Relazione

La vendetta del Divanauro

Ok, ok, lo so: è qualche giorno che non mi faccio vivo su questa piattaforma.

Va bene: è un po’ più di qualche giorno, diciamo un paio di settimane.

E sia: è un sacco di tempo che sono sparito, lo confesso, ma mica avrete sentito la mia mancanza per caso?

A mia parziale giustificazione c’è che gira questo fastidioso virus che ti risucchia tutto il tempo e le forze per periodi a volte lunghissimi e che per quante volte lo contrai, non riesci mai a sviluppare anticorpi che ti impediscano di ricascarci, così, con cadenza a volte assai frequente, te lo ribecchi.

Ha anche un nome ‘sta malattia: credo che si chiami “vita vera”, ma nel mio caso sono fatalmente sensibile ad un suo ceppo particolarmente aggressivo che si chiama “famiglia”.

Vabbé, comunque, ora che mi sono riaffacciato al blog dopo tanto tempo immagino che quei miei quattro lettori (i quali nel frattempo saranno diventati anche due) si aspetteranno un articolone di quelli epocali, di qualità minima poco al di sotto del premio Pulitzer: tipo che mentre lo leggi senti la fanfara e ti suscita emozioni contrastanti che ti fanno ridere e piangere insieme e che non vorresti che terminasse mai, così quando infine l’hai concluso te lo stampi per potertelo leggere e rileggere ancora, ridendo e piangendo ad un tempo.

Ecco, carissimi miei, mi spiace, ma non avrete nulla di tutto questo: mi sa che vi dovrete accontentare di uno dei miei soliti articoletti di brodosa consistenza, magari pure con un po’ di vago aroma sessista sulla linea di quei contenuti che imbrattano così allegramente le pagine del mio ultimo libro {A proposito: ve l’ho già detto che prossimamente “La sindrome del panda” verrà pubblicato oltralpe? Pare infatti che un dissennato editore francese sia venuto in possesso di una copia ed abbia deciso di comprare dai miei editori i diritti per un’edizione in langue d’Oïl [probabilmente ha fatto ‘sto gesto pazzo solo perché, non conoscendo l’italiano, si è fidato dell’accattivante scheda del libro magistralmente compilata da quelle figure leggendarie della Gribaudi (e taaac: ecco che al modico prezzo di tre sole parentesi sono riuscito a fare una sagace manciata di pubblicità occulta al mio libro e a blandire un po’ miei editori)]}.

Benissimo: ora che ho scritto già mezza pagina senza dire alcunché, occorre che avverta coloro che non avessero ancora abbandonato la lettura che le righe che seguiranno trattano argomenti sensibili al gineceo: ché questo è un pezzo ad alto contenuto di testosterone, adatto più ad un pubblico maschile – d’altronde mi appresto a scrivere questo articolo come un vero maschio alfa, ossia dopo aver rifatto i letti e passato l’aspirapolvere per tutta casa – per cui, care avventrici del blog, se leggerete oltre lo farete a vostro rischio e pericolo {e taaac: ecco che così mi sono assicurato l’intero parco lettrici, le quali basta sfidarle sul piano del proibito per accenderne l’irresistibile curiosità [ché, Madre Celeste esclusa, l’astuta tattica del serpente antico funziona sempre con tutte (buahahah: tifenterò patrone ti monto!)]}.

Ma veniamo al dunque.

Moglie che viene invitata da un’amica per una tre-giorni di ritiro spirituale e mi chiede il permesso di andare, o meglio, mi chiede un consiglio sull’accettare o meno l’invito (avendo naturalmente già deciso cosa fare, ma tanto per darmi l’illusione di contare qualcosa), e per avviarmi verso la risposta che vuole sentire da me mi annuncia che ha già pensato a come organizzare le cose per tutto il tempo della sua assenza, sia riguardo i pasti, sia riguardo la gestione dei bambini che delle varie attività familiari.

Al che io la blocco subito, perché già sento l’odore di quel particolare ormone tipicamente femminile: quello che sale al cervello della donna ogni volta che è combattuta tra la possibilità di prendersi del tempo per sé e l’intima convinzione che senza la sua irrinunciabile supervisione su ogni minima circostanza di vita di ogni singolo componente della sua famiglia tutto andrà irrimediabilmente a rotoli (avete presente no? Io lo chiamo l’ormone del controllo).

