Cronache

La verità, vi prego, su Medjugorje

Facciamo finta.

Facciamo finta che ciò che accade da circa un trentennio a Medjugorje sia tutto autentico.

Facciamo finta che davvero la Madonna appaia, fin dal 1981, a sei ragazzi (che oramai ragazzi non sono più), dando loro messaggi pubblici e privati con cadenza a taluni giornaliera, ad alcuni mensile e ad altri annuale. E che a tutti abbia consegnato dieci segreti sulla sorte della Chiesa e del mondo prossimi al verificarsi.

Ammettendo (senza concedere) che tutto ciò che si dice sia accaduto ed accada in quell’anfratto valligiano della Bosnia-Erzegovina sia vero, certo è che assumerebbe una certa coerenza il fatto che, in almeno tre occasioni diverse e a distanza di anni, equipes di studiosi di nazionalità differente, dopo aver sottoposto a studi e test tutti i veggenti prima, durante e dopo le cosiddette apparizioni, abbiano concordato che tali personaggi siano spontanei nelle loro reazioni ad un fenomeno che risulta alla scienza inspiegabile; che davvero vedano qualcosa o qualcuno e s’intrattengano con esso.

Epperò questa personalità che essi affermano di vedere, questa sedicente “Regina della Pace”, ma quanto chiacchera! Come se dopo essere stata zitta per duemila anni ora dovesse recuperare il tempo perduto in un periodo relativamente breve come lo sono trent’anni. E dà messaggi manco fosse la Donna dell’Apocalisse, confida segreti manco fosse a Fatima, media persino qualche miracolo manco fosse a Lourdes, si comporta, insomma, manco fosse la Madonna.

Vabbé, ma facciamo finta che sia tutto vero: l’annuncio anticipato di una decina d’anni della guerra di secessione nella ex-Jugoslavia (con il corollario di vaticinii sul suo andamento, la sua durata e sul tempo in cui sarebbe terminata), e poi i messaggi alla parrocchia, i gruppi di preghiera, le varie vocazioni individuali affidate ai vari veggenti, e i Rosari, le richieste di penitenza, i digiuni e tutta la paccottiglia vetero-cristiana.

Passi anche lo stile di vita dei veggenti, i quali tengono tutti famiglia, contrariamente alla carriera religiosa che contraddistingue di solito i veggenti delle altre apparizioni (quelle vere: tipo Bernadette per Lourdes e Lucia per Fatima). Certo che questi qua danno una bella testimonianza di famiglia “tradizionale”, in tempi come gli attuali in cui il consorzio famigliare è forzatamente in via d’estinzione, almeno qui in occidente. Chi l’avrebbe mai detto negli anni ottanta?

Ciò che pare realmente inverosimile, però, è tutta ‘sta storia dei dieci segreti.

Perché qui bisogna far finta tanto, eh: 10 segreti 10 sul futuro della Chiesa e del mondo, confidati a sei veggenti, ad una delle quali, in maniera specifica, con l’assegnazione del compito di comunicarli pubblicamente tre giorni prima che si avverino.

Maddài: eccerto che di questa cosa qui persino i fanatici di Medjugorje non vanno tanto in giro a dirlo, anzi, persino i veggenti stessi sono riluttanti a parlarne, poiché è quantomeno imbarazzante!

Qui c’è infatti tutto il punto della questione, perché van bene i Rosari e le penitenze, al limite va bene persino il digiuno due volte alla settimana, che guarda caso cade negli stessi giorni in cui lo faceva la Chiesa primitiva: il mercoledì (in riparazione al tradimento di Giuda) ed il venerdì (in commemorazione della passione di Gesù). Ma i segreti no, eh, perché dopo tutto il canàio che s’è fatto per quell’unico dato a Fatima, adesso altri dieci dalle tinte addirittura apocalittiche mettono troppa pressione: ché poi si rischia di pensare alle cose escatologiche in una società, come quella contemporanea, in cui ci piace vincere facile, senza troppo ragionare sul perché si sta al mondo.

Spiacenti, ma la cosa dei segreti non si può proprio far finta che sia vera.

Anche se, a ben guardare, qualcosina che non quadra c’é.

Ad esempio la dinamica con cui essi dovrebbero essere divulgati al pubblico.

Una dei sei veggenti, tale Mirjana Dragicevic, pare sia stata scelta come depositaria ufficiale dei dieci segreti (che afferma di conoscere tutti fin dal 1982), con il compito di scegliere a sua volta un sacerdote, nella fattispecie tale padre francescano Petar Ljubicic, il quale dovrebbe a sua volta divulgare, a tempo debito, ciascun segreto all’umanità intera tre giorni prima che esso si verifichi, dando tutti i dettagli del caso.

Ora vien da chiedersi: perché inventarsi dei segreti sul futuro del mondo e dichiarare di annunciarli prima che si verifichino, esponendosi così al rischio del ridicolo davanti alla loro inattuazione?

