Cronache

Attenti a quei due (reloaded)

«Ma farò in modo che i miei due testimoni, vestiti di sacco, compiano la loro missione di profeti per milleduecentosessanta giorni. Questi sono i due olivi e i due candelabri che stanno davanti al Signore della terra. Se qualcuno pensasse di fare loro del male, uscirà dalla loro bocca un fuoco che divorerà i loro nemici. Così deve perire chiunque pensi di fare loro del male. Essi hanno il potere di chiudere il cielo, perché non cada pioggia nei giorni del loro ministero profetico. Essi hanno anche potere di cambiare l’acqua in sangue e di colpire la terra con ogni sorta di flagelli, tutte le volte che lo vorranno. E quando avranno compiuto la loro testimonianza, la bestia che sale dall’abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà. I loro cadaveri rimarranno esposti sulla piazza della grande città, che simbolicamente si chiama Sòdoma ed Egitto, dove anche il loro Signore fu crocifisso. Uomini di ogni popolo, tribù, lingua e nazione vedono i loro cadaveri per tre giorni e mezzo e non permettono che i loro cadaveri vengano deposti in un sepolcro. Gli abitanti della terra fanno festa su di loro, si rallegrano e si scambiano doni, perché questi due profeti erano il tormento degli abitanti della terra. Ma dopo tre giorni e mezzo un soffio di vita che veniva da Dio entrò in essi e si alzarono in piedi, con grande terrore di quelli che stavano a guardarli. Allora udirono un grido possente dal cielo che diceva loro: “Salite quassù” e salirono al cielo in una nube, mentre i loro nemici li guardavano. In quello stesso momento ci fu un grande terremoto, che fece crollare un decimo della città: perirono in quel terremoto settemila persone; i superstiti, presi da terrore, davano gloria al Dio del cielo.» (Apocalisse 11,3-13)

Va bene lo ammetto: ho un po’ la fissa con il libro dell’Apocalisse.

Ma d’altronde mi piace tanto la storia, e se c’è uno scritto che è vera chiave di lettura della storia nel suo reale senso profetico è proprio il libro della Rivelazione di San Giovanni Apostolo.

E poi vivendo nei cosiddetti Ultimi Tempi come si può non tenere in gran considerazione proprio quella parte del Nuovo Testamento che in essi insegna a viverci (sì, lo so che essendo gli Ultimi Tempi quelli che vanno dalla venuta di Cristo fino al Suo ritorno è facile capitare di nascerci durante).

Bando alle celie, parliam di facezie: mi si perdoni se approfitterò della pazienza di chi legge per disquisire di un’ideuzza che da un po’ di tempo mi frulla in testa e che probabilmente è di poco o nessun valore, ma gli è che ultimamente, al contrario del solito, anziché il capitolo dodici dell’Apocalisse, per il quale nutro un’affezione particolare, mi è ritornato un certo interesse per quello precedente, da cui il branetto in apertura. Questo per via dei due misteriosi personaggi che ne fanno da protagonisti.

Tale capitoletto, al pari del ventesimo del medesimo libro (quello dove vien narrato del regno dei mille anni), argomenta su versetti annosamente dibattuti da profeti e teologi e tuttavia rimasti abbastanza oscuri e d’opinabile interpretazione. Con nessuna pretesa di comprenderli meglio io, mi cimenterò comunque, e per diletto, nelle prossime righe.

Come ben si conosce, vi si narra di due Testimoni che, nel tempo in cui la Bestia lussureggerà sulla terra, sorgeranno per smascherarne la vera origine satanica e che, dopo aver predicato per un determinato tempo, verranno fatti fuori ed oltraggiati apertamente, ma dopo tre giorni e mezzo di pubblico ludibrio dei di loro esposti cadaveri, saranno risorti ed ascenderanno al Cielo, quindi un terremoto farà perire un sacco di gente, ma soprattutto, i superstiti alla tragedia finalmente renderanno gloria Dio.

Ok, è una rozza sintesi questa, ma chi fosse interessato potrà rifarsi all’originale.

Altrettanto grossolanamente riassumerò la Tradizione Mistica che ha preso in considerazione tale coppia di personaggi, poiché questa tende a considerare il testo in maniera piuttosto letterale, lasciando poco spazio all’immaginazione: con poche discordanze tra le diverse rivelazioni e visioni private vengono individuati nei due Testimoni i profeti Elia ed Enoc, i quali, essendo stati rapiti al Cielo prima della loro morte fisica, sono stati destinati a tornare proprio per quel momento storico in cui dovranno dare testimonianza con i prodigi descritti nel testo in oggetto, e precisamente per tale ragione, nell’attesa di quel tempo, starebbero frequentando un apposito corso di formazione celeste.

La Tradizione Ermeneutica, al contrario, è più cauta e lascia aperti spazi d’interpretazione che mi permetto indegnamente di prendere in considerazione in questo articoletto con chi avrà la condiscendenza di seguirmi fino alla fine.

Innanzitutto è doverosa una precisazione: tutto il libro dell’Apocalisse, ma alcuni brani in particolare, hanno più chiavi di lettura e nella stesura della visione s’intrecciano richiami a fatti contemporanei all’autore unitamente a vere profezie, il tutto espresso per simboli ed immagini, ma nel complesso teso ad esprimere il senso ultimo della storia umana e della Chiesa in particolare, e cioè il destino eterno di comunione tra il Creatore e la Sua creatura.

Per tale ragione le opinioni in merito anche al nostro brano non si contano, ma è altresì possibile desumere alcuni particolari restringendo un po’ il campo delle interpretazioni per lasciarsi guidare secondo una linea che poi però dovrà sostenere la verifica con la storia. Ma lo abbiamo detto in apertura: non ci si prenderà troppo sul serio in questo scritto nel seguire un’idea probabilmente bislacca.

Ora, va detto che il capitolo undici si apre con una scenetta particolare, introduttiva se vogliamo, che vede il veggente di Patmos richiamato ad adoprarsi come geometra nel misurare l’area del Tempio: non tutto, però, poiché parte di esso verrà lasciato in mano ai pagani perché sia profanato, cosicché si vengano a creare le condizioni per cui possano essere inviati, appunto, i due famigerati Testimoni. Si noti come l’atto di prendere le misure indichi distinzione, separazione, ma nella fattispecie, preservazione, poiché ciò che è misurato è “sottratto”, conservato dall’assedio circostante: ciò fa pensare ad un tempo nel quale la Chiesa è assediata da ogni parte e la pressione avversaria è tale che il nemico s’insinua persino nell’atrio esterno del Tempio, che viene abbandonato alla corruzione, e tuttavia rimane un nucleo intonso, “misurato” appunto, a germoglio per un futuro di rinnovamento.

In questo tempo, che potremmo definire a buona ragione di “prova”, due fantomatici Testimoni si alzano dalla divina panchina ed entrano prepotentemente in campo per giocare i loro milleduecentosessanta minuti di partita.

Abbiamo detto che la Tradizione Mistica individua in questi due personaggi i profeti veterotestamentari Elia ed Enoc. Alcune annotazioni del testo, però, lasciano spazio per indicazioni diverse. Taluni ritengono che Giovanni faccia riferimento ai Santi Apostoli Pietro e Paolo, ma il cenno ai due ulivi e ai due candelabri rinvia immediatamente al libro di Zaccaria (4,1-14), per il quale i due ulivi sarebbero Giosué e Zorobabele, ossia i simboli del potere sacerdotale e di quello regio.

Evidentemente però, l’autore dell’Apocalisse ci disincentiva nell’affezionarci a queste due figure, così che non ci si possa vantare d’aver già risolto l’enigma, poiché subito dopo inserisce alcuni indizi che richiamano altri due noti figuri dell’antico Testamento: il fuoco che esce dallo loro bocca ed il potere di chiudere le cateratte del cielo rimanda piuttosto esplicitamente al profeta Elia, mentre l’attitudine a mutar l’acqua in sangue e a scatenar flagelli d’ogni sorta non può non far riandar la memoria a quel Mosé tanto “caro” (letteralmente!) agli egiziani.

Stesso scherzetto, Giovanni, lo pratica nel tratteggiare la città in cui i due verranno estinti per risorgere: Sodoma, Egitto e «dove anche il loro Signore fu crocifisso», simboleggiano più d’una città, e c’é chi pensa a Roma, dove furono appunto martirizzati Pietro e Paolo, o più esplicitamente a Gerusalemme, ma in realtà si sospetta che l’autore voglia confondere un po’ le acque, perché si rifugga un’interpretazione letterale a favore di uno sguardo più generale.

In linea di principio, infatti, sia l’eterogeneità degli indizi dati sull’identità dei due Testimoni, sia la commistione di indicazioni sul luogo del loro martirio, portano a pensare che lo scrivente Giovanni intenda assommare nella vicenda di questi due personaggi la storia comune ad un filòtto di altre figure: dai profeti ed i giusti dell’Antico Testamento ai martiri del tempo della Chiesa; quasi che tali esemplari fossero un compendio vivente di tutti quei testimoni (martus, da cui martire) dell’Unico vero martire per la salvezza del mondo che è Cristo. Tanto che ricalcando il Crocifisso Risorto, anche questi due Testimoni, dopo un tempo stabilito di predicazione pubblica, verranno altrettanto pubblicamente uccisi e dileggiati, ma dopo tre giorni e mezzo, come il loro Signore saranno risuscitati ed ascenderanno al Cielo.