Perciò le annuncio subito che per me non c’è assolutamente nessun problema che lei partecipi al ritiro spirituale, anzi la incoraggio con entusiasmo ad andare (sogghignando tra me e me al pensiero di mia moglie che cerca di osservare il silenzio per settantadue ore filate) affermando che uno stacco dalla quotidianità familiare per dedicarsi alla quiete dell’eremo nell’orante contemplazione mistica del Divino non può farle che bene, ed aggiungendo di essere perfettamente in grado di gestire i bimbi per quelle che in fondo, calcolando che staranno per la maggior parte della giornata a scuola, saranno soltanto due sere e tre mattine.

Al che lei, riavendosi con difficoltà dal mio consenso così sollecito quanto, evidentemente, inaspettato, riprende come se nulla fosse elencandomi tutta la scaletta di eventi e situazioni che ha preventivamente organizzato per me ed i nostri figli, comprensivi di pasti ed orari di sonno/veglia e trasporto pargoli alle varie loro attività.

È a quel punto che, per la seconda volta nello stesso quarto d’ora, la interrompo (lo so, mi piace vivere pericolosamente), ma non solo: con perentorio cipiglio l’avverto che sarò ben lieto di tenere i bimbi e condurre la gestione famigliare per lasciare che lei si goda il suo meritato ritiro, a patto che rinunci a voler controllare ogni cosa e a fidarsi di suo marito una volta tanto, il quale si ritiene presuntuosamente d’essere perfettamente in grado di gestire la famiglia in sua assenza per un paio di giorni.

Vedendo il suo basito tentennare decido inoltre di rincarare la dose e, con ardimentoso sprezzo del pericolo, l’avverto che naturalmente non farò nessuna delle cose da lei elencate nella sua premeditata scaletta mentale, ma mi comporterò secondo quella schietta natura maschile che contrassegna ogni singola mia cellula, nonché neurone, e dall’istante subito successivo alla sua partenza metterò immediatamente l’amata prole sotto un ferreo regime militare, a causa del quale al mattino si uscirà di casa tassativamente alle otto e un quarto per portare i pargoli a scuola, siano essi vestiti o ancora in pigiama e sia che abbiano finito o meno la frugalissima colazione che avrò loro preparato (se me lo sarò ricordato), che al pomeriggio, appena rientrati da scuola, li farò mettere subito in pigiama cosicché siano già pronti per rispettare il rigidissimo coprifuoco della sera, secondo il quale alle nove in punto dovranno già trovarsi in branda, al buio ed in mortale silenzio. E riguardo le due cene vacanti che non si preoccupasse: per la prima sera avrei predisposto la puntuale ordinazione di pizza&panzerotti a domicilio, mentre per la sera successiva avremmo desinato a base di sano e nutriente fast food prontamente reperito al MacDrive di ritorno da un edificante giro al ToyCenter.

A quel punto già mi preparavo alla sua scena isterica giustificando la mia levata d’orgoglio come di un malriuscito, quanto del tutto fuoriluogo, tentativo di fare del pessimo umorismo maschile, ma inaspettatamente la mia dolce metà mi ha preso in contropiede, facendo spallucce ed acconsentendo a darmi fiducia.

Per farla breve: la mogliettina è andata a fare il suo ritiro spirituale con gioconda levità, godendosi appieno la sua tre-giorni di eremitico silenzio, preghiera e riposante quiete; mentre il sottoscritto ha avuto l’inestimabile opportunità di compiacersi davanti alla visione di quei suoi tre bimbi che al mattino scattavano come soldatini, che alla sera andavano a nanna con le galline senza nemmeno emettere un fiato e che si imbottivano con godimento di saporitissimo, quanto insalubre, cibo precotto, ed ai quali, per la loro docile obbedienza, venivano concessi cartoni extra in tv e gite prolungate in fornitissimi megastore di giocattoli.

