Storie

La voce della coscienza

Ormai non era più un fanciullo, era diventato un uomo adesso, con oggi era entrato nella società adulta: ora sarebbe appartenuto al mondo.

Il futuro lo aspettava nella città: là avrebbe trovato la ricchezza, la fama, il potere. E la libertà.

Prima di partire, però, volle salutare la sua vecchia esistenza: i prati, che avevano accolto le sue corse spensierate; il bosco, che aveva ospitato i suoi giochi preferiti; ma soprattutto la piccola chiesetta sulla collina, collegio di pacificanti silenzi e rifugio ospitale nei tristi frangenti del vivere. Così decise di salutare un’ultima volta quell’angolo della sua infanzia, quell’asilo ingenuo di un tempo innocente. S’incamminò solerte per il sentiero e salutò i prati verdi, il bosco ed il cielo pulito. Giunse ai piedi della collina e s’inerpicò per raggiungere la piccola chiesetta sulla sua cima.

Si domandò per un attimo se avrebbe provato nostalgia per quei luoghi ameni, testimoni della sua primavera, ma subito fuggì risoluto il ricordo, poiché ormai aveva scelto: sarebbe diventato un uomo autosufficiente ed avrebbe vissuto da libero individuo. Così ingoiò un moto d’involontaria commozione e raggiunse accigliato la cima della collina.

Tuttavia, una volta arrivato, invece della famigliare chiesupola di ruvida roccia non trovò che una pietra scheggiata e coperta di polvere.

Sbalordito e tremante si avvicinò al masso: era una lapide.

Scostò da essa il pulviscolo per leggerne l’iscrizione, ma portava solo una data ed era la medesima di quello stesso giorno.

Poi, sotto la data, lesse il suo nome.

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