Paternità

Una domanda puntata alla tempia

Ecco.
Sapevo che prima o poi il momento sarebbe arrivato.

Era inevitabile d’altronde, poiché quella è una di quelle domande che prima o poi ineluttabilmente arrivano, e ti lasciano lì, nei panni di genitore, come un ostaggio con la pistola puntata alla tempia davanti a tuo figlio che ti guarda come si guarda ad un oracolo, in attesa della tua sentenza di verità assoluta a cui abbeverarsi per acquietare i moti del suo cuoricino inquieto.

Ed io, forse forse, me l’aspettavo, presentivo che presto sarebbe giunta quella questione a farsi affrontare. Perché a furia di giocare con i dinosauri, a leggere di ere geologiche e a raccontargli di preistoria, prima o poi uno ci arriva a porsi quella domanda.

E poi ha iniziato la scuola, ed anche lì, presto o tardi, l’argomento viene trattato.

E poi c’è mio papà, suo nonno, che lui frequenta tanto volentieri e dalle cui labbra pende per quel suo immenso sapere sulle cose di natura e sugli animali. Mio padre il naturalista, mio padre lo scettico, quello che dubita dell’esistenza di Dio, ma che ha certezze incrollabili sulle teorie di Darwin.

Ecco.
Ieri pomeriggio, mentre manco a dirlo stava giocando con i suoi dinosauri, il mio figlio maggiore ad un tratto mi ha sparato a bruciapelo quella domanda: “Papà, ma è vero che prima noi eravamo scimmie?”.

E tu sbianchi, e mentre soffochi una rispostaccia che per lui sarebbe incomprensibile (scimmia sarà tua sorella!), traccheggi in cerca di ordine tra i pensieri: perché è vero che più o meno ci avevi già ragionato su cosa gli avresti detto quando fosse venuto fuori quell’interrogativo, ma ora che ti ci trovi davanti tutti gli schemini che t’eri preparato paiono irrintracciabili.

Così, come al solito, finisci per improvvisare.

E cominci boccheggiando che ci sono due spiegazioni: c’è la spiegazione di Dio, il quale ci dice di essere Lui nostro Padre e Creatore, che ci ha plasmato con le Sue stesse mani, ha infuso in noi il Suo stesso Spirito per farci vivere, e che ci ha creato infinitamente superiori agli animali, ma soprattutto infinitamente liberi, tanto liberi che possiamo scegliere se essere buoni ed amare come Gesù (ed essere davvero felici), oppure comportarci peggio delle bestie, odiando e facendo il male come nemmeno gli animali fanno (e sicuramente non essere felici).

Poi c’è la spiegazione dell’uomo, il quale dice invece che i nostri antenati erano delle scimmie, animali schiavi dell’istinto, privi d’intelligenza ed incapaci di comunicare, proprio come gli scimpanzé che stanno nella foresta.

Ora: Dio ha mandato Gesù, il Suo proprio Figlio, come prova vivente che l’uomo è fatto ad immagine di Dio, mentre gli scienziati pur avendo cercato e cercato per lungo tempo, non hanno mai trovato le ossa di uno degli scimmioni che dicono siano i nostri antenati (non esiste, infatti, il cosiddetto “anello mancante” tra l’uomo e la scimmia).

Si guardi quindi il gorilla, e poi si guardi Gesù: a quale dei due crediamo di assomigliare di più?

Ma soprattutto: sull’esempio di quale dei due vogliamo che il nostro modo di vivere somigli?

E menomale che mio figlio ha scelto Gesù.

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