Libri

Papà senza controllo

Miniatura PSC

di Maddalena Negri

La nuova fatica letteraria dell’instancabile Andrea è un agile libro di 154 pagine, dal titolo “Papà senza controllo – o dell’essere padri e non Padreterni” (edito da Berica Editrice, per la collana Uomovivo).

In questo suo nuovo volume il nostro autore, saltellando come un elfo da un aneddoto all’altro, parla di paternità e di figliolanza, di vita ordinaria e straordinaria sofferenza, e di molto altro ancora, ma col suo stile avvincente e sbarazzino sempre riesce a rendere edibili anche i bocconi più amari della dura realtà, la quale talvolta rivela l’immaginifica avventura della vita.

Da una prospettiva sempre più matura e consapevole, l’ormai eptapapà affronta il tema della paternità proprio in quei suoi aspetti più ostici da accettare ed ecco che allora ogni capitolo offre un tema diverso e una “perla” da assaporare: il controllo, immancabilmente disilluso dalla realtà; la Verità, che rende liberi, ma impegna anima e corpo; il senso del dolore e della morte, che solo in Cristo possono trovare significato; l’ambizione al Cielo, perché solo puntare in alto fa crescere davvero; la Misericordia Divina, perché un Padre cerca sempre di “aggiustare” ciò che il figlio distrugge; la Divina Giustizia, poiché “la misericordia, disgiunta dalla giustizia non è amore, perché non fa il bene dell’amato”; il valore dell’obbedienza, che nasce da un comando che è sempre dato per amore; l’abbandono fiducioso, che nasce dalla liberante consapevolezza di essere “soltanto creature”; la divina Volontà, per cui dovremmo avere la medesima solerzia dei bimbi all’annuncio in tv del proprio cartone animato preferito; ed infine l’ultimo capitolo, che è un estemporaneo tuffo nel passato dell’autore.

In un susseguirsi di rimandi tra terra e Cielo, il padre terreno guarda a quello Celeste, nel tentativo di imitarne le mosse coi propri figli, nonostante gli svariati limiti imposti dal proprio essere creatura e non Creatore: scopre così come, mentre impara giorno dopo giorno ad essere padre, spesso gli atteggiamenti propri (come di ogni creatura umana) nei confronti del Padreterno assomiglino a quelli dei propri figli verso il loro genitore.

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Libri

Padri migliori e come diventarlo

Copertina

Prima di accingermi alla scrittura di qualsiasi cosa destinata alla pubblicazione, sia esso un articolo od un libro, pongo a me stesso sempre due domande: “Andre, hai realmente qualcosa da dire (d’intelligente, intendo)?”

Ed in caso di risposta affermativa: “Mio caro me-stesso, davvero ritieni che il mondo abbia DAVVERO bisogno di un altro articolo/libro?”

Al che il mio simpatico ed incoraggiante alter ego mi fa sempre segno con gli occhi in direzione dei mattoncini di LEGO, come a spingermi ad una scelta di vita: “Veramente preferisci imbrattare ancora carta anziché impiegare il tuo tempo in qualcosa di veramente proficuo (tipo la costruzione di una casetta medievale o magari di un bel “tie fighter”)?

E spesso, in quella situazione, guardo negli occhi l’amichevole me-stesso in versione motivatore e, dopo un attimo di sofferta riflessione, esclamo con fare solenne e ad un tempo sbarazzino: “E LEGO sia!”.

Capita però che talvolta, in preda ad un impulso d’incoscienza, io mi ritrovi a rispondere malauguratamente sì ad entrambi i due quesiti del mio personale codice deontologico da scrittore, e così finisce che al mondo poi toccherà smaltire altra verbosa “indifferenziata” alacremente prodotta dal sottoscritto.

Così è successo per questo ulteriore mio libro, allo stesso modo in cui sta accadendo giusto ora, caro il mio fiduciosamente ingenuo lettore, per questo insulso articoletto con cui mi appresto alla sua promozione.

