Paternità

Redenzione in Tre Atti

L’Antefatto

L’estate scorsa abbiamo affittato una casa in montagna ed il nostro mezzanello, con un gesto inconsulto dei soliti suoi, pronti-via, nella prima settimana di soggiorno è riuscito a rompere lo specchio dell’anta dell’armadio della camera da letto dove dormivamo noi genitori.

In quel frangente ci siamo arrabbiati moltissimo, sia per la dinamica dell’incidente, sia perché la spesa che avremmo dovuto sostenere in riparazione del danno sapevamo che sarebbe stata piuttosto salata, così abbiamo redarguito pesantemente il pargolo al momento, gli abbiamo dato una giusta punizione nel breve termine, ma abbiamo anche deciso di non lasciar cadere lì la cosa e, volendo farne un esempio anche per il figlio grande, abbiamo deciso che, quando a fine vacanza il proprietario della casa ci avesse addebitato lo specchio rotto, avremmo accollato il debito al piccolo colpevole, il quale ci avrebbe ripagato nel lungo termine con le sue future mancette.

E tale proposito abbiamo mantenuto nel tempo: quando al suo compleanno ha ricevuto dal parentado qualche soldino di carta, il sottoscritto ha messo il cappellino di Equitalia e si è presentato puntualmente a riscuotere parte del famoso debito.

Il tutto con lo scopo di aiutare il cinquenne a farsi un’idea concreta del valore dei soldi, della fatica e del tempo che ci si mette ad accumularne un po’, della facilità e della velocità con cui svaniscono dal portafogli, ma soprattutto per dargli un esempio di cosa significhi dover riparare ad un danno fatto.

Il Fatto

Domenica scorsa il nostro figlio maggiore si è accostato per la prima volta all’Eucaristia.

Come consuetudine, alla cerimonia è seguito il tradizionale ritrovo mangereccio con parenti e amici, con tanto di taglio di torta e scartamento di regali.

Tra quelli ricevuti ci sono state anche numerose buste, dal contenuto piuttosto sostanzioso per la verità, e così l’amato pargolo ha raggranellato un discreto gruzzoletto che, tutto esaltato, non vedeva l’ora di contabilizzare.

Sia io che mia moglie abbiamo fin da subito notato una certa avida bramosia nel suo atteggiamento, perciò mi sono apprestato ad escogitare un modo di contestualizzare un momento in cui cercare di fargli comprendere quale sia il giusto atteggiamento nei confronti del denaro.

In più occasioni gli ho accennato di come i soldi non siano un fine, ma soltanto un mezzo, di come sia giusto riconoscerne il valore, ma di come sia facile cadere nella tentazione di assolutizzarne il potere d’acquisto rischiando di farne un vero e proprio idolo.

Infine, l’altro pomeriggio, sua madre ed io abbiamo ritagliato un momento di tranquillità durante il quale metterci al tavolo a sfogliare le “buste della Comunione” per leggerne le frasi dei vari bigliettini e fargli calcolare il totale dei relativi “contenuti”.

Alla fine il giovane erede si è ritrovato con un vero piccolo patrimonio tra le mani, una cifra che mia moglie ed io abbiamo ritenuto troppo importante per lasciar cadere quel momento senza approfittare di quell’occasione per farlo responsabilizzare un po’ davanti alla “gestione del denaro”.

A tale scopo, allora, ho iniziato a parlargli, prendendo la cosa alla larga, ma partendo proprio dal motivo per il quale si ritrovava con quel cospicuo gruzzoletto.

Ostentando disinvoltura abbiamo cominciato a parlare di quello che era successo Domenica, delle circostanze e l’emozioni provate per la sua prima Comunione, quindi gli ho ricordato il contenuto della predica fatta dal sacerdote, il quale ha messo in evidenza come uno degli aspetti del fare Comunione, sia quello di essere in Unione-Con, nella fattispecie con Gesù.

Il prete ha spiegato ai bambini che quando si frequenta molto una persona si finisce per imitarla nei suoi atteggiamenti ed assomigliarle, facendo l’esempio di come, se si resta uniti a qualcuno che dice le parolacce o le bugie, si finisca prima o poi a dire le parolacce o le bugie; allo stesso modo, invece, se si coltiva l’amicizia con Gesù rimanendo in Unione-Con Lui, si ha l’occasione di imitarne il comportamento d’Amore, Giustizia e Verità, anche se questo costa un po’ di fatica.

A quel punto ho ricordato al mio bambino quale sia stato (oltre a tutto il resto) il comportamento del Figlio di Dio con l’uomo: quello del Primogenito che, vedendo i suoi fratelli nella necessità del riscatto, se ne è fatto carico, pagando (Lui che solo ne aveva le sostanze) per i nostri peccati.

Attento alle mie parole, mio figlio ha evidentemente intuito qualcosa del loro senso, e subito ha dichiarato che avrebbe devoluto parte del suo capitale per i poverelli.

Mia moglie ed io abbiamo sorriso davanti a quello slancio di altruismo ed abbiamo approvato apertamente il suo gesto, ma abbiamo anche puntualizzando che, siccome quei soldini erano molti, non gli avremmo permesso di spenderli tutti, bensì lo esortavamo a risparmiarne la maggior parte, per eventuali necessità future.