Ciò sottolinea ancora una volta come la storia della Chiesa sia destinata a ripercorrere pedissiquamente la medesima vicenda del suo Signore, sia universalmente, che personalmente, e di come, nel tempo in cui le potenze mondane parranno sopraffarla, sorgeranno testimoni d’eccezione a Cristo che, sulle orme del loro Capo, subiranno il medesimo martirio perché si riveli la gloria di Dio con la sconfitta dell’avversario e la conversione delle anime.

Va bene, e allora?
Ok, vengo al dunque.

Il momento storico lo conosciamo bene tutti: apostasia generale, corruzione dei costumi, pressione degli inferi alle porte del Regno, fumo di satana persino all’interno del Vaticano, e tuttavia in questo bailamme escatologico rimane un “piccolo resto”, una parte del Tempio “misurata” dall’Onniscienza Divina e custodita dalla Provvidenza nella fede perseverante. Si nota nessuna somiglianza con il contesto descritto all’inizio del capitolo undicesimo del nostro libro?

Da un annetto a questa parte se ne è fatto un gran parlare, con pareri di volta in volta sempre diversi e talvolta anche un po’ estremi: ora, voi pochi che mi avete seguito fin qui, permettete anche a me di giocare con quest’idea, ma capiamoci bene, senza che mi prendiate troppo sul serio.

Perché fino a quando erano in quattro come si poteva pensare che potessero essere loro? Ma poi, nel giro di pochi mesi due son stati presi al Cielo e così sono rimasti in due, ancora con i loro “dubia” da sciogliere, e purtuttavia ostinatamente sulla breccia, per testimoniare l’irriducibilità del Vangelo, e con l’intenzione, pare, di andare fino in fondo, nonostante la morte mediatica ed ecclesiale che ha già cominciato ad incontrarli.

A questo punto non c’è nemmeno bisogno di farne i nomi con cui sono noti al secolo, ma è certo che siano due: forse come ulivi che tentano di portare un po’ di pace nel dibattimento tra menzogna e Verità, e forse come due candelabri che servono la Luce cercando di tenerla ben in alto, sopra il marasma della confusione.

Sicuramente sono due che si sono lasciati interloquire dalla perplessità del gregge e perciò si sono sentiti in dovere di manifestarsi per quello che sono: due cardini del Regno, e proprio come fossero Elia ed Enoch redivivi, paiono destinati a gridare nel deserto e a fare una brutta fine, almeno secondo il mondo.

Però sia chiaro: non intendo gufare nessuno dei due, a cui auguro, alla maniera del trekkiano Spock, lunga vita e prosperità; è purtuttavia innegabile evidenza che abbiano avuto ed abbiano ancora a che fare con l’uomo iniquo.

Ma come, alla fine,  sempre sarà la storia a mettere il suo sigillo sulla questione.

Nell’attesa, visti i tempi che corrono, vado a comprarmi il mio paio di mutande di ghisa con un pensiero che ancora un po’ m’inquieta: poiché se fosse vero (ma non lo è state tranquilli) saremmo solo al secondo «guai» (Ap 11,14).

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Cronache

Charlie deve morire

In merito all’angosciosa vicenda del piccolo Charlie Gard in moltissimi hanno espresso le loro autorevoli considerazioni, molto più e molto meglio di quanto sarei stato capace io, perciò mi limiterò qui, tra un Rosario ed un’offerta Eucaristica, a fare soltanto un appunto.

Il popolo della rete (in larga parte espressione di un cattolicesimo reazionario quasi esclusivamente italiano e spiccatamente materno) è encomiabilmente riuscito a dare forte esposizione ad un caso che altrimenti sarebbe passato quasi del tutto sottotraccia, complice l’assordante silenzio mediatico mainstream, e che invece, letteralmente con l’insistenza della vedova di evangelica memoria, ad oggi è riuscito a mobilitare piazze, comunità, operatori ospedalieri, pallidi tentativi di mediazione diplomatica e persino ad estorcere almeno un’impetrazione striminzita da eminenti personalità mondane.

Tanto s’è fatto e pregato che i mastini che hanno sotto sequestro medico/giuridico il piccolo bimbo si sono lasciati strappare una non meglio specificata dilazione di tempo prima di procedere alla sua uccisione (segno evidente, questo, che poi tanta urgenza di porre misericordiosamente fine alle presunte sofferenze del piccolo non c’era).

Già solo per questo motivo, tutta ‘sta operazione puzza di strumentale lontano un miglio, ma adesso che anche il prestigioso ospedale capitolino s’è fatto formalmente avanti con la profferta di prendere in carico il bambino, il diniego perentorio dell’omologo inglese segna in maniera più che sospetta come il destino di quel fanciullo sia stato preventivamente preordinato: Charlie deve morire.

D’altronde se non lo hanno lasciato andare in America, vuoi che lo lascino venire in Italia?

Alla luce di ciò assume un senso anche la proroga concessa da parte degli aguzzini del centro mattatoio che lo detiene: il movimento di protesta all’esecuzione del piccolo Charlie Gard è sbocciata sui social, e si sa che il popolo social è volubile, basta aspettare che salga alla ribalta un altro argomento d’attualità, e si potrà procedere all’estinzione del fanciullino fuori dalla luce dei riflettori.

Siccome però il focolaio della rete stenta a spegnersi, ci hanno pensato direttamente i gestori dei social media a calmierare gli animi, incominciando con il blocco dell’account twitter @fight4charlie, a cui presumibilmente potrà accodarsi anche il gigante di Zuckerberg, tanto di pretesti politically correct ce n’è da scegliere.

Ora: al sottoscritto pare evidente che questo bimbo sia la vittima sacrificale designata per creare un precedente giuridico che dia una svolta di tipo eugenetico al corso di questi tempi di tenebra. E sappiamo bene chi ci sia dietro a questi tempi che stanno per scadere, tanto che ad un occhio profetico non sfugge come a movente dell’operato di questi ignari(?) boia ospedalieri ci sia la ferma quanto supernaturale volontà oscura di fare del piccolo Charlie Gard un olocausto gradito al demonio.

Ecco perché occorre agli uomini di buona volontà che si sono fin qui spesi in questa battaglia perseverare fino alla fine, fino a quando, a dispetto di tutto e tutti (e genitori per primi), a quel piccolo bambino verrà crudelmente tolta la vita; e perseverare nel combattimento soprattutto con quei mezzi spirituali rimasti ormai ahimè quasi del tutto nelle mani del popolo laico, poiché disconosciuti dalla gerarchia ecclesiale.

Quindi Ave Maria e avanti, commilitoni, ma occhio agli obbiettivi: perché va bene impetrare affinché Charlie Gard non venga ucciso, ancora meglio chiedere al Signore il miracolo della sua guarigione, ma non possiamo dimenticare che Egli ci ha chiesto espressamente di pregare per i nemici, perciò siamo tenuti a pregare intensamente anche per la conversione a Cristo dei suoi assassini.

Perché in questa brutta storia non c’è in gioco l’anima di Charlie, ma l’anima del mondo occidentale.

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Relazione

Pratica del Genere

Simboli di Genere

Ultimamente, cazzeggiando un po’ sui social, mi è capitato d’imbattermi in un post che illustrava i differenti modi con cui, nei vari ambiti del quotidiano, i maschietti e le femminucce fanno le medesime cose, simpaticamente rappresentati da diagrammi, grafici ed illustrazioni schematiche.

La raccolta era piuttosto divertente, oltreché veritiera, ma nella variopinta gamma di differenze, l’ultima mi ha particolarmente colpito, nonché fatto riflettere, poiché metteva a confronto il modo in cui si lava un uomo con quello in cui si lava una donna, attraverso due immagini che rappresentavano le rispettive sagome ed in mezzo tra le due una scala cromatica che andava dal bianco al rosso intenso (dove il bianco sta per un risciacquo veloce ed il rosso intenso per una pulizia accurata con vigoroso sfregamento).

Ebbene: le zone che il maschio si lava accuratamente sono i capelli, la barba, le ascelle ed il pube. Il resto del corpo diciamo che più o meno lo accarezza con le mani insaponate, mentre per le mani ed i piedi lascia che sia l’acqua della doccia stessa, che scorrendo, si porti via quello che c’è da togliere.

La femmina invece era raffigurata completamente di un rosso intenso, ossia le donne si lavano strofinando con forza TUTTO il corpo: dall’ultima doppiapunta all’interstizio tra pondolo e millino.

A parte il fatto che rimane una verità assoluta che l’acqua, scorrendo, si porta via quello che c’è da togliere (prima dell’avvento del sapone l’uomo si limitava a pucciarsi in uno stagno quel paio di volte l’anno e non è che puzzava più di oggi), quello che mi ha lasciato un po’ perplesso è questa leggenda urbana che vuole il maschio (molto) meno incline a lavarsi della femmina: maddài, nel duemilaediciassette siamo ancora qui a riproporre ‘sti stereotipi stantii?

Assì, dite?

E va bene: ammesso e non concesso che sia vero, occorre però chiarire un paio di cosette.

Prima di tutto è una questione di fiducia: il maschio è meno ansioso della femmina (il cervello della donna, infatti, ha l’area deputata alla creazione dell’ansia quattro volte più sviluppata di quella della sua controparte virile) e quindi egli, poiché meno incline a dover tenere tutto sotto controllo, è più portato a delegare, a fidarsi, ed in questo caso specifico, se non teme così tanto lo sporco, evidentemente è perché ha più fiducia nel proprio sistema immunitario.

