Storie

La Prospettiva

“E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”

(Giovanni 1,14)

Narra un’antica storia che il giorno in cui la Terra sorse, il Cielo si innamorò di lei.

Dall’alto della sua volta egli ne ammirava la fertilità, la solidità e la varietà di forme e di colori.

Presto anche la Terra iniziò a ricambiare il sentimento di cui era oggetto e così anch’essa s’innamorò del Cielo, della sua immensità, della sua purezza, della sua freschezza.

Ed il loro amore risaltava nei doni che reciprocamente si scambiavano: il Cielo bagnava la Terra con la sua pioggia e la Terra rendeva al cielo l’aria pulita dei suoi alberi.

Il cuore di entrambi, però, era velato di tristezza. Infatti, pur essendo così vicini l’uno all’altra, non potevano toccarsi ed il loro sogno d’amore restava incompiuto.

Si amarono tuttavia da lontano, per tanto tempo, fino al giorno in cui la Provvidenza, commossa dalla perseveranza di quel sentimento, decise di regalare al Cielo ed alla Terra un luogo dove si potessero finalmente incontrare.

Fu allora che nacque l’Orizzonte.

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Paternità

Il fratello mai nato

Estratto da “Papà senza controllo”

Cara mamma.

Quante volte mi hai raccontato di mio fratello maggiore, quel primo figlio che, per cause naturali, non hai mai avuto.

Quante volte hai rievocato l’aneddoto di quel dottore che, mostrandotelo fuori dal tuo ventre, te lo ha presentato come il tuo “fagiolino”, e col sorriso triste nascondi un dolore mai lenito davvero.

Solo ora, quando tu ormai sei nell’inverno della vita, percepisco il senso di quel tuo ricordo persistente, e non sai quanto vorrei esserti stato accanto in quei momenti, io che allora ero soltanto un pensiero nella mente di Dio, per darti un po’ di consolazione e rinfrancare le tue speranze di giovane donna che eri.

Solo ora, che sono a metà del guado del fiume della mia vita, e che ho vissuto l’esperienza di una genitorialità negata, riesco e voglio figurarmi accanto a te in quell’anfratto di buia esistenza e, per la fede che ci affratella, ti dico ora ciò che t’avrei detto, così come se ci fossi stato già.

E pur consapevole che le parole dell’uomo non possiedono la capacità di portare quella vera e profonda consolazione che solo la Parola di Dio ha il potere di dare, soprattutto in momenti della vita segnati dall’aspetto doloroso del Mistero, tuttavia ciò che mi muove è proprio il richiamo ad un’esperienza personale di un figlio perso e mai conosciuto, forse più un’idea di un figlio, ma già così compenetrante il cuore da causare un dolore tanto intenso quando viene strappata d’improvviso ed ineluttabilmente.

Comprendo ora la tua rabbia sommessa, il dolore e lo sgomento che sempre rende attoniti davanti all’inspiegabilità immediata delle realtà contingenti: tutto ciò non è nuovo ed incomprensibile per me, poiché l’ho condiviso, ecco perché mi permetto di entrare in un frangente così delicato, ma che in qualche modo ci accomuna.

Sappi che ciò che ti ha colto, nonostante tutte le apparenze, non è una disgrazia, ma per comprenderne il senso profondo è necessario guardarvi attraverso secondo l’ottica della croce: se Dio permette il male è solo e sempre in prospettiva di un bene futuro maggiore ed in ciò che ora ti affligge è già presente il germoglio della Pasqua che ti aspetta.

Di questo ne abbiamo garanzia in Cristo Crocifisso Risorto.

Inoltre è stata la Madonna ad affermare che: “i bimbi persi nel seno materno sono ora come piccoli angeli attorno al trono di Dio”, e se ci pensi bene questa non è solo una magra consolazione, ma davvero una grazia speciale che è stata concessa a tuo figlio!

