Fede

Il nocciolo della questione

Ma perché Gesù, che pure in quanto Dio avrebbe avuto il potere di farlo, non è sceso dal suo patibolo? Non avrebbe dimostrato più facilmente in questo modo la sua divinità?

Questa è la domanda a cui occorre rispondere, altrimenti si rischia di perdersi nelle belle disquisizioni sui “massimi sistemi” senza nemmeno scalfire la sostanza della questione di fede.

Se Gesù fosse sceso dalla croce avrebbe ineluttabilmente sigillato la distanza infinita tra Dio e l’uomo: se egli non fosse morto sul legno come un uomo, non avrebbe associato al destino umano il destino divino.

Il Cristo che non soccombe alla morte dell’uomo manifesta solamente che, a differenza del genere umano, Egli è immortale, e così, mentre a Lui è riservata la sorte imperitura degli dei, gli uomini continueranno come sempre ad estinguersi nell’oblio secondo l’immutabile sorte riservata alla caducità creaturale.

Il Dio incarnato che si lascia passare attraverso la sofferenza e la morte, invece, associa queste due realtà ineluttabili, che attraversano la vita di ogni uomo, alla propria divinità, facendone quindi una prerogativa di Dio, prima che dell’umanità, cosicché esse d’ora in poi non appartengano più soltanto alle creature, ma siano innanzitutto un contrassegno del Creatore, il quale, ordinando tali realtà alla Sua risurrezione, associa per sempre e per tutti il destino di ogni uomo non più al non-senso del dolore e della morte, bensì al significato pieno di una vita che, vissuta in comunione con Lui, è già trasfigurata nel divino, sia nel tempo che nell’eternità.

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