Cronache

Io ci sarò

Lo confesso: non ho un temperamento molto incline all’attivismo. Mi ritengo più un contemplativo. Perciò difficilmente mi lascio mobilitare, anche per le cause giuste preferisco stare in casa a dire un Rosario piuttosto che scendere in piazza.

Mia moglie direbbe che preferisco stare in casa: punto.

Ok, va bene: sul divano, preferisco stare sul divano. D’altronde sono un uomo.

Però stavolta non ho proprio potuto declinare: questo appuntamento è troppo importante. Per cui ho deciso di aderire all’iniziativa, anche solo per il gusto di poter poi dire: “Io c’ero”.

Poiché nonostante la scettica riluttanza di alcuni benpensanti, il momento è pregnante: forse sintetico di un declino cominciato da lontano, a cui occorre oggi opporsi in extrema ratio a muso duro, per evitare il definitivo tracollo di una deriva ormai apparentemente senza più limite.

Perciò perfino io, esemplare emerito per capacità simbiotica col divano, mi sono lasciato scalzare dall’urgenza e parteciperò, fisicamente, alla mobilitazione.

Insieme a tanti altri, peraltro, tutti uniti come piccoli mattoni di una diga, nel tentativo di arginare quell’ideologia mefistofelica dilagante e tanto avversaria dell’umano, la quale dietro la menzogna di una “demografia pianificata” è in realtà tesa più che all’affermazione di una “teoria dei generi”, all’estinzione di entrambi, quegli unici due sessi in cui Dio creò l’uomo.

Che attraverso la promozione inculcata e globale di una “cultura della morte” già ramificata nell’anticoncepimento, nell’omicidio prenatale e nel suicidio assistito ora tenta di aprirsi la strada verso la dissoluzione di una famiglia naturale primigenio alveo di fertilità, contrastando la realtà del binomio uomo-donna con la falsa quanto contraddittoria propaganda del “matrimonio” costituzionalmente sterile.

Ecco perché il sottoscritto ci sarà.

In quel Circo Massimo capitolino, un sabato di fine gennaio, con la sua dolce metà (e con un paio di milioni di altri amici) a ribadire l’ovvio: che l’unica unione degna di riconoscimento è quella tra un uomo ed una donna, giacché la specie umana è sessuata e la sua genitalità è finalizzata alla procreazione. Innegabile evidenza naturale, questa, persino per l’onesto non credente, il quale, a rigor di logica, non può non attribuire la specificazione della sessualità all’evoluzione dell’uomo, e che conseguentemente ritiene che ogni vizio di tale legge costituisca aberrazione e vada deprecata poiché estintiva per la specie.

Ciò ancor più per il credente, il quale attribuisce la medesima specificazione alla volontà creativa di Dio, e che concordemente ritiene che ogni perversione di questa originalità costituisca peccato e vada aborrita poiché, oltre che essere contraria alla vita, è svilente per il corpo e mortifera per l’anima.

Tale è l’importanza d’esser presenti quel giorno: perché mercificare la persona umana (così come negarne le radici) è un delitto, tanto più esecrabile quando questa persona non è in grado di difendersi.

Ed in piazza ci sarà con le moltitudini anche una testimone d’eccezione, che eretta ed indefessa alla fine prevarrà sulla falsità ideologica che la contrasta: la realtà.

Quella realtà che afferma il diritto di ogni figlio a crescere con un padre ed una madre, e preferibilmente con coloro che lo hanno procreato secondo natura.

Quella natura che se oggi sembra sopraffatta, domani si manifesterà con ancor più evidenza: quando anche il sedicente “variosessuato” si troverà nella cogenza di uno stato di salute precario, il quale l’obbligherà a sottoporsi all’esame di quella medicina che per prestargli cura dovrà conoscerne il sesso, quello originario. Allora solo una sarà la sua risposta: o maschio o femmina, con buona pace di tutti gli altri chimerici neologismi.

Poiché ecco che al di là di ogni superfluo dibattimento, a confutare la “teoria del genere” si staglia evidente e poderosa la piccola realtà dell’ombelico, muto ed incontestabile testimone di un fatto: che siamo tutti nati da una donna, con il concorso di colpa di un uomo.

Per questo ritengo fondamentale esserci: personalmente. Perché anche se non servirà allo scopo, e l’iniquità dovesse in ogni caso prevalere, potrò dire di non aver ceduto ad una più comoda omissione, ma di aver dato testimonianza alla Verità.

Per questo sarò presente. Perché se un domani dovessi trovarmi davanti ad una delle vittime di questa proposta di legge luciferina (uno di quegli innocenti nei quali il Dio in cui professo di credere e che prego, maggiormente s’identifica) ed essa guardandomi negli occhi mi domandasse: “E tu dov’eri, il giorno in cui ratificavano tale inaudita violenza?”.

Non voglio dover abbassare lo sguardo e rispondere: “Ero sul divano”.

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