Cronache

2016

Il bello di avere un blog personale è che puoi scriverci quello che vuoi, ma proprio tutto: non hai stilemi da rispettare se non quelli che ti poni da solo, ma in ogni caso hai sempre la possibilità di andare fuori tema, con qualche pezzo sopra le righe, o, come oggi, “tra” le righe.

Dunque: si aggira sulla rete in questi giorni di passaggio d’anno, questa specie di vignetta che mette in evidenza come il numero 2016, riprodotto specularmente in verticale, somiglierebbe alla scritta Joie, ossia “gioia” in francese.

Riuscito giochetto da intendere come un augurio di un gioioso anno nuovo, suppongo, e non come la versione in lingua romanza dell’auspicio di un altro anno sempre più “gaio”.

Voglio sperare.

Che ultimamente il battàge mediatico di matrice pederasta è divenuto ossessivamente esasperante: in via preventiva ci stanno già facendo il “culo”, tanto che viene da considerare come il tempo in cui viviamo rischi seriamente di passare ai posteri come quello in cui “vaffanculo” mutò da insulto ad auspicio.

Ma vabbé.

Comunque: i pantagruelici abbuffi di queste festività ormai in concludendo mi hanno dato modo di scoprire che, se anche gli abbondanti decalitri di succhi gastrici da me prodotti durante i lunghi semiabbiocchi digestivi abbiano raggiunto e sommerso il mio cervello, questo abbia in realtà la caratteristica di galleggiare, e non solo, ma mi abbia pure permesso (checché ne pensasse la moglie vedendomi apparentemente vegetare in coma gastronomico sul divano) di rimuginare sul tempo appena passato, su quello presente, e su quello prossimo, fino a costringermi ad accodarmi a quanti, alle soglie dell’anno entrante, fanno bilanci, proponimenti ed auspici.

Ecco: per quanto riguarda i propositi, i miei per questo nuovo anno sono di mettere finalmente in pratica quelli fatti per l’anno passato, i quali sono poi retaggio dell’anno prima ancora.

Per quanto riguarda i bilanci, invece, voglio essere positivo e guardare la parte mezza piena del bicchiere: la buona notizia è che finalmente il 2015 è terminato.

Che diciamocelo: è stato un annetto un po’ del cacchio.

Ma d’altronde è un po’ di anni che gli anni non sono più un granché: è triste ammetterlo, ma sembra che ormai non ci siano più gli anni di una volta.

Però almeno siamo sul finire di quel “tempo di Caino” predetto dalla mistica Teresa Neumann che avrebbe visto, a partire dal 1999 e per diciotto lunghi anni, «rovesciare sulla terra ceste piene di serpenti, che strisciavano sulle città e sulle campagne, distruggendo tutto».

E questa pare buona cosa.

Un’altra cosa buona è che sta per finire il mandato del “PremioNobelPreventivoPerLaPace”, la cui augusta ed interminabile presidenza ha beneficato con larghezza le moltitudini (soprattutto i bambini, quelli ancora da nascere) ed i cui pacifici effetti sono ora ben evidenti là, tremendamente vicino a quella piana di Meghiddo di apocalittica memoria, dove sembra proprio che si stiano radunando un po’ tutti i Gog e i Magog della terra per scambiarsi amichevoli e sentiti auguri di buon anno nuovo.

D’altro canto, però, il 2016 fa ben sperare.

Innanzitutto siamo un anno più vicini all’attesissimo centenario delle apparizioni di Fatima, data per cui l’amato Benedetto decimosesto, sei anni or sono, formalmente auspicò «il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria» a coronare finalmente, dopo una greve tribolazione, la concessione al mondo di un periodo di pace.

Certo, il fatto che attualmente la Chiesa veda due Pontefici viventi in contemporanea fa pensare quasi di essere nel tempo dei 2 Papi profetizzato dalla Emmerich (non esattamente il più roseo, in effetti), ma dopotutto questo sarà l’anno della Misericordia, la quale precede sempre la Giustizia, e poiché Dio scrive dritto anche tra le righe storte degli uomini, indipendentemente da ogni umano intento, alla fine, un Giubileo è sempre una bell’àncora di salvezza.

E non importa che in quell’ormai celebre esorcismo del 2013 il maligno fu costretto a preannunciare la minaccia di un gravissimo scisma in seno alla Chiesa: noi non smettiamo di sperare per il meglio ed attendiamo fiduciosi il pronunciamento ufficiale dalla Sede Petrina sui documenti sinodali tanto faticosamente partoriti dal brainstorming episcopale dell’autunno passato.

Che poi la vera aspettativa che pende su questo 2016 è in realtà un’altra, vero?

Ché vogliamo tutti sapere quale sarà la parola ultima della Chiesa su Medjugorje e quest’anno è l’anno buono che ce lo dicono, vedrete.

Anche perché è dal 1980 che ci tormenta quella profezia del mistico turco Hasan Lutfi Shushud (tra l’altro pure inserita nel corposo fascicolo consegnato in Vaticano ed in attesa di giudizio), la quale decreta che «a Roma è stata affidata la grande responsabilità di accettare o rifiutare Maria a nome di tutta l’umanità» perché «se Maria e i suoi piani saranno accettati rapidamente, la sofferenza sarà di breve durata», altrimenti «l’umanità subirà le conseguenze dei piani di satana».

Per cui dài: Ave Maria e avanti, Rosario in mano e Croce sul cuore, che come diceva Brandon Lee ne “il Corvo” (e cito quasi alla lettera): «non può essere duemilaesedici per sempre» (anche se c’ha un giorno in più).

E che Star Wars VII è uscito (ma l’VIII non si sa se farà in tempo, mentre sul IX non ci farei proprio conto).

E che domani è l’Epifania del Signore e Gesù si manifesta.

Per quest’anno ancora solo ai Re Magi, ma l’anno prossimo chissà.

Maranathà.

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