Vita

Improbabili conversazioni da ascensore

Lo so, sono un caso patologico, ma per me avere la sveglia alle sette del mattino è un trauma durissimo.

Sono sempre stato un tiratardi: alla sera, quando finché non scatta la mezzanotte per me in fondo “è ancora presto” (dopodiché si può invece iniziare a prendere in considerazione l’idea di poter andare a dormire: operazione che richiede da un minimo di mezz’ora ad un massimo di un paio d’ore), ed al mattino, quando uscire dal torpore del sonno è violenza inaudita poiché per me, in fondo, “è ancora presto” (e continuerà ad esserlo fino a quando, anche ormai forzatamente in piedi ed “operativo”, non rintoccheranno almeno le undici).

Nemmeno a dirlo, mia moglie è l’esatto contrario: alle nove cade in coma soporifero, mentre alle cinque è già sveglia e pronta per affrontare con incontenibile entusiasmo una nuova giornata ricca di allettanti promesse (santa donna).

Comunque: stamattina solita sveglia alle sette.

Mi alzo ancora in fase REM. Mi vesto alla cieca (e non perché sono al buio). Capatina fisiologica in bagno, scarpe, giubbotto ed esco di casa.

Alle sette e un quarto sono davanti all’ascensore.

Le porte si aprono e salgo, annotando distrattamente la presenza di un condomino. Il quale, evidentemente, è uno come mia moglie, un mattiniero, poiché è allegramente voglioso di conversazione e mi attacca un gioviale bottone.

– Salve.

– Buongiorno.

– Si va presto al lavoro, eh?

– Ecco, in realtà sto andando a Messa, poi torno a prendere i miei figli per portarli a scuola e dopo vado al lavoro.

– Quindi potrebbe tranquillamente dormire tre quarti d’ora in più al mattino… Caspita, ci tiene davvero tanto a Gesù…

– Bé, in verità è Lui che ci tiene davvero tanto a me…

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