Fede

È giovedì

Ormai è tardi, anche qui al mare: il pomeriggio declina già nella sera e la luna già incalza il sole nel cielo perché lasci il posto all’imbrunire.

Ancora illanguidito mollemente sulla sdraio boccheggio a mia moglie un impastato: “Andiamo?”, con la segreta speranza che mi risponda di no, non ancora.

E invece lei si alza ed inizia a racimolare i frammenti di famiglia sparsi un po’ ovunque sulla spiaggia: santa donna.

Traccheggio, fingendo di seguire il buon esempio della sua solerzia, e volgendo pigramente lo sguardo intorno mi accorgo di come anche tra gli altri avventori del litorale pare che i ruoli vadano distinguendosi in maniera naturale: le mamme ricompongono i bimbi stanchi, sporchi e bruciacchiati, mentre i papà riordinano la porzione familiare di spiaggia cosparsa di attrezzi ludici, buche e macerie di sabbiose costruzioni.

E ad uno sguardo torvo tale paesaggio potrebbe apparire inverno una metafora di questo povero mondo: civiltà d’automutilata memoria in rapida regressione verso la decadenza di una rinnovata barbarie, appena prima che cali il sipario di una notte forse eterna.

Abbandonato nella contemplazione di questo quadro immaginifico vengo però crudamente rappreso alla realtà contingente dall’occhiata severa di mia moglie fissa sul mio volto inebetito, ed il suo muto rimprovero mi sloggia dalla sdraio per calarmi con partecipazione nel ruolo di riordinatore.

È così che, raccattando secchielli e formine e riappiattendo con improbabili palette di plastca dossi ed avvallamenti, aggrappo un ultimo brandello di pensiero e mi rincuoro dicendomi come forse sarà medesimamente anche al crepuscolo di questi tempi inquieti, quando, all’estremo richiamo della Mamma Celeste, la creatura rivolgerà nuovamente lo sguardo al suo Creatore: allora sarà il Padre stesso, nel Suo Spirito, a ripristinare l’ordine sulla devastazione del creato, mentre la Madre, nel Figlio, ristorerà i suoi figli dalle scottature della mondana ambizione con il balsamo dell’umiltà, e laverà le loro sozze intimità dalle scorie dell’umana superbia alla sorgente dell’Acqua Viva.

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