Fede

Tutto in tutti

Ieri sera ero sul divano a dire il mio consueto Rosario, mentre i miei tre bimbi giocavano sul tappetone (col LEGO duplo, ça va sans dire).

Ad un tratto al mezzanello parte l’embolo della coccola e mi sale addosso per abbracciarmi.

Come da copione alla piccolina, appena lo vede, le monta subito la gelosia al cervello, così anche lei mi si arrampica sul petto, ed in feroce concorrenza col fratello, inizia una gara personale di bacini e carezzine al sottoscritto, entrambi alternandosi nel rivendicare in via esclusiva la loro figliolanza gridandosi fraternamente l’un l’altro in faccia: “Mio papi!!!”.

A parte il fatto di essere stato interrotto durante la preghiera, confesso di essermela goduta un sacco: perché è bello essere conteso dai propri figli, anche se solo in maniera giocosa.

Tanto che avrei voluto potermi dividere, superare le barriere della materialità per potermi dare tutto ad entrambi in maniera esclusiva.

E allora un po’ mi è parso di capire come debba essersi sentito anche Gesù, quando le folle lo attorniavano, e per l’amore appassionato che Egli aveva per ciascuno davvero non vedesse l’ora di essere immerso in quel battesimo di sangue che lo avrebbe condotto, nella Sua risurrezione, ad assumere un corpo trasfigurato, finalmente non più soggetto alla fisicità coatta di mortale, bensì “dominus” su di essa gli avrebbe permesso di essere con i suoi «tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Matteo 28,20).

Ma ancor più ho compreso quel Suo desiderio di farsi cibo e bevanda fino al suo ritorno ultimo, per potersi fare realmente “presente”: totalmente dono per ciascuno di quei figli amatissimi per la salvezza eterna dei quali ha dato tutto se stesso.

Ed essere, ultimamente, tutto in tutti.

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