E tuttavia, adesso che il libro è irrimediabilmente pubblicato ed acquistabile nelle migliori librerie nonché comodamente on-line, tenendone in mano la copia con dedica alla mogliettina e sfogliandone compiaciuto le tribunizie pagine, confesso che sì: quando risposi positivamente alle due suddette domandone avevo realmente qualcos’altro da dire (di presuntamente intelligente) sull’essere genitori, e che pure credo ancora che il mondo abbia davvero bisogno d’essere modestamente illuminato da un ulteriore mio scritto (se per caso avete sentito anche voi la fragorosa risata del mio sapido alter ego a questa mia ultima affermazione, fate come me: ignoratelo).

Poiché oggigiorno siamo bombardati da ogni parte da messaggi neanche più tanto subliminali che scoraggiano in ogni desinenza possibile la scelta di accogliere e prendersi cura di una nuova vita: la pressione sull’uomo, in particolare sul genere maschile, nel giocare sempre più al ribasso nell’assunzione di doveri e responsabilità in luogo di presunti “diritti” (che nemmeno si possono chiamare desideri, poiché nulla più che insane voglie, terribilmente inclini a diventar, senza soluzione di continuità ed in tempo zero, vizi) è oltremodo asfissiante, tanto da aver ormai assuefatto la mentalità comune a farsi pervicace promotrice di disvalori che soltanto pochi decenni fa sarebbero stati impensabili.

Perciò oggigiorno è tutto un presumersi capaci di ogni traguardo, dimenticando di essere invece ontologicamente difettosi (tanto che accennare ad una natura umana ferita dal peccato originale fa scattare per chi si arrischi il pericolo di rogo immantinente), e l’illusione di avere il pieno controllo di ogni ambito della propria vita, e quindi di poterne disporre a proprio piacimento e volontà, secondo l’umore del momento, è opinione comunemente condivisa, data per scontata su molti aspetti e circostanze del vivere.

Ecco perché al giorno d’oggi scegliere di essere genitori è un vero e proprio atto rivoluzionario, ma anche testimonianza più che mai necessaria per ribadire con resilienza ed una volta di più che no: il destino dell’uomo non è l’estinzione, ma la comunione eterna con il Dio della Vita.

Ecco perché oggi più che mai occorre essere padri (e madri) senza l’ambizione al controllo, sulla propria come sull’altrui vita, ma invece bisogna ritornare consapevoli di essere soltanto, di fronte ai propri figli, creature e non creatori (ché il vero Genitore di ciascuno è un Altro, e l’unica nostra responsabilità e destinazione, come genitori, ma prima ancora come Suoi figli, è il ritorno a Lui).

Perché soltanto smettendo i falsi panni da presunti padreterni avremo la possibilità di accorgerci quanto sia bello e davvero liberante essere soltanto padri che, cercando di vivere nel fiducioso abbandono alla provvidenza di quel Dio di cui agli occhi dei nostri figli siamo primissima immagine, potremo ultimamente accorgerci di quanto dia gioia e pienezza di vita esserGli figli.

E figli amatissimi.

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Vita

Te Deum

Alla fine poi è passato ‘sto (letteralmente) fatidico duemiladiciassette e, come dice la nonna di Hip nel cartone dei Croods, siamo “ancora vivi!”.

Già, perché dalle previsioni pareva che quest’anno dovesse succedere chissà che cosa e invece poi, a ben guardare, in effetti ne sono successe solo “di ogni” (che, come al solito, la realtà si rivela avere sempre più immaginazione della fantasia).

E ne sono accadute veramente “di ogni” soprattutto sul piano spirituale, che, com’è noto, anticipa ed è prodromo per la elevazione o, in questo caso, la degenerazione sul piano materiale.

È proprio a questo proposito che al crepuscolo di quest’anno (letteralmente) fatidico, intendo innalzare la mia indegna lode a Dio:

Nonostante i venti di una guerra imminente, innanzitutto, che spirano sempre più inevitabili qui in occidente, perché mi hanno dato occasione quest’anno di riconsiderare più profondamente il valore della pace vera, quella che viene solo dal Sacratissimo Cuore di Cristo, l’unica in grado di allietarti nella tribolazione, quella che lo Spirito Santo insuffla nella tua vita se per primo cerchi tu la pace nelle tue relazioni quotidiane, quelle della vita spicciola, con la tua consorte e la tua prole prima di tutto, che già quando riesci a preservare la pace nella tua famiglia sei ricco di una ricchezza che nessun conio può acquistare.

