Paternità

Cose grandi

D’accordo, io non ho figli adolescenti, almeno non ancora, visto che il mio maggiore ha otto anni e quindi non ha ancora nemmeno raggiunto la pre-adolescenza.

Inoltre è nato prematuro e soprattutto è maschio, perciò dovrebbe iniziare in ritardo a darmi grattacapi (il mio primogenito sarebbe in piena adolescenza, ma il buon Dio ha visto bene di occuparsene direttamente e con largo anticipo, per cui ora sono tutti cavoli Suoi).

La femmina mi preoccupa un po’, lei sì, perché ha solo due anni e già pianta su scene isteriche come se avesse il ciclo: chissà a tredici che farà (timore che probabilmente risolverò in via preventiva, visto che sto maturando seria intenzione di chiuderla in un convento di clausura stretta come regalo per il suo terzo compleanno: là, nel suo loculo di un metro cubo, ad offrire costantemente al Signore tutta la sua riconoscenza per il meraviglioso papà che le ha donato).

Vabbé: stavo dicendo?
Ah sì: è vero, io non ho ancora adolescenti tra le mani, però lo sono stato un adolescente, e me lo ricordo molto bene quel periodo della mia vita.

In più, da qualche anno a questa parte, ho avuto il privilegio di incontrare tantissimi giovani in giro per il paese, venuti ad ascoltarmi e a farmi domande, ed in tutti ho riscontrato la medesima caratteristica, in maniera più o meno evidente: un comune denominatore che credo riunisca ogni adolescente, da che mondo è mondo.

Perché come il sottoscritto durante la sua gioventù, ogni giovane di ogni generazione scopre dentro di sé, drenando bene tra le profondità dei suoi flussi ormonali, una fame ed una sete davvero prepotenti: la fame e la sete di obbiettivi altissimi.

Questa è un’evidenza: da sempre sono i giovani che vogliono fare le rivoluzioni, e questo proprio perché hanno dentro, non tanto la voglia del cambiamento, ma fondamentalmente la necessità di assoluto.

Fateci caso: gli adolescenti ragionano, sentono ed agiscono prevalentemente per estremi, la loro è l’età del tutto o niente, del bianco o nero, dello schifo per i compromessi e del disprezzo per le sfumature.

E questo proprio perché percepiscono dentro di loro, forse messo allo scoperto dai moti biologici ed anatomici della loro muta esteriore, il bisogno di soddisfare anche un mutamento interiore, l’aspirazione ad uscire dall’involucro limitato e limitante dell’infanzia ed approdare alla presunta libertà della vita adulta.

Una vera e propria tensione dell’animo, prima che del corpo, a sottrarsi al giogo del bozzolo per dispiegare ali di farfalla e prendere il volo.

La rabbia che caratterizza gli adolescenti è dovuta proprio a questa brama interiore, che vorrebbe essere soddisfatta tutta e subito, secondo la modalità dei bambini, ma che chiede una corrispondenza infinita ed imperitura, e quindi ottenibile solo nel tempo, anzi oltre di esso, secondo la modalità paziente dell’età più che matura.

Hanno fame di cose grandi questi giovani, cose tanto grandi che non si possono trovare meramente in questo mondo, ché ontologicamente limitato.

E noi genitori siamo chiamati a farci carico di questa loro fame, non a soddisfarla (ché non rientra nelle nostre possibilità questo, visto che siamo limitati tanto quanto il mondo), ma a dirigerla, ad indirizzarla verso quell’unica Meta in grado di colmare i loro vuoti.

Io me lo ricordo bene quanto ho vagato, nella mia giovinezza, in cerca di ciò che potesse corrispondere alla mia ferale domanda di senso, questua che mi ha portato rasente i confini della perdizione, come il “figliol prodigo”, perché ciò che mi era stato dato in eredità era mancante, non mi era stato consegnato nella piena, cruda, quasi crudele, Verità.

Quando poi ho trovato un padre (non nella carne) che mi ha mostrato obbiettivi alti, seppur nella durezza del loro raggiungimento, ho riscoperto quella Verità sempre fraintesa, e mi ci sono pure arrabbiato, e tanto, con chi era stato fatto depositario di tale Verità e non me l’aveva trasmessa per tempo e senza veli, senza edulcorazioni, senza tutte quelle censure fatte per renderla meno scandalosa.

E come se mi sono arrabbiato: perché ho scoperto che le risposte a tutte le mie domande erano già accessibili da due millenni, e se mi fossero state trasmesse tutte, così com’erano, mi sarei risparmiato anni di menate e sbattimenti.

Ecco perché noi che ci troviamo ora ad educare, e come genitori in primo luogo, abbiamo il dovere di consegnare cose grandi ai nostri adolescenti, senza la paura che possano scandalizzarsi o fare troppa fatica nel tentativo di appropriarsene (che non è misericordia questa, ma codardia), bensì additare con fermezza a quell’Unico, che davvero e da solo, può soddisfare la loro fame di Assoluto.

Ecco perché non possiamo permetterci di giocare al ribasso, ma senza fare sconti dobbiamo mostrare loro la Verità tutta intera ed incoraggiarli a perseguirla, a costo di qualunque sacrificio, poiché questo è il solo vero bene che possiamo lasciare loro in eredità.

Pur permettendo che escano dalla nostra casa, e come il “padre buono” d’evangelica parabola, rimanere ad attenderne il ritorno, pazienti nel senso profondo del termine, ma sicuri nella speranza che ritorneranno, quando quel seme di Verità che abbiamo piantato nel loro animo bambino avrà finalmente germogliato, anche se nel pianto.

Perché per questo l’Eterno Infinito è entrato nel tempo e nello spazio: per rendersi accessibile alle torme dei figli affamati di Lui.
Ed ultimamente saziarli.

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