Paternità

Peek-a-boo

Così poi ti ritrovi lì, seduto sul divano, di fronte a tua figlia di nove mesi acciambellata in mezzo al suo cuscinone morbido (e “acciambellata” è il termine esatto, visto che si tratta proprio di una grossa ciambella gonfiabile ricoperta da una federa in tessuto morbidoso con disegnini e gadget tattili, tipo plancia di comando dell’Enterprise, ma per bimbi già proiettati “all’esplorazione di strani mondi, alla scoperta di nuove forme di vita e di civiltà, fino ad arrivare là, dove nessun uomo è mai giunto prima”) compiaciutamente perso a giocare al gioco del cucù: con un cuscino in mano che usi come schermo da mettere e togliere tra il tuo faccione ed il suo visino, esclamando a tempo quelle due archetipiche sillabe e rimirando beato ogni volta la sua sbalordita sorpresa nel rivederti riapparire dal nulla dopo essere scomparso alla sua vista.

E quello che ti dà vero godimento è notare come basti un semplice cuscino davanti agli occhi per far credere alla tua amata pargoletta che davvero sei sparito, come per magia, perché realmente lei, non vedendoti, non si rende ancora conto che tu sei semplicemente nascosto, ma crede che tu proprio sia scomparso e non ci sia più.

Così come quando poi ti rivede, ancora ingannata dal trucco del cuscino tolto di mezzo, è rapita di meraviglia nel rivederti ancora lì, ignara del fatto che tu in realtà non ti sei mai mosso.

Allo stesso modo in cui, quando poi ti alzi e riprendi il tuo sfaccendare domestico quotidiano, finché rimani nella stessa stanza in cui anche lei si trova, rimane buona e tranquilla, tutta presa a smanettare i giochini del suo ciambellone, e nemmeno ti degna di uno sguardo, poiché ti sente e sa che sei a portata d’occhio: le basta alzare lo sguardo a conferma della tua presenza vicino a lei, così può dedicarsi alle sue cose rassicurata che tu sei lì, comunque a sua disposizione in caso lei lo voglia.

Poi però cambi stanza, anche solo per un attimo, e lei subito si guarda intorno, cercandoti, e siccome non ti vede, così come quando ti nascondevi dietro al cuscino, pensa che tu sia scomparso e, sentendosi abbandonata, scoppia in pianto, perché tu accorra subito, riapparendo magicamente come sei scomparso.

Perciò ti fermi, sbalordito e un po’ sconvolto anche, poiché in quel momento ti rendi conto come anche tu faccia allo stesso modo con quel Padre di cui sai essere figlio amatissimo: quel Genitore che sempre c’é per te e per ognuno, ma che se per un momento ti nasconde il Suo volto dietro al cuscino di un frangente tribolato di vita, anche tu subito ti senti perso, non avvertendo più sensibilmente la Sua vicinanza, e allora lotti contro il dubbio che Lui non ci sia mai stato, e talvolta inveisci dentro (o anche fuori) recriminando la Sua assenza, oppure immediatamente sbraiti a gran voce, come fa la tua piccina, per richiamarlo a te, che credi se ne sia andato.

Ma invece Lui é lì, forse ancor più vicino: è solo che sta in silenzio, nascosto nelle pieghe delle circostanze misteriose del vivere, ma comunque presente, anzi, proprio in quei momenti presente come non mai.

Perché a differenza di come fai tu con tua figlia, il Padre tuo che è nei Cieli, nel Suo Figlio Vivo è più che mai in terra, proprio accanto a te, ed Egli, al contrario di te, ha un’unica faccenda di cui occuparsi in ogni istante: la tua felicità vera.

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