Nonostante l’estenuante, martellante e sacrilega esaltazione dell’eresiarca sassóne a discapito di una degna celebrazione della Madre Celeste nel centenario delle sue apparizioni a Fatima (il cui Santuario è stato ulteriormente sfregiato dall’ennesima profanazione proprio in occasione del Natale di Gesù con l’allestimento di un presepe lesbo), perché mi ha riacceso in cuore una rinnovata venerazione per la Madonna, non solo nell’affezionata veste di Madre amorosa ed angosciata per la sorte dei suoi figli, ma in particolare per il suo essere icona verace e perfetta di Donna, a cui oblare ancor più il proprio cuore in imperitura sudditanza d’amore.

Nonostante il carnaio dilagante e perverso che lorda capillarmente questo vecchio mondo dai valori ormai rovesciati, nel quale non c’è più freno morale al compimento della più bieca bestialità e dove si persegue con accanimento l’innocenza e la virtù, perché mi ha infiammato di devozione verso la santità castissima di San Giuseppe, mirabile ed eccellentissimo modello di sposo e padre, ma ancor più incarnazione di vero maschio nel preservare contro ogni immondizia il proprio essere uomo fatto a immagine divina, preferendo il silenzio alla mormorazione, la pazienza alla ribellione, il nascondimento alla vanagloria, il pudore all’impurità.

Ti lodo e Ti rendo grazie mio Signore, perché anche nel miserevole spettacolo della Tua Sposa che si prostituisce al secolo disprezzando la Verità di sempre per la fregola di false ideologie già ripassate al mondo, mi concedi una preziosa opportunità di comunione con Te in questa rinnovata Passione che Tu stesso Capo rivivi in quel Tuo Corpo mistico che è la Tua Chiesa, e così, come un figlio che si vede tradito ed abbandonato, mi fai partecipe del Tuo amore sofferente per questa Madre a cui prude “riformarsi”, ossia di darsi qualsiasi altra forma purché non sia la Tua.

Ma più si rinnega il Mistero ineffabile della Transustanziazione, più mi risulta evidente quanto necessario sia per la mia vita il nutrimento Eucaristico.

Più viene nascosta la grave realtà del peccato sotto la coperta di una falsa misericordia e più mi è indispensabile sperimentare il Tuo perdono nella frequenza al Sacramento della Penitenza.

Più viene “reinterpretato” il Tuo bimillenario Magistero per piegarlo alla condiscendenza col mondo e più mi morde la fame per ogni Parola che esce dalla Tua bocca, e così mi è prezioso più che mai abbeverarmi al tuo Vangelo, e scopro la bellezza della preghiera nella lingua della Chiesa di sempre, e mi ritrovo a recitare il Credo sull’attenti e con la mano sul cuore, perché istintivamente ora lo riconosco come l’Inno di quella Patria Celeste a cui realmente appartengo mentre sempre più chiaramente mi rendo conto di quanto il tempo (e questo tempo in particolare) sia luogo d’esilio rispetto all’eternità.

Ecco per cosa in particolare voglio rendere lode a Dio in quest’anno morente dimostratosi (letteralmente) fatidico: poiché tutto l’inaudito occorso in questi lunghi, spossanti mesi ha esacerbato una crisi globale dalle tinte davvero apocalittiche, che ha già visto nella demoralizzazione materiale il riflesso di una originale decadenza spirituale, in maniera quasi sistematica (che se in Vaticano si mina la vita, il matrimonio e la famiglia, di conseguenza poi si legifera a Roma, e secondo quella dinamica mistica “urbi et orbi”, ciò che viene decretato nella capitale del Regno spirituale ha poi valenza d’imprimatur per tutto il mondo materiale, con una  conseguente minore o maggiore libertà data a chi di quello ne è il principe), ma il tempo di crisi, se colto in prospettiva profetica – con gli occhi cioè di Colui che regge le sorti della storia – è anche un tempo di opportunità.

L’opportunità di ritornare all’essenziale, abbandonati da una gerarchia che ha smarrito la Via, siamo chiamati ad uscire da una religiosità formale per ritornare ad una fede vissuta: veramente incarnata nella vita di ogni giorno.

