Cronache

Charlie deve morire

In merito all’angosciosa vicenda del piccolo Charlie Gard in moltissimi hanno espresso le loro autorevoli considerazioni, molto più e molto meglio di quanto sarei stato capace io, perciò mi limiterò qui, tra un Rosario ed un’offerta Eucaristica, a fare soltanto un appunto.

Il popolo della rete (in larga parte espressione di un cattolicesimo reazionario quasi esclusivamente italiano e spiccatamente materno) è encomiabilmente riuscito a dare forte esposizione ad un caso che altrimenti sarebbe passato quasi del tutto sottotraccia, complice l’assordante silenzio mediatico mainstream, e che invece, letteralmente con l’insistenza della vedova di evangelica memoria, ad oggi è riuscito a mobilitare piazze, comunità, operatori ospedalieri, pallidi tentativi di mediazione diplomatica e persino ad estorcere almeno un’impetrazione striminzita da eminenti personalità mondane.

Tanto s’è fatto e pregato che i mastini che hanno sotto sequestro medico/giuridico il piccolo bimbo si sono lasciati strappare una non meglio specificata dilazione di tempo prima di procedere alla sua uccisione (segno evidente, questo, che poi tanta urgenza di porre misericordiosamente fine alle presunte sofferenze del piccolo non c’era).

Già solo per questo motivo, tutta ‘sta operazione puzza di strumentale lontano un miglio, ma adesso che anche il prestigioso ospedale capitolino s’è fatto formalmente avanti con la profferta di prendere in carico il bambino, il diniego perentorio dell’omologo inglese segna in maniera più che sospetta come il destino di quel fanciullo sia stato preventivamente preordinato: Charlie deve morire.

D’altronde se non lo hanno lasciato andare in America, vuoi che lo lascino venire in Italia?

Alla luce di ciò assume un senso anche la proroga concessa da parte degli aguzzini del centro mattatoio che lo detiene: il movimento di protesta all’esecuzione del piccolo Charlie Gard è sbocciata sui social, e si sa che il popolo social è volubile, basta aspettare che salga alla ribalta un altro argomento d’attualità, e si potrà procedere all’estinzione del fanciullino fuori dalla luce dei riflettori.

Siccome però il focolaio della rete stenta a spegnersi, ci hanno pensato direttamente i gestori dei social media a calmierare gli animi, incominciando con il blocco dell’account twitter @fight4charlie, a cui presumibilmente potrà accodarsi anche il gigante di Zuckerberg, tanto di pretesti politically correct ce n’è da scegliere.

Ora: al sottoscritto pare evidente che questo bimbo sia la vittima sacrificale designata per creare un precedente giuridico che dia una svolta di tipo eugenetico al corso di questi tempi di tenebra. E sappiamo bene chi ci sia dietro a questi tempi che stanno per scadere, tanto che ad un occhio profetico non sfugge come a movente dell’operato di questi ignari(?) boia ospedalieri ci sia la ferma quanto supernaturale volontà oscura di fare del piccolo Charlie Gard un olocausto gradito al demonio.

Ecco perché occorre agli uomini di buona volontà che si sono fin qui spesi in questa battaglia perseverare fino alla fine, fino a quando, a dispetto di tutto e tutti (e genitori per primi), a quel piccolo bambino verrà crudelmente tolta la vita; e perseverare nel combattimento soprattutto con quei mezzi spirituali rimasti ormai ahimè quasi del tutto nelle mani del popolo laico, poiché disconosciuti dalla gerarchia ecclesiale.

Quindi Ave Maria e avanti, commilitoni, ma occhio agli obbiettivi: perché va bene impetrare affinché Charlie Gard non venga ucciso, ancora meglio chiedere al Signore il miracolo della sua guarigione, ma non possiamo dimenticare che Egli ci ha chiesto espressamente di pregare per i nemici, perciò siamo tenuti a pregare intensamente anche per la conversione a Cristo dei suoi assassini.

Perché in questa brutta storia non c’è in gioco l’anima di Charlie, ma l’anima del mondo occidentale.

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