Vita

Te Deum

Alla fine poi è passato ‘sto (letteralmente) fatidico duemiladiciassette e, come dice la nonna di Hip nel cartone dei Croods, siamo “ancora vivi!”.

Già, perché dalle previsioni pareva che quest’anno dovesse succedere chissà che cosa e invece poi, a ben guardare, in effetti ne sono successe solo “di ogni” (che, come al solito, la realtà si rivela avere sempre più immaginazione della fantasia).

E ne sono accadute veramente “di ogni” soprattutto sul piano spirituale, che, com’è noto, anticipa ed è prodromo per la elevazione o, in questo caso, la degenerazione sul piano materiale.

È proprio a questo proposito che al crepuscolo di quest’anno (letteralmente) fatidico, intendo innalzare la mia indegna lode a Dio:

Nonostante i venti di una guerra imminente, innanzitutto, che spirano sempre più inevitabili qui in occidente, perché mi hanno dato occasione quest’anno di riconsiderare più profondamente il valore della pace vera, quella che viene solo dal Sacratissimo Cuore di Cristo, l’unica in grado di allietarti nella tribolazione, quella che lo Spirito Santo insuffla nella tua vita se per primo cerchi tu la pace nelle tue relazioni quotidiane, quelle della vita spicciola, con la tua consorte e la tua prole prima di tutto, che già quando riesci a preservare la pace nella tua famiglia sei ricco di una ricchezza che nessun conio può acquistare.

Nonostante l’estenuante, martellante e sacrilega esaltazione dell’eresiarca sassóne a discapito di una degna celebrazione della Madre Celeste nel centenario delle sue apparizioni a Fatima (il cui Santuario è stato ulteriormente sfregiato dall’ennesima profanazione proprio in occasione del Natale di Gesù con l’allestimento di un presepe lesbo), perché mi ha riacceso in cuore una rinnovata venerazione per la Madonna, non solo nell’affezionata veste di Madre amorosa ed angosciata per la sorte dei suoi figli, ma in particolare per il suo essere icona verace e perfetta di Donna, a cui oblare ancor più il proprio cuore in imperitura sudditanza d’amore.

Nonostante il carnaio dilagante e perverso che lorda capillarmente questo vecchio mondo dai valori ormai rovesciati, nel quale non c’è più freno morale al compimento della più bieca bestialità e dove si persegue con accanimento l’innocenza e la virtù, perché mi ha infiammato di devozione verso la santità castissima di San Giuseppe, mirabile ed eccellentissimo modello di sposo e padre, ma ancor più incarnazione di vero maschio nel preservare contro ogni immondizia il proprio essere uomo fatto a immagine divina, preferendo il silenzio alla mormorazione, la pazienza alla ribellione, il nascondimento alla vanagloria, il pudore all’impurità.

Ti lodo e Ti rendo grazie mio Signore, perché anche nel miserevole spettacolo della Tua Sposa che si prostituisce al secolo disprezzando la Verità di sempre per la fregola di false ideologie già ripassate al mondo, mi concedi una preziosa opportunità di comunione con Te in questa rinnovata Passione che Tu stesso Capo rivivi in quel Tuo Corpo mistico che è la Tua Chiesa, e così, come un figlio che si vede tradito ed abbandonato, mi fai partecipe del Tuo amore sofferente per questa Madre a cui prude “riformarsi”, ossia di darsi qualsiasi altra forma purché non sia la Tua.

Ma più si rinnega il Mistero ineffabile della Transustanziazione, più mi risulta evidente quanto necessario sia per la mia vita il nutrimento Eucaristico.

Più viene nascosta la grave realtà del peccato sotto la coperta di una falsa misericordia e più mi è indispensabile sperimentare il Tuo perdono nella frequenza al Sacramento della Penitenza.

Più viene “reinterpretato” il Tuo bimillenario Magistero per piegarlo alla condiscendenza col mondo e più mi morde la fame per ogni Parola che esce dalla Tua bocca, e così mi è prezioso più che mai abbeverarmi al tuo Vangelo, e scopro la bellezza della preghiera nella lingua della Chiesa di sempre, e mi ritrovo a recitare il Credo sull’attenti e con la mano sul cuore, perché istintivamente ora lo riconosco come l’Inno di quella Patria Celeste a cui realmente appartengo mentre sempre più chiaramente mi rendo conto di quanto il tempo (e questo tempo in particolare) sia luogo d’esilio rispetto all’eternità.