Già lo scrissi: in un tempo dominato da una vera e propria emorragia apostasica del clero, in cui la “ekklēsía” si liquefa, la comunità va riassunta nella chiesa domestica, preservata innanzitutto nella relazione sponsale, responsabilità che voca i laici, in questo contesto contemporaneo in cui realmente le porte degli inferi premono su ogni aspetto della quotidianità, ad un impegno totalizzante, ma che vale ogni pena, poiché veicolo privilegiato della relazione con Cristo e strumento per la nostra salvezza personale.

Perciò Ti lodo Signore, e ti prego: aumenta la mia poca fede e conserva in essa me e la mia famiglia nella perseveranza fino alla fine, perché sai com’è, mi preme un po’ la salvezza, e  l’anno che viene porta già con sé la nefasta eredità di quelli appena trascorsi, lasciando intuire per i mesi all’orizzonte un ampio margine di peggioramento.

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Cronache

Armageddon

«Ecco, Io vengo come un ladro. Beato chi è vigilante e custodisce le sue vesti per non andare nudo e lasciar vedere le sue vergogne» (Ap 16,15)

Ragazzi che bordello: pare davvero che si siano dati tutti appuntamento per un rave party in medio oriente.

I primi a cominciare, come al solito, sono stati gli americani, che obbedienti a quei frignoni dei loro padroncini di Sion, dopo Egitto e Libia, hanno deciso di esportare la demokrazia anche in Siria.

Ovviamente i cagnolini europei si sono accodati in gruppo, mentre Israele e Turchia hanno approfittato del casino per allungare le mani sulla torta che erano sicuri di potersi spartire quasi aggratis per iniziare ad intingere il dito nella crema.

Poi però, quando già gli avvoltoi pregustavano quella che sembrava dovesse essere ben presto soltanto una carcassa, è arrivata la Russia a rompere le uova nel paniere a tutti.

E come quando si getta un fiammifero in un formicaio è esploso il panico tra le formiche e sono cominciati i voltafaccia e le pugnalate alla schiena ed ancora oggi i cambi di alleanze sono tante e tali che si fa fatica a capire chi gioca con chi.

La Turchia ha piantato gli USA e si è schierata con la Russia, ma col beneficio d’inventario, nel caso dovesse presentarsi l’occasione di accoppare ancora un po’ di curdi.

L’Egitto, dopo aver assaggiato i benefici della pax amerikana, ha preso l’accortezza di allearsi con la Russia ed ha perciò inviato un po’ di soldati e mezzi pesanti in Siria pure lui.

Iran e Libano erano e rimangono nemici storici di Sion, ed in tali circostanze hanno saldato alleanza ancor più stretta con la Russia, al netto del fatto che in Siria erano già presenti da un pezzo insieme alle milizie irakene e di hezbollah.

E mentre Israele bombarda impunemente presunte postazioni militari iraniane sul territorio siriano, la Baldraccona di Sion, dopo aver preso schiaffi da chiunque su tutto il territorio nonostante i fantastiliardi di dollari sprecati per creare, armare (ed ultimamente far evacuare di nascosto) la sua abominevole genìa terroristica, ora ha la faccia tosta di arrogarsi il merito di aver «debellato l’ISIS in Siria», deufradandolo spudoratamente alla Russia.

Russia che ora, dopo aver purificato la regione da Daesh, vorrebbe anche (e giustamente) riportare a casina i suoi soldati, ma che non può, vista la ressa di militari da ognidove che ancora affollano il paese.

Non ultimi gli USA, che hanno sfacciatamente dichiarato di volerci rimanere in Siria, fino a quando aggrada loro.

E allora capite bene che diventa difficile sganciarsi da questa fogna, tanto più che ora Israele è diventata amicissima dell’Arabia Saudita in funzione anti-libanese ed anti-iraniana (con il beneplacito degli Stati Uniti, ça va sans dire); Arabia che è impelagata anche sul fronte yemenita (dove adesso è pure scoppiata una faida aperta tra sunniti e sciiti che rischia d’incendiare tutto il MO) e che si è sfondata di debiti con gli americani, facendo fronte comune con gli altri stati produttori di petrolio nella regione per escludere il Qatar, che quindi è andato a rifugiarsi sotto le gonne dell’Iran, il quale ovviamente ha accolto a braccia aperte un alleato così prezioso.

Ultimo in ordine di tempo a schierarsi è stata la Cina, che ha inviato in aiuto della coalizione russo-siriana un contingente di truppe speciali al grido di “Olé: tutti in Siria!”

