Cronache

Giochi colle frontiere

È che succedono cose.

Brandelli d’informazione sparsi nel tempo e nello spazio, che ti sedimentano tra quei tuoi quattro neuroni che ti giocano a rubamazzo in testa nell’attesa dell’età pensionabile, e che poi, d’un tratto, come fossero cellule dormienti che si attivano al verificarsi di un dato messaggio subliminale, posano un momentino le carte e ti danno una voce, così che tu ti possa illudere di avere ancora un cervello funzionante.

Per esempio succede che secondo l’intelligence germanica una milionata di “profughi” magrebini si stiano scaldando a bordo mare per venire su in Europa quest’estate: forse perché qua pensano di trovare un po’ di fresco.

Nel frattempo la milionata di “profughi” già approdati dall’anno scorso sulle isole greche iniziano ad essere un po’ stufi di rimanere in sala d’attesa e così hanno cominciato “a fare la spesa” aggratis nei negozi di alimentari, tanto che gli autoctoni elleni hanno deciso che lo sport nazionale di moda quest’anno sarà il tiro a segno, ed hanno preso a saccheggiare le armerie.

Forse è proprio vedendo quest’andazzo che nella vicina Macedonia il governo aveva deciso di chiudere ermeticamente le sue di frontiere, peccato però che non appena ha annunciato che avrebbe tappato la via verso l’Europa anche a costo di sparare sulla gente, sia subito scattata una bella primavera macedone che avrà, ci scommettiamo, il gradito effetto collaterale di riaprire il passaggio.

Un po’ come quelle arabe del lustro scorso di primavere, che sloggiando i tiranni dai loro troni al grido di “più demokrazia per tutti”, di fatto ha lasciato campo aperto per tutte le varie rinascenti fratellanze islamiche, le quali sono finalmente uscite da sotto la sabbia e si sono prese i rispettivi paesi a suon di democratici colpi in testa alla loro stessa gente (che infatti, per la troppa democrazia, ha cominciato ad andarsene via in massa).

Più o meno quello che sta succedendo ancora in Siria, dove la primavera dura da qualche anno solo perché il “despota” di turno non se ne vuole andare, visto che ha il sostegno del suo popolo, e questo evidentemente dà un po’ fastidio a qualcuno.

Tutto ciò si traduce in un sacco di gente che dalle sponde sudorientali del Mediterraneo preme per venire in Europa: tutta subito e tutta insieme.

Vabbé, dice, ma perché no, poi?
Tanto qui di spazio ce n’è, di lavoro anche, di smartphones sicuramente: vedi che se si stringono un po’, in San Pietro un’altra dozzina ci sta sicuro.

Il fatto è che poi succedono cose.

Tipo che la Svizzera mobilita il suo esercito verso le frontiere con il Belpaese, l’Austria chiama una bella adunanza di esperti muratori per serrare il Brennero, la Francia è già da un po’ che è in stato di guerra, quindi le sue frontiere sono già chiuse, mentre Ungheria, Romania e Bulgaria hanno ormai i confini stretti come lo sfintere di un bambino alla sua prima supposta.

Ed è lì che i miei quattro neuroni, tra una mano di rubamazzetto e l’altra, hanno fatto un attimino mente locale ed hanno buttato l’occhio sulla cartina geografica: perché se migrano da est e da sud verso il centroeuropa, ma i confini continentali con il nostro paese sono tutti chiusi, mi sa tanto che quest’estate le nostre belle spiagge saranno molto, ma davvero molto affollate.

Quasi quasi si potrebbe avere l’impressione che ci sia dietro un disegno (chessò: tipo intasare di muslim la patria della Catholica?).

Ma forse no: è solo che succedono cose.

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