Eppoi (ma non meno importante) c’è anche la questione ormonale: il maschio ha una gamma più ristretta di sbalzi ormonali, tendenzialmente gliene girano soltanto due (un po’ come le palle): il testosterone e l’adrenalina, mentre invece nell’organismo femminile gli ormoni fanno festa giorno e notte, danzando impazziti in un tripudio di gamme di umori, ed ogni flusso lascia una prepotente traccia di sé in termini di odori e secrezioni, da cui una maggior necessità di lavarsi.

La donna infatti c’ha gli estrogeni, il progesterone, la serotonina, la melatonina (che però, viste le stravaganti modalità del sonno femminile, evidentemente o è poca o funziona male), l’ormone dell’ansia, l’ormone del controllo, quello dell’isteria, quello dello shopping compulsivo, quello che le fa piangere per nulla, quello che le fa ridere come delle sceme (ma che se glielo fai notare s’incacchiano di brutto), l’ormone del vaniloquio, quello dello sproloquio e molte anche quello del soliloquio (come mia moglie, che fa la radiocronaca in diretta di tutto quello che ha fatto, sta facendo e sta per fare, alternandola alla descrizione minuziosa in tempo reale di ogni suo moto interiore: psichico, spirituale nonché fisico – tesoro ti amo tanto).

Si capisce bene che tutti ‘sti sbalzi ormonali lasciano delle scie dentro e fuori di lei, ogni ormone ha il suo odore precipuo e quando si alternano due ormoni opposti ecco che la femmina percepisce l’aroma dell’ormone precedente come molesto e quindi, in preda all’ormone attuale suo nemico naturale, corre a lavarne via i residui secreti.

Nell’uomo invece questo problema (come molti altri) non sussiste, poiché gli odori del testosterone vanno d’accordissimo con quelli dell’adrenalina, anzi la loro combinazione gli dona quel tipico aroma da maschio alpha che tanto piace alle donne (anche se non l’ammetteranno mai).

Il fatto è che, come per ogni altra singola e benedetta cosa, il maschio e la femmina hanno due modi differenti anche di concepire il proprio corpo: l’uomo intende la sua fisicità come una sorta di macchina, un motore che gli consente di compiere azioni, e come ogni ingranaggio ben funzionante è normale che questo sia un po’ unto e pungentemente odoroso, inoltre, come per ogni buon meccanismo, finché esso funziona, tendenzialmente è meglio non metterci mano, che se lo pulisci troppo, poi s’incricca.

La donna invece, ha iscritta nell’intimo la consapevolezza che il suo corpo è un tempio pulsante di vita, profondamente organico, in continua, ciclica, mutazione, poiché tutto centrato ad essere dono per l’altro: dono per l’uomo, perché nella cura della sua bellezza sia capace di attirarne lo sguardo e nel profumo della sua purezza sia per lui abbraccio accogliente atto ad ospitarne la virilità feconda, ma soprattutto dono per la vita nascente, perché nella salute dell’intima igiene del suo ventre possa trovare ospitalità e sicurezza ogni nuova generazione.

Ché tale è la ricchezza di quella differenza binaria tra l’uomo e la donna.

Ma tutt’altro che contrapposti, i due sessi sono invero fatti per la complementarietà: dotati di una stessa natura, hanno però una costituzione biologica orientata al peculiare ruolo che ciascuno di essi ha all’interno dell’ordine specifico, così come ben rappresentato dai quei due simboli che in zoologia identificano i sessi (avete presente no? Quei due disegnini raffigurati nell’immagine qua sopra).

Un’origine condivisa descritta da quel circolo che li accomuna, ma caratteristiche biologiche differenti rappresentate da quei due segni di forma diversa: una freccia per il maschio ed una croce per la femmina.

Una freccia per indicare quella capacità tutta maschile di puntare dritto all’obiettivo, sia nel perseguimento di una meta che nella ricerca della soluzione ad un problema (provate a pensare al modo in cui gli uomini fanno acquisti).

Una freccia ben ancorata al suo tondo, simbolo del mondo e della famiglia umana, ma che pure tende in alto, evidenza di quel destino assegnatogli per natura: condurre al Cielo.

Per la donna, invece, una croce: ad indicare quella sua natura che la voca al dono di sé per l’altro, sia nella generazione che nel servizio ai suoi cari, ma una croce che è posta sotto quel tondo che rappresenta il mondo, segno che con il suo farsi dono la donna è in realtà proprio colei che ne regge le sorti, ché senza di lei il consorzio umano non ha orizzonte né futuro.

E tuttavia, infine, è proprio accostando questi due simboli l’uno accanto all’altro che emerge quella verità profonda che intreccia i destini di entrambi i sessi in quel moto perpetuo d’amore che dona senso al vivere e che smuove il mondo: quell’evidenza manifesta dell’eterna dinamica tra i generi.

Ossia di come la freccia dei maschietti sia sempre tesa ed orientata al cerchietto delle femminucce…

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Cronache

Scacco al Re

Verrà la guerra.

Non durerà a lungo, ma sarà atroce e spietata: farà un sacco di morti e lascerà dietro di sé una devastazione mai vista prima.

Non è un oracolo, questo, né una profezia, ma l’epilogo umanamente prevedibile di questo tempo perverso.

Alla luce dei numerosi indicatori ormai evidenti, infatti, non è più tanto una questione di “se”, ma piuttosto di “quando” comincerà il conflitto armato.

I segnali certi sono noti ed elencabili quanto innegabilmente concomitanti ed ordinati a tale conclusione, e cercheremo di esporli in ordine sparso qui, dimenticandocene sicuramente qualcuno (e ragazzi: se persino il sottoscritto se ne è accorto ed è riuscito a metterli insieme, significa che sono davvero eclatanti).

La perniciosa campagna mediatico-economica statunitense ed europea contro la Russia di Putin è sotto gli occhi di tutti, e che essa sia pregiudiziale e propagandistica è un fatto, ma con il passare del tempo si sta acuendo in maniera ideologicamente drastica e dissennatamente falsa (tanto da ottenere in molti quasi l’effetto opposto a quello desiderato) e questo è un segnale preoccupante.

All’ultimo concilio di sicurezza delle Nazioni Unite, ad esempio, l’invettiva del rappresentante britannico Matthew Rycroft contro l’operato della Russia in Siria (basata tutta sulla pretestuosa questione delle inesistenti armi chimiche) è stata talmente astiosa e provocatoria da scatenare la reazione del rappresentante russo Vladimir Safronkov che ad un certo punto ha avvertito il (poco) diplomatico inglese con un testuale e perentorio: “Non osate offendere la Russia”.

Questo è soltanto un segno di quanto aperta e feroce sia diventata la campagna denigratoria anti-russa, tanto che persino il presidente americano, non più tardi di quattro giorni fa, davanti ai leaders dell’Alleanza Atlantica ha parlato di “minacce dalla Russia alle frontiere orientali e meridionali della NATO”.

Peccato però che sia la Russia ad essere premuta sui suoi confini europei da un vero e proprio esercito dotato persino di mezzi pesanti e difese anti-missile, dislocato sfacciatamente con la complicità delle nazioni limitrofe all’ex unione sovietica.

Ed anche questo è un fatto: le armate atlantiche sono già posizionate ed in assetto di guerra, non solo sul suolo europeo, ma anche lungo le coste del pacifico.

È di tre giorni fa la notizia che il Ministero della Difesa cinese ha nuovamente esortato la marina USA a porre fine alle provocazioni nel mar Cinese Meridionale. E se è vero che le portaerei americane si trovano al largo delle coste cinesi per via delle tensioni con la Corea del Nord, è altrettanto vero che, a tutti gli effetti, la marina statunitense si trova già dislocata lungo i confini marittimi del più sicuro alleato della Russia in caso di un conflitto armato (e comunque in una posizione già avvantaggiata nel caso di ricollocamento lungo le coste orientali della Russia, eventualmente).

Vien quasi da pensare che l’inconcludente crisi con la Corea del Nord possa essere stata una scusa per avvicinare la marina americana ai confini oceanici della Russia.

Ed il tour di visite di Donald Trump di quest’ultima settimana non ha fatto altro che conclamare l’esacerbazione di un clima già esasperato a Washington: il contratto miliardario stipulato coi sauditi è il sintomo di quanto l’economia americana sia ad un passo dal tracollo; un ventennio di politica economica basata sul debito e speculazioni finanziarie selvagge hanno atrofizzato la capacità produttiva del paese, lasciando un’unica industria florida, quella degli armamenti.

E siccome d’abitudine l’America risolve le sue crisi economiche “esportando la sua democrazia” in qualche paese (tendenzialmente lontano dai patrii confini e militarmente insignificante), anche a questo giro s’è inventato un nemico con cui entrare in guerra, solo che stavolta hanno fatto male i conti: la Russia di Vladimir Putin non è l’Unione Sovietica, e se fino adesso l’orso russo ha sopportato pazientemente tutte le provocazioni di USA ed UE, non significa affatto che non sia pronto ad entrare in conflitto aperto in maniera poderosa, se messo in condizioni di doverlo fare (per la cronaca: nel Mar Mediterraneo sono cominciate le esercitazioni della Marina Russa).