Ecco per cosa in particolare voglio rendere lode a Dio in quest’anno morente dimostratosi (letteralmente) fatidico: poiché tutto l’inaudito occorso in questi lunghi, spossanti mesi ha esacerbato una crisi globale dalle tinte davvero apocalittiche, che ha già visto nella demoralizzazione materiale il riflesso di una originale decadenza spirituale, in maniera quasi sistematica (che se in Vaticano si mina la vita, il matrimonio e la famiglia, di conseguenza poi si legifera a Roma, e secondo quella dinamica mistica “urbi et orbi”, ciò che viene decretato nella capitale del Regno spirituale ha poi valenza d’imprimatur per tutto il mondo materiale, con una  conseguente minore o maggiore libertà data a chi di quello ne è il principe), ma il tempo di crisi, se colto in prospettiva profetica – con gli occhi cioè di Colui che regge le sorti della storia – è anche un tempo di opportunità.

L’opportunità di ritornare all’essenziale, abbandonati da una gerarchia che ha smarrito la Via, siamo chiamati ad uscire da una religiosità formale per ritornare ad una fede vissuta: veramente incarnata nella vita di ogni giorno.

Già lo scrissi: in un tempo dominato da una vera e propria emorragia apostasica del clero, in cui la “ekklēsía” si liquefa, la comunità va riassunta nella chiesa domestica, preservata innanzitutto nella relazione sponsale, responsabilità che voca i laici, in questo contesto contemporaneo in cui realmente le porte degli inferi premono su ogni aspetto della quotidianità, ad un impegno totalizzante, ma che vale ogni pena, poiché veicolo privilegiato della relazione con Cristo e strumento per la nostra salvezza personale.

Perciò Ti lodo Signore, e ti prego: aumenta la mia poca fede e conserva in essa me e la mia famiglia nella perseveranza fino alla fine, perché sai com’è, mi preme un po’ la salvezza, e  l’anno che viene porta già con sé la nefasta eredità di quelli appena trascorsi, lasciando intuire per i mesi all’orizzonte un ampio margine di peggioramento.

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Cronache

L’anno che verrà

Alla fine è giunto.

Ci ha messo un anno intero, ma alla fine è arrivato, ‘sto (letteralmente) fatidico 2017.

E mai come quest’anno, gli auguri per quest’anno entrante, mi vengono fuori così sentitamente sinceri.

Perché mi sa che di ogni augurio di celeste benedizione, in ‘sto (letteralmente) fatidico 2017, ne avremo un gran bisogno.

E lo confesso: è un sacco di tempo che avevo intenzione di scrivere questo pezzo, ma poi, tra una cosa e l’altra, ho continuato a procrastinare, dicendo a me stesso che c’era ancora tempo per essere preso per matto, e così ho traccheggiato fino ad ora. Ma adesso di tempo non ce n’è più.

Andiamo però con ordine (e mettetevi comodi, che mi sa che questa volta sarò particolarmente prolisso), perché per capire quello che ci attende nei prossimi mesi occorre fare una piccola premessa: voltarsi un attimino indietro, diciamo di un paio di centinaia d’anni, o giù di lì.

Siamo nel 1820, anno in cui alla beata Anna Caterina Emmerick venne rivelato in visione mistica che, circa ottant’anni prima dell’anno duemila, a satana sarebbe stato concesso di essere liberato dalle sue catene, e di agire quindi con ampia libertà di male sulla terra, per un periodo di un secolo.

Questa profezia è stata confermata più volte nel corso della storia da altre fonti secondo varie modalità, cito brevemente qui le più attendibili: il 13 ottobre del 1884 al termine della Santa Messa, Papa Leone XIII ebbe una visione analoga, della quale raccontò di aver assistito ad una specie di colloquio tra Gesù ed il maligno, il quale sfidava Nostro Signore affermando che, se avesse avuto maggior potere su coloro tra gli uomini che avrebbero scelto di servirlo ed una più ampia libertà d’azione per un centinaio di anni, avrebbe sicuramente distrutto la Chiesa. Nella visione il Signore concesse a satana quanto questo gli chiedeva, ma per tutta risposta affermò che non avrebbe prevalso sulla Sua Chiesa.

