Paternità

Dio per mano

L’altra mattina stavo accompagnando la mia bambina al nido.

Abbiamo un pezzettino a piedi da fare per raggiungere l’entrata, una stradina privata, custodita da un cancello, ma che comunque può essere percorsa anche dalle macchine, perciò, come d’abitudine, l’ho presa per mano ed abbiamo iniziato a camminare fianco a fianco sul marciapiede.

Ad un certo punto però, la mia bimba mi ha tolto la mano, facendomi chiaramente capire di voler andare da sola.

La stradina è sicura, e poi comunque io la riparavo affiancandola dalla parte esterna del marciapiede, per cui l’ho lasciata andare per conto proprio.

D’altronde ci sta: lei sta crescendo ed è giusto che impari ad essere autosufficiente.

Giunti alla fine del marciapiede, tuttavia, quando ancora qualche metro ci divideva dalla porta d’ingresso, la mia piccolina d’un tratto si è fermata, giusto alla soglia del gradinetto del marciapiede: timorosa ha osservato il dislivello, poi ha alzato gli occhi verso di me e mi ha nuovamente teso la manina, cercando il mio aiuto per superare quell’ostacolo che a lei, evidentemente, incuteva ancora un po’ di apprensione.

Il mio primo pensiero, lo ammetto con un po’ di vergogna, è stato il frutto spontaneo della mia natura umana ferita dal peccato originale: “Assì? Adesso che c’è il gradino non ti senti più tanto sicura di te, vero? Adesso la vuoi la mia mano, quella che prima hai cacciato via con tanto sprezzo, eh? Mi vien quasi voglia di non dartela, sai? Così impari a cavartela da te stessa…”

Ma prima ancora di finire la frase, già ero lì a prendere la sua manina nella mia e ad aiutarla a scendere dal marciapiede.

Perché è ancora piccina la mia bambina, e per quanto già sfoggi ambizione d’indipendenza, grazie al Cielo ha ancora bisogno che io mi prenda cura di lei.

Ma so che poi crescerà, e quando sarà in grado di farcela da sola sarò io per primo che non le darò più la mano, ma che anzi la spronerò a fare da sola.

Poiché allo stesso modo fa il Padre con i suoi figli: anch’Egli ci tiene per mano finché non maturiamo autonomia, dopodiché è Lui per primo che ci spinge a camminare sulle nostre gambe, restandoci però sempre a fianco, accompagnando il nostro cammino ed inseguendoci persino, quando ci avventiamo su sentieri che non sono la giusta strada, richiamandoci, affinché ritorniamo a Lui.

Anche per questo il Regno è di chi si fa bambino: per chi come la mia patacchina riconosce di non essere da solo lungo il percorso, ma che il Padre è accanto a lui, e nel momento in cui c’è il rischio di cadere, ha l’umiltà di cercare la Sua mano.

Giacché Dio lo concede sempre il suo aiuto, fino al momento in cui ritiene che ce la possiamo fare da soli, e rimanendoci comunque vicino, ci incoraggia a “diventare grandi”.

E se è vero che talvolta il Padre non ci dà la mano che gli chiediamo, è perché Egli sa che ormai siamo cresciuti e con un po’ di coraggio possiamo farcela da soli.

Poiché Dio crede in noi, più di noi stessi.

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