La storia insegna che la Russia non ha mai iniziato le guerre, ma le ha sempre concluse, e l’escalation di provocazioni fatte nei suoi confronti sta raggiungendo i limiti dell’assurdo (di cui l’espulsione dei suoi diplomatici dalla Moldavia e l’Estonia è solo l’ultima).

Si pensi solo a quell’ottobre del 1962, quando l’istallazione sovietica di una base missilistica a Cuba portò le allora due superpotenze tanto vicine ad un conflitto nucleare, e poi si confronti quella provocazione con le numerose basi missilistiche della NATO piazzate nei paesi dell’est Europa, o il vero e proprio esercito dislocato lungo i confini Russi impegnato in continue esercitazioni militari: a parti invertite gli Stati Uniti avrebbero già sparato missili a tappeto da un pezzo (visto che sono bastate due lacrimucce di Ivanka Trump alla vista del fake-movie sui bambini siriani gassati col sarin per far sparare al presidente una sessantina di Tomahawk su di un inutile bersaglio, così, a mo’ di rappresaglia).

Ma non si creda che la pazienza di Putin durerà in eterno: è di un mese fa (26 aprile) la notizia che il Tenente Generale Viktor Poznihir, Vicecapo del Direttorato Principale delle Operazioni delle Forze Armate Russe, alla Conferenza Internazionale sulla Sicurezza a Mosca ha dichiarato che il Comando Operazioni dello Stato Maggiore Generale russo ha concluso che Washington, nella ricerca di un’egemonia globale, stia implementando un sistema missilistico anti-missile che possa impedire una risposta nucleare russa ad un attacco preventivo di tipo nucleare da parte degli Stati Uniti.

Ovviamente la cosa è stata completamente ignorata da tutti i media occidentali: soltanto Russia Today e la Times-Gazette di Ashland (Ohio) hanno coperto la notizia, che però è comunque girata sui vari siti internet, venendo alla luce a dispetto dell’ostracismo mediatico mainstream.

Ora: non si creda che, nel momento in cui la Russia si vedesse realmente in pericolo di attacco, non esiterebbe ad anticipare l’avversario, con effetti devastanti non solo per gli USA, ma anche, se non soprattutto, per l’Europa.

Questa è la situazione ad oggi, ed un’ulteriore conferma delle reali intenzioni dei neocon americani di muovere una guerra totale contro la Russia è emersa anche dal dossier di Germano Dottori riportato dalla più autorevole testata italiana nel settore della geopolitica (Limes di aprile), da cui emergerebbe la strategia americana più che ventennale nel contrastare il rinascimento della superpotenza euroasiatica su ogni fronte, dallo scatenamento delle “primavere arabe”, alle dimissioni forzate di Berlusconi (reo di intrecciare forti relazioni politico-economiche con Putin) e fino a provocare l’abdicazione di Benedetto XVI (reo di perseguire con efficacia la riunificazione con la Chiesa Ortodossa).

Tutto questo suffragato anche dalle mails della ex-candidata alla presidenza Hillary Clinton rese pubbliche da Wikileaks, in cui emergerebbe palesemente la ferma posizione anti-russa di Obama e della stessa Clinton, inclusiva dell’intenzione di un  cambio di regime in Vaticano (per un eventuale approfondimento si legga qui).

Ed è proprio per perseguire questo annoso piano che a Washington lo “Stato Profondo” non cessa la campagna infamante contro l’eletto presidente Trump, (il quale da par suo si è dato un bel daffare per crearsi il vuoto intorno) e che ora, pur essendosi lasciato addomesticare non poco, verrà comunque segato da un ormai inevitabile impeachment organizzato pretestuosamente ai suoi danni proprio sul fake-dossier del Russiagate (le ultime dichiarazioni della Merkel sull’attuale temporanea inaffidabilità degli Stati Uniti suonano tanto come una sentenza per Trump in questo senso), per poter rimettere ai vertici degli USA un burattino dei neocon che possa portare a termine quell’agenda pluriennale che mira al conflitto con la Russia.

E la cosa potrebbe essere più imminente di quanto non si pensi, poiché le micce accese per il deflagrare di una terza guerra mondiale (che vedrebbe schierati sui due fronti principalmente USA ed Europa contro Russia e Cina) sono parecchie: una schermaglia aerea in Siria (o l’assassinio di Assad) ad esempio, oppure una provocazione di troppo degli ukronazi nel Donbass o in Crimea; un gesto pazzo da parte di una a scelta tra Estonia, Lettonia o Lituania, ma anche un’improvvisa esasperazione della “crisi coreana”, od un tentativo serio di “primavera russa” (a proposito: occhio che per il 12 giugno sono previste manifestazioni in 212 città russe, tra cui Mosca, organizzate dal movimento dissidente sponsorizzato Soros&Co di quella risibile marionetta di Alexei Navalni).

E non si dimentichino i Balcani: nonostante quasi nessuno ne parli, lì la situazione sta diventando incandescente, con il ritorno di voglie espansionistiche dell’Albania, la riottosità anti-russa del Montenegro, e soprattutto la resistenza della Serbia ad un arruolamento coatto nella NATO che, nel caso avvenisse, costringerebbe proprio la Russia ad intervenire pesantemente.

Tutto questo riporta indietro l’orologio della storia a quei momenti in cui la terza guerra mondiale pareva inevitabile, come nel ’62 con la “crisi cubana”, oppure come nel 1983 con l’esercitazione Able Archer e l’escalation missilistica nella Germania ancora divisa.

Tuttavia la differenza con lo stato attuale è che allora le classi politiche di entrambi i paesi erano consapevoli degli effetti apocalittici di un conflitto nucleare e, assennatamente, ebbero fino all’ultimo la volontà di evitarlo.

Oggi, invece, pare al contrario evidente una ferma volontà, sia da parte americana che da parte europea, di scatenare uno scontro bellico con la Russia (è di oggi la notizia che il senatore capo della Commissione per i Servizi Armati Americani John McCain, durante un intervista alla ABC ha dichiarato che: “il pericolo più grande per la democrazia e per il mondo occidentale è rappresentato dalla Russia”), e fino ad ora, soltanto il polso fermo e la freddezza da navigato stratega di Putin ha saputo resistere all’escalation di provocazioni occidentali. Costui, sembra invero essere l’unico capo di stato ad aver chiaro che una terza guerra mondiale consisterebbe nel suicidio dell’umanità e nella sostanziale distruzione del pianeta.

Alla luce di tutto ciò capite bene che un tale investimento di soldi, armamenti, propaganda, energie e tempo non verrà certo vanificato, ed è proprio per questo motivo che la guerra, alla fine, ci sarà.

Poiché al di là dei fatti fin qui elencati che dimostrano come ci sia una premeditata, condivisa ed ossessiva volontà di conflitto da parte dell’occidente, questa partita a scacchi per le sorti del mondo è giocata, in realtà e prima di tutto, su di un piano che trascende il materiale, ma che ha origine e causa movente nello spirituale.

Le mire del principe di questo mondo, che in questo secolo ha avuto modo di scatenare tutte le sue legioni, proprio da un ventennio a questa parte ha incrudito la sua azione con un giro di vite di quei poteri al suo servizio che controllano il globo proprio verso l’estinzione del genere umano su tutti i fronti: con la promozione massiva dell’aborto, della contraccezione, dell’eutanasia, ma anche dei disordini della sessualità contronatura (e quindi costituzionalmente infertile) ed in generale con la diffusione di una cultura mortifera dominante che tende alla disperazione e all’annichilimento.

Però, siccome l’astio dell’angelo ribelle verso Dio non si limita all’odio contro l’uomo, ma anche contro la Creazione stessa, ecco che esso infine, allo scadere di questo tempo di tenebra concessogli, muove i suoi pezzi sulla scacchiera nell’attentato finale a Colui che di questo mondo e di tutto il Creato è il solo e vero Re.

Poiché, come detto in precedenza, più volte, nel corso di questo secolo anticristico, tentò invano lo scacco, ma questa volta, che è anche l’ultima, ho l’impressione che la Regina non interverrà in favore dei pedoni, poiché questi hanno lasciato pervicacemente cadere nel vuoto tutti i suoi avvertimenti, cosicché lo scacco parrà essere matto.

E nella passione che contraddistingue questo nostro tempo, soltanto dopo che il calice amaro sarà stato bevuto fino all’ultima goccia, quando la morte sembrerà aver trionfato, avverrà l’eucatastrofe, e per quel resto di umanità purificata nel fuoco ci saranno «cieli nuovi e terra nuova».

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Relazione

La vendetta del Divanauro

Ok, ok, lo so: è qualche giorno che non mi faccio vivo su questa piattaforma.

Va bene: è un po’ più di qualche giorno, diciamo un paio di settimane.

E sia: è un sacco di tempo che sono sparito, lo confesso, ma mica avrete sentito la mia mancanza per caso?

A mia parziale giustificazione c’è che gira questo fastidioso virus che ti risucchia tutto il tempo e le forze per periodi a volte lunghissimi e che per quante volte lo contrai, non riesci mai a sviluppare anticorpi che ti impediscano di ricascarci, così, con cadenza a volte assai frequente, te lo ribecchi.

Ha anche un nome ‘sta malattia: credo che si chiami “vita vera”, ma nel mio caso sono fatalmente sensibile ad un suo ceppo particolarmente aggressivo che si chiama “famiglia”.

