Vita

L’amore scalpitante

Questo pomeriggio sono andato a prendere la mia bambina al nido in bicicletta.

Ero tutto allegro, perché non la vedevo dal giorno prima e desideravo tanto stare un po’ con lei, tutti e due coccolosi sul divano (come da prassi).

Così sono arrivato bello pimpante al nido ed ho trovato la mia pulcina tutta sorridente che mi è corsa incontro, seguita però dalla sua maestra la quale mi ha subito avvertito che la mia fantolina, oggi, ha combinato un guaio.

Allora io ho guardato la mia bimba con la faccia scura e prendendola per mano abbiamo seguito la sua maestra sul luogo del misfatto.

Siamo arrivati al suo armadietto e subito ho capito di cosa si trattava: ha strappato la foto sua e di una sua compagnetta incollate sulle antine dei rispettivi guardaroba.

Io ero ancora tutto contento di vederla, e non avevo proprio voglia di sgridarla, ma la mia responsabilità come padre m’imponeva di non soprassedere a quella marachella, perciò, assumendo un tono severo, le ho fatto la giusta reprimenda.

La sua maestra, che l’aveva già sgridata e che evidentemente non si aspettava un nuovo rimprovero, si è subito intenerita ed ha maternamente cercato di ammorbidire la situazione.

Per me la cosa sarebbe finita lì, se non fosse che la mia bambina è rimasta a capo chino tutto il tempo che ci ho messo per vestirla.

Dentro di me io mi stavo già arrabbiando davvero, perché pareva che fosse offesa: “Ecco vedi? Tutta sua madre”, ho pensato, “Che quando combina qualche pasticcio non è mai colpa sua, e se per caso le fai notare il suo errore, davanti all’evidenza ti mette pure il muso (così: tanto per fartelo pagare caro, il tuo aver ragione)”.

Andiamo bene, mi son detto mentre finivo di vestirla.

Poi però, per allacciarle la cerniera della felpa le ho detto di alzare la testa, e lei, dopo un attimo di titubanza, ha finalmente sollevato il capo e mi ha guardato in faccia.

È stato in quel momento che ho visto quella sua espressione affranta: il labbro inferiore in fuori in un magone trattenuto a stento, e quegli occhietti tristi inumiditi da un pianto incipiente.

E lì mi si è crepato il cuore.

Perché già di mio avrei avuto voglia di passare sopra a quella sua birbonata, ma poi, difronte a quel suo pentimento sincero così manifesto, mi trovavo d’un tratto disarmato di ogni intenzione d’eventuale cruccio.

Solo grazie ad un ultimo rimasuglio di paterna risolutezza mi sono trattenuto dal chiederle scusa io, per averla rimbrottata.

Ho finito presto di vestirla, me la son presa stretta in braccio e sono uscito dal nido, e mentre così mi avviavo alla bicicletta, subito le ho dato un bacio di riappacificazione.

Ed è stato in quel momento, intanto che lei, seduta sul suo seggiolino, ritornava allegra, che mi sono reso conto una volta di più di come anche il Padre tanto desidera il perdono per i suoi figli, che ha dato loro quel dono inestimabile della Confessione.

Poiché anch’Egli, ben più di me, con ognuno di essi, che pur offende la Sua Giustizia col peccato, per l’eccesso della Sua Misericordia, passerebbe anche sopra alle loro mancanze, ma volendo il vero bene dell’amato si forza nel rimprovero della coscienza, financo al castigo, se necessario per guadagnarne in estremo la loro riconversione a Lui.

Epperò davanti alla professa confidenza del loro sincero pentimento subito perdona, prendendo su di sé, in quel Figlio che ha già espiato, le conseguenze degli errori dei Suoi figli, e facendo così realmente, di quella loro confessione, un Sacramento di vera Riconciliazione.

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