Durante le sue numerose apparizioni dell’epoca moderna, anche la Madonna confermò la veridicità di questo “incontro” tra suo Figlio ed il nemico. Nelle apparizioni canonicamente riconosciute di Tre Fontane, per esempio, al veggente Bruno Cornacchiola, il 12 aprile 1947, dichiarò tra l’altro: “Le potenze malefiche opereranno nei vostri cuori e satana è sciolto, da promessa divina, per un periodo di tempo: accenderà fra gli uomini il fuoco della protesta, per la santificazione dei santi”.

Ora, se è vero che tre indizi fanno una prova, direi che a questa profezia occorre accordare una certa credibilità, e di conseguenza riconsiderare il contesto storico degli ultimi cento anni anche in questa prospettiva, diciamo, mistica, o no?

E se questo non bastasse (ma personalmente io ero già convinto fin da quella del 1947), pure a Medjugorje, in un messaggio dato il 14 aprile del 1982, la Madre di Dio ribadì l’urgenza di accogliere questa profezia: «Dovete sapere che satana esiste. Egli un giorno si è presentato davanti al trono di Dio ed ha chiesto il permesso di tentare la Chiesa per un certo periodo con l’intenzione di distruggerla. Dio ha permesso a satana di mettere la Chiesa alla prova per un secolo, ma ha aggiunto: “Non la distruggerai!”. Questo secolo in cui vivete è sotto il potere di satana ma, quando saranno realizzati i segreti che vi sono stati affidati, il suo potere verrà distrutto. Già ora egli comincia a perdere il suo potere e perciò è diventato ancora più aggressivo: distrugge i matrimoni, solleva discordie anche tra le anime consacrate, causa ossessioni, provoca omicidi. Proteggetevi dunque con il digiuno e la preghiera, soprattutto con la preghiera comunitaria. Portate addosso oggetti benedetti e poneteli anche nelle vostre case. E riprendete l’uso dell’acqua benedetta!».

Ora, taluni potrebbero obiettare che le controverse apparizioni della Madonna in terra slava non possono essere tenute in considerazione poiché non riconosciute ufficialmente dalla Chiesa.

Ok, concesso, ma si tenga per lo meno in debita considerazione che nelle apparizioni di Maria Santissima ad Itapiranga (avvenute dal maggio del 1994 al maggio del 1998), le quali invece sono state ufficialmente riconosciute dalla Chiesa e godono dell’imprimatur del vescovo locale, nel messaggio dell’8 dicembre del 1996 afferma tra le altre cose che «Itapiranga è unita alle mie rivelazioni date a Fatima ed anche alle mie ultime rivelazioni donate a Medjugorje, dove sto apparendo da lungo tempo».

Evidentemente in Cielo si conferma ciò che in terra si esita a riconoscere…

Comunque: fatta questa premessa necessaria (ve l’avevo detto che stavolta sarebbe stata più lunga del solito), risulta abbastanza evidente come le implicazioni di questa profezia conducano ad un diretto collegamento con le apparizioni di Maria Santissima a Fatima, in quel memorabile 1917, di cui quest’anno ricorre il centenario.

Diversi invero sono gli indizi che ci portano a questa conclusione.

In primo luogo il periodo indicato nella visione della Emmerick che inquadra l’inizio del secolo di satana intorno agli anni ’20. Poi la data della visione di Papa Leone XIII avvenuta il 13 ottobre, proprio il giorno dell’ultima apparizione di Fatima (quella del celebre “miracolo del sole”). Quindi lo stesso contenuto del messaggio dato dalla Madonna ai tre pastorelli, con la visione della realtà dell’inferno, la richiesta urgente della consacrazione del mondo al suo Cuore Immacolato e la profezia apocalittica sul futuro della Chiesa (un po’ come dire che l’inferno in terra è la conseguenza del regno di satana sui cuori degli uomini, per esorcizzare il quale è necessario fare una scelta di campo drastica e definitiva, come consacrarsi a Maria Regina e a Suo Figlio Cristo Re, altrimenti ciò che attende l’uomo, prima dell’inevitabile trionfo del Regno di Dio, è una grande tribolazione unita al martirio: tutte cose a cui, peraltro, abbiamo avuto modo di assistere in questo ultimo centinaio d’anni del millennio passato).

