Fede

Canto di guerra

La battaglia incombe.

Incalza il richiamo ad imbracciare le armi per combattere una guerra quotidiana che non consente diserzione.

Giacché è nell’immantinente che si estrinsecano le realtà escatologiche: nella libera scelta di ciascuno, ad ogni istante, se aderire al Bene o al male.

E quando tutte le cartucce sono state esplose una cosa rimane pur sempre all’uomo: la sua volontà.

Poiché è tempo di crociate.

Forse non in senso stretto (anche se alcuni eventi, per certuni, le renderebbero quasi auspicabili), ma è senz’ombra di dubbio tempo di crociate interiori: ogni tempo storico voca il credente al combattimento spirituale, ché il principe di questo mondo insidierà il calcagno della Donna fino alla fine dei tempi, epperò ci sono contesti nei quali la ribellione dell’uomo al Vero dà potere al male e l’accanimento contro coloro che decidono di tenersi aderenti a Cristo si fa stringente, e li tiene sotto incessante assedio.

Questo è uno di quei malevoli tempi, poiché siamo davvero tutti nella stessa barca: situazioni diverse, ma medesima fatica d’esistere.

Questo contesto storico in cui siamo chiamati a vivere è premente: siamo tutti in trincea, a battagliare giorno dopo giorno non per vincere, ma per arrivare ancora vivi al giorno successivo. L’orizzonte è scuro e la notte tenta di soffocare i lumicini che ancora ci ostiniamo a tenere accesi nei nostri cuori affranti.

Siamo convocati a sperimentare quella Parola che ci avvertì: “Per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato”.

È il Getsémani, per tutti, ma dobbiamo considerare la nostra beatitudine: poiché se siamo pressati dalle porte degl’inferi significa che ancora siamo di Cristo e non del mondo!

Non è facile resistere, ma se c’è una cosa che si impara lungo il cammino di continua conversione (perché questo è la vita di fede) è che ci sono momenti in cui manca tutto e le forze vengono meno, l’amore pare dissolto nel nulla, i motivi per andare avanti sembrano non esserci mai stati; ecco, in quei frangenti di vita si rimane spogli di fronte alla realtà che incombe, proprio come Nostro Signore nell’orto degli ulivi. Ma quando persino la Grazia ti viene momentaneamente sottratta una cosa sempre rimane all’uomo: la volontà.

La volontà di rimanere attaccati a Gesù, poiché solo Lui ci salva; la volontà di alzarsi dal letto al mattino perché un giorno abbiamo risposto alla Sua chiamata a seguirLo, pur senza sapere quale fosse (e quale sarà) l’approdo in questa vita, ma certi del nostro destino eterno, poiché Lui è Via di Verità e Vita e allora poco importa dove condurrà la Sua sequela.

A questa volontà, che è propriamente nostra e che Dio prova nella nostra libertà di fidarci di Lui, aggrappiamoci con tutte le forze rimasteci, che nessuno, uomo o demone, può portarcela via.

Sia la nostra volontà di stare con Cristo Sacramento e preghiera laddove ci è possibile e si riesce, ma in ogni caso sia la nostra volontà di essere Suoi, nonostante si cada ad ogni passo nel seguirlo, pur strisciando e trascinandosi su gomiti sanguinanti volerGli stare dietro; con la tenacia di chi altrimenti sa ch’è disperato; con l’ostinazione del mulo (ché questo è l’uomo), la cui perseveranza però verrà ricompensata.

Sia la nostra, infine, la volontà di non abbandonarLo anche quando tutti intorno a noi sembrano andarsene e stare bene, meglio, lontani da Lui, e ricacciare in gola al maligno la tentazione di scappare via dicendo, insieme a Pietro: “Signore e dove potremmo andare? Tu solo hai parole di vita eterna”!

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