Fede

Come dice la Mamma

È incredibile quanto mio figlio, il mezzanello, riesca a mettermi alla prova ogni singolo giorno.

Fa sempre le stesse cose, esattamente quelle che sa di non dover fare: poiché glielo ripeto ogni volta che non si gioca a tavola, specialmente a fare i travasi col bicchiere del fratello, e non ci si toglie il giubbotto a rovescio e lo si sbatte là, in qualche modo, ma lo si appende all’attaccapanni. E non ci si lavano le mani nel bidét, anche se è più comodo, ché il lavandino è ancora troppo alto, così come non si mangia la carta, specialmente quella dei libri, anche se sono i suoi. E quando si cammina per strada si dà la mano al papà e non si scappa via, che è pericoloso, e si sta seduti composti, che sennò poi ti viene la scogliosi…

Sì, lo so: sono stato bambino anch’io e me lo ricordo bene di quando anche i miei genitori mi sembravano un disco rotto, di quando pur me lo ripetevano in continuazione che tutto ciò che mi dicevano era nel mio stesso interesse, perché desideravano che crescessi bene cosicché fossi felice.

Ecco, adesso lo comprendo: era perché mi amavano.

E in quanto genitore mi sto rassegnando anch’io a dover ripetere sempre le stesse cose ai miei figli. Un po’ come fa la Mamma Celeste da cent’anni e più in ogni sua terrena apparizione.

E credo di capire solo ora che per entrambi il movente sia la speranza che prima o poi ci ascoltino, benedette creature, e finalmente obbediscano.

Santa pazienza!

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