E se è vero (come è vero) che questo, il cui termine stiamo vivendo, è stato il secolo concesso al maligno (come affermato a Tre Fontane e ribadito esplicitamente a Medjugorje), allora è chiaro che basta fare due conti per inquadrare esattamente il contesto storico attuale.

Ipotizziamo infatti che a Fatima la Madonna sia apparsa, diciamo in via preventiva, per mettere l’umanità in guardia dal secolo satanico che sarebbe sopraggiunto e darle i rimedi necessari per contrastarlo (cosa che tra l’altro Maria Santissima è maternamente adusa fare, come dimostrano le sue numerose apparizioni durante l’epoca moderna – si veda, per un approfondimento, L’ora della Donna), il mese in cui ha fatto la sua ultima apparizione, quindi, potrebbe essere anche quello in cui si è inaugurato il centennio maledetto, il quale perciò si sarebbe protratto dall’ottobre del 1917 fino all’ottobre del 2017.

E sapendo che, come afferma unanimamente il consesso degli esorcisti, la notte del 31 ottobre coinciderebbe con il “capodanno del diavolo”, potremmo anche ipotizzare che proprio in questo giorno cadrebbero gli estremi del tempo concesso al principe di questo mondo per tentare di distruggere la Chiesa.

A ciò si aggiungano altri due dati. Anzi tre. Anzi quattro.

Per coincidenza, nel 2017, ricorrono una manciatina di anniversari piuttosto particolari, segno che il diciassettesimo anno del secolo parrebbe sotto una particolare influenza supernaturale: abbiamo l’ormai noto cinquecentenario dell’eresia scismatica luterana (che per combinazione cade il giorno del 31 ottobre del 1517). Due secoli dopo, nel 1717, ricorre la fondazione ufficiale della prima Gran Loggia della Massoneria, in quel di Londra, il 24 giugno (toh: proprio il giorno in cui è avvenuta la prima apparizione della Madonna a Medjugorje). Infine, duecento anni più tardi, ecco lo scoppio della rivoluzione comunista, ancora una volta in quel famigerato mese di ottobre del 1917, chiamato “rosso” non solo per il simbolico colore che contraddistingue la mortifera ideologia atea marxista, ma anche e soprattutto, per il colore di tutto il sangue il cui spargimento proprio il variegato mondo dei socialismi, nazionali e non, è stata la causa principale nel secolo passato.

Poi c’è la famosa profezia della mistica stigmatizzata bavarese Teresa Neumann, la quale, al termine della seconda guerra mondiale, mentre i popoli esultavano per la fine dei conflitti, disse: “È giustificata la gioia, perché l’incubo è finito… Ma la grande piaga si aprirà nel 1999 e sanguinerà per diciotto anni: sarà questo il tempo di Caino”, periodo durante il quale la veggente affermò di avere visto «rovesciare sulla terra ceste piene di serpenti, che strisciavano sulle città e sulle campagne, distruggendo tutto. E quando l’opera di distruzione è stata compiuta ho visto scendere sulla terra degli angeli, sotto forma di uomini».

Ora, facendo finta d’ignorare che il numero 18, tra le altre cose, sia dato dalla somma di tre volte 6, rimane il fatto che questo “Tempo di Caino” andrebbe a coincidere con il periodo finale del secolo concesso al maligno, quello in cui, secondo le parole della Madonna, egli, sentendo scadere il suo momento, si spenderebbe in una sorta di “sprint finale” in cui si giocherebbe il tutto-per-tutto.

Per chi non l’avesse ancora notato: millenovecentonovantanove più diciotto fa giusto-giusto duemiladiciassette.

Quindi abbiamo quell’enigmatico auspicio dell’attuale Papa Emerito Benedetto Decimosesto, personaggio noto per la parsimonia calcolata con cui si spendeva in esternazioni, le cui parole da pontefice egli ha sempre elargito pesandole con il bilancino del farmacista e sempre pregne di significati profondi, anche quando, come in questo caso, si esprimeva a braccio.

Ebbene, durante il suo viaggio apostolico in Portogallo per celebrare il decimo anniversario della beatificazione dei due veggenti Giacinta e Francesco Marto, a proposito della terza parte del segreto di Fatima ha affermato che «solo nel corso della storia possiamo vedere tutta la profondità che era per così dire “vestita” in questa visione», che in essa «sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano», che in essa «si vede la necessità di una passione della Chiesa», come predetta anche da Gesù per la fine dei tempi, e che «naturalmente si riflette nella persona del Papa».

