Paternità

Il riscatto

Da noi la politica educativa stabilisce che quando un figlio inizia a cambiare i denti da latte ha raggiunto ormai l’età adatta per gestire un suo patrimonio.

Anche perché il topolino dei denti comincia a portargli il soldino, perciò gli viene consegnato un salvadanaio dove poter riporre il suo piccolo tesoro.

Così, a otto anni, il mio figlio maggiore ha accumulato, tra denti, mance e regalo della promozione, un capitale di una quindicina di euro, che recentemente ha deciso di investire in un lotto di Dinofroz (pupazzetti fantasy con fattezze da animale preistorico).

Per contro, però, la medesima politica educativa famigliare stabilisce che, quando un figlio matura capacità economica, ne acquista anche l’onere della responsabilità, quindi diventa passibile di “pene pecuniarie” nel caso combini guai o si comporti male.

E settimana scorsa, non mi ricordo più per quale giusto motivo, l’ottenne s’è beccato una bella multa di un euro, ma siccome aveva già speso tutti i suoi soldi, il sottoscritto ha vestito i panni dell’esattore di Equitalia e gli ha messo sotto sequestro un Dinofroz (ovviamente il suo preferito).

L’atto l’ha toccato sul vivo e non solo ha raggiunto lo scopo voluto, ma ha dato luogo ad un inaspettato effetto collaterale: il reo, con atteggiamento supplice, ha inoltrato all’autorità giudiziaria paterna la richiesta di poter riscattare l’amato pupazzetto con il soldino che avrebbe ricavato dalla prossima caduta di un dente.

La proposta mi ha tanto positivamente sorpreso che di primo acchito gli avrei voluto rendere il suo Dinofroz aggratis, ma non potendo declinare al mio ruolo di educatore ho resistito all’impulso, pur acconsentendo con malcelato compiacimento.

Perché così, pur con i dovuti distinguo, ha fatto anche Nostro Signore con quell’umanità affidataGli dal Padre: Egli, considerandola Sua e vedendola messa sotto sequestro dal maligno, ne ha desiderato riscattare la libertà pagandone la cauzione colla propria carne.

E se è pur vero che mentre l’uomo s’è inguaiato da solo ed il Figlio di Dio ha potuto salvarlo proprio perché Innocente, al contrario di mio figlio, che ha causato da se stesso la sua pena, tuttavia il moto del suo cuore ha rivelato la medesima dinamica, manifestando ai miei occhi come davvero l’uomo conservi ancora la capacità di essere immagine di Dio.

Perciò due sere fa il mio bambino, pur con tremebonda apprensione, s’è lasciato estrarre il dente più che dondolante, e dopo una notte di attesa, al mattino ha trovato nella scatoletta del topolino un euro al posto del suo dentino, e subito, con trepidante entusiasmo, è venuto a riscattare l’agognato pupazzetto.

E a giudicare dal suo sguardo raggiante credo proprio che in cuor suo abbia anche lui condiviso quel medesimo pensiero di Dio nel dì di Risurrezione: che mai, fino a quel momento, le sue sostanze fossero state meglio spese…

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