Ragazzi, che bordello davvero: russi, siriani, cinesi, libanesi, iraniani, iracheni, turchi, egiziani, curdi, israeliani, sauditi, yemeniti, qatariani, afgani, americani, inglesi, francesi ed una manciata di altri soldatini europei, tutti raccolti, come Gog e Magòg, pericolosamente vicino a quella Piana di Meghiddo di biblica memoria…

«Il sesto angelo versò la sua coppa sopra il grande fiume Eufrate e le sue acque furono prosciugate per preparare il passaggio ai re dell’oriente. Poi dalla bocca del drago e dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta vidi uscire tre spiriti impuri, simili a rane: sono infatti spiriti di demòni che operano prodigi e vanno a radunare i re di tutta la terra per la guerra del grande giorno di Dio, l’Onnipotente.

E i tre spiriti radunarono i re nel luogo che in ebraico si chiama Armaghedòn. Il settimo angelo versò la sua coppa nell’aria; e dal tempio, dalla parte del trono, uscì una voce potente che diceva: “È cosa fatta!”. Ne seguirono folgori, voci e tuoni e un grande terremoto, di cui non vi era mai stato l’uguale da quando gli uomini vivono sulla terra. La grande città si squarciò in tre parti e crollarono le città delle nazioni. Dio si ricordò di Babilonia la grande, per darle da bere la coppa di vino della sua ira ardente».

(Ap 16,12-19)

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Libri

Il Panda Oltralpe

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Una volta alzatosi dal divano il Panda sembra inarrestabile: c’ha addosso un’inerzia tale che lo ha fatto scollinare oltralpe, dove dalle librerie della Grandeur già occhieggia minaccioso i cugini francesi esortandoli a ritornare veri Galli…

Da alcuni giorni è infatti uscita in francia la versione in lingua d’Oïl de La sindrome del panda per i tipi delle Éditions Des Béatitudes, della cui edizione di seguito proponiamo l’introduzione a cura di padre Michel Martin-Prével.

Prefazione a “Le syndrome du panda”

Sono decenni che la differenza tra uomo e donna alimenta la letteratura, le cronache, gli articoli ed i film, per non parlare poi del best-seller di John Gray: “Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere”, il quale ha fatto sì prendere coscienza – in controtendenza rispetto alla vulgata egualitarista – dell’irrimediabile distanza tra i due sessi e quindi della difficoltà a comprendersi l’un l’altro, ma senza tuttavia avviare una soluzione all’inevitabile relazione divenuta troppo spesso conflittuale tra i mariti e le loro mogli.

Se gli uomini provengono da Marte e le donne da Venere, infatti, lo svantaggio è che questi due pianeti non si incontrano mai e, al di là delle risate che le differenze tra l’uomo e la donna possono generare, questo libro altrettanto umoristico si apre invece ad un ulteriore approfondimento: com’è che gli uomini e le donne hanno tanta attrazione gli uni per le altre?

L’autore di questo divertente saggio è uno di quei papà (di tre bambini) figlio del suo secolo, che racconta le sue riflessioni e le sue esperienze di vita da uomo, da marito e da padre, mescolando la correttezza dell’analisi con l’umorismo della sua situazione di maschio italiano in una società occidentale femminista e androfobica.

Il mistero dell’uomo qui è confrontato con il mistero della donna e gli appartenenti ad entrambi i sessi troveranno in questo libro di che essere piacevolmente intrattenuti da uno sguardo così acuto sui rispettivi generi.

Per questo padre, che riflette ad alta voce, il panda rappresenta il maschio odierno, spalmato sul suo divano, tra birra e TV: l’uomo come specie in via di estinzione «secondo una mentalità dominata da un femminismo radicato, egli sempre una bestia rimane, ma sdentata e con gli artigli monchi ha smesso i panni dell’orso in favore di quelli più comodi e condivisi dell’orsacchiotto. Pover’uomo, fa quasi tenerezza. Proprio come un panda».

Ma ritornando sull’uguaglianza – incredibile geneticamente parlando – e sulle neuroscienze che descrivono la perfetta parità tra uomo e donna, si resta stupefatti da questa meraviglia a forma di cromosoma Y che rende nonostante tutto la differenza ed il fascino del comportamento sessuato.

