Cronache

Armageddon

«Ecco, Io vengo come un ladro. Beato chi è vigilante e custodisce le sue vesti per non andare nudo e lasciar vedere le sue vergogne» (Ap 16,15)

Ragazzi che bordello: pare davvero che si siano dati tutti appuntamento per un rave party in medio oriente.

I primi a cominciare, come al solito, sono stati gli americani, che obbedienti a quei frignoni dei loro padroncini di Sion, dopo Egitto e Libia, hanno deciso di esportare la demokrazia anche in Siria.

Ovviamente i cagnolini europei si sono accodati in gruppo, mentre Israele e Turchia hanno approfittato del casino per allungare le mani sulla torta che erano sicuri di potersi spartire quasi aggratis per iniziare ad intingere il dito nella crema.

Poi però, quando già gli avvoltoi pregustavano quella che sembrava dovesse essere ben presto soltanto una carcassa, è arrivata la Russia a rompere le uova nel paniere a tutti.

E come quando si getta un fiammifero in un formicaio è esploso il panico tra le formiche e sono cominciati i voltafaccia e le pugnalate alla schiena ed ancora oggi i cambi di alleanze sono tante e tali che si fa fatica a capire chi gioca con chi.

La Turchia ha piantato gli USA e si è schierata con la Russia, ma col beneficio d’inventario, nel caso dovesse presentarsi l’occasione di accoppare ancora un po’ di curdi.

L’Egitto, dopo aver assaggiato i benefici della pax amerikana, ha preso l’accortezza di allearsi con la Russia ed ha perciò inviato un po’ di soldati e mezzi pesanti in Siria pure lui.

Iran e Libano erano e rimangono nemici storici di Sion, ed in tali circostanze hanno saldato alleanza ancor più stretta con la Russia, al netto del fatto che in Siria erano già presenti da un pezzo insieme alle milizie irakene e di hezbollah.

E mentre Israele bombarda impunemente presunte postazioni militari iraniane sul territorio siriano, la Baldraccona di Sion, dopo aver preso schiaffi da chiunque su tutto il territorio nonostante i fantastiliardi di dollari sprecati per creare, armare (ed ultimamente far evacuare di nascosto) la sua abominevole genìa terroristica, ora ha la faccia tosta di arrogarsi il merito di aver «debellato l’ISIS in Siria», deufradandolo spudoratamente alla Russia.

Russia che ora, dopo aver purificato la regione da Daesh, vorrebbe anche (e giustamente) riportare a casina i suoi soldati, ma che non può, vista la ressa di militari da ognidove che ancora affollano il paese.

Non ultimi gli USA, che hanno sfacciatamente dichiarato di volerci rimanere in Siria, fino a quando aggrada loro.

E allora capite bene che diventa difficile sganciarsi da questa fogna, tanto più che ora Israele è diventata amicissima dell’Arabia Saudita in funzione anti-libanese ed anti-iraniana (con il beneplacito degli Stati Uniti, ça va sans dire); Arabia che è impelagata anche sul fronte yemenita (dove adesso è pure scoppiata una faida aperta tra sunniti e sciiti che rischia d’incendiare tutto il MO) e che si è sfondata di debiti con gli americani, facendo fronte comune con gli altri stati produttori di petrolio nella regione per escludere il Qatar, che quindi è andato a rifugiarsi sotto le gonne dell’Iran, il quale ovviamente ha accolto a braccia aperte un alleato così prezioso.

Ultimo in ordine di tempo a schierarsi è stata la Cina, che ha inviato in aiuto della coalizione russo-siriana un contingente di truppe speciali al grido di “Olé: tutti in Siria!”

Ragazzi, che bordello davvero: russi, siriani, cinesi, libanesi, iraniani, iracheni, turchi, egiziani, curdi, israeliani, sauditi, yemeniti, qatariani, afgani, americani, inglesi, francesi ed una manciata di altri soldatini europei, tutti raccolti, come Gog e Magòg, pericolosamente vicino a quella Piana di Meghiddo di biblica memoria…

«Il sesto angelo versò la sua coppa sopra il grande fiume Eufrate e le sue acque furono prosciugate per preparare il passaggio ai re dell’oriente. Poi dalla bocca del drago e dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta vidi uscire tre spiriti impuri, simili a rane: sono infatti spiriti di demòni che operano prodigi e vanno a radunare i re di tutta la terra per la guerra del grande giorno di Dio, l’Onnipotente.

E i tre spiriti radunarono i re nel luogo che in ebraico si chiama Armaghedòn. Il settimo angelo versò la sua coppa nell’aria; e dal tempio, dalla parte del trono, uscì una voce potente che diceva: “È cosa fatta!”. Ne seguirono folgori, voci e tuoni e un grande terremoto, di cui non vi era mai stato l’uguale da quando gli uomini vivono sulla terra. La grande città si squarciò in tre parti e crollarono le città delle nazioni. Dio si ricordò di Babilonia la grande, per darle da bere la coppa di vino della sua ira ardente».

(Ap 16,12-19)

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