Fede

I tempi che corrono

Mannaggia.

Pensare che mi ero ripromesso di custodire il silenzio su questa faccenda. E invece, gira e rigira, son qui anch’io a parlarne.

Ma non ho proprio saputo resistere: perché la cosa mi sta troppo a cuore, e coi tempi che corrono la speranza nascosta è quella di trovare conforto in qualche modo, in qualche d’uno, fosse anche solo la pacca sulla spalla del compagno di squadra che, a fine partita, ti sottolinei il lato positivo, e davanti al risicatissimo pareggio portato a casa in zona cesarini ti rincuori dicendoti che, almeno, non si è perso.

Poiché la questione è che il sinodo fu voluto da Benedetto XVI, “in difesa della famiglia”, o sbaglio?

Poi è successo quello che è successo, e nel corso di questi due anni il dibattito è stato impostato, più genericamente, “sulla famiglia”.

Epperò non è un dettaglio questo: giacché sembra quasi come se, estremizzando un po’, l’argomento sul tavolo fosse passato da: “come difendere il matrimonio e la famiglia dagli attacchi del secolo” a “come può cambiare il matrimonio e la famiglia per venire maggiormente incontro alle esigenze del secolo”.

Esagerando, è come se la preposizione articolata di quel sinodo “sulla” famiglia fosse sfumata di significato: passando per la definizione di un concistoro “attorno” alla famiglia ad uno “a carico” di essa.

Di fatto però, dopo tutta la burrasca scatenatasi in quest’ultimo mese d’ottobre, parrebbe davvero che nulla sia cambiato, almeno sui punti più sensibili.

Ma allora, se le cose sono rimaste praticamente invariate, c’era proprio bisogno di farlo ‘sto sinodo?

Questa è stata la mia prima reazione.

Opinione mantenuta in sottofondo anche durante tutto lo svolgimento, e ripetuta a me stesso anche in questi ultimi giorni, a chiusura avvenuta.

Poi però, anche leggendo i documenti relativi e le diverse posizioni in merito, mi si è accesa una lucina (ogni tanto anche i miei tre neuroni si sbagliano e si mettono a lavorare d’equipe).

A bocce ormai ferme pare invero che alla fine il sinodo si sia chiuso realmente “in difesa” della famiglia.

In effetti, per una sorta di perverso gioco al ribasso, proprio perché apparentemente nulla è mutato è come se le questioni relative a matrimonio e famiglia fossero state soltanto ribadite, ma questo assume una connotazione positiva alla luce delle dinamiche che hanno portato a tale risultato: poiché i voti risicatissimi con cui sono stati redatti alcuni punti della relazione finale dimostrano che qualcuno la volontà di fare cambiamenti ce l’aveva, e non necessariamente in meglio, però in extremis si è riusciti a mantenere le cose invariate (segno di conferma che lo Spirito Santo è Colui che, come sempre, lavora di più e meglio).

Certo, alcuni passaggi del documento di chiusura non è che brillino per chiarezza adamantina. Ed anche il fatto che l’atteggiamento maggiormente diffuso sia quello di chi tira un sospiro di sollievo per aver scampato un pericolo la dice lunga sulle circostanze attuali. Tuttavia, ringraziando il Cielo, l’importante è che in conclusione i concetti siano stati riaffermati, anche se in altre (un po’ più fumose) parole.

E comunque che in ultima istanza non ci siano stati cambiamenti non toglie nulla al fatto che la Sposa di Cristo versi oramai in una situazione disastrosa.

Ma questi sono i tempi che corrono, purtroppo, e se il gregge è confuso la colpa è un po’ anche delle pecore, che evidentemente non pregano abbastanza per i loro pastori.

Standard