno in buon ordine plaudendo di buon grado il verdetto popolare?

O che forse siano tanto sprovveduti da non aver preparato uno o più piani di riserva nel caso si fosse verificata l’incresciosa ipotesi che il tycoon aranciopigmentato vincesse le elezioni?

È quantomeno inverosimile: se non riusciranno ad addomesticarlo cercheranno di ostracizzarlo in qualsiasi modo, alla peggio lo manderanno a giocare a burraco allo stesso tavolo di Lincoln, Garfield, McKinley e Kennedy.

Staremo a vedere, ma intanto occhio a non mettere sul piedistallo il buon Donald.

Così come occhio a non incoronare d’alloro il Cesare dell’est: per quanto anch’egli paia operare sotto gli effluvi dello Spirito di un’Ortodossia che qui in occidente ce la sognamo, non è che sia proprio un Enoch redivivo, eh: teniamo presente che si tratta pur sempre del capo della seconda nazione meglio armata del pianeta, ed è comunque un uomo, ed un uomo di potere, soggetto anch’egli ad una natura ferita dal peccato originale e passibilissimo di tentazioni di supremazia assoluta.

Si pensi, ad esempio, all’eventualità in cui davvero l’America incominci a farsi un po’ i cacchi suoi anziché spargere per il mondo i bellicosi semi della sua democrazia; si pensi che magari per davvero venga data una reale possibilità alle nazioni europee di decidere di sottrarsi dal cappello della NATO e scegliere in maniera sovrana di stringere alleanze secondo i propri reali interessi o anche di rimanere neutrali, volendo.

A quel punto, nel quadro geopolitico internazionale, l’Europa rimarrebbe un continente ricco e militarmente debole, caratteristiche che potrebbero risvegliare sopite ambizioni di conquista da parte di superpotenze circostanti.

Metti che a Putin partisse l’embolo dello zarismo potrebbe tranquillamente affondare le lame di un novello espansionismo nel ventre molle di questa Europa bolsa e rimbambita, trovando la stessa capacità di resistenza del burro caldo.

E lo stesso discorso varrebbe per un’eventuale ondata di colonialismo di matrice islamica (visto oltrettutto che le avanguardie di un ipotetico esercito mussulmano sono già capillarmente diffuse sul nostro territorio).

Perciò stiamo calmi e occhio a non far di nessun uomo un idolo, poiché solo Uno è il Salvatore e non si chiama né Donaldo, né Vladimiro (e nemmeno Giorgio, per inciso), giacché come la storia ha più volte dimostrato, per quanto improbabile, nulla è davvero impossibile.

Tanto quanto un Trump presidente.

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Cronache

Granbiscotto

Massì: un complottone veloce-veloce di fine estate.

Visto che ormai lo stato di pre-morte della Clinton è palese, è scattato il toto-candidato: alcuni dicono che a prenderne il posto sarà Sanders (convinto forse ai tempi a farsi da parte proprio nell’attesa di rientrare in gioco in un secondo momento), altri dicono il suo vice Tim Kaine (che, giusto per rimanere in famiglia, è un amicone del figlio di Soros).

Intanto l’idea della polmonite è perfetta: abbastanza grave da giustificare una drastica riduzione dei prossimi impegni di campagna elettorale per la candidata dei democratici, ma comunque un male non così drammatico da rendere definitivamente non-idonea la Clinton per la presidenza.

Così può restare in corsa, cosa che ha tutta l’intenzione di fare, tanto che ha già cominciato a mettere le mani avanti nel caso di un’eventuale sconfitta al cospetto del candidato avversario: la Russia interferisce nelle elezioni americane.

Ma non solo, già iniziano a circolare dichiarazioni che la Clinton starebbe male perché avvelenata da Putin o da Trump (tertium non datur).

E proprio oggi Obama si è sperticato a favore della supposta sua succeditrice alla presidenza, dando, come da consolidato copione, addosso a Trump e paragonando, tra le altre cose, Putin a Saddam Hussein (che sia un velato avvertimento? Dato che pochi giorni fa il suo autista di fiducia è morto in un insolito incidente stradale…).

D’altronde ci sta che lui si senta col sedere al caldo, perché visto come stanno le cose, un suo eventuale, del tutto straordinario terzo mandato si profila sempre più probabile all’orizzonte: gli basta che uno dei due candidati sparisca dalla circolazione in tempo utile per bloccare le elezioni (magari preferibilmente in pretestuose circostanze di sospetta ingerenza russa), quindi dichiarare la legge marziale e rimanere così ancorato al cadreghino della white house giusto il tempo di dare coronamento alla sua illuminata presidenza da “Nobel per la pace” con un’ultima (letteralmente) guerra alla Russia.

E nel caso qualcuno abbia qualcosa in contrario, ha già bella che pronta un forza di polizia privata di almeno 120.000 uomini superarmati che risponde direttamente a lui e distribuita su tutto il territorio dell’Unione, visto che già da tempo ha fatto militarizzare tutte le agenzie federali del paese (ente del servizio metereologico compreso).

Non è escluso che proprio questo fosse il piano fin dall’inizio, il che spiegherebbe tra l’altro l’accanimento con cui viene mantenuta in corsa una Clinton con “i giorni contati”.

Vabbé: staremo a vedere.
In ogni caso avremo qualcosa da raccontare ai nostri nipoti.
O forse no…

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