Ho riso così tanto leggendo queste descrizioni nelle quali davvero ognuno ha la possibilità di ritrovarsi: l’uomo “multiswitch” e la donna “multitasking”, l’uno “input” e l’altra “output”, il cervello maschile con gli emisferi più differenziati, quello femminile con emisferi più interconnessi, l’uomo che sposa la moglie desiderando che non cambi mai e la moglie che sposa il marito con il segreto desiderio di cambiarlo, e, riguardo l’autorità, l’uomo che incute rispetto e la donna che ispira fiducia.

Perché allora impantanarsi nella guerra dei sessi, quando invece il piano del Creatore risulta così chiaro leggendo quel “libretto d’istruzioni” che è la Genesi, riferimento biblico davvero unico destinato ad ogni uomo e donna?

Personalmente ho ritrovato in questo libro-testimonianza gli stessi accenti di verità contenuti nella teologia del corpo e del matrimonio così come proposta dal santo Papa Giovanni Paolo II: la descrizione di Adamo e di Eva, nella promessa fatta loro da Dio, nella svolta incresciosa che hanno preso e che ha reso la loro strada tutta in salita, e infine il loro incredibile riscatto in Cristo, sollecita il nostro autore a fornire all’uomo d’oggi una soluzione per non restare più subordinati ad una figura femminile inappropriata poiché mascolinizzata e a non contrapporsi più alla donna, bensì a spendersi per lei, che semplicemente attende d’essere nuovamente ascoltata e protetta.

Secondo l’autore di questo bel libro, l’uomo ritorna ad essere uomo vero facendosi padre sull’immagine del Padre, nella esempio della Sua autorità esercitata con Giustizia e Misericordia.

Egli esorta perciò gli uomini ad alzarsi dai propri divani, poiché è giunto il momento di riprendersi quel giusto ruolo che le donne si aspettano da loro.

A questo proposito l’autore confessa di aver imparato molto dal suo essere padre per essere un marito migliore, ma forse altri potrebbero fare l’esperienza inversa: impegnarsi a diventare mariti migliori per vivere al meglio anche la propria paternità.

In entrambe le prospettive l’obiettivo è quello di riguadagnare la fiducia dell’altro sesso così da tornare ad incarnare i rispettivi ruoli in una relazione recuperata alla sua originaria complementarità: la Donna di Cana ha saputo dare fiducia al Figlio dell’Uomo, perché Egli manifestasse la Sua autorità e la Donna dell’Apocalisse è stata da Lui protetta da ogni male.

E nell’attuale avanzamento della cultura della morte contro la famiglia, è oggigiorno un bene sentir ridefinire i ruoli specifici dei due generi e rendere vero omaggio quella “natura” – scritta però con la “D” maiuscola – che ha così bene creato l’uomo per la donna e viceversa.

P. Michel Martin-Prével, Communauté des Béatitudes

Per la versione originale leggi: Le syndrome du panda

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Storie

Che post del Caos

Dal nulla non si fa nulla e il caso non esiste.

Queste due granitiche certezze nella mia vita che giusto l’altro giorno hanno trovato ennesima conferma grazie alla figlia treenne che si è rivelata strumento d’illuminazione.

La pseudopodica figlioletta, la quale evidentemente ha ereditato i geni entropici della madre (che chi ha letto qualcuno dei miei libri sa essere l’incontrastata Regina del Caos), era seduta al tavolo, imprigionata nella sua stokke verde con cinturino di sicurezza, giusto nell’attesa che le capitasse a tiro qualche cosa da pasticciare, distruggere, strappare o rovesciare.

La mia amata consorte, con cuore di madre, stava accingendosi a preparare il desco ed ha appoggiato sul tavolo un barattolo di piselli.

Neanche a dirlo: la pargoletta prensile non riusciva a raggiungere l’agognato oggetto di devastazione, così si è aggrappata alla tovaglia e s’è trascinata a portata il barattolo con l’unico premeditato fine di rovesciarne l’intero contenuto sul tavolo.