Vabbé, comunque, ora che mi sono riaffacciato al blog dopo tanto tempo immagino che quei miei quattro lettori (i quali nel frattempo saranno diventati anche due) si aspetteranno un articolone di quelli epocali, di qualità minima poco al di sotto del premio Pulitzer: tipo che mentre lo leggi senti la fanfara e ti suscita emozioni contrastanti che ti fanno ridere e piangere insieme e che non vorresti che terminasse mai, così quando infine l’hai concluso te lo stampi per potertelo leggere e rileggere ancora, ridendo e piangendo ad un tempo.

Ecco, carissimi miei, mi spiace, ma non avrete nulla di tutto questo: mi sa che vi dovrete accontentare di uno dei miei soliti articoletti di brodosa consistenza, magari pure con un po’ di vago aroma sessista sulla linea di quei contenuti che imbrattano così allegramente le pagine del mio ultimo libro {A proposito: ve l’ho già detto che prossimamente “La sindrome del panda” verrà pubblicato oltralpe? Pare infatti che un dissennato editore francese sia venuto in possesso di una copia ed abbia deciso di comprare dai miei editori i diritti per un’edizione in langue d’Oïl [probabilmente ha fatto ‘sto gesto pazzo solo perché, non conoscendo l’italiano, si è fidato dell’accattivante scheda del libro magistralmente compilata da quelle figure leggendarie della Gribaudi (e taaac: ecco che al modico prezzo di tre sole parentesi sono riuscito a fare una sagace manciata di pubblicità occulta al mio libro e a blandire un po’ miei editori)]}.

Benissimo: ora che ho scritto già mezza pagina senza dire alcunché, occorre che avverta coloro che non avessero ancora abbandonato la lettura che le righe che seguiranno trattano argomenti sensibili al gineceo: ché questo è un pezzo ad alto contenuto di testosterone, adatto più ad un pubblico maschile – d’altronde mi appresto a scrivere questo articolo come un vero maschio alfa, ossia dopo aver rifatto i letti e passato l’aspirapolvere per tutta casa – per cui, care avventrici del blog, se leggerete oltre lo farete a vostro rischio e pericolo {e taaac: ecco che così mi sono assicurato l’intero parco lettrici, le quali basta sfidarle sul piano del proibito per accenderne l’irresistibile curiosità [ché, Madre Celeste esclusa, l’astuta tattica del serpente antico funziona sempre con tutte (buahahah: tifenterò patrone ti monto!)]}.

Ma veniamo al dunque.

Moglie che viene invitata da un’amica per una tre-giorni di ritiro spirituale e mi chiede il permesso di andare, o meglio, mi chiede un consiglio sull’accettare o meno l’invito (avendo naturalmente già deciso cosa fare, ma tanto per darmi l’illusione di contare qualcosa), e per avviarmi verso la risposta che vuole sentire da me mi annuncia che ha già pensato a come organizzare le cose per tutto il tempo della sua assenza, sia riguardo i pasti, sia riguardo la gestione dei bambini che delle varie attività familiari.

Al che io la blocco subito, perché già sento l’odore di quel particolare ormone tipicamente femminile: quello che sale al cervello della donna ogni volta che è combattuta tra la possibilità di prendersi del tempo per sé e l’intima convinzione che senza la sua irrinunciabile supervisione su ogni minima circostanza di vita di ogni singolo componente della sua famiglia tutto andrà irrimediabilmente a rotoli (avete presente no? Io lo chiamo l’ormone del controllo).

Perciò le annuncio subito che per me non c’è assolutamente nessun problema che lei partecipi al ritiro spirituale, anzi la incoraggio con entusiasmo ad andare (sogghignando tra me e me al pensiero di mia moglie che cerca di osservare il silenzio per settantadue ore filate) affermando che uno stacco dalla quotidianità familiare per dedicarsi alla quiete dell’eremo nell’orante contemplazione mistica del Divino non può farle che bene, ed aggiungendo di essere perfettamente in grado di gestire i bimbi per quelle che in fondo, calcolando che staranno per la maggior parte della giornata a scuola, saranno soltanto due sere e tre mattine.

Al che lei, riavendosi con difficoltà dal mio consenso così sollecito quanto, evidentemente, inaspettato, riprende come se nulla fosse elencandomi tutta la scaletta di eventi e situazioni che ha preventivamente organizzato per me ed i nostri figli, comprensivi di pasti ed orari di sonno/veglia e trasporto pargoli alle varie loro attività.

È a quel punto che, per la seconda volta nello stesso quarto d’ora, la interrompo (lo so, mi piace vivere pericolosamente), ma non solo: con perentorio cipiglio l’avverto che sarò ben lieto di tenere i bimbi e condurre la gestione famigliare per lasciare che lei si goda il suo meritato ritiro, a patto che rinunci a voler controllare ogni cosa e a fidarsi di suo marito una volta tanto, il quale si ritiene presuntuosamente d’essere perfettamente in grado di gestire la famiglia in sua assenza per un paio di giorni.

Vedendo il suo basito tentennare decido inoltre di rincarare la dose e, con ardimentoso sprezzo del pericolo, l’avverto che naturalmente non farò nessuna delle cose da lei elencate nella sua premeditata scaletta mentale, ma mi comporterò secondo quella schietta natura maschile che contrassegna ogni singola mia cellula, nonché neurone, e dall’istante subito successivo alla sua partenza metterò immediatamente l’amata prole sotto un ferreo regime militare, a causa del quale al mattino si uscirà di casa tassativamente alle otto e un quarto per portare i pargoli a scuola, siano essi vestiti o ancora in pigiama e sia che abbiano finito o meno la frugalissima colazione che avrò loro preparato (se me lo sarò ricordato), che al pomeriggio, appena rientrati da scuola, li farò mettere subito in pigiama cosicché siano già pronti per rispettare il rigidissimo coprifuoco della sera, secondo il quale alle nove in punto dovranno già trovarsi in branda, al buio ed in mortale silenzio. E riguardo le due cene vacanti che non si preoccupasse: per la prima sera avrei predisposto la puntuale ordinazione di pizza&panzerotti a domicilio, mentre per la sera successiva avremmo desinato a base di sano e nutriente fast food prontamente reperito al MacDrive di ritorno da un edificante giro al ToyCenter.

A quel punto già mi preparavo alla sua scena isterica giustificando la mia levata d’orgoglio come di un malriuscito, quanto del tutto fuoriluogo, tentativo di fare del pessimo umorismo maschile, ma inaspettatamente la mia dolce metà mi ha preso in contropiede, facendo spallucce ed acconsentendo a darmi fiducia.

Per farla breve: la mogliettina è andata a fare il suo ritiro spirituale con gioconda levità, godendosi appieno la sua tre-giorni di eremitico silenzio, preghiera e riposante quiete; mentre il sottoscritto ha avuto l’inestimabile opportunità di compiacersi davanti alla visione di quei suoi tre bimbi che al mattino scattavano come soldatini, che alla sera andavano a nanna con le galline senza nemmeno emettere un fiato e che si imbottivano con godimento di saporitissimo, quanto insalubre, cibo precotto, ed ai quali, per la loro docile obbedienza, venivano concessi cartoni extra in tv e gite prolungate in fornitissimi megastore di giocattoli.

E quando la dolce metà è tornata, ristorata nel corpo e corroborata nello spirito, ha dovuto comunque ammettere di ritrovare i figli non solo ancora vivi ed in salute, ma perfino entusiasti del tempo trascorso con il loro papà, e credo che un ulteriore, non trascurabile ed inaspettato beneficio per lei sia proprio stato l’aver accondisceso, una volta tanto, a mollare la presa dal controllo della vita altrui ed affidarsi alle presunte capacità del marito; il quale, per inciso, le è stato messo accanto proprio perché, in quanto maschio, è per sua natura esattamente adatto a compensare con le sue eccedenze i di lei vuoti (peraltro pochissimi), e di contro per esserne parimenti corrisposto, nel riempimento delle sue (numerose) mancanze con le sovrabbondanti sue doti femminili.

Che alla fin fine è tutta una questione di fede, care donne: mollare il guinzaglio e farsi da parte volendo credere che anche l’altro sia stato dotato di talenti (oltre a quello di saper memorizzare perfettamente le formazioni delle squadre di calcio, o premere contemporaneamente combinazioni di più bottoni sul joypad, alla faccia del famigerato multitasking femminile); qualità utili, per quanto ben nascoste, sulle quali fare un atto di fiducia, così da lasciare al vostro uomo lo spazio per esercitarle in libertà, onde raggiungere il medesimo fine perseguito da voialtre, ossia il bene della vostra famiglia, conseguito però con modalità squisitamente maschili.

Ma attenzione cari ometti, che quando le vostre dolci metà vi tolgono un pochino il fiato dal collo, voi poi dovete cogliere al volo l’opportunità di dimostrare quanto (malgrado le false apparenze) siate anche voi indispensabili, ed approfittare della stiracchiata fiducia che vi viene malvolentieri concessa per compiere veri e propri atti eroici (e no: buttar via l’immondizia in tali circostanze non è, ahimè, sufficiente, per quanto rimanga un gesto di indubbia magnanimità).

E lo comprendo che non è facile capire quando la vostra donna vi sta mettendo alla prova (che ci vorrebbe una sorta di spia luminosa che le si accendesse in fronte: tipo quelle lucette sul cruscotto dell’auto che sappiamo leggere soltanto noi), però è necessario anche accollarsi qualche rischio ogni tanto e prendere l’iniziativa, lanciarsi anche senza rete, far finta di aver capito i suoi messaggi subliminari e andare allo sbaraglio, che vedere poi la sua espressione stupefatta vale cento cazziatoni.

