Libri

Essere genitori in sintonia con la volontà del Padre

Nel nome del Padre - Miniatura

di Maurizio Schoepflin

Fra i tanti sentimenti che traspaiono dalle accorate parole della preghiera che apre il libro intenso e toccante di Andrea Torquato Giovanoli (Nel nome del Padre, Gribaudi, pp. 128, euro 11), colpisce in particolare la gratitudine che l’orante prova nei confronti di Dio, il quale, donandogli dei figli, ha dimostrato di avere una profonda fiducia in lui.

Un padre terrestre sente che il Padre celeste gli ha “consegnato” alcune anime da Lui create e, avvertendo la potenza e lo splendore di questa scelta divina, eleva al Signore un ringraziamento vivo e appassionato.

È cosa davvero bella e originale interpretare la paternità come un segno concreto della fiducia che Dio ripone nell’uomo, chiamato a condividere l’opera creatrice e l’universale genitorialità del Padre che è nei cieli.

Compreso in questi termini, il ruolo paterno diventa denso di responsabilità e, nello stesso tempo, entusiasmante: così lo ha vissuto e lo vive Giovanoli, come è ampiamente testimoniato da questo suo volume scritto in forma di diario, al quale l’autore confida pensieri ed emozioni, timori e riflessioni, speranze e dolori tipici di un babbo di sei figli (tre dei quali nati al Cielo), che prende sul serio il suo ruolo.

Qual è il segreto di questa narrazione che risulta particolarmente coinvolgente?

«Quello della vita interiore – risponde Giuseppe Corigliano nella prefazione –, contemplativa, del cristiano di tutti i tempi (di Caterina, di Teresa, di Padre Pio, di Francesco …) che sa vedere la mano di Dio nella vita di tutti i giorni. L’unione della vita di fede con l’impegno nelle circostanze della vita quotidiana è la miscela chimica che produce l’esplosione della santità che oggi Dio vuole».

Un babbo santo non fa necessariamente cose mirabolanti, ma ogni giorno è in grado di rendere presente Cristo tra le mura domestiche, laddove l’esistenza sembra scorrere nella ripetitività, mentre, in realtà, agli occhi del credente essa si presenta sempre nuova e sempre bisognosa di essere vivificata dalla verità e dalla bellezza del Vangelo.

Giovanoli è bravo a far comprendere al lettore che l’autenticità della fede cristiana di un padre si gioca sul terreno della quotidianità fatta di piccole cose: il pianto notturno di un figlio malato, la gioia di scartare insieme i regali di Natale, la felicità di avvolgere in un asciugamano un neonato dopo il bagnetto, pensando alla tenerezza con la quale Maria fasciò il bambino Gesù.

Giovanoli è sicuro che questo stile di vita faccia sperimentare la vicinanza al Signore, «poiché l’unico modo per l’uomo di esprimere il proprio amore a Dio, infatti, è quello di compiere, con un atto di volontà propria, la volontà del Padre: far sì che la propria volontà sia in comunione con quella di Dio, cosicché la volontà di Dio sia la propria».

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