Disastro: in una frazione di secondo, sotto i miei occhi sbarrati, un oceano di pallini verdi si è distribuito a caso rotolando velocemente su tutta la superficie del piano, mentre una lama di luce mi penetrava la mente soffocando ogni mia reazione furiosa nei confronti dell’indomita erede, della madre incauta e della sorte avversa, poiché in quell’istante di disordine improvviso una certezza ha afferrato il mio pensiero e mi ha condotto vorticosamente nei meandri di un’inutile astrazione.

Davvero il caso non esiste (e nel caso fosse esistito, tranquilli, perché ne avrei comunque sposata io la personificazione).

L’universo è regolato dall’imprescindibile legge di causa-effetto.

Ogni accadimento è lo sviluppo temporale di un altro avvenimento che l’ha causato.

Lo spettacolo che si dispiegava ai miei occhi non poteva essere attribuito al caso, poiché è l’uomo che ha coniato questo termine per definire ogni coincidenza che non riesce a prevedere, ma l’imprevedibilità di un avvenimento non dipende da uno sviluppo temporale che prescinde la legge di causa-effetto, dipende solo da uno sviluppo temporale che la conoscenza non riesce a misurare, ordinare, controllare e quindi prevedere.

L’uomo ha il controllo della realtà che lo circonda perché attraverso la misurazione delle diverse dimensioni fisiche riesce a prevedere gli effetti a cui queste, interagendo tra di loro, danno luogo.

La conoscenza umana si blocca nel momento in cui non ha più la possibilità di misurare il mondo fisico: in quel momento entra in gioco l’imprevedibilità.

L’uomo è in grado di misurare l’universo utilizzando l’unità di misura più piccola che conosce: la particella. Tutto ciò che è più grande di una particella è misurabile in termini di particelle stesse; tuttavia proprio queste ultime risultano imprevedibili, poiché per misurarle sarebbe necessario disporre di un’entità fisica ancora più piccola, che non si conosce.

In teoria, se si fosse in grado di misurare anche le particelle si potrebbero prevedere i legami di causa-effetto che ne regolano l’interazione, attraverso i quali si potrebbero prevedere i legami di causa-effetto per le unità immediatamente superiori, e così via: partendo dal microcosmo fino al macrocosmo.

Ecco che allora, riemergendo bocconi da quella sequenza repentina di pensieri peregrini ho contemplato il disastro compiuto dall’amata figliola individuandone la trama nascosta: poiché è vero che, di primo acchito, davanti al famigerato barattolo di piselli secchi riverso sul tavolo il mio occhio limitato è in grado di osservare soltanto che questi si sono sparpagliati a “caso” rotolando, scontrandosi e fermandosi una volta esaurita l’energia cinetica che li ha mossi. Ma in realtà, se avessi avuto a disposizione capacità di misurazione infinita e capacità di calcolo infinita avrei potuto prevedere l’esatto movimento di ogni singolo pisello prima ancora che il barattolo fosse rovesciato: avrei saputo infatti l’esatta posizione di ogni pisello nel barattolo, l’esatta ruvidità interna del barattolo, l’esatta rotazione del barattolo mentre si svuotava e quindi il movimento di ogni singolo pisello mentre si scontrava con gli altri, con l’atmosfera circostante, con la superficie del tavolo e così via.

In buona sostanza, avrei avuto la chiave per interpretare l’universo e controllarlo.

Capacità infinita di calcolo e di misurazione: che sia questo il segreto della Divina Onniscenza?

Perché tanto quanto il caso non esiste, le coincidenze sì, ed è proprio attraverso questa trama di relazioni tra causa ed effetto che l’Onnipotente svolge il Suo disegno di bene in ogni istante storico di tutto e di ciascuno fin dalla fondazione del tempo.

Epperò poi è lo sguardo interlocutorio di mia moglie che mi strappa ancora una volta alla contingenza del vivere, ed è proprio incrociando i suoi occhi perplessi che una nuova luce mi svela il senso vero di tutto questo vagabondare per inconcludenti elucubrazioni.

Poiché se il caso non esiste allora finalmente ho capito: mia moglie non è disordinata, è che semplicemente proietta la sua ricchezza interiore sugli oggetti che condividono il suo stesso spazio…

Certo tesoro: li raccolgo io i piselli dal tavolo.

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Cronache

Il Bastiancontrario

Lo devo confessare: fin da quando ero bambino ho sempre patito un carattere piuttosto incline ad un indomito spirito di contraddizione, tanto che spesso la mia risposta istintiva ad una qualsiasi richiesta era un no.