Insomma maschietti: e tiriamole un po’ fuori queste benedette palline!

Poiché è vero che voi donne siete belle, buone, intelligenti, generose e tanto, tanto (tantotantotanto) sensibili, ma anche noi maschietti in fondo (infondoinfondoinfondo) non è che facciamo proprio schifo (non del tutto almeno).

Soprattutto poi diventiamo essenziali in ordine alla nostra progenie, perché se è vero che rispetto ai figli la madre è la terra fertile che nutre e fa germogliare il seme, è altrettanto vero che il padre è quel bastone robusto a cui la piantina può aggrapparsi per poter crescere dritta fino al momento in cui sarà in grado di reggersi da sé.

E per inciso sappiate, cari colleghi babbi (nel senso di papà, eh), che rispetto alle vostre consorti, voi siete dotati di una naturale autorità davanti ai vostri figli la quale vi facilita tantissimo il lavoro, e che nel tenere fieramente saldo il timone di quella nave che è la vostra famiglia (e di cui siete deputati per natura ad esserne il nocchiere), “una tantum” potete anche imporvi senza dare spiegazioni, persino battere i pugni sul tavolo e dire imperativamente soltanto un “no”, senza doverlo motivare; poiché i divieti di un padre retto, anche se apparentemente ingiustificati, nascono pur sempre da un desiderio di bene per il figlio, e normalmente, se non vengono spiegati, è perché chi deve obbedire non è ancora in grado di comprenderne i motivi, ma sottomettendosi docilmente non va incontro ad altro che alla propria vera felicità.

Perciò donne: affidatevi con sincera condiscendenza agli uomini che Dio vi ha messo accanto, perché è certo che voi femminucce come nessuno sapete dare la vita, ma nessuno come noialtri maschietti, se adeguatamente motivati, sa morire per proteggerla e difenderla quella stessa vita, scarificando la nostra perché quella continui.

Perché se è pur vero che la salvezza è entrata nel mondo per l’accogliente sottomissione di una femmina, chi ci salva (se proprio lo dobbiamo ricordare) è un maschio…

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Cronache

L’ultima Quaresima (?)

Come ho detto nell’ultimo articolo, ogni circostanza del materiale trova origine e causa nel campo dello spirituale, e questo perché Dio non ritira i Suoi doni: Egli ha assoggettato la Sua Creazione all’uomo, e questi, pur dopo la caduta originale, mantiene ancora il primato sul Creato che lo ospita, e che con lui e a causa sua, patisce e geme come nelle doglie del parto, in attesa della trasfigurazione finale, per dirla con San Paolo (Cfr. Romani 8,19-22).

E questo ha una sua logica, perché quando l’uomo, nell’esercizio della sua libertà di servire Dio o mammona, si allontana da Colui che è il sommo bene, non può che finire nell’abbraccio di colui che è la personificazione di ogni male, il quale subito comincia a vantare davanti al Creatore presunti diritti sulla Sua creatura e, conseguentemente, l’esercizio di una maggiore libertà d’azione su quel mondo del quale, proprio a causa del peccato originale, è divenuto principe.

E siccome il male produce male, quando l’uomo, con la sua sottomissione al maligno, gli guadagna un maggior potere, ecco che il male prolifera, appestando gli animi e i corpi, e tutta la Creazione.

Detto questo, si comprende bene come l’azione del maligno si concentri maggiormente proprio laddove si trova il centro della spiritualità, ossia la Chiesa, ed anche geograficamente la sua premura di corruzione si accanisce nel luogo dove la Chiesa ha il suo capoluogo: l’Italia.

Poiché ogni vittoria ottenuta dal demonio sulla Chiesa e su Roma è ragione di maggior vanto per lui.

Ecco perché ogni conquista alla causa del male strappata nel nostro paese ha valenza escatologica e peso universale: ciò che succede a Roma ha conseguenze globali, per il bene o per il male.

Ecco perché ogni legge mortifera che viene promulgata in Italia conta come il sigillo definitivo di una vittoria universale del principe di questo mondo sull’uomo e, di conseguenza, sul Creato.

Ecco perché gli anticristi liberali si son sempre rammaricati che le loro proposte mortifere nel nostro paese non avrebbero mai visto la luce della norma finché in Italia ci fosse stato il Vaticano.

Come se la presenza del pontificato tutelasse in qualche modo la nostra nazione: una sorta di baluardo mistico contro la corruzione della spiritualità, e di conseguenza tutela di ogni circostanza materiale.

D’altronde ce l’ha spiegato Lui che gli inferi avrebbero sempre premuto sulle porte di quella Chiesa che poggia sul ministero romano di Cefa (Cfr. Matteo 16,18), poiché il “potere delle chiavi” pare in un certo senso estendersi oltre il ristretto ambito del personale abbracciando invero quello universale, come se ciò che venisse approvato in questa nazione prediletta dovesse assumere un carattere globale, e viceversa, ciò che venisse impedito qui, ostacolasse la vittoria definitiva per il nemico.

Questo almeno fino a quando non sarebbe stato tolto quel famigerato “Katechon”, quel “colui” che come un freno impedisce la piena manifestazione del mistero d’iniquità (Cfr. Seconda Tessalonicesi 2,7) e che ora, per la vorticosa devastazione morale in atto anche nel nostro paese, pare proprio essere stato tolto (per un approfondimento leggi il Katechon).

Questo è un fatto.

Visto che oggi assistiamo al trionfo dell’antiumanesimo proprio nella nostra nazione, ultimo bastione crollato sotto i colpi di una legislazione mortifera cominciata con lo sdoganamento normativo del divorzio, dell’aborto, delle unioni sodomite e dell’ormai prossimo suicidio legalizzato.

E come detto all’inizio, questa devastazione spirituale lascerà il segno anche nell’ambito del materiale, proprio come già affermato persino dalla Madonna nelle apparizioni di Itapiranga, ad esempio, dove la Mamma Celeste ha proprio un occhio di riguardo per la nostra patria, sede di quella Chiesa di cui ella è Madre e Maestra.

Qui ella chiede con accorato ardore la conversione, spiegando che è proprio il progressivo abbandono delle leggi divine la causa del disfacimento morale del nostro paese, a cui seguirà, inevitabilmente, la catastrofe materiale; poiché ormai non è più questione di evitare il castigo, ma di arrivare almeno preparati ad affrontarlo, senza cioè perdersi eternamente.

“Italia! Italia! Io ti chiamo a Dio! Torna Italia! Perché è ora di essere obbediente al Signore, e donare l’esempio a tutti. Figli miei, perché ancora non mi ascoltate? Perché ancora non vi decidete per Dio? Non perdete tempo, portate a tutti i vostri fratelli i miei appelli materni, portate la richiesta che vostra Madre oggi vi fa. Convertitevi e siate di Dio!” (4 Giugno 2016); “Italia, non avere il cuore così duro, perché un giorno piangerai per non avermi ascoltata, accolta con amore, e rispettata. Basta peccati! Fai penitenza! Chiedi perdono a Dio a causa del tuo cuore indurito come pietra, e della tua incredulità” (6 giugno 2016); “L’Italia e gli Stati Uniti saranno molto presto puniti in modo mai visto. Una grande luce, come un fuoco, sarà visibile nel cielo in Italia, dolore e pianto saranno grandi, e quando questo succederà, solo il Rosario e il mio cuore materno potranno essere la speranza, il rifugio e la protezione per tanti. L’Italia sarà scossa perché gli uomini non hanno saputo rispettare quello che a Dio è dovuto. Non hanno onorato il suo Santo Nome, non hanno obbedito alle sue sante leggi” (13 marzo 2016).

Ed a proposito di “scuotimento” occorre precisare che la Madonna, a Itapiranga, l’otto febbraio del 2009 profetizzò per il nostro paese tre grandi terremoti: uno degli ultimi disegni permessi dalla Vergine raffigura infatti la penisola martoriata da tre sconvolgimenti, uno in Centro Italia, uno al largo del mar Tirreno ed uno a Nord-Ovest.

Ma non solo, proprio a causa della centralità spirituale della nostra terra e lo stato di abbandono della fede nel nostro paese, la Madre di Dio ha ammonito che: “l’Italia sarà invasa da grande violenza e morte, e il sangue verrà versato in tanti luoghi. Molte chiese saranno distrutte, e molti dei miei figli piangeranno amaramente per non avermi ascoltato. A Roma sarà un caos!” (13 luglio 2016) e “sull’Italia arriveranno grandi dolori e persecuzioni, causati da coloro che hanno il cuore pieno di odio e violenza. Pregate per l’Italia, dove si trova la Santa Madre Chiesa, perché i peccati dei ministri di Dio stanno acclamando la Giustizia Divina: il braccio forte e pesante del Signore colpirà quelli che sono infedeli e ribelli, perché cercano solo la lussuria, il potere e il denaro (…) Quando la barca di Pietro correrà grandi pericoli, il demonio si mostrerà con tutta la sua ferocia contro i ministri del Signore e saranno perseguitati in modo mai visto nel mondo. Il mio cuore di Madre è angosciato perché Io parlo ma non mi ascoltano, Io mi manifesto nel mondo ma non credono, ma quando i grandi dolori arriveranno, cosa faranno? Di’ a tutti di tornare, tornare a Dio adesso! Convertitevi! È la vostra Madre dal cuore triste e addolorato che vi parla, che vi chiede e vi supplica, perché Dio mi manda nel mondo per allertarvi” (22 Luglio 2016).