Ma non solo: perché aggravare la situazione mettendo in mezzo un sacerdote cattolico, il quale, come tale, ha dovere di obbedienza alla Chiesa e che pertanto dovrà fare prima di tutto rapporto ad essa, rischiando così che non possa svolgere tale compito di divulgazione perché interdetto dall’autorità papale, o in alternativa rimetterci il sajo disobbedendo apertamente alla gerarchia?

Ma poi anche la tempistica lascia perplessi: tre soli giorni di anticipo nel rendere pubblico ciascun segreto prima ch’esso si realizzi.

Che senso aveva decidere un così breve termine nel 1982?

A quei tempi non solo non esisteva ancora internet, ma persino la telefonia fissa era poco diffusa (almeno nella ex-Jugoslavia), la diffusione televisiva era ancora abbastanza abbozzata e la realizzazione di un qualsiasi progetto di diffusione mondiale di un’informazione, per quanto importante, richiedeva un’organizzazione piuttosto complessa e comunque tempi biblici di attuazione.

Tre soli giorni d’anticipo sono una barzelletta pensando a quegli anni: mica come oggi, che se scoreggi lo sanno in tempo reale in tutto il mondo, grazie alla rete.

Un’altra cosa che lascia quantomeno sconcertati è il contenuto dei presunti segreti.

Fin da subito, ossia fin dal momento in cui s’é visto Mirjana piangere di terrore dopo aver ricevuto il settimo segreto, chiedendo se non ci fosse il modo di evitarlo, si è quantomeno intuito che gli avvenimenti legati a tali segreti non dovessero poi essere cagione di letizia per la Chiesa ed il mondo. Molto presto, infatti, c’è stata la conferma che i primi due segreti sarebbero stati degli “avvertimenti”, mentre il terzo sarebbe stato un “segno” inequivocabile sull’origine soprannaturale di tutta la faccenda, di seguito i restanti sette, di cui nulla ancora si sa, ma che comunque fanno quantomeno pensare alle sette trombe dell’Apocalisse.

Eppure nel 1982 le cose non andavano poi così male, almeno rispetto ad oggi. D’accordo, erano gli anni della droga, del comunismo e della guerra fredda, ma l’olocausto atomico avrebbe potuto tutt’al più argomentare un unico segreto, come lo scoppio della seconda guerra mondiale era il contenuto minaccioso del segreto di Fatima: dopo che ti esplode la bomba atomica che te ne fai degli altri nove segreti se non rimane più nessuno a cui annunciarli?

Mica come nei tempi attuali, nei quali assistiamo ormai quasi impotenti allo sfaldamento della società, ad un’eugenetica fuori controllo, ad una propaganda martellante di ogni disvalore, al disgregamento sistematico della famiglia naturale, ad un’economia globalizzata costruita su bolle in via di esplosione (laddove non già esplose), a tonnellate di armi di distruzione di massa accessibili praticamente a chiunque, al pansessualismo libero per tutti che manco a Sodoma & Gomorra. Altro che dieci: oggigiorno ci sarebbero argomenti per impacchettarne una trentina di segreti sulla fine del mondo.

Infine un’ultima perplessità: una questione puramente matematica che induce qualche sospetto.

Nel 1982 la depositaria dei segreti fu chiamata a scegliere il sacerdote che avrebbe dovuto, a tempo debito, divulgare i segreti. Costei, che affermava di conoscere già con precisione la data di attuazione di ciascun segreto, optò per il più giovane tra i sacerdoti a disposizione nella sua parrocchia: padre Petar appunto. Tale fraticello è classe 1946 e ad oggi ha 69 anni e, per ciò che se ne sa, gode di ottima salute, quindi si può tranquillamente supporre che abbia davanti, a Dio piacendo, ancora una dozzina d’anni da campare, almeno facendo riferimento agli standard odierni di aspettative medie di vita maschili.

Ora, tale sacerdote, dopo aver trascorso oltre un decennio in Svizzera e Germania, è stato rispedito dai suoi superiori a Medjugorje, vicino quindi a Mirjana: vuoi dire che sotto-sotto i due si stiano accordando per una ritrattazione, o quantomeno una rinegoziazione delle scadenze o del metodo di divulgazione? Poiché le alternative sono soltanto due: o siamo davvero vicini al cosiddetto “Tempo dei Dieci Segreti”, oppure c’è la possibilità che il fraticello slavo salga al Padre prima di aver l’opportunità di espletare il compito assegnatogli.

Certo è che la questione dei segreti è inquietante, poiché ti fa sentire un pochino appeso, come quelli che vissero poco prima del Diluvio: anche quelli se la ridevano del buon Noé, mentre costruiva la sua barchetta alle pendici del monte, almeno fino a quando non ha cominciato a piovere.

Peccato che oggi, per come va il mondo, sembra già venir giù un acquazzone…

Comunque, restiamo coi piedi per terra e, massì: facciamo finta che ciò che accade a Medjugorje sia tutto vero. Tanto poi, se non ci penserà prima il Papa, si scoprirà ch’era tutto inventato quando i dieci segreti, non attuandosi, si riveleranno una colossale bufala, mandando in frantumi questo annoso e dibattuto castello di carte.

O magari anche no.

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