Crescendo(?), poi, ho faticosamente imparato ad addomesticare questo temperamento reazionario, ma ancora oggi, se debitamente sollecitato, tendo a produrmi in dinieghi ed ostinate contrapposizioni per linea di principio.

Lo sanno molto bene i miei figli, per i quali è nota la regola base per fare richieste al papà (in particolare di natura donatoria) che cita: “più insisti, meno ottieni”.

Regola tecnicamente valida anche per la moglie, ma che ella regolarmente ignora, ottenendo spesso la mia condiscendenza alle sue pretese per sfinimento, dato l’irrimediabile debole che nutro nei suoi confronti.

Pur tuttavia, invecchiando, questo spirito di contraddizione si è ravvivato, e negli ultimi tempi ho avvertito un crescendo di difficoltà a tenerlo a bada, in particolare riguardo alle circostanze di stringente attualità.

Può darsi sia una regressione ad una sorta di infantilismo, oppure una specie di reazionismo di ritorno, ma tutta questa pressante montata di politicamente corretto a me mette l’idiosincrasia addosso e mi fa venire voglia di essere, invece, politicamente scorrettissimo.

Così, ad esempio, davanti al figlio maggiore che mentre mi lavo i denti mi ricorda di chiudere l’acqua per evitare gli sprechi (secondo come l’hanno diligentemente catechizzato a scuola), mi viene voglia di aprire anche quella della vasca ed allagare il bagno.

Oppure se mentre sparecchio la moglie mi raccomanda di dividere le ossa del pollo dalla plastichina del pacchetto dei crackers per gettarli ciascuno nel suo apposito scomparto dei rifiuti, a me vien tanto la voglia di appallottolare tutto insieme e buttarlo nella tazza del cesso.
Per dire.

Davanti alla madre/moglie/suocera che mi suggerisce di non esagerare con il condimento nelle pietanze, a me vien subito la voglia di svuotare la saliera su di un panetto di burro e mangiarmelo in pinzimonio intingendolo in una tazza di olio esausto.

Se mi si viene a parlare dei benefici psicofisici della dieta vegetariana a me scatta subito l’Obelix e mi viene la voglia di prendere un vegano e mangiargli in faccia un cinghiale.
Ancora vivo.

Per non parlare poi delle varie assillanti propagande che colorano la società contemporanea: la mania ecologista mi fa venir voglia di mangiare fesa di delfino ed usare kleenex in pelliccia di cucciolo di foca, l’ideologia gender mi pompa il maschio alpha nelle vene, il Russiagate mi stimola a decorare il frigorifero con le calamite di Putin, la legge Fiano mi spinge la mascella in fuori, mentre le magliette del Che mi fan venire l’olio di ricino alle ginocchia.

Che cosa ci posso fare? Ormai è una sorta di riflesso condizionato: se mi martelli con la monomania pederasta a me sale il Vlad impalatore, se mi assilli con l’accoglienza vado a comprare il filo spinato, se mi asfissi con l’olocausto accendo il forno, se mi opprimi col burka e il ramadam mi scatta subito la crociata.

È la sindrome del Bastiancontrario, quella che davanti all’insistenza dei costruttori di ponti ti fa venire la scimmia del muratore bergamasco, quella che quando senti parlare di misericordia e tenerezza ti cresce dentro il Giovanni Battista tutto scure-ai-piedi-dell’albero e iradiddio, quella malattia per cui l’alleluja delle lampadine ti fa salire la fatwa tridentina, quella che quando qualcuno dice “Lutero” a te viene subito da aggiungere “culo! E culo chi non lo dice!”.

E lo so, lo so, sono brutto e cattivo, avete ragione, ma d’altronde sono un maschio bianco, irredimibilmente etero e convintamente monogamo, cattolico e per giunta con gli occhi azzurri: perciò sono spacciato a prescindere.

Quindi oramai non mi faccio più tanti scrupoli, e quando lo spirito di contraddizione prende il sopravvento non oppongo più molta resistenza, ma lascio che sia, quasi fosse un antidoto naturale alla venefica oppressione del politicamente corretto contemporaneo.

Ah, quasi dimenticavo: per i testimoni di geova ho installato un taser nel citofono.

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