Paternità

La botta

Pomeriggio a casa coi piccolini.

Come da routine vogliono giocare col LEGO duplo, così trascino fuori dalla cameretta la cassapanca in cui lo teniamo e la posiziono sul tappetone, attaccata ai piedi della penisola del divano, in maniera da impedire che, almeno su quel lato, i pezzi ci vadano sotto.

I pargoli si avventano sul loro gioco preferito ed io mi metto al tavolo a scrivere un po’, buttando di tanto in tanto l’occhio per un sommario controllo.

Ad un tratto non sento più la figlioletta rimestare i pezzi, perciò con riluttanza alzo lo sguardo dalla tastiera e mi accorgo che non è più sul tappeto col fratello, ma si è arrampicata sul divano, e a gattoni ne sta percorrendo lentamente la penisola col chiaro intento di entrare nella cassapanca piena di mattoncioni.

Sa che non deve farlo, ma evidentemente se ne frega, perciò la richiamo una prima volta ostentando finta noncuranza: niente, manco si volta.

Allora mi giro verso di lei e la osservo: da come si muove prevedo che se continuerà nel suo intento cadrà a canestro nella cassapanca, sbattendo la faccia sulle dure mattonelle di LEGO che la riempiono e facendosi probabilmente da molto-male-con-qualche-ematoma a dolore-intenso-con-sfregi-permanenti-del-viso-denti-spezzati-e-lago-di-sangue.

Siccome vorrei evitare che mi imbrattasse le costosissime costruzioni, la richiamo ripetutamente, avvertendola che se si ostinerà nel suo intento finirà per cadere nella cassapanca e si farà un gran male: nulla, non mi sta neanche a sentire e prosegue, con la difficoltà di movimento caratteristica dei suoi due anni di età, ma inesorabilmente determinata nel perseguimento del suo scopo.

Come sua madre, d’altronde, ed ogni altra donna a cominciare dalla prima che si mette in testa di fare una cosa: per fermarla le devi sparare (ed in taluni casi nemmeno così ci riesci).

E allora sia, penso tra me e me: io l’ho avvertita con insistenza ed in modo inequivocabile, ora lascerò che si schianti la faccia sul LEGO, così farà esperienza diretta delle conseguenze delle sue scelte sbagliate.

Parimenti a come talvolta fa anche il Padre Celeste con i suoi figli, e nello specifico quando essi, consapevolmente o meno, col loro pernicioso comportamento si vanno cacciando in guai prossimi, anche seri, ma nonostante i Suoi ripetuti richiami, ottusi all’ascolto perseguono i loro piani con determinazione: ecco che Egli non l’impedisce, ma lascia che assaggino le conseguenze delle loro azioni, nella speranza che imparino la lezione e convertano il loro cuore.

Per cui anch’io resisto, contemplando l’ostinazione della mia bambina, ma scalpitando silenziosamente sulla sedia perché la vedo inesorabilmente destinata al disastro, e mi prefiguro quella botta dolorosissima che l’attende al termine della sua stupida corsa.

I secondi mi sembrano eterni: è un’agonia dover assistere alla rovina del proprio figlio, automutilandosi nell’impotenza per rispettarne la libertà.

Ma fa parte del rischio educativo e bisogna anche assumersene gli eventuali costi.

Epperò lei è la mia bambina ed il mio cuore di padre non ce la fa: così mi alzo e la prendo al volo un attimo prima che, come previsto, cada nella cassapanca.

E lì mi rendo conto del motivo per cui anche il Padre, spesso, si violenti nel frenare la Sua Giustizia con l’eccesso della Sua Misericordia: lasciando che l’uomo si abbruttisca nella sua sorda disobbedienza, facendosi pure del male, ma solo fino ad un certo punto, dopodiché intervenga (e con potenza) nell’evitare il danno, quello totale e definitivo.

Perciò per questa volta mando a ramengo la pedagogia: la mia amatissima pargoletta l’ho salvata dalla catastrofe, ma le ho dato una girata di quelle che se la ricorda per un pezzo. Perché preferisco che pianga per la mia sgridata piuttosto che per il dolore del grave guaio in cui si stava, letteralmente, buttando a capofitto.

E mentre me la stringo stretta forte al cuore finisco arreso al mio amore per lei e comincio pure a consolarla, e intanto penso a quest’umanità mia contemporanea e nutro per lei la medesima speranza: che a porre fine alla sua dilagante, incrudita ed autodistruttiva disobbedienza presto intervenga il Padre, direttamente, nella consapevolezza che tanto poi, alle lacrime amare conseguenti il pur necessario castigo, sopraggiungerà il caldo abbraccio della Sua Giustificazione.

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