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Cronaca di un’orazione

Postfazione da: “Nel nome del Padre”

C’é questo giovane: un bravo ragazzo, discreto studente, temperamento sentimentale, solo un po’ timido, e questo lo frega, perché lui ci terrebbe tanto a conoscere quella ragazza della sua scuola, per cui da tempo coltiva una cotta segreta e che, ne è sicuro, sarebbe perfetta per lui.

Al suono della campanella, ogni tanto la incrocia di sfuggita e tenendosi nell’ombra inizia a sognare, ma per lei lui rimane invisibile: sempre immersa nei suoi pensieri o in qualche libro, da cui alza lo sguardo soltanto per gettare un’occhiata a quelli là, quelli col motorino.

Il giovane ha un padre, un buon padre che non gli ha mai negato nulla di ciò che vale veramente, così il ragazzo chiede al genitore in regalo un motociclo: ha l’età per guidarlo, è prudente e coscienzioso e poi gli farebbe risparmiare un bel po’ di tempo sul tragitto per la scuola, tempo che, promette, andrebbe a vantaggio dello studio.

Il padre gli sorride mentre lo guarda dritto negli occhi con un’intensità tale da leggergli nel cuore, ma non risponde, non dice nulla e rimane in silenzio.

Il tempo trascorre ed il giovane, sempre più spesso, ritorna dal genitore con la medesima richiesta: vorrebbe il motorino, ma la risposta del padre è sempre e solo un sorriso silenzioso. A tratti il desiderio del motociclo rasenta l’ossessione, tanto che il giovane si sorprende per quanto questo sembri offuscare persino il pensiero della ragazza, che prima occupava ogni angolo della sua mente. Così il ragazzo, anche stanco di chiedere inutilmente al genitore, smette di domandare ed attende con flebile speranza il giorno del suo compleanno: magari il padre ha in mente di fargli una sorpresa.

Ed in effetti, nel giorno tanto atteso il giovane un regalo a sorpresa lo riceve davvero: all’interno di un pacchetto della misura perfetta per contenere le chiavi di un motorino, trova invece un abbonamento ai mezzi pubblici. Lì per lì pensa ad uno scherzo, ma lo sguardo paterno è inequivocabile: non sarà su due ruote che andrà a scuola. Incerto tra la delusione ed il risentimento, il giovane si rassegna alla decisione del genitore, ma da quel momento in poi si ripromette di smettere di avanzare richieste e, sfiduciato, sceglie di ricambiare il presunto torto subìto con un silenzio imbronciato.

Passa altro tempo ed il ragazzo si è abituato ai nuovi mezzi che lo portano a scuola, dove scruta sempre da più lontano quella ragazza che ancora gli piace, ma sull’attenzione della quale, ormai, non nutre più alcuna speranza; così, per distogliere il pensiero da lei, si getta negli studi ed il suo rendimento migliora, tanto che adesso la promozione è assicurata, e con voti più che buoni.

Pur rincrescendogli la decisione del padre, non pensa più al motorino, ed invero il desiderio provato per quello gli pare ora non più tanto importante, ciò non di meno la delusione provata al suo compleanno rimane, anche se, questo deve ammetterlo, adesso che la stagione è più rigida il pensiero di percorrere in motociclo il tragitto fino a scuola non gli sembra davvero allettante: meglio forse il tepore della folla stipata in una carrozza pubblica.

E quel mattino si trova proprio nella calca di un vagone, in piedi, ma ostinatamente immerso in un ultimo ripasso prima dell’interrogazione, quando ad un tratto il macchinista pianta una brusca frenata che, se non avesse maturato l’abitudine di tenersi saldamente attaccato alle apposite maniglie, avrebbe senz’altro sbattuto a terra lui e quella persona infagottata nel cappotto che si è trovato improvvisamente aggrappata addosso. Uno scambio di scuse veloce ed imbarazzato, senza quasi guardarsi in faccia, ma poi un’occhiata più attenta rivela l’inaspettato: il ragazzo sente il sangue affluirgli alle gote ed un sorriso involontario aprirgli il volto quando riconosce il viso che si gira verso il suo sguardo.

Proprio così: la figura incappottata è la ragazza della sua scuola, ed in quel frangente è lei a rompere il silenzio impacciato del giovane e i due finalmente si conoscono. Il percorso che li porta fino nelle rispettive classi è fitto di sguardi e sorrisi e parole che si sciolgono sempre più velocemente, come cubetti di ghiaccio sotto il sole, così quando il ragazzo si siede al suo posto ha impresso nella mente il numero di telefono di lei. Neanche da dirlo: da quel momento i due giovani iniziano a frequentarsi ogni mattina, si attendono per tornare a casa insieme e scoprono tra l’altro di non abitare nemmeno tanto distanti, infine diventano più che amici.

Un giorno, mentre escono da scuola, un tamarro in motociclo sfreccia rumorosamente loro a fianco, facendoli trasalire, e la ragazza sibila tra i denti un commentaccio: “Come detesto i bulletti col motorino!”. Allora, e solo in quel momento, al ragazzo si accende una luce dentro e comprende: il padre conosceva il desiderio nascosto nel suo cuore, e con quel suo regalo frainteso l’aveva veramente accontentato!

Perché è in tal modo che il Padre in realtà esaudisce quelle preghiere che ai figli paiono rimanere disattese, guadagnando loro il bene vero e proponendo un destino tanto più grande di quanto essi stessi non osino chiedere.

Così il ragazzo, appena rientrato in casa, corre incontro al genitore e lo abbraccia grato promettendogli che ancora gli domanderà, ma in modo nuovo d’ora in poi: “Padre, sia fatta non la mia, ma la tua volontà…”

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