Fede

Come i niniviti

Sarà perché siamo sul finire della Quaresima.

Sarà perché tempi inquieti come quelli che corrono di solito preannunciano un orizzonte inquietante.

Sarà perché ultimamente (diciamo da un paio di secoli?) i richiami celesti alla penitenza si fanno sempre più insistenti.

Sarà perché ho come la sensazione che quest’anno ci troveremo a celebrare una Pasqua del tutto particolare, ma oggi mi sono ritrovato a pensare come gli abitanti di Ninive abbiano saputo scongiurare quel castigo imminente che il profeta Giona dava loro ormai per certo.

Furbi i niniviti: loro sì.

Perché sapendo quali fossero le armi con cui sconfiggere il male, le hanno sapute imbracciare nuovamente dopo averle a lungo abbandonate per darsi ai bagordoni.

Digiuno e preghiera: questi i mezzi tanto temuti dal nemico.

Sì, ma perché?

Perché il digiuno coniugato alla preghiera assume valore di “olocausto” come intercessione per la conversione del cuore: attraverso lo sviluppo della capacità di controllo dello spirito sul corpo per una necessità naturale come quella del cibo, il digiuno purifica dalla concupiscenza disordinata e fortifica l’animo nel combattimento contro la tentazione.

Unito all’orazione però, forma il cuore e diventa offerta gradita a Dio per la conversione propria e del prossimo.

Non a caso la Madonna nelle apparizioni moderne più importanti chiede alla cristianità proprio un radicale ritorno al digiuno ed alla preghiera, caduti pericolosamente in disuso ormai da tempo anche all’interno della Chiesa a scapito di una propensione all’attivismo sociale che rischia di essere svuotato del suo essenziale carattere evangelico: la spiritualità.

Le buone opere che non sono fondate sulla spiritualità, infatti, sono eviscerate della loro forza in Cristo e perciò perdono nel tempo la loro connotazione caritativa.

Ecco che allora Maria, come un novello Giona, ritorna in terra per richiamare al Figlio suo gli altri suoi figli dispersi e domanda loro digiuno e preghiera: questo perché se la vita di fede si basa su questi due pilastri fondamentali, l’attaccamento al Signore nei Sacramenti è garantito ed in questi da Lui si riceve la forza per resistere alla tentazione del mondo.

Le buone opere verranno così come necessaria conseguenza ed allora saranno davvero buone perché originate nella e dalla Carità di Cristo.

Preghiera e penitenza sono il binomio vincente con cui la Donna della Rivelazione annichilisce il dragone nel cuore dei suoi sempre nuovi figli che genera nel Figlio, e se l’orazione è il metodo nel quale crescere in confidenza ed intimità con Dio, il sacrificio è la misura con cui si priva il nemico della sua forza.

Perché solo due sono le armi di satana, il quale è menzognero nella tentazione ed omicida nella persecuzione, ma se il credente diventa capace di rinunciare al necessario, ad esempio attraverso il digiuno, ecco che il superfluo perde ogni attrattiva ed al maligno non resta che la violenza.

A quel punto però è la Madre stessa che scende in campo accanto a coloro che cercano rifugio sotto al suo manto e, mediatrice di ogni grazia celeste, non solo protegge e sostiene, ma soprattutto insegna a rimanere saldi nella fede anche ai piedi della croce, facendo comprendere la benedizione che è il patire con Cristo ed offrire al Padre ogni tribolazione.

Ok, attendere alla scuola della Madonna non è facile, ma è sicuramente formativo, poiché l’anima che si abbandona nelle sue mani viene presto plasmata a sua immagine e, nell’obbedienza perseverante, in breve si riveste di quel vestito di santità senza il quale non può partecipare all’eterno banchetto di nozze del Figlio adveniente.

Gli abitanti di Ninive hanno capito la lezione ed hanno fatto giusto il loro compito.

Forse conviene copiare da loro.

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