Vita

Non chiamatelo Olocausto

Giornata della Memoria.

Ricalcando gli standard di un atteggiamento ciclostilato, rassicurante e a buon mercato, stavo per acquietarmi la coscienza con i passaggi rituali d’uopo di questo giorno: un post mattiniero su Facebook con la foto del bimbo ebreo del ghetto di Varsavia con le mani alzate (magari accompagnata da una frase ad effetto di Primo Levi), ascoltare almeno tre volte nell’arco del pomeriggio “Beautiful that way” cantata da Noa, ed in serata concludere guardando per l’ennesima volta “Schindler’s list”, andando a nanna con gli occhi lucidi.

Poi però ho pensato ai milioni di cadaveri ammassati da un sistema industriale intriso d’ideologia mortifera.

Alla strage silenziosa perpetrata per anni nell’indifferenza di una società resasi complice del male per non essersi scomodata a difendere la Verità.

Alle innumerevoli vittime scientificamente selezionate per l’estinzione perché nemmeno considerate persone, ma rifiuti indesiderati.

Allora sono rimasto sconcertato nel constatare come tale mentalità d’annichilimento mi sia contemporanea.

E no: non sto parlando di ebrei, ma di bambini uccisi nel ventre della propria madre.

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