Paternità

Morti di sonno

Oggi all’asilo si fa solo mezza giornata, perciò vado a prendere mio figlio subito dopo il pranzo e me lo porto a casa.

La giornata, pur autunnale, è bella e la temperatura mi permette di andarlo a ritirare in bicicletta.

Durante il tragitto gli faccio le domande di rito (quelle commissionate dalla moglie): “Hai mangiato? Cos’hai mangiato? Hai fatto la pipì e/o la cacca?”, a cui il pargolo risponde in maniera riluttante e contraddittoria.

Quindi gli faccio le mie domande, quelle da papà: “Ti sei divertito all’asilo? Hai giocato? A cosa hai giocato?”, a cui risponde con maggior sollecitudine e dovizia di particolari.

Non troppi, per la verità, perché barcolla dal sonno, tanto che appena smetto di fargli il terzo grado si chiude in un silenzio sospetto e presto vedo che inizia persino a ciondolargli la testa: per fortuna che siamo arrivati.

Lo tiro giù dal seggiolino anteriore della bici che è ancora sveglio (ancora per poco); i due passi che facciamo nel box lo ridestano un po’ dal torpore e subito inizia a chiedermi, con voce impastata, se può giocare con gli omini del LEGO una volta a casa.

Io sorrido tra me e me vedendolo sbadigliare, per quella sua ostinata volontà di rimanere sveglio nonostante sia ciucco di sonno, e pur comprendendo il suo desiderio bambino di continuare a giocare, ad oltranza, so anche che ha bisogno di riposarsi, ed oggi in modo particolare, ché nel pomeriggio lo attende la sorpresa di una festa di compleanno organizzata ai gonfiabili, per i quali ha una vera passione, perciò glielo ripeto con perentorietà: appena arrivati a casa andrà subito a fare il sonnellino.

Al che lui si ribella stancamente ed inizia a frignare, ed anche una volta giunti continua a lamentarsi mormorando, mentre gli tolgo le scarpine, mentre gli faccio fare pipì, mentre gli cambio i vestiti, persino mentre lo metto nel suo lettino, dove girandosi si avvolge volentieri nella copertina, e mentre gli tiro giù la tapparella per fargli buia la stanza sento che è già partito: se la dorme della grossa per quanto era stanco.

Allora gli chiudo la porta della cameretta e sussulto al pensiero che d’un tratto mi balza in mente, perché pure l’uomo fa così come il mio bimbo: anche lui quando sente che giunge il momento di lasciare questo mondo, resiste al riposo eterno. Ancora affamato di quella vita così come lui la conosce, recalcitra davanti alla morte anziché abbandonarsi con fiducia alla volontà di quel Padre che nel Figlio ha tramutato persino la dipartita dei suoi figli in un atto di misericordia.

Poiché in Cristo, il morire dell’uomo non è che un breve sonno, al risveglio del quale lo attende una Festa.

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