Fede

Profughi dell’anima

Ahia: mi sa che oggi me ne esco male.

Sarà che vengo da una Messa feriale stenta e biascicata, per partecipare alla quale fai le corse, perché lì incontri Gesù vivo e tutto intero, che viene proprio per te, perché sa che tu hai bisogno di Lui in questo tempo come non mai, perché se non ti fai la tua dose di Lui quotidiana, la giornata è persa e tu sei perduto, da tanto che sei messo male.

Che se non fossi certo che lì, e solo lì, c’è Lui, col cacchio che ci andresti a Messa, perché tutto il contorno è espletato come fosse una pratica amministrativa obbligatoria, una scocciatura che purtroppo “s’ha da fare”.

E meno male poi che c’è la Messa feriale, eh, perché quella della Domenica (che dovrebbe essere il centro della vita di fede), ti è diventata quasi una penitenza: un po’ che sei obbligato a portare i bimbi piccoli (e non aggiungo altro), un po’ che per poterti comunicare con Gesù Eucaristico ti tocca pagare il dazio di una predica interminabile, una mera lista di parole affastellate lì, una sull’altra, che quando va bene (e non spuntano fuori mezze eresie o interpretazioni evangeliche come minimo rocambolesche), sembra siano state accuratamente selezionate per non esprimere nessun concetto degno di nota.

E poi leggi che dai dati dell’Annuarium Statisticum c’è un rapido calo di vocazioni a livello globale, e si sente: che quando ti vuoi confessare devi fare domanda in carta bollata con un mese d’anticipo, perché il prete, poveretto, deve stare dietro alle pratiche amministrative della parrocchia, ai lavori dell’oratorio, alla preparazione del catechismo, dei corsi prematrimoniali, del corso biblico, delle benedizioni (ah, no, quelle non più, adesso c’è il pacchetto “Brico Io”: ti danno la boccettina con l’acqua benedetta, il foglietto con la preghierina, ti impongono le mani per darti il “mandato” e la benedizione di casa e famiglia te la fai da solo).

D’altronde se ci sono “meno preti per tutti”, cosa ci puoi fare?

Bé, un’opzione potrebbe essere che si ritorna a fare l’unica cosa che solo i sacerdoti possono fare: amministrare i Sacramenti, ad esempio.

Che poi tra l’altro sarebbe anche l’unica cosa davvero importante, anzi essenziale. Letteralmente.

E poi leggi del miracolo eucaristico in Polonia (quella terra tanto amata dal Signore da promettere a Santa Faustina Kowalska: «Nutro un amore speciale per la Polonia e se essa sarà obbediente alla Mia volontà, la esalterò in potenza e santità. Da essa giungerà la scintilla che preparerà il mondo alla Mia venuta finale», Diario, maggio 1938): una particola consacrata trasmutata in muscolo cardiaco.

Allora la prima cosa che ti viene in mente è che magari il Signore ti sta suggerendo di riassettare le priorità: che magari le periferie del mondo non hai da cercarle poi così lontano, ma sono proprio qua, dietro l’angolo, in quelli come me che sono tanto malmessi che se non fanno la Comunione ogni giorno se ne vanno a ramengo.

Veri profughi della fede, i quali sentono pungente il loro non essere di questo mondo, ma che gli tocca starci, quotidianamente impiastricciati nel secolo con le sempre più crescenti sue storture, impegnati in una lotta continua per non esserne sopraffatti ed adeguarsi ad esso.

Ch’è più comodo lasciarsi trasportare dalla corrente, invece che nuotarci contro, ma siccome sai che l’unica tua speranza è in quella Verità, punti i piedi e resti al tuo posto, pur consapevole che da solo non puoi farcela e perciò ti aggrappi a quel Santo Nutrimento senza il quale periresti, ogni giorno di più.

C’è che vorresti, in questa lotta continua, ogni tanto una consolazione: anche giusto non sentirti continuamente così confuso da dovertele ripetere da solo le tue certezze di fede, come un mantra per non smarrire la Via, che già sei bombardato da ogni dove di menzogne, costruite apposta per farti vivere nel terrore di un dubbio continuo, e ti piacerebbe almeno che ogni tanto, da qualcuno di quei deputati custodi della Parola di Vita, ti giungesse una conferma che non stai sbagliando tutto a sentirti affamato di Eucaristia, a snocciolare quel Rosario molto “roba da vecchiette”, ad avere la necessità di confessarti quasi ogni settimana perché quel pensiero impuro ti pesa tanto sul cuore (ma sarà poi ancora peccato avere pensieri impuri? O sono io che sono un fariseobigotto&bacchettone?).

E poi leggi che Gesù, mandandola in diaspora, ha dato un comando alla Sua Chiesa: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato» (Marco 16, 15-16).

Che questa è la priorità vera di ogni tempo, e specialmente quello attuale: portare Gesù all’umanità, la quale sempre, prima che bisognosa di aiuto pratico, è bisognosa di salvezza, e questa è compiuta ultimamente solo nel Cristo, che è vivo nei Sacramenti, in Parola, Corpo e Sangue.

Questa la missione di cui solo la Chiesa è realmente depositaria, quell’unico compito apostolico, per preservare il quale Pietro & Co. hanno fatto eleggere apposta sette diaconi per sfamare le vedove.

Perché i dodici sentivano di avere un’altra priorità impellente: quella della Tradizione, nel suo senso etimologico di “tradere”, cioè “trasmettere”, e trasmettere precisamente Cristo all’uomo, sia nel tempo, conservando e tramandando fedelmente la Scrittura, sia nello spazio, attraverso la divulgazione e l’operosa testimonianza alle genti del “kèrigma”, l’annuncio evangelico.

Questa è la vera carità verso il prossimo bisognoso: portargli colui che è Carità, colui che solo può soddisfare il suo bisogno, realmente, profondamente e definitivamente in quei Sacramenti che solo gli Apostoli possono amministrare e nessun altro.

Tutto il resto, le buone opere, l’apporto di sviluppo e civiltà, il corretto progresso etico e morale, l’equilibrata gestione delle risorse politiche ed economiche, la promozione del senso ecologico e così via, è soltanto la conseguenza naturale di questo: contingenza pur necessaria e coerente, ma soltanto successiva alla comunicazione dell’unico bene supremo che è Gesù.

È, in sintesi, come Lui stesso insegna: a chi persegue il Regno di Dio, tutto il resto, di cui ha pur bisogno, verrà dato in sovrappiù, e ciò vale sia per l’individuo che per la Chiesa e l’intera società.

Poiché solo una è la priorità della pastorale ecclesiastica di ogni tempo: portare Cristo al mondo, nella storia.

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