Fede

Naso-naso

Ci sono cose che ho sempre fatto con ciascuno dei miei figli.

Cose semplici: piccoli momenti di umana relazione che ho sempre cercato di ritagliare fuori dalla routine della quotidianità per condividerli in esclusiva con ognuno dei miei bambini.

Eppure ci sono cose che con questa mia ultima figlia, la prima femmina, risaltano per la loro vividezza, tanto che, pur essendo esattamente le medesime cose che ho fatto con gli altri (tutti maschi), disvelano però un senso più profondo, rimasto prima nascosto ed ora manifesto.

Forse la causa è proprio lei, o forse sono io che sono cambiato, (magari!) cresciuto un po’. O forse entrambe.

Sta di fatto che una di quelle cose che ho sempre amato fare come padre è condividere momenti di intimità giocosa, a tu per tu, con ciascuno dei miei bimbi ancora piccolini, prima che imparassero a parlare, quando ancora la comunicazione con loro era fatta soltanto di sguardi ed espressioni.

E l’altro pomeriggio, ancora una volta, mi son trovato sdraiato sul lettone con la mia piccolina a coccolarci, a guardarci negli occhi come due innamorati per attimi intensi: lei mi stropicciava la barba ed io sfregavo il mio nasone contro il suo nasino.

Sbattevo veloce la mia ciglia contro la sua e lei ridacchiava beata: ci siamo fissati negli occhi per lunghi momenti, stando quasi bocca a bocca (letteralmente “ad oris”), in quel rimanere uno di fronte all’altro che lega profondamente nel reciproco sentimento un padre con sua figlia.

È stato proprio in quella circostanza che mi sono sorpreso con lei rifrangente la relazione Trinitaria, e mi è stata così data l’opportunità di comprendere un po’ meglio quel mio saltuario stare in adorazione Eucaristica, adorazione del Padre attraverso il Figlio: il rilasciarsi con abbandono filiale al Suo paterno sguardo d’amore.

Rimanere lì, immersi in un profondo intreccio di reciproci sentimenti, a fare “naso-naso” con Dio.

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