Vita

21

Ho trascorso numerose estati della mia infanzia ospite con mia mamma nella casa di un suo cugino, che io chiamavo affettuosamente “zio”.

Costui condivideva con una famiglia di amici storici una villetta di due appartamenti ed un magnifico giardino poco sopra il lago di Como: lui abitava al primo piano, mentre al piano terra stava l’altra famiglia.

Quest’ultima era composta da marito e moglie ed una figlia, di nome Alessandra, che ai tempi aveva, se non sbaglio, il doppio della mia età.

La Sandra (così la chiamavamo tutti) aveva la trisomia 21.

Quando la conobbi, la prima estate in cui fui ospite a casa di mio “zio”, avevo forse cinque o sei anni, e mi ricordo che avevo un po’ paura: lei era molto più grande di me, era decisamente espansiva per un cucciolo di milanese imbruttito quale già ero, e poi percepivo che era diversa, anche se non riuscivo a capire in che modo e perché.

E oltretutto parlava da sola, e ciò m’inquietava e m’incuriosiva ad un tempo.

In quella casa dall’enorme giardino eravamo però gli unici bambini, inoltre lei già frequentava due amichette che villeggiavano come noi in paese, le quali avevano circa la mia stessa età e che spesso venivano a trovarla per giocare insieme.

Per farla breve: non ci volle molto per fare amicizia.

Mi ricordo che già sul finire della prima estate nemmeno mi accorgevo più che tra lei e noi bimbi cosiddetti “normali” ci fosse una differenza. Dall’estate successiva, e per tutte le estati a seguire, la sua amicizia fu una presenza ben più determinante di quanto io allora non mi rendessi conto.

Guardandomi indietro ora, posso ben dire che crescemmo insieme.

Lei che rimaneva bambina in un corpo sempre più da donna. Che adorava dondolarsi per ore su quella vecchia altalena nello sgangherato parco-giochi del paese, sul cui seggiolino ogni anno faceva sempre più fatica a sedersi.

Lei che nella piscina gonfiabile che nei giorni più caldi riempivamo per trascorrerci il pomeriggio giocando a palla o coi gavettoni, indossava sempre quel costume intero che non riusciva però a nascondere quella gigantesca cicatrice, indelebile ricordo di un cuore congenitamente fragile, ma tanto grande da saper contenere strabordante affetto per tutte le persone che intersecavano la sua vita, anche solo per un momento, e che lei serbava ognuna in un ricordo altrettanto indelebile.

La mia amica Sandra, che l’ultima estate che mi vide frequentare quella casa, quando io, ormai sul finire dell’adolescenza, avrei cominciato di lì a poco a fare le mie vacanze da solo e possibilmente all’estero, ancora riusciva a coinvolgermi in interminabili partite a Non t’arrabbiare e sguaiate mani di Peppa Tencia.

La mia amica down, che mi ha visto crescere e andare via, come le sue amichette di paese ormai divenute donne, e che allora, senza troppo badarci, ha iniziato a frequentare le altre bambine del paese, pur essendo lei ormai più che ventenne.

La Sandra, con la sua fame inestinguibile di cibo e di amicizie, quasi una sorella, maggiore e minore insieme, per me che figlio unico trovavo in quelle vacanze estive un affetto sempre accogliente su cui contare e con cui condividere gli anni spensierati della mia giovinezza, quelli del Cioè e dei primi batticuori.

Una persona tanto speciale che solo col tempo e certe esperienze di vita ho compreso quanto sia stato per me un privilegio poterne godere la presenza. Quanto mi abbia aiutato a crescere, quanto mi abbia donato, con il suo essere sempre così spontanea, così davvero “up”, altro che down.

Una persona realmente straordinaria, che grazie alla sovrabbondanza dei suoi cromosomi ha potuto conservare in sé quell’innocenza che noialtri invece si perde sempre troppo presto, tanto che ti viene da pensare che siccome in Paradiso si entra solo come bambini, allora siamo noi quelli difettosi: quelli che hanno un cromosoma in meno.

Una persona, la mia amica Sandra, che poi ho capito: non parlava da sola, ma parlava col suo angelo custode.

Perché sì, è vero: queste persone non sono come le altre, sono realmente diverse.

Sono persone affette da una sindrome importante: la sindrome del Cielo.

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