Cronache

Chi ha paura della “Brexit” (?)

Che poi, a ben guardare, sulla carta la Gran Bretagna magari avrebbe pure da guadagnarci ad uscire dall’UE.
O quantomeno per il Regno Unito non cambierebbe poi tanto stare fuori o dentro l’Europa.

Almeno così dicono alcuni ben informati.

Pare infatti che già ora goda di una specie di statuto speciale che le consente di mantenere la sua sovranità monetaria, di gestire il controllo delle proprie frontiere come meglio crede, la possibilità di mollare il colpo in caso di un eventuale giro di maggiore integrazione, può decidere di attuare differenze di trattamento in materia di stato sociale tra i suoi cittadini e quelli comunitari, di pretendere un adeguamento sulle regole di tassazione al sistema bancario da parte della Banca Centrale Europea.
Insomma di fare un po’ come cacchio le pare.

A parte il fatto che anche solo non partecipare all’unione monetaria la mantiene protetta da tutti quei “vantaggiosissimi” effetti collaterali che invece i cittadini dei paesi dell’Eurozona hanno patito sulla loro pelle in tutti questi anni di moneta unica.

Certo, la sterlina subirebbe magari una forte svalutazione (questa è una reale possibilità), però di fatto la moneta inglese già adesso sta subendo un lento ribasso sui mercati di scambio, e ciò ha messo in moto dinamiche economiche che attenuerebbero, forse anche di molto, un’ulteriore svalutazione.

Ma poi avere la propria moneta deprezzata non è un male assoluto, anzi, aumenta la competitività sulle esportazioni, e siccome l’Inghilterra può avvalersi di una clausola che, in caso di uscita dall’Europa, le permetterebbe comunque di mantenere in vigore per due anni tutti i trattati economici con essa, potrebbe tranquillamente rinegoziarli con il vantaggio di una moneta nazionale concorrenziale: finirebbe un po’ come con Svizzera, Islanda, Liechtenstein e Norvegia, che, fino a prova contraria, campano dignitosamente anche da extracomunitari.

Eppure.

Sì perché a stare a sentire gli strali bruxelliani (e dei capoccia d’oltremanica pro-remain), nel caso di un esito favorevole all’uscita dall’UE del referendum inglese, si scatenerebbe una cascata di drammatiche conseguenze (e ritorsioni) che parrebbero destinate ad affossare economicamente il Regno Unito: una sorta di Armagheddon che addirittura porterebbe ad un nuovo tentativo di secessione da parte della Scozia.

I tedeschi, per la cronaca, hanno già alluso, e mica tanto velatamente, a minacce di vendetta.

Anche se invece c’è chi sostiene che un’eventuale Brexit, non comporterebbe nemmeno tutto ‘sto gran danno economico per il resto dell’Unione: un po’ perché, come detto, proprio in virtù di quello statuto particolare, di fatto l’Inghilterra così europea non è che sia mai tanto stata; e un po’ perché alla fine oggi l’economia gira (male) su scala globale e l’eventuale ridimensionamento del mercato europeo, pur comportando qualche inevitabile cambiamento, non avrebbe esiti così catastrofici, visto che in realtà l’UE avrebbe perfino da guadagnarci nello stipulare accordi con nuovi partner extracomunitari.

Certo, questo se l’Europa fosse davvero unita.

Perché forse proprio questo è il punto.

Forse è proprio per questo motivo che un paio di settimane fa la regina Elisabetta si è lasciata sfuggire tra i denti quel commentaccio sottovoce, una cosina sussurratale all’orecchio nientemeno che dai massimi livelli dei servizi militari britannici, tipo che: «Se noi (la Gran Bretagna n.d.r.) non “Brexit”, si entra in uno scenario inevitabile di terza guerra mondiale».

Poiché il rischio (più che reale) è che, se una nazione importante come l’Inghilterra se ne va dall’UE sbattendo la porta a furor di popolo, dà un cattivo esempio: un po’ come se contraddisse in maniera eclatante l’illuminata agenda programmatica bruxelliana.

Che poi magari anche ad altre nazioni salta la mosca al naso e prendono esempio (visto che i movimenti euroscettici guadagnano sempre maggior consenso tra il popolino di ogni membro, Germania compresa).

Potrebbe essere la proverbiale goccia che fa traboccare un vaso che sotto molti aspetti è già colmo, causando magari, chissà, una specie di fuggi-fuggi generale.

Sarebbe un po’ come il crollo della Torre di Babele: e senza più l’Unione degli Stati Vassalli d’Europa, come farebbe poi l’Amerika a tenere a bada quella gran cattivona della Russia?

Giacché a quel punto per gli USA, senza una base d’appoggio solidamente subalterna nel vecchio continente, non potrebbe verosimilmente più entrare in conflitto armato con un reale antagonista (quale è la nazione di Putin) alla propria presunta e velleitaria supremazia mondiale: avversario che però si trova così noiosamente distante in termini geografici.

E allora addio ad ogni ambizione d’egemonia statunitense, e benvenuta nuova era di multipolarità di superpotenze, ma questo, la patria delle libertà, il faro del mondo civilizzato, non lo può mica tollerare.

Insomma: chi è che ha più paura di ‘sta Brexit?

Restiamo sintonizzati, ché forse a fine mese lo scopriremo.

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