Aggiungendo anche che: “Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio è che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Questo lo vediamo sempre, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione alla Chiesa non viene dai nemici di fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa, e che la Chiesa quindi ha profondo bisogno di reimparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare il perdono, ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia”.

Ma soprattutto, il 13 maggio, nell’omelia durante la celebrazione della Santa Messa alla Spianata del Santuario (quindi non proprio un contesto privato ed informale) chiarì ed auspicò: “Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa…” e “Possano questi sette anni che ci separano dal centenario delle Apparizioni affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità”.

Mica che il Papa sappia qualcosa a riguardo e ce l’abbia discretamente ventilato? Una roba del tipo: «chi ha orecchie per intendere, intenda»?

A questo punto io qualche domanda avrei iniziato a farmela, e mi sarei anche già dato qualche risposta, ma per mettere in qualche modo un sigillo a tutta questa faccenda ecco che veniamo all’ultima polpetta (almeno per questa volta) sull’argomento.

Ci sono infatti le affermazioni di un certo Fabio Gregori, capo di quella famiglia di Civitavecchia prima proprietaria della Madonnina che ha lacrimato sangue ed in seguito depositaria dei messaggi che la Madonna ha lasciato sempre in quel contesto di apparizioni, le quali, per inciso, sono riconosciute dalla Chiesa e da cui è nato anche un libro che li raccoglie tutti.

Quindi a parlare non è proprio un chiunque chicchessia, e a chi va in pellegrinaggio a quel Santuario eretto alle porte di Roma, egli testualmente ricapitola che, in tali apparizioni la nostra Madre Celeste «ci ha messo in guardia dall’attacco di satana alla famiglia, dagli scandali e dell’apostasia, ossia dal rinnegamento della dottrina nella Chiesa romana per colpa di “molti sacerdoti” che avrebbe fatto scorrere il sangue di Gesù nella terra e nella croce», e che occorre, in questi tempi realmente ultimi, consacrarsi al suo Cuore Immacolato, come estrema ratio per rimanere custoditi sotto il suo manto materno, ora che «satana vuole distruggere l’umanità colpendo la famiglia, fonte della vita e della fede. La Madonna chiede questo anche per proteggerci dal grande e finale attacco del 2017, centenario di Fatima», sicché consacrarsi a Maria «significa farsi condurre a Lui (Dio, n.d.r.) tramite lei, che, come Chiesa, ci porterà alla vittoria sotto la sua protezione nello scontro finale fra bene e male»; poiché «siamo in tempi eccezionali, ed anche per questo, come ha chiarito lei stessa nel messaggio del 26 agosto del 1995, sta parlando in ogni parte del mondo per aiutarci a superare il dramma attuale che precede la seconda venuta di Cristo annunciata nei messaggi».

Eccallà: papale-papale.

E a questo punto, io ve lo dico fuori dai denti, anche a rischio di venire smentito dalla storia e ricoprirmi di ridicolo, ma ho l’intima (oltreché ragionevole) certezza che l’anno che comincia oggi sarà quello che vedrà spiegarsi l’apoteosi del nemico, il suo colpo di coda prima di ricadere nell’abisso.

Che vedrà l’umanità protagonista di una grande tribolazione, il cui svolgersi non so come sarà (anche se qualche sospetto ce l’ho, e mi riservo di ritornarci sopra, magari nei prossimi articoli), ma che temo sarà davvero sconvolgente per molti aspetti.

Un anno di dura prova che forgerà testimoni della fede in chi si attaccherà con le unghie e con i denti a quelle due colonne che, come descritto nel celebre sogno di San Giovanni Bosco, sole potranno salvare la nave della Chiesa travolta da immane tempesta: la preghiera Mariana del Santo Rosario e l’assidua frequentazione del Cristo Eucaristico.

Lunghi mesi che saranno scanditi da una battaglia su tutti i piani dell’umano, a cominciare da quello spirituale, ma che, per quanto sarà cruenta, nella sua conclusione ci farà assistere finalmente a ‘sto benedetto trionfo del Cuore Immacolato di Maria.

To be continued…

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