Vita

La lavatrice

E pensare che dieci giorni fa a quest’ora mi trovavo in vacanza in montagna, nella casetta presa in affitto per l’estate, e nello specifico, mentre i due figli piccoli facevano il riposino pomeridiano ed il grande in salotto faceva i compiti delle vacanze aiutato dalla mogliettina, io me ne stavo bello tranquillo sulla tazza del cesso, in seduta plenaria ad interim.

Ma siccome mi ero scordato di portarmi dietro il cellulare, mi sono ritrovato a contemplare l’ultramoderna lavatrice posizionata proprio di fronte a me, annotando mentalmente l’infinita gamma di combinazioni di lavaggi, con o senza additivi di cui nemmeno conoscevo l’esistenza, in un’escursione di temperature tale da coprire tutte le tinte della scala Celsius e/o di quella Fahrenheit.

E mentre stavo lì, con le gambe che mi si informicolavano progressivamente, a calcolare l’esagerato numero di programmi possibili (che se non ricordo male superava la cinquantina) sorgeva sempre più limpidamente in me il pensiero che, per quanto mi riguardava, una lavatrice avrebbe anche potuto avere due soli tasti, uno per accenderla e spegnerla, ed un altro con su un’unica scritta: “lava”.

Già, ma forse è perché sono un uomo.

Epperò una volta lavare non implicava mica così tante scelte: uno prendeva i panni sporchi, li metteva in ammollo, prendeva un pezzo di sapone e ci dava dentro con l’olio di gomito.

Solo questo era il programma di lavaggio, ed i vestiti alla fine venivano comunque puliti.

Già, ma forse è perché sono un uomo antico e retrivo, che nel suo guardaroba raccoglie soltanto jeans, felpe e magliette coi supereroi.

Oggigiorno invece, la gente normale adopera tipi di tessuti di una varietà infinita di forme e colori, e quindi, giustamente, ha bisogno di un’adeguata varietà di programmi per lavarli.

Mica come me: che sia lana, seta o cotone, bianco, nero o colorato, sbatto tutto insieme in lavatrice a quaranta gradi e come viene viene (e viene sempre tutto benissimo, secondo me; secondo la mia dolce metà, invece, un po’ meno, ma si sopravvive comunque).

D’altronde anche l’uomo contemporaneo è così, no?

Proprio come quell’ultramoderna lavatrice contempla milioni di programmi per la sua vita, autoprogettandosi in tutto e per tutto, facendo spesso affidamento solamente in base a calcoli del rischio, medie ponderate e dati statistici assortiti che, diciamocelo, sono invero un po’ come la danza della pioggia.

Perché per quanto possa un uomo complicarsi la vita secondo combinazioni di piani per sé ed i suoi cari, illudendosi di avere il controllo di ogni situazione, per quanto essa sia imprevedibile, rimane ineluttabile la realtà del fatto che nemmeno su di un singolo capello del suo capo ha potere.

Ed alla fine, come la lavatrice dei miei sogni, lo stile di vita migliore, davvero liberato, è quello che contempla due soli programmi: uno per svegliarsi al mattino ed addormentarsi la sera, e l’altro per cercare il Regno di Dio in ogni desinenza della propria quotidianità.

Così che poi, di tutto il resto, ti venga dato in sovrappiù (Cfr. Matteo 6,33).

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