Come si vede siamo alle solite: in tutte le apparizioni dell’epoca moderna la Santissima Vergine implora la conversione ed il ritorno a Dio, altrimenti le conseguenze dell’aver abbracciato il male si abbatteranno inesorabilmente sull’umanità, solo che mentre fino al secolo scorso, incominciando da Fatima, c’era per l’uomo la possibilità di evitare il castigo, ora, a causa del suo incrudimento nell’apostasia, non rimane che una conversione in extremis per non perdere almeno l’anima.

In questo senso Maria ad Itapiranga è chiarissima. Queste apparizioni, che godono del riconoscimento episcopale, presentano la medesima dinamica cominciata a Fatima e che caratterizza anche le altre apparizioni della fine del secondo millennio, ma qui, in particolare, sembra che la Madonna abbia ricapitolato le caratteristiche di tutte le altre sue apparizioni.

Come a Fatima e a Medjugorje, anche qui la Madre di Gesù ha rivelato al veggente dei segreti che riguardano il destino del mondo e della Chiesa, avvenimenti futuri molto gravi che stanno per coinvolgere tutta l’umanità se non si convertirà: quattro eventi che riguardano il Brasile, due che riguardano il mondo intero, due che riguardano la Chiesa ed uno che riguarda specificamente coloro che continuano a vivere una vita di peccato e di empietà, disobbedendo a Dio, e l’ultimo segreto destinato a queste persone è proprio il più doloroso e terribile.

Come a Fatima e a Medjugorje, anche qui la Vergine ha mostrato al veggente le realtà del Paradiso, del Purgatorio e dell’Inferno, perché ne testiomoniasse la concretezza in un tempo, come il nostro, in cui i novissimi sono pressoché dimenticati ed ai quali molti ormai non credono più.

Come a Fatima e ad Anguera, anche ad Itapiranga la Madre Celeste ha rivelato diverse profezie, alcune delle quali si sono già compiute a conferma della veridicità delle apparizioni, come ad esempio quella dello tsunami che ha devastato l’Asia e di cui la Vergine aveva predetto la venuta già negli anni ’96/’97 oppure come le inondazioni che hanno investito l’Inghilterra nel 2007 e di cui la Madonna aveva dato il preavviso ben sette anni prima.

Ultimamente le profezie si sono compiute in uno spazio di tempo sempre più breve ed il veggente al proposito ha spiegato che tali avvenimenti disastrosi sono «solo l’inizio dei dolori» poiché «quello che verrà nel mondo è qualcosa di tremendo e molti non sono preparati perché non pregano, ma vivono costantemente in una vita di peccato lontani da Dio».

Come a Lourdes, a Fatima ed in tutte le altre apparizioni moderne, anche ad Itapiranga sono stati dati dalla Madre di Dio molti segni ai fedeli del luogo ed ai pellegrini: segni nel sole, nella luna, nelle stelle, il profumo di rose, migliaia di conversioni e di guarigioni di persone che hanno bevuto l’acqua della Fonte benedetta dalla Vergine, ma tutti questi miracoli, ha detto la Madonna, non sono stati dati per aumentare la curiosità delle persone, bensì per mostrare la serietà dei suoi appelli.

Appelli che, come si può vedere, ricalcano quei richiami alla preghiera ed alla penitenza che contraddistinguono da più di un secolo oramai le suppliche di questa Madre angosciata per la sorte dolorosa cui i suoi amatissimi figli continuano ostinatamente ad andare incontro: “Giorni difficili stanno arrivando per il mondo intero. In un giorno tranquillo, quando tanti saranno a celebrare i dolori e la passione di mio Figlio, grandi dolori e sofferenze arriveranno sulla Chiesa, e subito tanti dei miei figli cadranno per terra senza vita (…) Lottate contro ogni male pregando il Rosario, e alimentandovi con fede e amore dell’Eucarestia (…) Smettete di peccare! Siate ubbidienti agli appelli che la vostra Madre è venuta a comunicarvi con il suo cuore tra le mani, perché in esso possiate rifugiarvi, perché esso sarà il vostro scudo di difesa contro la Giustizia Divina che si abbatterà fortemente sopra il mondo. Pregate molto per la Santa Chiesa, pregate molto per la conversione dei peccatori, perché se non si pentiranno, per tanti potrebbe essere tardi” (5 marzo 2016); “Ecco la tua Madre Immacolata, che viene dal Cielo, per dirti che è giunta l’ora della conversione immediata dell’umanità, su cui si abbatteranno grandi e dolorosi avvenimenti. Il mio cuore materno è preoccupato e amareggiato dalle spade di dolore. Tanti dei miei figli fanno poco caso, non considerano e deridono i miei messaggi, disprezzandoli e lasciandoli da parte. Che ne sarà di loro quando il Grande Castigo arriverà dal cielo, abbattendosi su di essi? Chi li potrà difendere dalla Giustizia Divina, che colpirà fortemente l’umanità? Io soffro a causa di coloro che rinnegano l’opportunità di convertirsi e cambiare vita. Tanti ciechi si lasciano sedurre da satana, i loro cuori cercano e bramano solo le menzogne e i piaceri del mondo. Quante anime distrutte dal peccato, quanti camminano verso l’abisso eterno, senza pensare un poco all’eternità e pentirsi dei loro sbagli. Questo è il tempo in cui il demonio è riuscito prendere tanto spazio per condurre tanti dei miei figli all’errore e alla morte spirituale (…) Prega figlio mio, prega, e intercedi per il bene della umanità. Il Padre Eterno è sdegnato a causa delle continue offese commesse contro il Suo Divino Figlio. Tanti sacrilegi, profanazioni e oltraggi vengono commessi nel mondo (…) Dolore grande arriverà anche negli Stati Uniti, dove una regione verrà praticamente distrutta. Voglio aiutare i miei figli, voglio proteggerli, che loro trovino rifugio nel mio Cuore Immacolato, che loro chiedano il mio aiuto materno ed Io subito verrò ad aiutarli” (13 Marzo 2016).

E come un’ultima, ulteriore, àncora di salvezza, la Madonna media la richiesta del Padre perché venga recuperata una devozione particolare a quella figura oggi tanto disconosciuta di San Giuseppe: “Figlio mio, Dio desidera che il cuore del mio sposo Giuseppe sia invocato, conosciuto ed amato da tutte le anime. Le famiglie che si consacreranno al suo Cuore Castissimo, otterranno una profusione di grazie dal Cielo e saranno preservate da tanti mali, nonostante la Giustizia Divina stia per abbattersi sopra tutta l’umanità” (19 Marzo 2016), tanto che proprio il castissimo sposo della Vergine, in un messaggio particolare del ventisette ottobre dello stesso anno, ribadisce le parole della sua Immacolata Sposa avvertendo che «quando il mondo si troverà in una densa tenebra, disorientato, senza fede e senza luce; quando le Verità Eterne verranno ancor più disprezzate e pestate, allora il braccio forte di Dio colpirà l’umanità come mai accaduto prima e si sentirà solamente pianto. Venite sotto il mio manto protettore, entrate nel mio Cuore Castissimo, e così sarete protetti durante i tempi della grande giustizia».

E gli avvertimenti della Madre Celeste si fanno via via più circoscritti e dettagliati mano a mano che trascorre l’anno appena passato, segno che davvero il tempo rimasto per decidersi finalmente per Dio oramai sta per scadere (concordemente con tutti gli altri indizi che abbiamo racimolato e cercato di contestualizzare negli articoli più recenti di questo blog): Questi sono i giorni dello spirito delle tenebre, ma il domani sarà il giorno del Signore” (13 Aprile 2016), “Dio è infelice per i peccati del mondo: di tanti ministri che si lasciano guidare dalle loro idee ed errori, rifiutando le verità lasciate da mio Figlio Divino (…) Pregate, pregate molto per saper difendere le verità eterne, senza aver paura di nulla” (16 Aprile 2016), “Questi sono i tempi di grandi avvenimenti per il mondo, per questo Io vengo per aiutarvi a stare più vicini a mio Figlio Gesù, questi sono i tempi per la realizzazione di tante cose che vi ho rivelato nel passato. Tornate a Dio!” (2 Maggio 2016), “Recitate il Rosario ogni giorno, perché è la preghiera che fa scendere grandi grazie dal Cielo sulle vostre famiglie e sopra il mondo intero (…) Io sono venuta a Fatima, Io sono venuta tante volte in Italia, in tanti luoghi, per chiamarvi a Dio, ma i miei figli non mi hanno ascoltata, non hanno voluto credere nella mia presenza materna, e hanno rinnegato tante grazie, che Io desideravo concedere loro (…) Sacerdoti, Dio chiederà conto ad ognuno di voi per il tempo che avete perso, e per non aver salvato anime per il Regno dei Cieli. Dio chiederà conto da tutti i suoi ministri che sono stati infedeli alla loro vocazione, e che non hanno vissuto nella santità come Lui desiderava. Convertitevi e sappiate riconoscere tutto quello che la vostra Madre del Cielo ha realizzato già da tanto tempo attraverso le apparizioni qui e nel mondo intero” (6 Giugno 2016).