E quando la dolce metà è tornata, ristorata nel corpo e corroborata nello spirito, ha dovuto comunque ammettere di ritrovare i figli non solo ancora vivi ed in salute, ma perfino entusiasti del tempo trascorso con il loro papà, e credo che un ulteriore, non trascurabile ed inaspettato beneficio per lei sia proprio stato l’aver accondisceso, una volta tanto, a mollare la presa dal controllo della vita altrui ed affidarsi alle presunte capacità del marito; il quale, per inciso, le è stato messo accanto proprio perché, in quanto maschio, è per sua natura esattamente adatto a compensare con le sue eccedenze i di lei vuoti (peraltro pochissimi), e di contro per esserne parimenti corrisposto, nel riempimento delle sue (numerose) mancanze con le sovrabbondanti sue doti femminili.

Che alla fin fine è tutta una questione di fede, care donne: mollare il guinzaglio e farsi da parte volendo credere che anche l’altro sia stato dotato di talenti (oltre a quello di saper memorizzare perfettamente le formazioni delle squadre di calcio, o premere contemporaneamente combinazioni di più bottoni sul joypad, alla faccia del famigerato multitasking femminile); qualità utili, per quanto ben nascoste, sulle quali fare un atto di fiducia, così da lasciare al vostro uomo lo spazio per esercitarle in libertà, onde raggiungere il medesimo fine perseguito da voialtre, ossia il bene della vostra famiglia, conseguito però con modalità squisitamente maschili.

Ma attenzione cari ometti, che quando le vostre dolci metà vi tolgono un pochino il fiato dal collo, voi poi dovete cogliere al volo l’opportunità di dimostrare quanto (malgrado le false apparenze) siate anche voi indispensabili, ed approfittare della stiracchiata fiducia che vi viene malvolentieri concessa per compiere veri e propri atti eroici (e no: buttar via l’immondizia in tali circostanze non è, ahimè, sufficiente, per quanto rimanga un gesto di indubbia magnanimità).

E lo comprendo che non è facile capire quando la vostra donna vi sta mettendo alla prova (che ci vorrebbe una sorta di spia luminosa che le si accendesse in fronte: tipo quelle lucette sul cruscotto dell’auto che sappiamo leggere soltanto noi), però è necessario anche accollarsi qualche rischio ogni tanto e prendere l’iniziativa, lanciarsi anche senza rete, far finta di aver capito i suoi messaggi subliminari e andare allo sbaraglio, che vedere poi la sua espressione stupefatta vale cento cazziatoni.

Insomma maschietti: e tiriamole un po’ fuori queste benedette palline!

Poiché è vero che voi donne siete belle, buone, intelligenti, generose e tanto, tanto (tantotantotanto) sensibili, ma anche noi maschietti in fondo (infondoinfondoinfondo) non è che facciamo proprio schifo (non del tutto almeno).

Soprattutto poi diventiamo essenziali in ordine alla nostra progenie, perché se è vero che rispetto ai figli la madre è la terra fertile che nutre e fa germogliare il seme, è altrettanto vero che il padre è quel bastone robusto a cui la piantina può aggrapparsi per poter crescere dritta fino al momento in cui sarà in grado di reggersi da sé.

E per inciso sappiate, cari colleghi babbi (nel senso di papà, eh), che rispetto alle vostre consorti, voi siete dotati di una naturale autorità davanti ai vostri figli la quale vi facilita tantissimo il lavoro, e che nel tenere fieramente saldo il timone di quella nave che è la vostra famiglia (e di cui siete deputati per natura ad esserne il nocchiere), “una tantum” potete anche imporvi senza dare spiegazioni, persino battere i pugni sul tavolo e dire imperativamente soltanto un “no”, senza doverlo motivare; poiché i divieti di un padre retto, anche se apparentemente ingiustificati, nascono pur sempre da un desiderio di bene per il figlio, e normalmente, se non vengono spiegati, è perché chi deve obbedire non è ancora in grado di comprenderne i motivi, ma sottomettendosi docilmente non va incontro ad altro che alla propria vera felicità.

Perciò donne: affidatevi con sincera condiscendenza agli uomini che Dio vi ha messo accanto, perché è certo che voi femminucce come nessuno sapete dare la vita, ma nessuno come noialtri maschietti, se adeguatamente motivati, sa morire per proteggerla e difenderla quella stessa vita, scarificando la nostra perché quella continui.

Perché se è pur vero che la salvezza è entrata nel mondo per l’accogliente sottomissione di una femmina, chi ci salva (se proprio lo dobbiamo ricordare) è un maschio…

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