Storie

Che post del Caos

Dal nulla non si fa nulla e il caso non esiste.

Queste due granitiche certezze nella mia vita che giusto l’altro giorno hanno trovato ennesima conferma grazie alla figlia treenne che si è rivelata strumento d’illuminazione.

La pseudopodica figlioletta, la quale evidentemente ha ereditato i geni entropici della madre (che chi ha letto qualcuno dei miei libri sa essere l’incontrastata Regina del Caos), era seduta al tavolo, imprigionata nella sua stokke verde con cinturino di sicurezza, giusto nell’attesa che le capitasse a tiro qualche cosa da pasticciare, distruggere, strappare o rovesciare.

La mia amata consorte, con cuore di madre, stava accingendosi a preparare il desco ed ha appoggiato sul tavolo un barattolo di piselli.

Neanche a dirlo: la pargoletta prensile non riusciva a raggiungere l’agognato oggetto di devastazione, così si è aggrappata alla tovaglia e s’è trascinata a portata il barattolo con l’unico premeditato fine di rovesciarne l’intero contenuto sul tavolo.

Disastro: in una frazione di secondo, sotto i miei occhi sbarrati, un oceano di pallini verdi si è distribuito a caso rotolando velocemente su tutta la superficie del piano, mentre una lama di luce mi penetrava la mente soffocando ogni mia reazione furiosa nei confronti dell’indomita erede, della madre incauta e della sorte avversa, poiché in quell’istante di disordine improvviso una certezza ha afferrato il mio pensiero e mi ha condotto vorticosamente nei meandri di un’inutile astrazione.

Davvero il caso non esiste (e nel caso fosse esistito, tranquilli, perché ne avrei comunque sposata io la personificazione).

L’universo è regolato dall’imprescindibile legge di causa-effetto.

Ogni accadimento è lo sviluppo temporale di un altro avvenimento che l’ha causato.

Lo spettacolo che si dispiegava ai miei occhi non poteva essere attribuito al caso, poiché è l’uomo che ha coniato questo termine per definire ogni coincidenza che non riesce a prevedere, ma l’imprevedibilità di un avvenimento non dipende da uno sviluppo temporale che prescinde la legge di causa-effetto, dipende solo da uno sviluppo temporale che la conoscenza non riesce a misurare, ordinare, controllare e quindi prevedere.

L’uomo ha il controllo della realtà che lo circonda perché attraverso la misurazione delle diverse dimensioni fisiche riesce a prevedere gli effetti a cui queste, interagendo tra di loro, danno luogo.

La conoscenza umana si blocca nel momento in cui non ha più la possibilità di misurare il mondo fisico: in quel momento entra in gioco l’imprevedibilità.

L’uomo è in grado di misurare l’universo utilizzando l’unità di misura più piccola che conosce: la particella. Tutto ciò che è più grande di una particella è misurabile in termini di particelle stesse; tuttavia proprio queste ultime risultano imprevedibili, poiché per misurarle sarebbe necessario disporre di un’entità fisica ancora più piccola, che non si conosce.

In teoria, se si fosse in grado di misurare anche le particelle si potrebbero prevedere i legami di causa-effetto che ne regolano l’interazione, attraverso i quali si potrebbero prevedere i legami di causa-effetto per le unità immediatamente superiori, e così via: partendo dal microcosmo fino al macrocosmo.

Ecco che allora, riemergendo bocconi da quella sequenza repentina di pensieri peregrini ho contemplato il disastro compiuto dall’amata figliola individuandone la trama nascosta: poiché è vero che, di primo acchito, davanti al famigerato barattolo di piselli secchi riverso sul tavolo il mio occhio limitato è in grado di osservare soltanto che questi si sono sparpagliati a “caso” rotolando, scontrandosi e fermandosi una volta esaurita l’energia cinetica che li ha mossi. Ma in realtà, se avessi avuto a disposizione capacità di misurazione infinita e capacità di calcolo infinita avrei potuto prevedere l’esatto movimento di ogni singolo pisello prima ancora che il barattolo fosse rovesciato: avrei saputo infatti l’esatta posizione di ogni pisello nel barattolo, l’esatta ruvidità interna del barattolo, l’esatta rotazione del barattolo mentre si svuotava e quindi il movimento di ogni singolo pisello mentre si scontrava con gli altri, con l’atmosfera circostante, con la superficie del tavolo e così via.

In buona sostanza, avrei avuto la chiave per interpretare l’universo e controllarlo.

Capacità infinita di calcolo e di misurazione: che sia questo il segreto della Divina Onniscenza?

Perché tanto quanto il caso non esiste, le coincidenze sì, ed è proprio attraverso questa trama di relazioni tra causa ed effetto che l’Onnipotente svolge il Suo disegno di bene in ogni istante storico di tutto e di ciascuno fin dalla fondazione del tempo.

Epperò poi è lo sguardo interlocutorio di mia moglie che mi strappa ancora una volta alla contingenza del vivere, ed è proprio incrociando i suoi occhi perplessi che una nuova luce mi svela il senso vero di tutto questo vagabondare per inconcludenti elucubrazioni.

Poiché se il caso non esiste allora finalmente ho capito: mia moglie non è disordinata, è che semplicemente proietta la sua ricchezza interiore sugli oggetti che condividono il suo stesso spazio…

Certo tesoro: li raccolgo io i piselli dal tavolo.

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