Come si diceva all’inizio, la Madonna sembra proprio individuare nel disorientamento della Chiesa la prima causa della propagazione del male nel mondo, costante questa, di tutti i più recenti messaggi dati nelle apparizioni ancora in corso in questi tempi, dove ad Anguera è esplicita nella sua denuncia, ma anche a Medjugorje (dove notoriamente è molto più compassata) ultimamente ha richiamato chiaramente ad un deciso ritorno alla Verità della spiritualità tradizionale, invitando a «lottare e pregare contro il materialismo, il modernismo e l’egoismo che il mondo offre».

Allo stesso modo, ad Itapiranga, ella reclama il primato della vita spirituale nella Verità, che, come afferma perentoriamente «è mio Figlio, e le Sue parole sono eterne e potenti, esse sono vita e luce per le vostre vite. Pregate perché tutti possano accogliere le parole di vita di mio Figlio Gesù. Pregate perché l’umanità non sia sorda e cieca, e si decida a vivere la chiamata che Dio le fa» (8 Giugno 2016), poiché: “Tempi di dolore e lacrime arriveranno, su tutta l’umanità! (…) Molti dei miei figli ora non vogliono saperne del Signore, ma cosa sarà di loro, quando il braccio del Signore si abbatterà sul mondo? Chiedete perdono a Dio dei vostri peccati e siate obbedienti agli appelli che Lui vi fa attraverso me (…) Lottate per essere buoni, per essere figli graditi al Padre Celeste, rimanete nel vostro cammino santo, nei giorni difficili che sono alle porte. La Verità figli miei, difendetela anche se vi costerà tanto. Dio ama la verità, e tutti coloro che cambieranno ciò che Lui ha lasciato, nel giorno del grande giudizio, risponderanno di tutti gli insegnamenti sbagliati, fatti ai suoi piccoli figli che volevano rimanere nel loro cammino santo, e sono stati allontanati (…) La Chiesa attraverserà il suo momento più critico, dove ci sarà grande confusione e divisioni, si vedranno cardinali opporsi tra di loro, vescovi contro altri vescovi, sacerdoti contro sacerdoti, mancanza di fede e grandi sbagli saranno difesi come se fossero grandi verità, ma Dio, alla fine, agirà attraverso il suo braccio potente e fermerà tanta disobbedienza, errori e peccati. Non abbiate paura. Quelli che mi ascoltano cammineranno sempre per la via sicura che porta in Cielo. Con il mio manto vi difenderò e già da ora vi metto nel mio Cuore Immacolato, perché possiate essere di mio Figlio Gesù e benedetti da Lui” (20 Giugno 2016).

E proprio sui moniti alla Sposa del Figlio la Madre calca ultimamente la mano: “Figli, chiedete la Misericordia Divina per la Chiesa, e per il mondo. Tempi oscuri si stanno avvicinando, ma a quelli che servono fedelmente il Signore, Io dico che Lui compirà in essi meraviglie e agirà con potere e gloria in loro favore. Io sono al vostro fianco e vi accolgo nel mio manto Immacolato. Chiedete la protezione di San Michele Arcangelo. Dio lo manda nel mondo, per guidare e difendere i suoi figli. San Michele vi aiuterà a compiere la volontà di Dio, e nei giorni cattivi, lui nel Nome del Signore, apparirà glorioso a tanti per proteggerli e condurli per vie sicure, perché così Dio ha stabilito, per coloro che mi ascoltano e che mi amano. Non abbiate paura, offritevi e affidatevi a Dio” (22 Giugno 2016); “Grandi prove arriveranno nel mondo e la Santa Chiesa attraverserà il suo momento più difficile quando tanti figli prediletti, ministri di mio Figlio Gesù, abbandoneranno le Verità di mio Figlio, portando tanti fedeli sulla via delle tenebre, che conduce alla perdizione eterna. Non offendete più mio Figlio Divino! (…) A causa dei peccati di impurità i castighi stanno per traboccare e la Giustizia Divina la colpirà. Non resterà nei luoghi impuri nessuna pietra, perché il braccio forte di Dio colpirà coloro che sono stati infedeli e con i cuori induriti. Pregate molto, Io vi offro il mio Cuore Immacolato, perché in esso possiate essere protetti in questi giorni che molto presto arriveranno. Accogliete i miei appelli figli miei, ascoltatemi, non peccate più, non ferite il cuore di mio Figlio che sanguina a causa di tanti oltraggi. Pregate! Riparate! Adorate mio Figlio nel Santissimo Sacramento e Dio avrà misericordia di ognuno di voi e del mondo” (13 Luglio 2016); “Una grande ondata di dolore e di persecuzione arriverà nella Chiesa, e molto sangue sarà versato. Molti ministri di Dio e molti consacrati saranno messi nelle mani dei lupi voraci come preda facile, non avranno voce per parlare e per difendersi, perché saranno messi in silenzio, ma Dio tutto vede!” (5 Agosto 2016); “Pregate per la Chiesa, perché attraverserà il suo peggior momento e soffrirà grandi persecuzioni come mai sia accaduto prima! Offrite le vostre preghiere, per impedire le cattive azioni degli uomini posseduti dallo spirito del male! Con il Rosario nelle vostre mani e con la preghiera dell’Ave Maria recitata con fede e amore vincerete il demonio ed ogni male” (13 Ottobre 2016); “Purificate i vostri cuori e le vostre anime con la confessione, affinché possiate essere sempre vigili e preparati” (12 Novembre 2016); “Non siate sordi ed indifferenti alla mia chiamata, un’onda di violenza come mai successo prima sta per colpire tanti dei miei figli e per questo il mio cuore Immacolato soffre tanto. La Chiesa sarà perseguitata come mai sia avvenuto prima e tanto sangue verrà versato nei luoghi santi. Intercedete figli miei, intercedete affinché ogni male sia scacciato il più lontano possibile dalla Chiesa e dal mondo intero (…) Supplicate il perdono e la misericordia del mio Divino Figlio, affinchè Lui abbia ancora compassione di voi e del mondo peccatore. Recitate il Rosario tutti i giorni per la pace nel mondo. Pregate! Pregate! Pregate!” (11 Febbraio 2017).

Ed è inutile nascondersi dietro a un dito, poiché è un’evidenza sotto gli occhi di tutti il travaglio in cui versa la Sposa di Cristo in questi tempi oscuri, tanto che inquietudine assieme forse ad uno spiraglio di luce lascia uno straordinario messaggio dato proprio ad Itapiranga già il ventisette giugno del 2015, quando la Madonna ha mostrato al veggente Edson Glauber un’importante e profetica visione, della quale riportiamo la descrizione fatta da lui stesso senza nessun ulteriore commento, nella traduzione dall’originale in brasiliano: «Oggi Nostra Signora è apparsa con il Bambino Gesù tra le sue braccia. Nella sua mano destra aveva un Rosario che brillava tanto e al suo lato destro c’era San Pietro con un libro e le chiavi e al suo lato sinistro c’era San Paolo, che aveva un libro e una spada. Erano avvolti in una luce, ma non così forte come quella che irradiava da Lei e Gesù Bambino. Sotto di loro c’era il globo che rappresenta il mondo intero.

Durante l’apparizione, il Bambino Gesù chiese a San Pietro di riconsegnargli le chiavi e questi obbedì. Dopo aver riconsegnato le chiavi, San Pietro si mise in ginocchio col capo chino in preghiera. Dove stava lui divenne più scuro, perché la luce che irradiava scomparve, restando chiaro solamente dove si trovavano la Vergine con Gesù e San Paolo.

In quel momento, il globo che era sotto di loro fu circondato da una grande corona di spine che voleva stringerlo tutto. Ho capito che si tratta di tempi difficili che la Chiesa e il mondo dovranno passare: tempi di prove, fatti di oscurità spirituale e di grande confusione.

Nostra Signora, vedendo ciò che stava succedendo – in quanto Madre della Chiesa che vorrebbe la salvezza di tutti – abbassò la sua mano destra verso il globo, e il Rosario, lentamente, si diresse sul mondo, circondando il globo. Il Rosario di Nostra Signora, muovendosi, ruotando intorno al globo, brillava fortissimamente. Ho capito allora che quello era ciò che Ella sta facendo con i suoi figli del mondo intero, i quali credono nelle sue apparizioni e nei suoi messaggi: pregare sempre di più, intercedendo per la Chiesa del suo Divin Figlio e per l’umanità. Il Rosario, più cadeva, più irradiava una fortissima luce, in modo tale da respingere quell’orribile corona di spine dal globo, lasciandola distrutta; rimase solamente il Rosario, come segno di vittoria sul male e sui tempi difficili.

Fu allora che la Madonna guardò San Paolo e questi capì che doveva mettersi anche lui a pregare in ginocchio con San Pietro, così la luce tornò anche da Pietro. Nostra Signora, guardando verso il suo Divin Figlio, pregò in favore della Chiesa e del mondo. Il Bambino Gesù, vedendo che l’umanità si mise a pregare, accolse la richiesta della sua Santissima Madre di dare di nuovo le chiavi a San Pietro, ma il Bambino Gesù mise le chiavi tra le mani di Nostra Signora che, come Madre della Chiesa, le mise in quelle di San Pietro. Quindi Ella ed il Bambino Gesù ci diedero la loro benedizione e la visione terminò».

To be concluded…

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