Però non era quello l’obiettivo che io personalmente desideravo raggiungere, così ho ripreso il discorso ricordando al mio bambino di quale fosse il senso proprio della parola riscatto (la cui radice etimologica significa “al posto di”) e cioè di quella situazione in cui si trova una persona che, per un debito che non può pagare, perde la sua libertà e finisce in schiavitù o in prigione: la sua sola speranza è nel pagamento del suo debito da parte del suo parente più prossimo (in genere un fratello) il quale, saldando in sua vece e di tasca propria, ne “riscatta” appunto la libertà.

Naturalmente non era la prima volta che gli parlavo di quelle cose, ma ora volevo ribadirle nella speranza che lui riuscisse a collegarle alle contingenze di quel momento.

Quindi gli ho manifestato il mio compiacimento per la sua intenzione di destinare parte del suo patrimonio a coloro che si trovano nel “bisogno”, ma gli ho fatto notare che, senza andare tanto lontano, qualcuno di molto vicino a lui si trovava nella “necessità” e, dopo aver atteso qualche istante per fargli fare mente locale senza però ottenere una risposta, l’ho incalzato aggiungendo che questo qualcuno si trovava proprio nella situazione di aver bisogno di essere riscattato da un debito che non era in grado di assolvere.

A quel punto il mio bambino si è illuminato, individuando nel suo fratello minore quel “bisognoso” che ancora doveva finire di pagare lo specchio rotto l’estate prima e, senza farselo dire due volte, ha subito preso un paio di banconote e le ha date al mezzanello, che nel frattempo avevamo richiamato al tavolo con noi.

Già ero molto fiero del mio ragazzo, ed ho sottolineato come il suo comportamento lo assimilava a Gesù mettendolo davvero in Unione-Con Lui, siccome però Dio Padre non gioca mai al ribasso coi Suoi figli, né si accontenta di traguardi discreti, ma li sprona sempre ad obiettivi altissimi (pur aiutandoli con la Sua Grazia nel raggiungerli), così anch’io per mio figlio ho voluto incoraggiarlo ad un ulteriore passetto.

Mostrandomi ben contento della sua donazione al mezzanello (ed esortando questo a mostrare riconoscenza per quel bel gesto del suo fratellone) ho ricapitolato in modo ostentato con mia moglie davanti ad entrambi i pargoli a quanto ammontava il debito residuo del piccolino con noi, e calcolando che mancava ancora una settantina di euro al saldo, ho proposto alla mia dolce metà di abbonare al piccolo debitore un venti euro, così da fare rimanere un resto in cifra tonda.

All’approvazione di sua madre, il nostro maggiore non ha esitato un istante di più e, moltiplicando esponenzialmente il mio orgoglio paterno per lui, ha subito preso una banconota “di quelle grosse” e l’ha passata al cinquenne, il quale l’ha girata immediatamente a noi genitori: grazie al riscatto del suo fratello maggiore, il suo debito contratto con la “giustizia” del padre era finalmente estinto e nel frangente del nostro piccolo consesso domestico, una volta di più la dinamica divina della Redenzione si compiva, incarnandosi nella nostra famiglia.

La Postfazione

Tuttavia il punto centrale di tutta questa vicenda, quel nocciolo della questione che ci tenevo ad illustrare raccontando tale episodio di vita vissuta (oltre a bullarmi con fierezza paterna in pubblico del mio figliolo) è in realtà un altro.

Dopo aver congedato festosamente la prole, infatti, ho confessato all’amata consorte la mia compiaciuta gioia per il bel siparietto a cui avevamo appena assistito, ma mia moglie, pur convenendo sulla bontà del gesto di nostro figlio, ha puntualizzato che lei avrebbe preferito fosse venuto spontaneamente da lui, senza che io l’imboccassi in quella maniera che lei trovava piuttosto esplicita.

E certo, anche a me sarebbe piaciuto che tutto fosse avvenuto senza alcun sollecito, ma bisogna tenere a mente ciò che invece tutti i genitori tendono a dimenticare, soprattutto con i loro figli, in particolare quando essi sono ancora relativamente piccoli, e cioè che, nonostante essi possano mantenere una certa innocenza, pure la loro natura è contrassegnata dal peccato, e per quanto più spontanei a gesti di altruismo, condividono con l’umanità adulta quell’inclinazione al male che frena in ognuno di noi il perseguimento del bene, anche se ad esso agognamo, rendendoci a volte così faticoso superare il nostro innato egoismo, ma guadagnandoci altresì un merito pieno nel resistere alla tentazione al male e compiere ciò che è buono.

Perché alla fin fine, la responsabilità vera del genitore, non è quella di crescere figli perfetti, ma di accoglierli nella loro connaturata imperfezione e metterli sulla perfetta Via, che è Cristo, accompagnandoli nel cammino fino a quando non sapranno incedere da soli, senza mai smettere di incoraggiarli a proseguire sul giusto sentiero.

Il tutto nella consapevolezza del loro essere altro-da-noi e perciò rispettandone la libera individualità, sapendo che essi potranno anche deviare dal tracciato loro indicato, perfino pervertire l’indirizzo ricevuto, cogliendo nel caso questa eventualità non con disperazione, chiedendosi in cosa si è sbagliato, bensì come opportunità di restare in paziente Unione-Con quel Padre Buono sulla soglia di casa, in fiduciosa ed orante attesa che Egli, che ne è il vero genitore, promuova in loro la conversione, perché possano compiere quell’unico destino a cui ciascuno (e noi per primi) siamo vocati.

Che è il ritorno a Lui.

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