Libri

Una cosa sola

Non più due - Miniatura

di Alessandra Mazzara

“Coccinellaaaaaa, guarda cosa ti ho portato!”, mi urla una sorridente e felicissima sorella, mostrandomi la copertina di un libro.

“Ma grazie, bimba mia!”, le rispondo, fingendo di essere sorpresa del regalo di cui conoscevo ogni dettaglio, dal momento che l’avevo ordinato io stessa in libreria, ma che era stato ritirato da mia madre con sorellina annessa.

E così, dopo vari sbaciucchiamenti, coccoline, massaggini rilassanti e momenti di sublime ozio sul lettone, dopo la foto della sorella in questione con libro in mano con conseguente pubblicazione su facebook e tag dell’autore, prendo il libro ricevuto in dono e lo posteggio in libreria, accanto ai tre fratelli di carta, in attesa di liberarmi al più presto di Moll Flanders, la donna più sfigata che abbia mai conosciuto e delle sue storie al di là dell’impossibile.

Poi però arriva il freddo e arriva del tutto inaspettato, qui, in questa isola bollente anche a Dicembre. E quindi arrivano anche le coperte e la borsa d’acqua calda e la cioccolata ustionante, e la voglia di accucciarmi al calduccio sul divano con un buon libro.

Però Moll Flanders è ad un passo dal dire al marito che loro due in realtà non sono marito e moglie, bensì fratello e sorella, e la cosa mi fa un po’ senso, perché tra l’altro hanno pure figliato insieme per tre volte, quei due, e storie alla Beautiful come questa non sono adatte ad un pomeriggio freddo e uggioso come questo, quindi metto la Molly in pausa (Defoe mi perdonerà) e tiro fuori dallo scaffale il libro che mi ha portato più di venti giorni fa mia sorella Chiara, Non più due di Andrea Torquato Giovanoli.

Già dalla prima pagina capisco che questo qui è un libro speciale, di quelli che ti colpiscono e ti affondano.

E il bello è che io già lo sapevo, perché di Giovanoli ho già letto i precedenti libri con lacrime e bastonata all’anima comprese nel pacchetto. Ma si sa, sono masochista, e ho deliberatamente deciso di comprare e leggere anche quest’ultimo, così, tanto per ricordarmi quanto faccio schifo (che poi, fa sempre bene ricordarselo).

Ma torniamo al libro.

Come sottolineato nella prefazione, Non più due è un dialogo fitto e dolcissimo tra un padre e la sua bambina, immaginandola ormai adulta, per prepararla (o forse è lui stesso che si prepara psicologicamente) a quando un giorno lei «lascerà suo padre e sua madre» e si unirà al suo sposo e «i due saranno una cosa sola».

E proprio questa “una cosa sola” è il cuore di questo libro.

Ma qualcosa mi spiazza: ci sono passi che non capisco. Passi che parlano della bellezza della croce, capitoli intitolati «Amarsi all’imperfetto», di “lingua ferma che è come rugiada balsamica su di un’anima rinsecchita”.

E allora li leggo e li rileggo, cercando di dare un senso ai concetti, ma non c’è nulla da fare.

E poi una frase, che mi illumina: “Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso”.

Quindi me ne sto zitta e mi rendo conto che a non capire non è il mio cervello, ma la mia anima, ancora troppo acerba o forse troppo attaccata alla terra per certi discorsi.

Perché questo qui, Andrea intendo e con lui l’intera ciurma, è di quelli che ha fatto della croce la sua salvezza, e la sua non è mica una croce di quelle piccoline che porti al collo o appendi al muro. No. È di quelle che manco il Cireneo può farcela ad aiutarti e che ti lascia una ferita sempre aperta.

Io invece sono ferma già da un pezzo sulla via di Damasco con tanto di squame agli occhi, aspettando un Godot che (sembra) mai arrivare. E qui, sulla via di Damasco, non ci sono segnali stradali che ti indicano la giusta via, quella Vera.

E no, sarebbe troppo facile!

Qui l’unico segnale che trovi è un cartello con su scritto: «VIENI E SEGUIMI».

Pensate che più di una volta ho pure provato ad imboccare questa direzione, ma poi mi sono accorta che la fatica era disumana e per me, miss “ControlloTuttoIo” e Nobel per: “DellaMiaVitaDecidoIoCheFare”, è un’impresa (quasi) impossibile.

Però, attenzione!

Non pensate sia un libro stucchevole e bigotto. Tutt’altro.

È anche risate, troppe risate (l’immagine dell’uomo con il piombo nei piedi e nelle natiche rimarrà per sempre impressa nella mia testa. Ero a un passo dalla tomba per il troppo ridere).

É semplicità, gentilezza, profondità, autorevolezza, leggerezza.

E poi tanto, tanto amore. È l’amore che un padre dona visceralmente alla figlia e che mi ricorda vagamente l’amore di quel Padre che per i Suoi figli è arrivato anche a morire.

Quindi non mi resta che consigliare a tutti la lettura di un libro che vi farà piangere dalle risate e perché no, che vi potrà anche aiutare a fare inversione di marcia e a rivedere la vostra vita (con croci, disastri, illusioni, delusioni e quant’altro) con occhi diversi.

Io ci sto provando, ma sono ancora bloccata qui, ancora per le vie polverose di Damasco, ancora con ‘ste cacchio di squame, ad osservare e a far finta di ignorare quell’unico cartello stradale, in attesa che Qualcuno mi tiri una volta per tutte per i capelli e mi dia una sberla.

E con questo chiudo, ma non prima di aver lanciato un importante SOS: Giovanoli grandi e piccini, ascoltate, se per caso doveste trovarvi dalle mie parti, qui a Damasco, che so per una gita domenicale o così tanto per una passeggiata, voi che avete imparato qual è la Vera strada, non è che potreste darmi un passaggio?

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