Sai bene infatti che ogni bambino non è possesso del genitore, ma gli viene affidato da Dio affinché egli lo introduca e lo indirizzi al suo personale destino di salvezza, nel rispetto della sua libertà individuale; ecco: tuo figlio è già adesso nella gioia imperturbabile dell’abbraccio divino e tu come genitore non avresti mai potuto sperare per lui una sorte migliore, tutto il tuo amore infatti non può competere con l’infinita misericordia in cui ora egli è immerso!

Hai perso un figlio in terra, è vero, ma hai guadagnato un santo in Cielo: uno di quelli più cari al Signore poiché più simili a Lui per purezza, un piccolo santo che intercede incessantemente per te ed il suo futuro fratello presso il trono dell’Onnipotente, la cui misericordia non riesce a resistere ai “piccoli”!

Per lui, dunque, non puoi che essere felice, ma anche a te non rimane solo vuoto e dolore: tu pure hai ricevuto il raro privilegio di stare con Maria ai piedi della croce, di offrire con lei a Dio l’olocausto di tuo figlio in quello perfetto del Figlio suo.

Ciò non ti toglie il dolore, lo so, ma ti dà la pace se lo accogli nella consapevolezza che la tua esperienza non è più solo un’esperienza umana, ma la vera partecipazione all’esperienza divina: nell’accoglienza del dolore e nella sua offerta al Padre nel Figlio, tu vivi già la comunione con Dio!

Il vuoto che ora sembra dominarti è in realtà solo apparente, propriamente fisico se vuoi: tuo figlio è ben più reale e presente ora nella tua vita poiché non più limitato dalla carne, ma sommamente libero in Cristo risorto e assìso alla gloria di Dio.

Ciò è talmente vero e reale che d’ora in poi, ogni volta che ti accosterai a Gesù Eucaristia, tu entrerai in comunione anche con tuo figlio, il quale è già nella perfetta comunione con Cristo!

Sii perciò lieta ed abbandona la rabbia, essa è motivata dalla sensazione di aver subito un’ingiustizia, e se pur umanamente legittima (poiché il male è ontologicamente offensivo), porta solo incauti dubbi sulla divina volontà di bene e non fa che acuire il dolore, ma può e deve essere combattuta affinché sopisca: la rabbia contrae il cuore ed irrigidisce lo spirito, impedendo l’accesso alla Pace che Gesù ti dona nell’accoglienza della prova, intesa come quella “potatura” da parte di Colui che ti ama, perché tu possa portare più frutto.

Ricordati infine che io sono con te nella preghiera, ti sono vicino nella purificazione che stai vivendo, certo che il Signore abbia fatto soltanto delle “prove generali” in vista di quel dono di un nuovo figlio che già ti attende nel Suo progetto di amore per te.

E che sarò io.

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Storie

Palloncini

Siamo tutti palloncini: ognuno di forma e colore differente, ma tutti egualmente creati per salire al Cielo.

Alcuni sono gonfi di Spirito leggero e tengono ben tesa la cordicella che li lega ancora in terra.

Altri sono pieni d’aria e rimbalzano indecisi tra il suolo ed il Sole, scodinzolando la loro funicella che non li lascia andare alla deriva.

Taluni sono semivuoti, poverini, e mollicci rotolano qua e là, tra gli spigoli e gli spintoni del mondo, cercando come riesce loro meglio di evitare gli spilli e le punture.

E poi ci sono quelli che hanno perso ogni fiato e restano lì, afflosciati nel fango, indifesi ai quei pestòni che fraintendono per carezze, e non lasciano che quell’Uno li raccolga per gonfiarli ancora.

Siamo tutti palloncini, e quando giunge il momento in cui il filo si rompe o è tagliato, una Mano buona viene a prenderci per giocar con noi là in Alto, per sempre slegati da ogni spago; ma non sia mai che per l’illusione d’essere liberi la fuggiamo, quella Mano, finendo così a svolazzare diritti negli artigli tesi di colui che vuol farci scoppiare.

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