Paternità

Come bambini

Mi ricordo che tempo fa, quando il mio mezzanello era ancora un duenne, partecipai alla consueta Messa feriale pomeridiana, qui vicino a casa, alla Certosa di Garegnano.

A celebrazione conclusa uscimmo e come al solito facemmo tappa al piccolo Eremo adiacente alla Chiesa per salutare Gesù Eucaristico osteso perpetuamente nell’apposito cubitacolo con finestrella.

Lì sostammo qualche minuto, e l’irrequieto pargolo, dopo aver tentato di mettere le dita in ogni presa di corrente disponibile, iniziò a sollazzarsi nel chiudere e riaprire ripetutamente la porticina dell’oblò dell’ostensorio, salutando ogni volta Nostro Signore con la squillante esclamazione: “Cucù Gesù!”.

Di primo acchito mi venne l’istinto di interrompere quell’attività apparentemente irrispettosa.

Ma poi sorrisi e lo lasciai fare, poiché fu proprio in quel momento che mi resi conto di come in realtà mio figlio mi stava insegnando che cosa volesse dire avere davvero una relazione personale con il Dio Vivente: ché alla vista del mio bambino che giocava a bubuséttete con Cristo finalmente capivo che lui sì, e molto meglio di me, stava realmente facendo adorazione.

Standard