Libri

Eschaton

Postfazione da: “Nella carne, col sangue”

Per una volta non tergiverserò, ma andrò subito al dunque.

È l’ora che si riscopra un’antica verità: che le circostanze della vita non sono realtà assolute, ma sono invece assolutamente relative a Cristo.

Ogni istante del nostro vivere è confacente a Cristo, poiché tutto è stato fatto per mezzo di Lui: ogni situazione esistenziale è stata salvata, redenta, perché ogni uomo e donna possa vivere Cristo in ogni frangente della propria vita, a cominciare dalle più semplici realtà quotidiane.

Ogni gesto di servizio, come ad esempio le mansioni domestiche, sono un’opportunità di comunione con quel Gesù che per primo li ha vissuti quotidianamente nel nascondimento Nazaretano: si crede forse che Egli non abbia mai aiutato Maria ad apparecchiare la tavola, o a lavare le stoviglie?

Così come ogni singolo compito professionale, espletato con onesta laboriosità, è opportunità di comunione con quella fatica e quel sudore che immadidava la fronte di Gesù mentre torniva un pezzo di legno, scalpellava uno spuntone di roccia o anche, da bambino, ramazzava via i trucioli dai piedi del buon Giuseppe, mentre questi intagliava.

Quante volte il figlio di Maria si sarà trovato a concordare le caratteristiche di un oggetto con un cliente? O a fare un preventivo? O anche ad accollarsi una trasferta per consegnare uno dei prodotti delle sue mani?

Ogni anonima realtà è stata redenta, presa su di sé dal Dio incarnato e divinizzata, perché ogni uomo e donna potesse viverla non più da schiavo, ma da Dio!

Ed in particolare le realtà escatologiche, quali il dolore ed ultimamente la morte, sono state trasmutate, come l’acqua in vino a Cana, in situazioni privilegiate di comunione con il Cristo patente e morente: trasfigurate nella Sua risurrezione perché non fossero più realtà senza senso, ma acquistassero, se offerte a Dio per mezzo di Cristo, un valore tutto nuovo, corredentivo del mondo!

I cristiani, oggi più che mai in una contemporaneità accecata come quella attuale, devono riappropriarsi di questa verità dimenticata dai più e tornare a viverla, nel silenzio anonimo della propria quotidianità domestica e professionale.

Si deve più che mai, in questi tempi inquieti ed oscuri, aggrapparsi ai Sacramenti, che sono, insieme alla preghiera, il veicolo privilegiato per una relazione vera, personale, con Gesù!

Solo così il nostro contingente riacquisterà senso e davvero potremo affermare, con San Paolo: “il mio vivere è Cristo ed il morire è un guadagno” (Cfr. Filippesi 1,21).

Poiché all’orizzonte già la caligine s’addensa, ed urge riscoprirsi lampade accese al Lume Pasquale, perché quando verrà la tempesta, ed è alle porte, le false luci del mondo si spegneranno, il vano vociare zittirà e le genti si guarderanno intorno, annaspando disorientate nel buio: allora i nostri lumicini, oggi soffocati dal fatuo abbagliare della menzogna, dovranno risplendere come fari nell’oscurità per raccogliere attorno al piccolo resto della Chiesa l’umanità sofferente, e medicare le sue ferite con parole di verità eterna finalmente liberate da un rinnovato silenzio.

Standard